Intervento sull’acqua pubblica al Consiglio Comunale di Mineo (2009.06.29)

rubinettobIl 29 giugno 2009 si è tenuta a Mineo una seduta aperta del Consiglio Comunale nel corso della quale i rappresentanti del Comitato “Acquabenecomune” hanno illustrato l’iniziativa della raccolta firme sulla petizione per la difesa dell’acqua pubblica.
Qui di seguito il mio intervento, in qualità di rappresentante del Comitato.
Tutti i materiali sono stati pubblicati su “Pane e acqua” – luglio 2009.

Grazie, grazie a tutti. Io aggiungerò solo un paio di cose che mi hanno fatto capire nel corso di questa esperienza – bella, perché è anche un modo per conoscere il luogo in cui si vive portare avanti una questione specifica che permette di conoscere meglio le persone che ci stanno vicino – mi ha fatto capire una cosa: che dentro la proposta di delibera e anche forse dentro questo dibattito e dentro questa sala non si sta parlando solo dell’acqua – come se si potesse dire “solo dell’acqua” che, insomma, sembra un gioco di parole perché è una cosa fondamentale. Ma questo mi è venuto in mente perché proprio oggi prima di venire qui stavo mettendo insieme un po’ le ultime carte, quello che poteva essere il mio intervento, quando mi sono fermato perché mi è arrivato un messaggio di posta elettronica da un Comune della Sicilia, dal Comitato cittadino “Acquabenecomune” di questo Comune della nostra regione: da Corleone. Corleone contattava il nostro Comitato perché avevano avuto notizia – grazie al sito che raccoglie tutte le iniziative a livello nazionale e regionale – del nostro lavoro di raccolta firme e campagne di mobilitazione e ci chiedeva di dare una mano a loro con il modulo che avevamo avuto, i volantini… Insomma io gli ho fatto un pacchetto e sono stato molto contento del fatto che ci fosse questa possibilità di relazione. Questo perché? Perché così come il valore è locale, come ho detto, al fine anche di favorire il rafforzamento di un tessuto sociale fatto di persone che non si limitano a vivere uno accanto all’altro come su un tram o una metropolitana che chi viene da Roma ben conosce, comunque come estranei, a maggior ragione con un paese che perfino io conosco, di tutti i paesi che ci sono in Sicilia, e non per buona fama, come appunto Corleone, che invece si parli di queste cose lì è secondo me un segnale che l’acqua veicola anche una socialità, un senso civico, un senso della legalità che in certi luoghi forse è stato poco o per nulla presente negli ultimi anni. Questo il primo punto.
Altro punto, forse per deformazione professionale che mi porta a considerare il passato come molto prossimo e quasi “collega” del presente e quindi compagno del presente nel determinare quello che dovrà accadere, ho potuto verificare che c’è stato un motivo per cui all’inizio del Novecento i servizi pubblici più o meno essenziali – dai trasporti al servizio idrico – sono stati municipalizzati, sono stati dati in gestione ai comuni. Il motivo era ben più che il semplice garantire quei servizi. C’era un’esperienza precedente, alla quale l’Italia arrivava in ritardo perché l’unità nazionale era arrivata dopo altri paesi in Europa. Per esempio l’esperienza dei grandi centri urbani e industriali di Londra, che erano cresciuti moltissimo nel corso dell’Ottocento e prima, dove grandi masse di persone si erano trovate tutte insieme in quartieri nati un po’ così dove, appunto, qual’era il problema fondamentale? Che l’acqua in qualche modo arrivava, ma arrivava insieme a quelle che erano tutte le strutture della rete delle fogne, quindi tanto più era importante tenere il controllo su come quest’acqua faceva i suoi percorsi per arrivare nelle case – ma non ci arrivava; diciamo nelle fontane pubbliche – perché quelle episodiche epidemie di tifo e simili che si registravano in quel periodo, di cui non si sapeva neanche la causa e solo grazie alla ricerca poi si è capito che era una causa molto semplice, erano dei tubi che stavano un po’ troppo vicini l’uno all’altro –, bene, questo ha dato il segnale chiaro che una gestione controllata dal Comune, dalla cittadinanza attraverso il Comune, era fondamentale non solo per poter avere l’acqua in casa ma per poterla avere sana e non portatrice di malattie varie. Ora tutto ciò mi sembra che ci porti a considerare il problema di cui noi stiamo parlando non solo sul piano della fattibilità o meno, perché il Comune ha le mani legate, perché c’è la minaccia del commissariamento e allora non si può fare nulla. Mi pare che il problema sia più grave della minaccia di un commissariamento. Secondo me il punto che noi stessi come Comitato ci impegniamo a portare avanti nei prossimi giorni, da domani, è contribuire a informare tutti – per quello che noi riusciremo a sapere – su quali siano le vie, concretamente, per far sì che la nostra situazione, non per egoismo, come giustamente notava il presidente del Consiglio ma anche con una base di sicurezza di un servizio che è anche la base per iniziative di solidarietà su questo servizio, ma solidarietà non si può fare nel momento in cui si perde il controllo sul servizio. Quindi: Mineo ha più acqua degli altri? Benissimo, si siede a un tavolo con gli altri Comuni e si mette d’accordo, ma è Mineo che deve gestire la sua acqua. Questo è il punto. Noi cercheremo di aiutare la cittadinanza a capire insieme a noi quali sono le strade che si presentano per far sì che l’acqua qui rimanga pubblica. Questo lo vorremmo fare anche per l’Amministrazione, se l’Amministrazione lo vorrà, se non riterrà, come ha fatto spesso e come abbiamo sentito anche in occasione della nostra raccolta di firme, se non riterrà di essere autosufficiente sia rispetto a un Comitato – che conta quello che conta – sia rispetto ai firmatari, che contano forse un po’ di più e sia rispetto a una cittadinanza interessata alle questioni del luogo in cui vive. Grazie.

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