Relazione al convegno “Io non ho paura – storie di accoglienza mediterranea” (Caltagirone)

Su invito dell’assessore alle politiche giovanili del Comune di Caltagirone Francesco Alparone ho preso parte all’incontro tenutosi mercoledì 13 aprile 2011 a Caltagirone, dal titolo “Io non ho paura – storie di accoglienza mediterranea”, organizzato dall’associazione “Magma – Idee in Movimento” al Palazzo Ceramico (ex Palazzo Reburdone).

Ecco il testo del mio intervento, in rappresentanza del Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”:
Buonasera a tutti, un ringraziamento all’associazione Magma e in particolare all’amico Francesco Alparone per avermi invitato a partecipare all’incontro di oggi, in qualità di promotore e di rappresentante del Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”.
Sono ormai due mesi che il Comitato si sta occupando di quello che il governo di Roma ha voluto chiamare “Villaggio della Solidarietà”. Nel corso del tempo la volontà che abbiamo espresso nel nostro paese e anche in rete, attraverso il portale di documentazione civica “Qui Mineo”, è stata sempre la stessa: il luogo in cui è stato realizzato il villaggio, riutilizzando il “Residence degli Aranci”, per le sue caratteristiche strutturali e soprattutto per la posizione geografica in cui si trova, non è compatibile con gli obiettivi di accoglienza e di integrazione che dovrebbe avere. Chi lo ha abitato nello scorso decennio aveva un lavoro, aveva uno stipendio, aveva un’automobile per spostarsi; tutte cose che gli ospiti attuali non hanno, come sappiamo. Il “Villaggio della Solidarietà” è un grande ghetto, distante e separato da tutti i centri urbani del Calatino. È un luogo di segregazione che assegna a chi vi è stato deportato contro la sua volontà il triste marchio degli indesiderati e dei dimenticati. Le continue fughe, per chi è in grado di proseguire verso nord, sono la conferma di questa analisi e ci portano a ribadire oggi, come dal primo giorno, che la smobilitazione e la chiusura del villaggio è obiettivo urgente e prioritario.
Il villaggio deve essere chiuso quanto prima perché non serve, perché moltiplica ogni tipo di rischio, perché amplifica i disagi che avrebbe dovuto evitare. Fatto altrettanto importante, il villaggio deve essere chiuso quanto prima perché alimenta meccanismi clientelari assolutamente opachi che ancora una volta ripropongono in queste terre il miraggio odioso di un po’ di lavoro mal pagato e concesso in cambio del voto, in cambio della propria libertà, in cambio della dignità di cittadini siciliani costretti dal bisogno.
Nel Calatino troppe incertezze, troppi tentennamenti incomprensibili hanno finora diviso le forze che si dovevano impegnare per la chiusura del villaggio. Rimane nella nostra memoria l’incancellabile “beffa dei quindici”, quel voto che ha visto i due terzi dei sindaci pronunciarsi a favore di un progetto assurdo. Cosa li ha guidati a agire così? Forse la loro scarsa lungimiranza, o forse peggio? Fedeltà e dipendenze verso chi governa a Roma? La tentazione di sedersi al tavolo delle spartizioni? È anche per questi motivi che non dobbiamo dimenticare le prossime elezioni amministrative, quando i cittadini si esprimeranno valutando il comportamento dei loro amministratori. Sia ben chiaro che essere apolitici e trasversali nel lavoro del Comitato, affiancando tutti i compagni di strada per raggiungere l’obiettivo della chiusura del villaggio, non significa togliere valore alla democrazia rappresentativa, che si rafforza con gli strumenti della democrazia diretta ma da quest’ultima in nessun caso può essere sostituita. La democrazia diretta usa l’informazione, le conferenze stampa, le raccolte delle firme, le manifestazioni di massa per incoraggiare gli amministratori locali a fare sempre meglio il loro lavoro, alla luce del sole. Anche i partiti politici vengono stimolati a impugnare una questione come questa con impegno costante, piuttosto che limitarsi a episodiche apparizioni che valgono meno di un manifesto abusivo nella caccia ai consensi elettorali e lasciano intatti i problemi.
Oggi tutta l’Italia conosce Mineo e il suo ignobile “Villaggio della Solidarietà”. Già abbiamo registrato segnali di incertezza da parte di chi l’ha voluto, con il passaggio delle responsabilità dal “Commissario straordinario” al prefetto di Catania, dalla Croce Rossa alla Protezione Civile. Localmente il Pdl e la Destra si sono spinti ben oltre il loro recinto di appartenenza che imponeva l’accettazione acritica e il plauso di qualsiasi cosa viene dal governo nazionale attuale. Aiutiamo anche il presidente della Provincia Castiglione a recuperare la stima dei suoi elettori. Una stampa libera, un’informazione senza padroni dovrebbe mettere sotto al naso di Castiglione il microfono e chiedergli: “Presidente, è sempre convinto che un luogo nel quale cinquanta euro a persona elargiti ogni giorno dallo Stato italiano non bastano neanche a dare un rasoio agli uomini e un assorbente per le donne, è questo il luogo che era “modello da indicare a tutta l’Europa” di cui il vostro governo andava dicendo? Lei vuole abbassarsi a tal punto da coprire un tale squallore? Lei, il suo Popolo delle Libertà e tutte le altre forze politiche che operano qui siete complici di ciò che non denunciate.”
E dunque, per i profughi e per i migranti, per gli abitanti del Calatino, per la buona amministrazione che ancora fatica ad affermarsi, a nome del Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero” mi rivolgo alle persone che finora si sono impegnate in questa lotta perché proseguano, con rinnovate energie, ognuno a suo modo, facendo crescere gli strumenti e i metodi della democrazia diretta che ogni giorno combattono contro le paure e portano nuova linfa vitale al corpo della nostra società. Grazie.

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L’intervento è stato ripreso dalla stampa: <<la parola passa a Leone Venticinque, giornalista e membro del comitato cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”, il quale boccia la soluzione del Villaggio di Mineo. “E’ un ghetto. Un luogo di segregazione non compatibile con i fini di solidarietà e accoglienza” afferma Venticinque chiedendosi retoricamente se il tentativo dei “15” (sindaci del calatino) di far chiudere il villaggio, non sia fallito per connivenze politico-clientelari.>> [Anastasio Gulizia, Parliamo d’Immigrazione”, “L’Obiettivo”, 6 maggio 2011, p. 5].

L’audio integrale, fotografie e altre informazioni sul convegno sono archiviate qui.

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