Per l’autodifesa organizzata delle campagne

La vita dei lavoratori deve essere tutelata ogni giorno

Per l’autodifesa organizzata delle campagne

Leone Venticinque (“Qui Mineo”, 2013.08.26)

In molti avranno visto il servizio tg di Antenna Sicilia di venerdì 23 agosto, ore 14, dedicato alle campagne di Mineo. Un comitato spontaneo di agrumicoltori, “Immigrazione responsabile”, ha fornito ai giornalisti una ampia e incontestabile documentazione a riprova di quanto già ormai da oltre un anno si denuncia da parte di molti, anche se c’è stato chi nel tempo ha dimostrato di stare dalla parte dell’agricoltura solo se e finché non trova qualche buco nel formaggio nel quale accomodarsi, rinnegando tutto come se niente fosse. Così fanno i giovani vecchi, mentre i vecchi giovani continuano testardamente a sudare, piantare, innestare, potare e curare il raccolto della terra siciliana.
La nuova trovata dell’Amministrazione di Mineo, annunciata di recente ma ancora non illustrata nei dettagli, parla di coinvolgere la locale Protezione Civile. Si crede così di risolvere il problema della sicurezza nelle campagne? Al riguardo occorre prima di tutto verificare se rientra nelle competenze della Protezione Civile una attività di vigilanza e eventuale intervento, assimilabile alle forze di sicurezza e ordine pubblico, perché c’è il concreto pericolo che il personale venga a trovarsi in situazioni per le quali non è equipaggiato e non ha mai ricevuto la necessaria formazione. Cosa potrebbe succedere in situazioni di vero conflitto, nelle quali gesti impulsivi e incontrollati frutto di inesperienza sono quanto mai da evitare? D’altra parte, nel quadro complessivo dei costi economici, appare chiaro l’assurdo per cui da una parte si prelevano denari dalle casse pubbliche per tenere in piedi quella struttura del Cara che è una enorme fonte di problemi, dall’altra ora si andranno a chiedere altri denari per mettere in campo delle approssimative contromisure e così, in un gioco delle parti, i soldi se ne vanno a fiumi con buona pace del buon senso e senza risolvere proprio niente.
Il giovane Riccardo Mandrà, che è nato a Mineo e qui vorrebbe continuare a vivere con la propria famiglia, da qualche tempo ogni mattina va a lavorare senza la serenità che aveva prima, e a casa lascia chi fino a sera lo attenderà nell’ansia, giorno dopo giorno. La brutta avventura da lui vissuta di recente – e subito denunciata alle forze dell’ordine – a tanti altri avrebbe levato del tutto la voglia di rischiare ancora. Ma il suo lavoro è nei giardini, e i giardini sono nella Piana, a breve distanza dal Cara. I fatti sono noti ai Carabinieri: il giovane era da solo tra gli alberi di agrumi, impegnato in attività di manutenzione, quando il cane che sempre lo accompagna ha segnalato abbaiando delle presenze non visibili. Avvicinatosi alla propria auto parcheggiata, Mandrà coglieva due persone di probabile provenienza centroafricana intente a penetrare nel veicolo, per sottrarre qualcosa o per rubare l’intera vettura. Fattosi avanti a contrastare il tentativo, egli non si accorgeva della presenza di altri due complici, che lo aggredivano alle spalle cercando di immobilizzarlo. In quegli attimi drammatici – che a nessuno si augura di vivere, anche se dovesse essere questo l’unico modo per prendere consapevolezza della situazione e smetterla una buona volta di negare l’evidenza – con freddezza e rapidità d’azione Mandrà riusciva a reagire, lanciando della terra in faccia agli assalitori e disorientandoli, provocandone infine la fuga dopo un violento corpo a corpo. Poi, nella ritornata calma apparente, veniva compiuto il viaggio in caserma e anche al pronto soccorso per controllare la presenza di eventuali traumi.
Mentre ci rallegriamo con lui e con la sua famiglia per l’esito che poteva essere molto peggiore, ricordiamo ancora una volta che episodi del genere sono degli annunci, dei segnali che in continuazione arrivano e ci dicono cosa potrebbe succedere, da qui al tempo della raccolta, quando tante persone saranno impegnate sulla Piana e i frutti del lavoro saranno esposti al furto e al danneggiamento.
Chi lavora nelle campagne deve decidere cosa intende fare. Vuole ancora sperare che, dall’alto, qualcuno venga a risolvergli i problemi, come già tante volte ha promesso di fare? Auguri. Nel frattempo, in una maniera molto semplice che necessita soltanto di un minimo di collaborazione tra persone che hanno lo stesso problema, una misura preventiva si può attuare fin da subito: nessuno scenda più a lavorare da solo, si formino delle squadre di collaborazione che, a gruppi di cinque o meglio dieci persone alla volta, mettano in comune il tempo di lavoro dedicandosi alle proprietà di ciascuno, tenendosi a tiro di voce. In questo modo sarà possibile evitare che continuino a ripetersi le condizioni rischiose dell’isolamento, che questa volta hanno coinvolto il giovane Mandrà, prima di lui tanti altri e chissà ancora a chi toccherà nelle prossime settimane.
Concittadini, lavoratori, la salvaguardia della sicurezza inizia dai comportamenti di ciascuno. Sarebbe impensabile pretendere una scorta armata per ogni agricoltore. A volte per dare l’allarme basta un telefono cellulare, se si hanno le mani libere per usarlo. Non c’è bisogno di eroi improvvisati, nessuno si atteggi a guerriero, ma in casi come questi l’unione fa la forza… e può salvarci la vita.

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Un pensiero su “Per l’autodifesa organizzata delle campagne

  1. Ma il menenino per natura è come va il vento, non si ci può prendere una posizione di fiducia, perchè se gli danno un misero lavoro al CARA, anche con un misero stipendio, anche il più contrario cittadino diventa a favore del CARA e degli immigrati tralasciando lo scorrere del time di questa bomba ad orologeria…!!! ECCO IL MENENINO, IL SICILIANO E L’ITALIANO!!!

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