La diga di Pietrarossa (II)

La diga di Pietrarossa (II)

Torna l’attenzione della stampa sulla “Grande Incompiuta”

(“Qui Mineo”, 2012.07.02)

[la serie completa degli articoli sull’argomento]

Un aiuto davvero prezioso all’indagine da noi avviata arriva – qualche giorno dopo – dal quotidiano “La Sicilia” con l’articolo illustrato di venerdì 29 giugno. È di certo una coincidenza tanto felice quanto casuale; vediamo allora come là viene raccontata questa lunga storia.
A quanto pare non ci sono novità positive: i settanta milioni di metri cubi di acqua, un nuovo lago d’Iseo, rimangono solo segnati sulle carte. Accade invece che le irrisolte questioni riguardanti la diga stanno provocando altri problemi agli agricoltori, che mancano dell’acqua necessaria alle coltivazioni.
L’ente coinvolto è il “Consorzio di bonifica 7 Caltagirone”. Da esso dipende l’erogazione idrica per tutta l’area di sua competenza e proprio in questi giorni ormai estivi, dopo aver fatto pagare in anticipo il servizio con un aumento del 20% rispetto all’anno precedente, il Consorzio non ha dato l’acqua. In un primo momento il disservizio era dovuto a guasti agli impianti, fermi da mesi. Poi è arrivato uno sciopero degli operai dipendenti dell’ente. Gli operai protestano perché non vengono pagati. I dirigenti del Consorzio non possono emettere le buste paga perché c’è in atto un pignoramento giudiziario a suo carico. Un proprietario di terreni che a suo tempo vennero espropriati per realizzare la diga non avrebbe mai ricevuto alcun indennizzo, ha fatto causa e ha vinto, motivo per il quale i soldi dovrebbero andare a lui.
Attualmente le sorti del Consorzio di bonifica sembrano davvero precarie, per cui forse è meglio che la competenza della diga passi a altri soggetti istituzionali come il Provveditorato regionale alle opere pubbliche: un cambiamento che potrebbe aiutare la ricerca di una buona soluzione. Allora si potrà vedere se è possibile espropriare nuovamente quel terreno che nel frattempo per volontà del tribunale era stato restituito all’antico proprietario.
Altri ostacoli andranno affrontati da chi vorrà impegnarsi per realizzare l’opera. Come si vedrà dalle foto che saranno pubblicate sul prossimo QM alcune strutture di servizio della diga ormai sono degradate e per ripristinarle si richiederanno nuovi stanziamenti. Allora verrà il turno della questione archeologica, perché ai margini dell’area destinata a accogliere l’acqua esiste un sito di epoca romana, una Statio – punto di sosta – collocata lungo l’antica via di comunicazione carrabile interna che collegava Catania e Agrigento.
Dell’importanza più o meno reale del ritrovamento storico antico e sul disaccordo tra le due Soprintendenze ai Beni culturali, dato che il costruendo lago avrebbe scavalcato il confine tra le due province, torneremo a parlare nella prossima puntata. Non mancate…

Leone Venticinque

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