Chi è rimasto a casa? Chi è andato a votare?

di Leone Venticinque (“Qui Mineo”, 2012.10.29)

Sono appena stati pubblicati i dati ufficiali sull’affluenza al voto siciliano: 47,43% di media, con una certa variabilità per provincia: dal 41,34 di Caltanissetta al 51,12 di Catania.
Nelle settimane precedenti al voto è stato molto diffuso, e abbastanza trasversale, l’incitamento alla partecipazione degli aventi diritto, insomma la lotta all’astensionismo, anche con argomenti molto edificanti: si diceva che i voti “sporchi” sono sicuri, perché venduti e quindi da riscuotere secondo un patto di scambio – anche grazie agli “scagnozzi” capillarmente presenti in ogni seggio, che sebbene non possano seguire l’elettore fin dentro la cabina, almeno possono testimoniare del suo ingresso nel seggio e anche nella sezione. Invece, si diceva, i voti puliti in virtù della loro stessa libertà possono venire a mancare, per effetto della nota sfiducia, del rifiuto dei tradizionali meccanismi di consenso politico, ecc.
Ne deriva che la bassa affluenza complessiva dovrebbe far temere “il peggio”, ossia il venir meno delle potenziali energie di rinnovamento e il prevalere, ancora una volta, delle logiche paramafiose.
E tuttavia, potendosi in questa fase di calma con i seggi chiusi ragionare sul tema oltre gli schemi più accreditati, l’elettorato siciliano o almeno una parte di esso potrebbe anche aver seguito logiche molto diverse, perfino opposte a quelle note e descritte poc’anzi. In questo scenario ipotetico alternativo, ci poniamo di fronte all’elettore che già da tempo è abituato a scambiare il proprio voto con qualcosa. Difficilmente dimenticabile il maturo bracciante agricolo di Palagonia che, terminato il comizio dei Forconi qualche giorno fa, si avvicinava al candidato oratore e chiedeva con aria di sfida: «Ma tu, se io ti do il voto, in cambio che mi dai?» E allora, se da un po’ di tempo la mala politica siciliana ha perso potere d’acquisto, ha le mani sempre più vuote e non può lavorare bene come in passato elargendo qua e là e facendo gran bella figura con i beneficiati, chi è oggi l’elettore più deluso, e che potrebbe “vendicarsi” dei politici e delle loro promesse mancate decidendo di non dare più il voto a nessuno dei desiderosi questuanti candidati, ma invece di tenerselo, quel suo prezioso voto, magari in una scatola dentro al cassetto o sotto al materasso… E viceversa chi è che oggi, dopo aver affollato le piazze o in altri modi aver dato prova di attenzione al tema della politica piuttosto che allo sport calcistico per un paio di mesi di campagna elettorale, si perderebbe proprio quell’unico giorno della domenica per andare finalmente a deliberare, a esprimere il giudizio, con la gravità del giustiziere, a favore di uno e contro tutti gli altri?
Secondo lo schema qui rapidamente descritto, e che potrà essere parzialmente verificato nella giornata di scrutinio e comunicazione dei risultati, ci sono buone possibilità per quelle forze politiche che basano tutta o gran parte della propria risorsa elettorale sul voto d’opinione, mentre per una volta e come non mai si vedrebbero in cattive acque i partiti della bolletta pagata, del pacchetto natalizio se si vince, dei ragazzini sguinzagliati per qualche euro a dare volantini a pochi passi dal seggio. Chissà che questi partiti e questi candidati siano rimasti a corto di elettori perché è diminuito il loro potere d’acquisto e perché mai potrebbero fare per i figli degli altri quel che un padre, già governatore dell’Isola intera, ha dato prova di voler devolvere in eredità feudale al proprio giovane pescespada, o pescecane, in un tentativo di riproduzione della casta che lascia tutti gli altri a fare da spettatori abbrutiti e con le vesti a brandelli.

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