Intervento all’incontro con i portavoce del Movimento Cinque Stelle a Ramacca, 4 maggio 2014

Grazie, grazie molte al meetup di Ramacca e ai ragazzi del Cinque Stelle con i quali siamo entrati in contatto perché era nata questa curiosità, questa esigenza di portare avanti un lavoro sui problemi del luogo, del territorio. Perché quando è iniziata la bellissima avventura del Movimento Cinque Stelle, è iniziata nella rete, a livello nazionale. Tutti quanti coloro che sentivano l’esigenza di cambiare rotta rispetto a ciò che tutti gli altri partiti avevano prodotto con la finta opposizione e la finta maggioranza negli anni scorsi, ci siamo rivolti a questa possibilità. Però l’appartenenza a un discorso di militanza non può essere sempre la tifoseria quando giocano i partiti della nazionale, e poi localmente non toccare nessun argomento più o meno problematico. Così come i deputati eletti nel Movimento Cinque Stelle, i consiglieri regionali, in qualche posto fortunato della Sicilia e dell’Italia qualche sindaco addirittura, o quantomeno dei consiglieri comunali, ognuno al loro livello devono affrontare problemi scottanti, problemi che gli altri – o per interesse o per paura – preferiscono evitare, allora ciascuno faccia la sua parte. Questo è necessario perché altrimenti, in questa fase in cui ci avviciniamo alle votazioni europee, altri faranno la loro parte a livello locale, perché non pensiate che il silenzio totale che c’è stato in questi tre anni continuerà, per un motivo molto semplice: è stata gestita nel silenzio della spartizione bilaterale o bipartisan tutta la vantaggiosità a livello di flusso economico e quindi di gestione di posti di lavoro, finché tutto ciò è stato possibile, ovvero finché non sono emersi i problemi di questo luogo di gestione di esseri umani molto sfortunati – veramente, fortunati solo perché non sono affondati nel tragitto per arrivare qua, ma per il resto non hanno proprio nulla di cui essere contenti della vita che gli è stata riservata fino a oggi. Molti sono giovani, più giovani di noi, e si spera che possano magari cominciare qualcosa di meglio nel futuro che li aspetta. Tutto ciò è la parte fondamentale del problema, e devo dire anche che per chi istituisce queste strutture loro dovrebbero essere il fine, se è vero che l’accoglienza è il fine. Purtroppo non è andata così, fin dall’inizio.
La ricerca del luogo da parte di chi si occupa di questo tema è stata già all’inizio – parlo di tre anni fa – un errore. È il luogo sbagliato per motivi semplici, così come potrebbe esserlo secondo il buon senso di ciascuno di noi perché integrazione in mezzo agli alberi si può fare con la campagna ma non con la società. La ghettizzazione automatica, geografica che si ha in un luogo che è sperduto e isolato, e che nel precedente uso vedeva abitare lì i familiari dei militari americani solo perché avevano la macchina, avevano i loro contatti e poi alla fine tutto sommato erano qui per un periodo breve, erano un contesto monoculturale, monolinguistico e monoetnico, cioè tutti quanti americani, quindi probabilmente si trovavano abbastanza bene anche tra di loro.
Non era paragonabile la destinazione d’uso precedente a quella successiva, però si è voluta fare questa forzatura perché c’era qualcuno, molto più in alto di noi, che quando chiede i favori come fanno tutti, viene ascoltato. Altri prenderanno le briciole o le promesse delle briciole, c’è chi invece ha un potere di pressione e di scambio molto più elevato, come un imprenditore del nord Italia, che aveva costruito la struttura residenziale e ce l’aveva ancora sul groppone perché ancora la stava pagando, aveva fatto i lavori coi soldi in prestito dalle banche e ancora stava pagando le rate del mutuo grazie all’affitto che gli pagava il governo americano. Quando gli americani sono andati via, lui ha avuto un grosso problema e noi ce ne siamo fatti carico. Non ve ne siete accorti? Abbiamo fatto una colletta di risorse da tutti i punti di vista e lo abbiamo aiutato. Infatti da noi a Mineo ci ha regalato l’albero di natale in Piazza l’anno scorso, c’era scritto «dono della ditta Pizzarotti», ecco è molto gentile perché si ricorda di chi lo ha aiutato in un momento di difficoltà. Non sapeva cosa farsene di questo posto, il luogo ovviamente una volta disabitato sarebbe andato subito in degrado, come è successo a altri luoghi in Italia. Ricordiamo il villaggio di Comiso, però quello era di proprietà dello Stato, proprietà pubblica, quindi quando è andato in rovina nessuno ha pianto perché non era proprietà di qualcuno che ci doveva fare i soldi sopra. Lui aveva questo problema, il suo amico che casualmente era il presidente del consiglio ha detto «bene, lo risolviamo subito». Aveva anche un altro amico che era ministro dell’interno e che essendo anche lui del nord diceva che così avrebbe risolto anche altri problemi, perché c’era un’emergenza, l’emergenza della guerra in Libia, profughi ecc. e tutto andava confinato in Sicilia, senza allargarsi verso altre parti del Paese.
E così decisero. Noi dopo tre anni ci troviamo di fronte alle conseguenze, che sono varie. Chi ha parlato prima di me ha rotto un silenzio sul quale ci sarebbero delle persone a cui chiedere conto, persone che voi direttamente avete eletto, perché avete un sindaco, uno dei pochi sindaci di partito, ormai, perché molti sono stati eletti con liste civiche ecc. Bene, un sindaco di partito risponde anche per il suo partito, allora riguardo all’accordo col Marocco ecc. sono suoi colleghi di partito che al parlamento europeo hanno dato il voto per quell’accordo. Essendo il sindaco primo cittadino e ultimo referente sul posto delle decisioni di un partito e di un governo, non so se avete mai fatto un dibattito o l’avete mai invitato a parlare di queste cose. Ma a parte il tema dell’agricoltura, anche sul Cara il suo partito è stato assolutamente d’accordo nel portare avanti il discorso attraverso tutto il suo mondo di cooperative; i nomi sono quelli, gestiscono in compagnia degli altri.
Proprio in questi giorni, in queste settimane ci sono state varie visite, varie ispezioni di parlamentari. Le ispezioni servono se vengono fatte seriamente. Se invece avvengono su appuntamento, vi rendete conto che hanno una rilevanza molto limitata… proprio alcuni giorni fa sono andati al Cara alcuni consiglieri comunali di Mineo, però sono stati fortemente impediti nella possibilità di vedere e capire com’è la situazione, perfino nella possibilità di parlare con alcuni degli ospiti. Il che pare strano, quale sarebbe il problema nel sentire le opinioni di chi dovrebbe essere il fruitore e il destinatario di tutto ciò che viene fatto in quel luogo? Però non è stato possibile.
Bisogna considerare che non soltanto la gestione ordinaria secondo i protocolli di appalto deve seguire dei criteri di qualità ecc., ma soprattutto, visto che in questi giorni e in queste settimane siamo di fronte a delle brutte novità che riguardano il tema della tutela della salute pubblica a livello nazionale, è chiaro che questo luogo non è uno dei tanti, è un punto tra i più critici in questo senso. A Catania esistono reparti di epidemiologia dai quali arrivano notizie varie. Io apprezzo molto l’informazione e meno le dicerie ufficiose. Purtroppo, noi lo sappiamo bene: in mancanza di informazione, l’unica cosa che rimane a tutti noi è «ciò che si dice», «ciò che mi hanno detto», ecc. Non è la stessa cosa, perché sono a volte amplificazioni, errori, cose riferite male ecc. Il problema è, a questo punto, che occorre l’impegno da parte del Movimento Cinque Stelle e da parte dei suoi rappresentanti, che ci sono, e per fortuna già è un passo avanti rispetto a tre anni fa, perché allora non esisteva nulla del genere, io non avrei potuto essere qui, i ragazzi non avrebbero potuto invitare i deputati regionali, persone di cui ci fidiamo ma ai quali chiediamo di prendere il caso sotto attenzione e sotto cura in maniera costante, per capire esattamente come stanno le condizioni lì dentro, qual’è il numero, qual’è il monitoraggio che viene fatto quotidianamente ecc.
C’è un vuoto di informazione. Riguardo ai lavoratori del Cara, sono loro le prime vittime, parliamoci chiaro: noi, bene o male, dal punto di vista delle probabilità dei rischi ecc. siamo meno esposti, la prima linea ovviamente sono loro, così come gli operatori specializzati che nei porti italiani della Sicilia in questi giorni stanno combattendo una vera e propria guerra di accoglienza, mettendo a rischio la propria vita, è chiaro, li vediamo nei telegiornali con tutte le attrezzature, le protezioni ecc. ma è una prevenzione che può funzionare fino a un certo punto. Loro questi rischi li stanno correndo e chi lavora al Cara è esattamente sulla stessa barca. Allora noi ci preoccupiamo che l’informazione seria, fatta dalle autorità mediche e anche dalla politica serva a far capire esattamente a tutti noi di fronte a cosa ci stiamo ritrovando. Perché purtroppo qui non si tratta di pensare male soltanto perché si hanno dei pregiudizi. In tre anni, prima che arrivasse il momento più critico di questi giorni, non abbiamo avuto un buon esempio di informazione, di trasparenza e di onestà intellettuale da parte dei gestori. Abbiamo avuto un’apparato di celebrazione, di propaganda, di pubblicità continua, anche quello ovviamente pagato con i soldi pubblici – ma è anche inutile dirlo, rientra nei cinquanta milioni di euro l’anno che viene a costare questo luogo ma alla fine tanto sono soldi vostri, che vi interessa? Anche la propaganda è stata pagata con i vostri soldi per convincere, e allora si fanno gli spettacoli teatrali, le feste etniche, tutta una serie di cose che hanno cercato in qualche modo di dare un’impressione che ci fosse un’accoglienza efficace, l’integrazione, che fossimo tutti felici e contenti in un unico paese così in buone condizioni, senza vedere tutto il malessere di cui si è già detto, una situazione di difficoltà occupazionale, economica ecc. che addirittura cadeva nell’errore di interpretare tutte queste meraviglie della felicità degli ospiti del Cara come verità, ciò ha peggiorato la situazione, ha prodotto l’effetto contrario: «ma guarda un po’, quante belle cose ci sono per loro, scuole, case, vitto e alloggio senza bollette da pagare ecc., mentre qua c’è gente che sta cercando di emigrare e che spesso neanche ci riesce». Ecco come si trasforma un popolo siciliano conosciuto nel mondo per la sua accoglienza e per la sua multiculturalità in qualcosa che forse noi stessi non avremmo mai immaginato: di rischiare di diventare come i peggiori leghisti. Tra l’altro lunedì verrà proprio il presidente della Lega Nord, per vedere quanti leghisti trova in Sicilia grazie a tutta questa “cura del razzismo” prodotto in tal modo.
Dunque, abbiamo il Movimento Cinque Stelle, usiamolo. Usiamolo senza tregua perché i rappresentanti dei cittadini attivi devono ricevere da loro delle risposte su questo tema. L’informazione che si può fare passa anche dal rendere pubblici documenti che per obbligo di legge i responsabili sanitari dei vari luoghi – il Cara dipende dalle aziende sanitarie della provincia di Catania e non solo – ogni giorno devono redigere un rapporto, una scheda che dia un resoconto di com’è la situazione. Se si diffonde questa scheda si fa allarmismo? Io direi che si fa molto più allarmismo se non la si diffonde, perché almeno sapere che lì dentro non ci sono soltanto i propagandisti di cui parlavo prima ma invece abbiamo anche dei medici che hanno fatto un giuramento per appartenere a quell’ordine, che svolgono una attività a tutela della vita di tutti, e si muovono quindi con criteri di serietà rispetto al loro compito e non per motivi di propaganda o perché è il loro posto di lavoro. Perché a ogni livello c’è chi ci guadagna, i due giorni a settimana che poi tra un po’ diventerà solo un giorno a settimana e lo vedrete, si avvicina il 25 maggio e visto che quei posti di lavoro sono veicolo di voti elettorali, è chiaro che bisognerà fare fettine di torta più piccole per avere una ricaduta più ampia e per quel giorno a settimana si recluteranno altre persone… ci stringiamo e c’è posto per tutti. Poi ci sono i politici, scelti dai loro superiori, che fanno semplicemente il loro lavoro perché devono portare a casa ben altri stipendi e se va giù il Cara vanno giù per primi loro, ma devono contare anche su tante complicità. Che sono cadute via via una alla volta, in questi anni. Ed è secondo me questo il punto su cui possiamo concludere con una nota di ottimismo. Quando è nato, il Cara aveva tanti complici: l’informazione, la grande stampa, i partiti che ancora ci mettevano la faccia. C’erano dei candidati che ancora sono in giro, come il candidato di Forza Italia – non lo nomino perché poverino gli hanno oscurato i manifesti che sono scaduti. Era meglio levarli, e ora c’è la sua faccia coperta, si vede solo la cravatta. Se lo riconoscete, votatelo per la cravatta. Ecco, lui diceva che il Cara andava benissimo, un modello europeo ecc. Ora è di nuovo candidato alle europee. Decidete voi: se aveva ragione tre anni fa, lo rivotate perché effettivamente è persona degna di fiducia. Se invece no, allora fate un po’ i vostri conti. Queste varie complicità si sono via via andate dissolvendo un po’ alla volta. L’ultimo tentativo è stata la visita di due deputati, uno del Nuovo Centro Destra e l’altro del Pd, di queste zone, di Catania, tra l’altro rappresentante del sindacato Cgil, che due domeniche fa sono arrivati e, insomma, nelle loro dichiarazioni sono stati anche abbastanza evasivi, non l’hanno fatta bene la parte. Li avevano chiamati per riconfermare ancora una volta quant’era bello questo posto e non ci sono riusciti. Allora, se in una partita di calcio ci vogliono due squadre, l’altra quasi non c’è più, è rimasto forse soltanto il portiere che rimpiange il giorno che ha accettato quel lavoro perché essendo il direttore del luogo, anche legalmente ne risponde lui. Nel codice penale esiste un articolo specifico che parla di reati di strage colposa, non perché qualcuno l’abbia fatto apposta, ma perché con le sue responsabilità di gestione di un luogo non ha fatto tutto quello che era in suo potere per evitare qualunque rischio dal punto di vista sanitario. Perché sappiamo che questa responsabilità c’è? Perché è stata dichiarata. Nel momento in cui sono state pubblicate foto e video che documentavano gli aspetti più scadenti e più preoccupanti del degrado di alcune parti di quel luogo, quale poteva essere una risposta intelligente dei gestori? Ammettere che era tutto vero e però si stava provvedendo a sistemare le cose ecc. Invece no, hanno risposto di sentirsi vittime, che qualcuno ce l’ha con loro… ecco la confessione che non vogliono occuparsi del problema in modo serio.
Concludo con un appello a tutti i rappresentanti politici del movimento che sono qui e soprattutto a chi avrà la fortuna e il compito di essere eletto al parlamento europeo, di portare anche in quella sede il caso del Cara e di darci quanto prima la possibilità di rassicurare le popolazioni perché sul territorio questa tranquillità non c’è. Abbiamo soltanto il silenzio dei politici e il senso dell’abbandono per tutti i concittadini che non sanno quale sarà il loro destino nei prossimi mesi. Grazie a tutti.

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