Strappare un manifesto… nell’era di internet

Come i cattivi maestri armano la mano dei poveri di spirito

Strappare un manifesto… nell’era di internet

di Leone Venticinque (“Qui Mineo”, 2013.07.08)

Qualche mese fa il foglio di documentazione civica “Qui Mineo” ha proposto una immagine di sé stesso: la foto del primo numero stampato in forma di manifesto e affisso nella piazza principale del paese. Ogni settimana, sempre nello stesso spazio.
Un’esperienza nuova – o per certi versi antica, ma da tempo in disuso – quella del giornale murale, che si è scelto di riproporre per contrastare la diseguaglianza che oggi è fortissima tra chi è in grado di usare i nuovi mezzi telematici della rete anche per trovare informazioni su fatti locali e chi, per forza di cose, deve ancora affidarsi alla carta stampata. Il manifesto rimane visibile per sette giorni e può essere letto da molti passanti, anche in gruppo, il che favorisce il confronto aperto tra le idee e i punti di vista delle persone intorno alla vita della comunità, sui problemi piccoli e grandi e sulle soluzioni da proporre.
Dopo qualche tempo nel quale tutto era andato per il meglio, una mano ignota ha voluto accanirsi contro la fragile, indifesa carta, strappandola per tentare con prepotenza di interrompere una comunicazione, per spezzare d’autorità il dialogo che ogni settimana a puntate grazie a quel manifesto si continua tra chi realizza il foglio di documentazione civica “Qui Mineo” e chi lo legge. Dialogo, sì, perché ogni settimana ci si incontra in piazza e le opinioni vengono scambiate: si viene a sapere se un articolo è stato apprezzato, se su un altro argomento bisognerebbe approfondire di più, ecc.
Un gesto vigliacco? Senza alcun dubbio! Un gesto anonimo? Non proprio. C’è una coincidenza, che certo non dimostra niente, eppure i tratti sono molto simili, praticamente due gocce d’acqua. Come si può notare dalla foto, la mano di chi non vuole che “Qui Mineo” dialoghi con i suoi concittadini per mezzo del manifesto – e se potesse tapperebbe la bocca anche a internet, ma finora non gli è riuscito – ha scelto con cura dove andare a grattare. La parte strappata conteneva un’intervista, nella quale si parlava dell’attuale governo regionale, con valutazioni molto critiche e variamente argomentate da Pietrangelo Buttafuoco. Coincidenza vuole che proprio la scorsa settimana, poco dopo la pubblicazione del foglio con questa intervista, è stato diffuso un comunicato da parte del “Megafono”, circolo di Mineo del partito fondato l’anno scorso dal neo-governatore Rosario Crocetta. Da premettere che le critiche di Buttafuoco, già pubblicate dal giornale telematico LiveSicilia, non avevano prodotto nessuna risposta da parte di Crocetta, nessuna reazione del suo partito, probabilmente per scelta di non alimentare polemiche. E invece che succede qui a Mineo? Succede che con smisurato zelo degno di miglior causa i locali responsabili del nome e dell’immagine del “Megafono” se la pensano e scattano lesti con la spada sguainata per vendicare l’affronto fatto – secondo loro – al Leader Maximo Crocetta, che invece merita solo elogi e lodi cantate da tutti, nessuno escluso, come ogni vero Paese democratico del mondo insegna… dall’isola di Cuba fino alla Corea del Nord.
Ecco cosa scrivono, parola per parola, questi “responsabili” nel comunicato anonimo diffuso attraverso Facebook: «Comunicato politico: Leggiamo in un “sedicente foglio di informazione civica locale” infamanti accuse nei confronti del presidente Crocetta, termini che parlano di “fogna del potere” ecc. che addirittura lo paragonano a Lombardo e Cuffaro… a questi millantatori che si spacciano per giornalisti, ma distribuiscono solo “percolato” dalle loro penne, e che l’unica fogna è il loro cervello, diciamo che chi come lui “ha dedicato la vita” a combattere l’illegalità e la mafia” non merita nessuna lezione o considerazione in nome di “nessuna libertà di stampa”…. ai millantatori diciamo che prima di dare lezioni di “libertà e legalità” al Presidente Crocetta ed ai militanti del Megafono… di cercarsi “un vero lavoro” per poter essere credibili! Vergogna! (questi millantatori feticisti della notizia evitino di condividere questo status se hanno un briciolo di dignità)».
Mica male per essere il comunicato ufficiale di un partito, non è vero? Roba fine, di carusi con le scuole alte. Scuole frequentate inutilmente… a spese delle loro famiglie.
Sono tante le somiglianze tra il gesto di intolleranza praticato strappando il manifesto e lo sfogo di intolleranza messo per iscritto: in entrambi i casi c’è una mano anonima; in entrambi i casi viene rinnegata con rabbia la libertà di opinione; in entrambi i casi si manda un chiaro messaggio di minaccia, che sarebbe meglio non continuare l’attività di documentazione condivisa con il paese, altrimenti…
Chissà se il Presidente Rosario Crocetta si riconosce in simili atti compiuti a suo nome, lui che nelle sue uscite pubbliche ha sempre brillato per eleganza di parola e grande educazione. Viene da ricordare un proverbio usato in un recente comizio con molto profitto da persona che non era candidata, ma più di ogni altro interessata a prendersi cura di questo antico borgo come se fosse cosa sua: «l’uccellino nella gabbia o canta per l’invidia o canta per la rabbia». È proprio vero: fuori dalla gabbia, chi ha la libertà se la gode, mentre chi non ce l’ha perchè se l’è venduta schiuma di rabbia e raspa furioso, cercando così di alleviare almeno un po’ l’invidia che lo divora.
Ma ormai per ciascuno il destino è segnato: chi è nato tondo non può morir…

Leone Venticinque

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