Provincia di Catania – La cultura non abita piú qui?

Il caso del catalogo distrutto… senza colpevoli
Provincia di Catania – La cultura non abita piú qui?

di Leone Venticinque (“Qui Mineo”; “Il Sette e Mezzo”)

Accanto ai grandi eventi come mostre, concerti ecc. che dovrebbero coinvolgere occasionalmente tante persone, ci sono risorse culturali la cui ragion d’essere è costante e continua. Tra queste gli archivi, i musei e soprattutto le biblioteche pubbliche, luoghi frequentati da chi ha la fortuna di poter studiare da giovane per affrontare meglio e con piú strumenti le sfide della vita e la competizione sul lavoro, e luoghi frequentati anche da adulti particolarmente fortunati che possono goderne la pace nel piacevole intrattenimento della lettura.
Nella biblioteca ci sono i libri, lo dice la parola stessa. Ora, è da qualche decennio che l’informatizzazione dei saperi e la telematica hanno portato grandi innovazioni in questo settore fin quasi a prefigurare un tempo nel quale tutto lo “scibile”, cioè l’intero sapere scritto universale, sarà accessibile con uno schermo e una tastiera – o con lo smartphone, oculista permettendo – da ovunque e in qualsiasi momento, gratuitamente. Nell’attesa occorre gestire una fase di transizione che potrebbe anche durare parecchio, fase nella quale tantissimo è ancora solo su carta stampata, nella forma dell’oggetto fisico del libro o rivista, oggetto fisico che va conservato da qualche parte dove gli interessati lo possano raggiungere.
E i suddetti interessati, studenti o studiosi che siano, come fanno a sapere che quel libro c’è e che si puó trovare in una data biblioteca? Ma è facilissimo! C’è la rete, siamo nel 2013 perbacco! Le Istituzioni sono all’avanguardia e da tempo hanno provveduto alla creazione di cataloghi in rete. C’è il Catalogo Nazionale, attraverso il quale si possono raggiungere le coordinate di testi conservati nelle biblioteche statali di tutta Italia… E poi c’è la Provincia di Catania, che possiede un magnifico portale in rete, il Sistema Bibliotecario Provinciale di Catania, «progetto cofinanziato dalla Comunità Europea Por Sicilia 2000-2006». Il cuore pulsante del portale è, appunto, il catalogo, che – udite, udite! – «offre la possibilità di interrogare cumulativamente o separatamente i cataloghi di 85 biblioteche disseminate sull’intero territorio della provincia di Catania. Si tratta di circa 500.000 record catalografici». Bene bene, benissimo! Si dirà. E allora andiamolo a guardare questo catalogo tanto ricco…
Ops! Qualcosa non va: «Internal server error». Cosa succede? Un temporaneo guasto? La pagina del portale ci avverte così: «Il Catalogo on line è in fase di revisione in quanto proveniente da piú banche dati di notizie bibliografiche cumulate e deduplicate con procedura automatizzata. Agli utenti chiediamo scusa per qualche eventuale inconveniente che potrebbe presentarsi nella fase di ricerca delle notizie». E dunque, pazienza, proviamo piú tardi… Niente. L’indomani? Niente. La settimana appresso? Niente. Passato un mese? Niente!
A questo punto ci vuole “la talpa”, qualcuno che dall’interno delle segrete stanze faccia trapelare qualcosa, per sapere almeno una parte della verità. Cosa ci dice “la talpa?” Ci dice in confidenza che possiamo tranquillamente lasciar perdere e smetterla di fare tentativi: il sistema non è «in fase di revisione» come bugiardamente è scritto nel magnifico portale, bensí morto, defunto senza neanche la consolazione per i parenti  di un funerale con degna sepoltura e necrologio di rito che ne dia triste notizia a amici e conoscenti.
Accadde che, dice “la talpa”, in una notte buia e tempestosa un computer ha smesso di funzionare. Cose che capitano, giusto, solo che quel computer conteneva il catalogo delle ottantacinque biblioteche della provincia, i sopracitati cinquecentomila record catalografici… Anni di lavoro di tanti bibliotecari, pagati anche da chi non è mai entrato in questi luoghi per cercare un libro. Tutto scomparso. L’equivalente contemporaneo di un rogo celebre dell’antichità, quello della biblioteca di Alessandria d’Egitto.
Stando così le cose, forse si potrà aspettare per due o tre vite, prima di accorgersi che è inutile aspettare: nel classico meccanismo dello “stallo burocratico” la azienda che aveva l’appalto per gestire il catalogo e che ha fatto il danno è a piede libero, indisturbata. Le biblioteche da parte loro sono rimaste isolate, spesso con il solo catalogo su schede di carta non più aggiornato e quindi quasi inutile. I direttori delle biblioteche sollecitano la Soprintendenza ai Beni Culturali la quale peró non risponde, come se la cosa non la riguardasse. Insomma nessuno fa nulla e allora il “caro estinto” catalogo rimarrá solo un ricordo, insieme a tutti i soldi che si è portato nella tomba. Il che in tempi come questi fa pure un po’ rabbia.
Scrivere di simili argomenti magari non serve a granché, la gente certo ha ben altro a cui pensare… però non si sa mai. Il caso nazionale della biblioteca Girolamini è finito in tribunale con imputati eccellenti e accuse pesanti di peculato, furto e cosí via… Chissà che anche in questo caso finora sconosciuto ai più non si arrivi a veder saltare qualche testa, per fare piazza pulita del marcio pagato a peso d’oro e magari ricominciare a gestire la cosa pubblica in modo onesto e efficiente.

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