2013.11.09 – Intervento di Leone Venticinque per il Comitato cittadino Mineo prima di tutto

Trascrizione dell’intervento:

Grazie Giuseppe [Giuseppe Mistretta, N.d.R.], grazie a voi che… comincia a fare freschetto e, insomma è chiaro che l’ora ci chiede di essere brevi, ma dobbiamo un po’ dirvi perché siamo qui questa sera. Giuseppe ha già detto molte cose, c’è un banchetto qui alla mia destra dove ognuno può leggere la nostra proposta di petizione, che abbiamo scritto come? L’abbiamo scritta con voi, sostanzialmente, perché se vi ricordate qualche giorno fa, un paio di settimane fa abbiamo fatto un’assemblea – di comitato, ma era aperta ovviamente a tutti quanti – e abbiamo aperto il microfono per sentirci, perché in questi casi la cosa che manca di più è la comunità che comunica con sé stessa e ognuno nelle sue problematiche invece si sente molto più solo per quello che gli capita, appunto. Qui siamo in una sorta quasi di bollettino di guerra quotidiano, che però sembra sempre riguardare gli altri. Ora, finché gli altri sono, non so, in Giappone, c’è il diritto dell’indifferenza, che poi siamo sempre in un mondo globale quindi anche questo sarebbe sbagliato, ma quando tutto avviene alla distanza di pochi metri o poche centinaia di metri, viene da chiedersi quanto sia intelligente, quanto sia sensato, quanto sia di buon senso per ciascuno far finta che la cosa non lo riguardi anche perché quando poi – qui ci sono molti parenti, amici, persone che hanno figli o persone anziane ecc., qualcuno che magari vive nella zona nuova di Mineo e ha i parenti più anziani che vivono in centro storico – io vorrei sapere oggi come oggi con quale stato d’animo sentono la mamma al telefono che gli dice «Sto andando a prendere la pensione», oppure semplicemente «Sto andando a fare la spesa». Credo che tutto ciò, se viene lasciato alla singolarità e alla solitudine di ciascuno che cosa mette in campo? Mette in campo le cautele ovvie. Quali sono le cautele ovvie? «No, aspetta, stai a casa, ti vengo a accompagnare io» ecc. Chi ha i parenti se li usa come una sorta di scorta, o magari chi può pagare si può pagare una vigilanza, ma è questo il paese che noi conosciamo? È questo il paese che noi ci ricordiamo? Sono tutte forme di contromisure per timori, per tutto ciò che appunto è avvenuto.
Fino a qualche tempo fa – devo dirlo – era molto difficile far partecipare i compaesani a un senso di problematicità che riguardava soprattutto chi ha dei terreni e delle attività agricole giù nella Piana, perché appunto – l’abbiamo già detto tante volte – la Piana è laggiù, alla fine capita a loro, ecc. Questo era molto grave, perché indice anche, se vogliamo, di mancanza di solidarietà reciproca. Quando poi il 22 ottobre c’è stato quello che c’è stato, anche per automobilisti che appunto stavano salendo a Mineo o scendevano da Mineo e via di seguito, forse quello è stato il momento in cui nessuno più, ragionevolmente, può dire che la cosa non lo riguarda, e mi dispiace sempre che bisogna arrivare a queste manifestazioni così acute di problemi che sono piuttosto prevedibili, perché gli ingredienti sono quelli, sono tutti messi lì: il disagio, la sovrappopolazione del “Villaggio della Solidarietà”, i tempi di attesa… tutte cose che stiamo dicendo praticamente da quando è stato aperto. Quando invece arrivano i casi che fanno parlare addirittura a livello nazionale, per cui poi c’è anche la discesa delle Istituzioni… le Istituzioni che scendono agli Inferi mi viene da dire, perché arrivano dimezzate tra l’altro: forse non è un caso… io di solito cerco di non parlare di cose che non servono a niente ma in questo caso posso solo dire che colui il quale è stato il maggiore sponsor, il maggiore sostenitore politico dell’istituzione del “Villaggio della Solidarietà” quando era presidente della Provincia, adesso da elemento, da sottosegretario di Stato, da elemento del Governo viene chiamato, invitato e dice che verrà e poi non viene. Perché? Mah, forse qualcuno gli avrebbe chiesto conto – diciamo – di questo bell’esperimento, di come stava andando questo esperimento, di quali costi poteva avere a livello di una comunità che ne subisce tutte le conseguenze.
Forse voi non ve ne rendete conto, ma noi siamo delle cavie, praticamente. Questo è un esperimento di conflittualità, di segregazione, e vediamo come va a finire ma chi lo sta pilotando non ne subirà nessun danno, questo è il bello e il tragico, diciamo, della situazione. Ora, quell’appuntamento – stavamo dicendo – seguito ai fatti del 22 ottobre, per cui è arrivato l’altro rappresentante del Governo qui, alla fine doveva rassicurarci? Doveva mettere una parola di tranquillizzazione? Teoricamente sì, ma noi dobbiamo andare oltre la superficialità delle cose, perché non è che un viaggio da Roma a Mineo cambia la situazione. Poi c’è il viaggio di ritorno, la persona in questione viene qui, parla e se ne torna. Cosa dovrebbe rimanere? Dovrebbero rimanere dei provvedimenti. Ora noi sappiamo invece che purtroppo le Istituzioni con cui dobbiamo dialogare, che ci dovrebbero rappresentare ai livelli più elevati, non sono mai state di parola su questo argomento e non lo sono state fin dall’inizio, perché sappiamo come è stato deciso di aprire quel luogo, sappiamo che è stata coinvolta nella decisione una strana entità composta da quindici Comuni, per cui anche San Cono, San Michele di Ganzaria e non so chi altri e il Comune di Catania dovevano andare a dire secondo loro se questo Cara nel Comune di Mineo doveva essere messo oppure no. Come era stata fatta questa cosa? Ovviamente per avere comunque una maggioranza blindata, anche se in quella fase – è bene ricordarlo, perché la politica è fatta anche di lunghi periodi – alcuni sindaci tra cui l’allora sindaco di Mineo in quella sede votò «No». Votò «No» anche il sindaco di Caltagirone. Votò «No» il sindaco di Grammichele, che ultimamente aveva il diritto, visto l’atteggiamento che aveva avuto da sindaco – ora è senatore – di dire «Vedete come state combinati? Noi queste cose le avevamo in qualche modo intraviste». Purtroppo il sindaco del Comune nel quale si trova questo villaggio, pur avendo detto che la cosa “non gli suonava”, non ha avuto possibilità effettivamente di essere tenuto nella debita considerazione.
Ora, tutte le premesse hanno avuto bisogno di un anno – un anno e mezzo, quello che è stato – per verificarsi. Uno potrebbe anche starsene in salotto e dire «Io ve l’avevo detto, andatevi a rileggere tutte le varie cose», ma questo non credo che sia un buon atteggiamento nei confronti di un paese, di una comunità nella quale ognuno deve fare la sua parte. Ora, in buona sostanza questo viaggio delle Istituzioni qui a Mineo cosa ci aveva detto? «Non vi preoccupate, sistemiamo tutto. E soprattutto, quel documento che era stato il “Patto per la sicurezza” – che aveva tutta una serie di limiti, di regole e di garanzie per noi e anche ovviamente per i richiedenti asilo – verrà attuato». Peccato che noi ci siamo accorti, perché siamo costretti a verificare la credibilità di ciò che ci viene detto, che in contemporanea c’era un iter di ricerca, di riassegnazione in sostanza della attività del Cara con una numerosità fissata per iscritto a tremila. Tremila è un numero che, appunto, già abbiamo visto che cosa significa, perché la punta critica di adesso, su cui addirittura un altro migliaio e rotti – che poi sono sempre numeri che hanno un’ufficialità fino a un certo punto – ora è arrivato al limite ma noi non ci dobbiamo dimenticare che ciò che è successo il 22 ottobre è stata la nona o la decima manifestazione, che in un crescendo a partire dall’inizio, dai primi mesi dell’attività del Villaggio c’è stato, a ripetizione, a cadenza di un mese, di due mesi o quello che è, perché i problemi sono sempre gli stessi. Quindi il problema numerico è risolutivo fino a un certo punto.
Ora, noi perché siamo qui? Perché pensiamo e abbiamo ascoltato molti di voi che hanno individuato in questo comitato cittadino un luogo di rappresentanza, che purtroppo si rende necessario perché la nostra rappresentanza di governo comunale non ha dato prova – a parere vostro, a parere di molti di voi – in questi quattro mesi di operatività di essere effettivamente affidabile e un luogo nel quale ognuno di voi può andare a esprimere un disagio, un problema sentendosi accolto e sentendosi capito, e non invece quel muro di gomma per cui qualunque problematica che venga dalla convivenza, dalla mancata integrazione e dalla mancata effettiva applicazione dei criteri di accoglienza viene vista come un fastidio, per cui chi va lì si sente dire «No, tu stai ancora facendo campagna elettorale». Dice «Come, mi hanno vuotato un giardino», «No, tu le arance non ce le hai mai messe, non ci sono mai state su quegli alberi»; «L’orto è stato saccheggiato» «Non è vero, non lo hai coltivato». Allora a questo punto è chiaro che noi ci siamo fatti carico, in un certo senso, di ascoltare tutto ciò che non veniva ascoltato da chi avrebbe il dovere democratico di rappresentanza vostra. Abbiamo – come ho detto – fatto quell’assemblea, abbiamo elaborato questo testo. Il testo è un punto di partenza, perché la raccolta di firme è anche il momento, oggi e credo anche prossimamente noi continueremo a comunicare con voi, lo facciamo con dei mezzi avanzati di internet ecc., purtroppo con quello non riusciamo a arrivare proprio a tutti, però la questione non può essere soltanto rimandata a un Consiglio comunale ogni tanto. Tra parentesi, io continuo a non avere molta fiducia in quell’organismo come non ce l’avevo già prima delle ultime elezioni, perché purtroppo non riesce a essere sulle cose e sui problemi al momento, ma dico: dopo la venuta del sottosegretario ecc., una seduta di consiglio in cui qualcuno, quelli che sono stati eletti, facessero un resoconto dicendo «Siamo contenti, ci aspettiamo questo, abbiamo avuto delle garanzie, passeranno qualche giorno, qualche settimana…». Il nulla, il nulla. Io vedo, dal punto di vista della comunicazione istituzionale – ma anche della comunicazione politica – una grossissima difficoltà a gestire questa fase. Forse qualcuno non vorrebbe trovarsi in questo paese, forse qualcuno non avrebbe neanche voluto essere candidato, visto quello che si sta trovando a passare, ma è un problema suo, direi. Se non era capace di prevedere che una serie di problemi gli sarebbero scoppiati in mano e avrebbero coinvolto persone che nella totale innocenza, nella totale non colpevolezza di nulla ogni giorno non sanno bene che cosa gli succederà, non solo se vanno nella Piana a lavorare ma anche semplicemente se escono di casa e vanno dal verduraio. Io credo che questo sia una irresponsabilità istituzionale di cui ciascuno di voi dovrebbe chiedere conto a chi o ha votato o non ha votato, perché poi oggi come oggi forse gli orientamenti sarebbero un po’ diversi, per tutti quelli che sono liberi di votare come vogliono, perché sappiamo che anche questo è un grande lusso.
Concludo. Oggi noi raccogliamo queste firme e speriamo che siano numerose, altrimenti vuol dire che il problema non c’è, vuol dire che effettivamente è una nostra invenzione perché siamo ancora in campagna elettorale. Ditecelo voi, diteci voi se non c’è nulla per cui lavorare insieme e dare una rappresentanza diretta da parte di questo paese che dica «aspettiamo delle risposte serie». Le chiediamo a tutti i livelli, la manderemo per conoscenza alla Presidenza del consiglio, ai ministeri ecc., non abbiamo un problema da questo punto di vista. Ma torno a dire, è una prima fase. Noi resteremo sempre in contatto per dirvi come vanno avanti le cose, ma vi dovete ricordare che in effetti se il comitato esiste, esiste perché serve a voi, quindi teniamoci in contatto e cerchiamo di portare avanti questa che è una battaglia molto semplice, per riconquistare un minimo di serenità e per avere finalmente anche un po’ di verità. E voglio dire l’ultima cosa: certe cose si sono sapute in questi giorni, devo dire, perché chi lo ha detto a altri, un passa parola… Però un passa parola con in più qualche verifica grazie al fatto che c’era anche una rete. Io dico, dov’è un’informazione locale che si chiama tale con la pagina de “La Sicilia” ecc.? Pare che c’erano due mondi paralleli, in un certo senso, e questo fa pensare, ci sarà una volontà, dice «Non alziamo polveroni» ecc. ma questo è diritto di cronaca, e direi pure che è dovere di cronaca, perché quando poi tutto sommato arrivano anche le denunce e quello che è un discorso di ordine pubblico, di persone che si vanno a lamentare e chiedono protezione alle forze dell’ordine, perché di tutto ciò l’informazione non deve dare conto? Va bene solo la pagina del Calatino per fare la festa dei cinquantenni con fotografia, le cose che non hanno e non danno nessun tipo di problema e nulla? Lo trovo un modo assolutamente insufficiente di considerare quello che noi dobbiamo sapere di quello che succede qua. Sembra una grande metropoli in cui succede una cosa a Roma Nord e Roma Sud non lo può sapere. Qui in cinquemila persone per sapere che era successo un fatto, uno scippo, un’aggressione dovevi fare indagini che veramente ci voleva la Cia. Ora, questo non lo trovo un fatto da paese normale, chiederei che, mettendo insieme tutti i fatti, si facesse un piccolo dossier, in un certo senso – lo chiedo a chi è giornalista di professione, possibilmente – per darci il senso anche di quello che è stato nell’ultimo mese un vissuto sociale vero, senza propaganda, senza voler fare il soffietto a qualcuno e compagnia bella. Ne abbiamo bisogno, perché altrimenti tutto è lasciato alla buona volontà nostra, di chi fa le pagine su facebook ecc., ma non è sufficiente.
Allora, firmiamo, firmiamo tutti quanti. Noi su questa cosa abbiamo dialogato anche con altri Comuni, questo è bene dirlo perché l’attenzione a questo problema non è soltanto riguardante Mineo e questo è anche un aiuto che ci viene. Quindi, se ci saranno occasioni di contatti con anche dei rappresentanti politici a livello nazionale ecc. che sono attenti perché il problema è arrivato anche a quel livello, noi li porteremo qui e faremo vedere quello che riusciamo a fare come sensibilizzazione seria perché ogni giorno che passa noi facciamo questo bollettino di guerra – torno a dire – abbiamo celebrato il 4 novembre, cerchiamo di non creare una data per i caduti di Mineo perché questa è una prospettiva molto triste ma che ogni giorno non si sa come non c’è, come prodotto di una giornata rischiosa di persone che magari si adattano, accettano, subiscono oggi, domani, dopodomani ma non possiamo lasciarli in questa condizione. Questo ve lo dico perché è assurdo che si lascino le persone così, senza un minimo di tutela da parte di chi deve farlo.
Firmiamo tutti, grazie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...