Processo del depuratore: si avvicina la sentenza

di Leone Venticinque (“Qui Mineo”, 2012.10.15)

Nell’udienza di lunedì 8 ottobre 2012 si è svolta l’arringa dell’avvocato difensore degli imputati Zampino e Catalano, dipendenti del Comune di Mineo presso l’Ufficio Tecnico. Il discorso ha cercato di mostrare l’estraneità dei due imputati ai fatti e quindi alle accuse e alla richiesta di condanna pronunciata dal pubblico ministero.
Per quanto riguarda la culpa in eligendo, cioé l’aver incaricato delle loro funzioni persone che non ne avevano adeguata competenza, si afferma che tali nomine erano avvenute in precedenza, quando ancora il capo dell’Ufficio Tecnico del Comune non aveva assunto questo ruolo e dunque egli si sarebbe limitato a prendere atto di tali incarichi, come se non fosse sua d’altra parte la responsabilità di verificare se ciascun dipendente in organigramma per l’area di sua competenza era o no in possesso dei requisiti necessari.
Passando poi a contestare l’accusa di culpa in vigilando, cioè il fatto che spettava ai responsabili dell’ufficio verificare l’operato dei propri sottoposti, l’avvocato difensore ha sostenuto che il caposquadra Zaccaria, morto nell’incidente dell’11 giugno 2008 insieme agli altri operai, era solito agire di propria iniziativa, senza far vistare gli ordini di servizio prima di eseguirli. Con specifico riferimento ai tragici eventi si evidenzia poi che Zampino in quei giorni era assente dagli uffici. Catalano avrebbe dovuto svolgere funzioni sostitutive, che tuttavia non poteva interamente assumere su di sé e per di più «quella mattina nulla sapeva dell’attività in corso al depuratore», essendo impegnato fuori dall’ufficio per il controllo di un altro cantiere comunale.
La restante parte dell’arringa è stata dedicata a contestare le perizie dei consulenti che avevano dichiarato l’impianto non funzionante e in condizioni tali da costituire un costante pericolo per gli addetti che vi si fossero trovati a operare, privi dei necessari presidi di sicurezza individuale nonché della adeguata formazione a tutela innanzitutto della propria incolumità sul lavoro. In sostanza, secondo l’avvocato difensore, nell’impianto di depurazione non sussisterebbe alcun rischio chimico e dunque non era ne-cessaria una formazione specifica.
In sintesi, l’arringa difensiva a favore degli imputati Zampino e Catalano ha descritto una modalità di gestione dell’operato da parte del Comune di Mineo nella quale coloro i quali sulla carta ricoprono gli incarichi di vertice non potrebbero invece essere chiamati a rispondere di nulla che non sia il proprio comportamento in prima persona, essendo gli operai in servizio liberi nella sostanza di operare arbitrariamente e nelle modalità più imprevedibili. «Quel giorno è stato fatto qualcosa che non andava fatto, con la consapevolezza di tutti i presenti, che ci hanno rimesso la vita», ragion per cui alle vittime e solo ad esse si vorrebbe scaricare ogni colpa per quanto è successo e affermare perciò che il processo sarebbe stato superfluo, avendo già pagato costoro una pena che va oltre quelle previste dal sistema giuridico italiano, che da tempo ha abolito la pena di morte.
La prossima udienza, l’ultima prima del pronunciamento della sentenza, è stata fissata per il 26 novembre, ore 10.30.

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