Quanto tempo ci resta?

Ormai gli sbarchi dei migranti non sono più un fenomeno soltanto estivo. Il flusso è continuo e chi arriva, dopo tutti i pericoli affrontati, non è affatto disposto a tornare indietro. Vuole un futuro qui. Lo pretende perché l’Italia glielo ha promesso e al Cara arriveranno altre migliaia di persone. Ancora ci sono i soldi pubblici per dare vitto e alloggio a tutti i rifugiati, ma cosa succederà quando non si troveranno più i milioni di euro da spendere ogni anno?

Quanto tempo ci resta?

Leone Venticinque (“Qui Mineo”, 2013.10.07)

A Mineo sulla gestione delle masse immigrate si gioca alla roulette. Nella versione russa, quella per gli amanti dei rischi estremi. Nella roulette russa si rischia la vita, per tentare di vincere cifre altissime che potrebbero cambiare l’esistenza a chi l’ha messa in gioco. Viene da domandarsi se in questo caso la posta sia adeguata, se ne valga davvero la pena. A onore del vero si deve riconoscere che all’inizio le cose non stavano come adesso, le regole del gioco sono andate cambiando nel tempo: all’inizio si poteva anche pensare di “vincere facile” con buon profitto e poco rischio. Ora, con il senno di poi, forse in tanti se potessero tornare indietro farebbero scelte diverse.
In paese fino a qualche mese fa il Cara lo si guardava da lontano, se ne stava laggiù nella Piana e ci si fregava le mani per i tanti “nuovi clienti” venuti a ravvivare l’economia locale, soprattutto per alcuni negozianti. Si veniva a sapere che gli agricoltori dei giardini ricevevano danni e saccheggi continui? Amar’a iddi, nessuna solidarietà tra compaesani. Solo la santa è la stessa, per il resto ognuno per sé. E con questo gioco in pieno svolgimento, col gioco di chi viene miracolato dal “posto al Cara” se da i propri diritti politici in cambio, si è andati a votare. Il popolo ha dimostrato che quel gioco gli piaceva molto e voleva scommettere ancora. Dopo le elezioni sono saltati gli ultimi limiti e la giostra ha cominciato a girare sempre più veloce, con l’affare dello Sprar dentro al centro abitato da cogliere al volo e senza indugio, anche perché non si sa quanto durerà ancora il Cara e bisogna attrezzarsi con nuove fonti redditizie.
Tutto il resto arriva a valanga, inarrestabile. Case occupate di notte e poi abbandonate dopo qualche giorno senza dire niente a nessuno con l’inevitabile preoccupazione dei vicini. Feste serali e notturne in piazza per fare propaganda ma puntualmente disertate dai menenini, visto che ormai sanno tutti come funzionano queste cose. Intellettuali di regime reclutati per altri fiaschi paraculturali che non convincono nessuno. E intanto la realtà vera, quella palpabile quotidianamente, continua a andare in un’altra direzione. Cresce l’abisso tra due mondi che non si conoscono, non si capiscono, non possono neanche parlarsi, si ritrovano nello stesso posto non si sa perché e sempre più a fatica riescono a tollerarsi. I richiedenti asilo escono ancora una volta dal Cara a bloccare strade, gettare pietre alle auto e creare disagi? Ai professionisti della solidarietà ben pagata non interessa proprio, scaricano le colpe su altre istituzioni e se potessero direbbero perfino che non è avvenuta nessuna manifestazione. A Mineo c’è chi vuole continuare a dormire. Ogni tanto qualche rumore da fuori lo disturba, ma poi si riaddormenta. Dormirà finché la casa non crolla sulla testa sua e dei suoi figli, questo ormai è sicuro. Bell’esempio di genitore, bell’esempio di essere umano.
Il punto in cui siamo venuti a trovarci era davvero imprevedibile? Nessuno aveva detto – o scritto – niente per avvisare la comunità? Di fronte all’evoluzione degli eventi riusciamo a chiederci almeno cosa ci riserva il futuro, oppure il destino di Mineo è quello di brancolare per sempre nel buio come un alcolizzato incosciente, vittima passiva di tutto quello che succede senza mai la forza di reagire?
E nel frattempo che fanno coloro i quali dovrebbero essere gli amministratori dei beni pubblici a Mineo? Le operazioni simpatia con la ramazza o lo scovolino in mano per inaugurare con gran fasto, stampa, tv e mangiata finale i bagni pubblici in strada hanno fatto perdere di vista tante cose. Per esempio non si parla più di quel progettino che era stato improvvisato all’indomani dello scandalo sui furti e danneggiamenti alle proprietà nei dintorni del Cara. Che fine ha fatto quel progettino che ha messo in mezzo la Protezione Civile, che si è trovata a firmare un impegno per non si sa bene cosa visto che si parlava di «educazione stradale» e invece si pianificavano ronde multietniche? Nulla di fatto, come al solito, è più importante annullare un appalto già assegnato per l’illuminazione pubblica, e intanto chi tra noi cerca di alleviare gli effetti della crisi con l’orto come facevano i nonni, ottiene solo fatica perché il saccheggio è continuo e spietato, nella totale impunità dei ladri che non si curano neanche di agire di nascosto.
La distruzione di questa comunità è una prospettiva che si va facendo sempre più concreta. Per contrastare il declino occorrono forze che non si fanno intimidire e sono disposte a rischiare qualcosa nell’immediato per non perdere tutto entro poco tempo, lasciando un cumulo di rovine fumanti: vergognosa eredità alle generazioni che non avranno più niente.
Esiste un gruppo consiliare che sta facendo bene con coraggio e indipendenza il ruolo che gli compete, ovvero il controllo dell’operato di una amministrazione-zerbino. Esiste un comitato cittadino che è luogo di riflessione e elaborazione di iniziative per il bene del paese tra chi non si sente più solo e isolato, ma ha tanti alleati seri e volenterosi. Esiste un foglio di documentazione civica che ricongiunge alla visibilità di tutti i concittadini – e oltre – le azioni di resistenza e il sacrificio degli interessi personali nel nome del riscatto collettivo, perché la politica regionale sappia, perché la magistratura sappia e valuti cosa fare a supporto della lotta contro le mafie al potere e contro una politica locale corrotta ormai al massimo grado. Volete ancora stare a guardare?

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