2014.02.05 – Dichiarazioni a “CTzen” per il Comitato Mineo prima di tutto

In qualità di componente del direttivo e responsabile della comunicazione del Comitato cittadino Mineo prima di tutto, sono stato contattato dalla testata giornalistica in rete CTzen che ha poi pubblicato a firma di Salvo Catalano il seguente articolo:

Mineo, «Il Comune esca dal consorzio Cara». L’opposizione attacca, lavoratori in rivolta

Cronaca, Formazione e lavoro – Sale la tensione nel centro del Calatino, capofila nel Consorzio dei comuni che è ente attuatore del Centro per richiedenti asilo. L’opposizione chiede che il consiglio comunale discuta della possibilità di uscire dal Consorzio. «C’è poca trasparenza nelle assunzioni e, purtroppo si sa, chi controlla il lavoro, controlla anche i voti», denunciano. Ma la riunione convocata per discutere della proposta è stata interrotta dall’irruzione di un gruppo di dipendenti del Cara che temono di perdere il lavoro. Un tema che ha spaccato anche la Cgil locale.

Nel paese di Mineo Cara significa lavoro. Basta una proposta da discutere in consiglio comunale per chiedere al sindaco di far uscire il Comune dal Consorzio dei comuni Calatino terra d’Accoglienza, ente attuatore del Centro, per scatenare polemiche, rabbia e dure prese di posizione dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali. Questi ultimi, però, prontamente smentiti dai vertici locali della Cgil che prendono le distanze da quello che definiscono un’iniziativa individuale. La richiesta di mettere la questione all’ordine del giorno della prossima seduta del consiglio comunale viene dal gruppo di opposizione Mineo prima di tutto. Che venerdì scorso avrebbe dovuto tenere una riunione pubblica per discutere dell’idea, ma l’incontro, che si svolgeva presso il Centro interculturale comunale, è stato interrotto dall’irruzione in sala di alcune decine di persone. «Non c’è possibilità di informarsi, dibattere, far esercitare al consiglio le sue funzioni – denuncia Leone Venticinque, componente del comitato cittadino Mineo prima di tutto – E’ scattata la chiamata alle armi per difendere il posto di lavoro. Ci sono arrivate anche minacce circostanziate su Facebook: “Se si azzardano ad approvare l’uscita dal consorzio, volano le bastonate”, hanno scritto. Stiamo valutando se denunciare».

Nel centro del Calatino la situazione rimane tesa. Il Cara è diventata la più grande realtà imprenditorale della zona e dà lavoro a più di 300 persone. Mineo è il Comune capofila del consorzio che gestisce il centro e il sindaco, Anna Aloisi, è il presidente del consiglio di amministrazione. Una doppia veste che ha sollevato dubbi su un possibile conflitto di interessi. E’ questo uno dei motivi per cui l’opposizione in consiglio comunale chiede un passo indietro. «Negli ultimi mesi – spiega Venticinque – è risultato evidente che la presenza del comune di Mineo nel consorzio non serve a difendere gli interessi dei cittadini, ma è una rappresentanza che dà vantaggi politici ed economici personali. C’è, soprattutto, poca trasparenza nelle assunzioni e, purtroppo si sa, chi controlla il lavoro, controlla anche i voti. Abbiamo perso la fiducia che questa gestione possa essere terza e imparziale».

Una presa di posizione a cui hanno replicato con una lettera Antonino Carfì e Giuseppe Achille Angelo, rispettivamente rappresentanti sindacali di Cgil e Uil all’interno del Cara. «L’eventuale fuoriuscita del Comune di Mineo – scrivono – oltre a determinare una condizione di instabilità dell’intero organismo associativo, indebolisce fortemente la posizione di tanti lavoratori, ancora precari, residenti a Mineo. Questi rischiano di non avere più rinnovato il contratto di lavoro. E’ infatti convenzione che l’ente gestore privato, nella sua libertà d’impresa, favorisce l’occupazione e l’economia dei territori impegnati nel Consorzio». La lettera ha mandato su tutte le furie i vertici locali della Cgil, che non ne erano a conoscenza. «Il nostro responsabile aziendale ha agito di sua iniziativa, senza informare il territorio e i responsabili della Funzione Pubblica. Stiamo intervenendo per ritirargli l’incarico», risponde Totò Brigadeci, segretario generale della Cgil di Caltagirone. «Per noi – aggiunge – i lavoratori sono tutti uguali, a prescindere dal territorio da cui provengono. Siamo contrari a un sistema, quello derivante dalla legge Bossi-Fini, che prevede centri per immigrati così grandi».

La lettera dei due sindacalisti viene diffusa a Mineo giovedì sera, il giorno prima della riunione organizzata dall’opposizione. «I lavoratori si erano dati appuntamento tramite Facebook per il pomeriggio di venerdì – racconta Venticinque – nella piazza centrale, a venti metri dalla sala dove si sarebbe dovuto svolgere il nostro incontro. Avevano individuato in noi la minaccia al loro posto di lavoro». Secondo la ricostruzione del portavoce del comitato, una cinquantina di persone avrebbe occupato la sala, chiedendo di parlare. «Abbiamo detto che sarebbe passato un foglio per mettersi in lista, ma volevano un microfono per intervenire ogni volta che non gli andava qualcosa. Di fronte al nostro rifiuto, sono cominciate le urla e gli applausi. Non ci hanno fatto andare avanti e i carabinieri presenti non hanno ritenuto di intervenire. Alla fine abbiamo annullato la riunione per evitare di arrivare allo scontro fisico, soprattutto davanti ai cittadini che erano venuti ad ascoltarci».

Il gruppo Mineo prima di tutto sottolinea di non essere favorevole alla chiusura del Cara, ma rivendica il rispetto del patto per la sicurezza tra Governo e territorio firmato nel marzo del 2011, che prevedeva un limite massimo di 2mila ospiti. Quindici giorni fa hanno anche consegnato al sindaco Aloisi una petizione con mille firme per chiedere anche l’applicazione del protocollo di legalità Carlo Alberto Dalla Chiesa agli appalti del Cara, il risarcimento agli agrumicoltori dei danni subiti nelle campagne, più trasparenza nelle assunzioni. «La richiesta di far uscire il Comune dal Consorzio è l’unica arma che abbiamo a fronte di quanto disatteso negli ultimi mesi», aggiunge Venticinque. La proposta di delibera dovrebbe arrivare in consiglio comunale a metà mese. «Si devono ristabilire condizioni di serenità democratica – conclude – Andare al voto in una situazione del genere, significa scegliere sotto ricatto».

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