2014.02.17 – Dichiarazioni a “La Sicilia” sulla manifestazione regionale al Cara

Domenica 16 febbraio 2014 ho partecipato alla manifestazione regionale per la chiusura del Cara di Mineo. Le mie dichiarazioni sono state riprese dal quotidiano “La Sicilia” nell’articolo pubblicato lunedì 17 febbraio a p. 6.

Il raduno regionale. Una quarantina di sigle da tutta la Sicilia hanno partecipato alla manifestazione
<<Chiudete il mega Cara di Mineo>>
La denuncia: <<Migranti sotto minaccia e promesse mai mantenute>>

Giuseppe Centamori

Mineo. Una serie di slogan e l’invito ripetuto più volte: <<Chiudete il mega Cara di Mineo>>. Al raduno regionale organizzato dalla Rete antirazzista catanese hanno preso parte una quarantina di sigle rappresentanti movimenti ed associazioni da diverse province. L’appuntamento era sotto il cavalcavia, appena lasciata la statale 417 Catania-Gela.
Ad attendere i manifestanti, le forze dell’ordine che li hanno scortati sino all’ingresso del centro di accoglienza richiedenti asilo. Lì, un folto gruppo di migranti si sono uniti a loro. Come sempre, gli organizzatori hanno prima dato parola ai migranti per sentire il loro pensiero e poi hanno spiegato il motivo dell’incontro sotto un sole primaverile, soffermandosi sul tema dei diritti umani.
Ma, a dire degli organizzatori, qualcuno ha volutamente impedito la piena riuscita della manifestazione. Non si nasconde dietro le parole Alfonso Di Stefano, storico leader della Rete antirazzista Catanese: <<All’inizio solo una trentina di migranti ci hanno accolto ed era chiaro che qualcuno li aveva intimiditi invitandoli a rimanere dentro il Centro>>. Alla fine, poco meno di un centinaio di ragazzi africani si sono mischiati con le associazioni con le bandiere al vento. <<Noi vogliamo essere la sponda esterna per questi ragazzi – aggiunge Alfonso Di Stefano – per risolvere i loro problemi. Ma ci accorgiamo che piuttosto che risolvere i loro problemi di vivibilità si ricorre invece alle minacce>>.
Ancora una volta vengono fuori i temi legati ai tempi per presentarsi alle audizioni. Le promesse annunciate nelle scorse settimane, viene ribadito, rimangono tali e <<passeranno mesi prima che si concretizzino le commissioni ministeriali>>. Le associazioni cattoliche citano il recente messaggio del vescovo della diocesi di Caltagirone, mons. Calogero Peri, che aveva sottolineato che il fine non deve giustificare il mezzo. L’indice è puntato verso le villette a schiera con i pergolati e i prati verdi ai lati dei vialoni: <<Se una struttura così mastodontica manca il proprio obiettivo umanitario – afferma Leone Venticinque, che vive a Mineo – nessun’altra motivazione può giustificarne il perdurante operato, perché il problema occupazionale non è stato alla base della sua nascita>>.
Alla vigilia aleggiava il timore di una contro manifestazione degli operatori del Cara che hanno paura di perdere il posto di lavoro. <<Prendiamo atto del nervosismo – dice qualcuno degli organizzatori – La rete di soggetti partecipanti alla manifestazione è una risorsa ormai stabilmente costituita che va ben oltre i confini di Mineo e dello stesso Calatino, vista la rilevanza nazionale del Cara>>.

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