Come si vincono le elezioni

Il peso del voto di scambio sulle amministrative a Mineo

Come si vincono le elezioni

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima (“Qui Mineo”, 2013.06.10)

A quei pochi o molti che sono distanti dal paese e lo guardano da lontano raccomando innanzitutto di eliminare dai loro pensieri l’idea che Anna Aloisi abbia vinto le elezioni. Suonerà strano, visto che ci sono i numeri ufficiali che parlano, eppure le cose non stanno così. Non corrisponde a verità neanche dire che a vincere è stata la lista “Uniti per Mineo”, proprio no. A elezioni concluse, dopo una campagna elettorale piuttosto accesa e durante la quale insieme a altri ho operato per demolire le scenografie di cartapesta che erano state sapientemente messe in piedi con il fine – appunto – di rappresentare cose inesistenti, finalmente si possono ordinare e rendere ancora più comprensibili tanti particolari, piccoli e non tanto piccoli, anche perché è proprio ora il momento di iniziare tante nuove battaglie e proseguire con rinnovato impegno, per tutto il tempo che sarà necessario.
E dunque, messi da parte i brandelli di cartapesta, possiamo tutti osservare le vere sembianze dell’entità che se ne era vestita e successivamente metterla a confronto con le altre due forze che si sono infruttuosamente contese la vittoria elettorale. La lista “Uniti per Mineo” non è nient’altro che un progetto d’interesse spartitorio, un comitato d’affari con tanti azionisti – e molto eterogenei tra loro – ideato e organizzato da chi già da alcuni anni dirige un organismo para-economico, quel sistema delle cooperative sociali che si è tanto sviluppato nel tempo grazie alla crescente tendenza degli enti locali a delegare all’esterno la maggior parte dei servizi, alimentando così in misura crescente il cosidetto “terzo settore”, che sotto forma di cooperativa si trova al gestire denaro pubblico come se fosse cosa propria, con ampia facoltà di arbitrio e scarsi controlli in merito all’utilizzo delle risorse, ai criteri di assunzione e impiego della forza lavoro, ecc. Il sistema così formato è riuscito a infiltrarsi nella gestione del Cara, che ha significato una insperata opportunità di rafforzamento a livello locale, fino a mettere in crisi gli equilibri che fino a quel momento si erano mantenuti stabili. Da dove origina, infatti, la crisi interna all’amministrazione comunale passata, se non dal mutato assetto dei rapporti di forza tra la componente politica del sindaco e quella della cooperazione sociale? L’erosione del terreno elettorale era probabilmente cominciata già dalle elezioni del 2008 in forma nascosta, ma le contraddizioni sono emerse in modo eclatante dallo scorso anno, di fronte alla prospettiva che il Cara stava coinvolgendo le cooperative lasciando fuori i politici del paese e per primo il sindaco di Mineo, pur tentando di accontentarlo con qualche assegnazione preferenziale all’interno della struttura come nel caso della commissione d’esame delle domande dei richiedenti asilo, ma di fatto estromettendolo dai veri giochi e dalle possibilità di profitto continuo e di speculazione su larga scala. Si noti, tra l’altro, che sulla scissione in seno alla maggioranza non esiste nessuna verità ufficiale, nessun racconto anche di parte su come siano andate le cose là dove nessuno poteva vedere. Durante la campagna elettorale c’è stata una serie di risse a distanza, lunga scia cruenta di una faida che manca di un suo punto di origine e forse ancora non è finita ma riserverà altre sorprese. Bene, il punto di origine delle reciproche aggressioni dal palco in piazza tra i due tronconi della ex maggioranza è stato descritto qui sopra. Che relazione hanno tali dati di fatto, tali concretezze con la candidatura di Anna Aloisi? C’è soltanto un punto in comune:  il reclutamento attraverso le consulenze legali è una delle tante espressioni del legame di interesse formatosi con il sistema delle cooperative, per cui si rimane sempre all’interno dello stesso sistema.
La traduzione del potere delle cooperative – per quanto ben strutturato e favorito dalla presenza del Cara – sul terreno politico non avrebbe potuto operare con l’efficacia dei numeri e mirare alla vittoria senza una adeguata ricerca di alleanze, vista la compresenza di altre realtà che compongono la pluralità dei gruppi d’interesse variamente fondati sui patronati, sulle organizzazioni di categoria nel settore agricolo, sul pubblico impiego, sulle società appaltatrici per le opere urbane, ecc. Per questo motivo si è reso necessario imbarcare un gran numero di soggetti e gruppi tra loro anche molto eterogenei e che nel recente passato non avevano mancato di essere in aperto contrasto reciproco, soprattutto tra chi proveniva dall’amministrazione uscente e chi dal gruppo di opposizione nel consiglio comunale.
Arriviamo finalmente alla risposta annunciata in apertura, per capire chi ha vinto davvero queste elezioni amministrative. In sintesi, ha vinto chi oggi può esercitare la seduttiva strategia della distribuzione di un po’ di lavoro e tante promesse, due cose che ancora nel 2013 in tanta parte del Paese fanno presa su un sottoproletariato corruttibile come non mai, nonché su schegge impazzite di classe media e perfino medio-alta, persone benestanti guidate dalla brama di una ulteriore ascesa dal proprio status o, visti i tempi difficili, terrorizzate dal rischio di perdere qualche gradino nella scala sociale a causa della crisi che sta minacciando da vicino anche il mondo delle professioni più accreditate. A seconda dei casi c’è fame di pane o fame di Rolex, si sa.
Ecco la vera radice costitutiva di chi oggi aspira a scavalcare ogni divisione dei poteri – politico, economico e forse perfino giudiziario – e a fare di ogni istituzione locale un monopolio assoluto, divenendo così controllore e controllato, appaltatore e appaltato, unico arbitro della vita sul posto così come della necessità di emigrare per chi non è gradito o non accetta la sottomissione al grande benefattore, colui che nella vulgata popolare sottoproletaria “dà tanto lavoro”.
Con un elettorato tanto corruttibile, vincere le elezioni non è difficile. I voti sono stati conquistati con poco, ci si è potuti assicurare i voti di intere famiglie con soli tre giorni – dicasi tre giorni – di lavoro elargiti generosamente un anno fa. Adesso, a vittoria conseguita, chi ha promesso un arcobaleno sulle teste dei menenini si troverà a fronteggiare schiere numerose formate da quanti a buon diritto si aspettano un favore ciascuno e che difficilmente accetteranno rinvii o dimenticanze delle varie promesse fatte in campagna elettorale. Anche all’interno dei ristretti gruppi di interesse che hanno preso parte all’alleanza si vedono componenti che potrebbero entrare in crisi se il peso dei problemi che il Cara produce sulla Piana di Mineo continuerà a gravare sugli abitanti, perché i tanti piccoli fondi agricoli dei privati oggi sono di fatto sottratti ai proprietari e si è creata una vasta area impraticabile anche per motivi di sicurezza personale.
La torta è minuscola e gli appetiti sono tanti. In questo che è il secondo tempo della sindacatura precedente, visto che il nuovo vincitore si è consolidato negli anni grazie alla compiacenza degli amministratori passati, nuove energie rapaci hanno spodestato vecchie cricche ormai troppo sicure della propria inamovibilità. Si vedranno presto tutte le contraddizioni di una coalizione legata solo da interessi personali, ci saranno reciproche accuse e colpi bassi per scaricare le responsabilità l’uno sull’altro senza che nessuno voglia ammettere la propria inadempienza, come già si è visto durante i comizi sulle mancate opere pubbliche.
Cedendo agli stati d’animo più sconfortati per il ritratto del paese emerso dal voto potremmo decidere di rientrare nell’anonimato, spegnere lo strumento di pubblica utilità che “Qui Mineo” ha cercato di essere in quanto foglio di documentazione civica e così rendere la vita più facile a queste persone e ai loro maneggi sottobanco. Ma d’altra parte il voto non è sicuramente stato un giudizio su questa esperienza di comunicazione locale, che dunque non deve essere confusa con la mia candidatura personale dall’esito molto modesto. Bisogna sempre cogliere i segnali incoraggianti e tale è l’aumento dei lettori che la pagina di “Qui Mineo” su facebook ha avuto nel corso delle settimane di campagna elettorale. Ripartiamo dunque da qui, dall’ultimo spazio che senza compromessi rifiuta e per ciò stesso nega il monopolio assoluto delle coscienze in crisi materiale, nella consapevolezza che le elezioni amministrative appena concluse non sono state vinte con l’inganno: anche in virtù del lavoro svolto da “Qui Mineo” nessuno poteva dire di non sapere. Le elezioni sono state vinte con la fame, che porta consensi a chi annuncia arcobaleni e cornucopie ma, se non viene risolta entro breve tempo diventa la causa dei più sconvolgenti episodi della storia umana, sull’onda di insopportabili delusioni che generano nelle genti un sentimento di incontrollabile rabbia.

Leone Venticinque

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...