Accoglienza sostenibile e integrazione scolastica a Grammichele

IMG_5493La conferenza “L’immigrazione in Italia tra identità culturale e sociale, esperienze e prospettive scuola-lavoro” si è svolta il 22 maggio 2014 presso il Liceo Artistico Regionale R. Libertini di Grammichele, dove è in corso un progetto in collaborazione con due comunità di accoglienza per migranti nel Comune di Grammichele (vedi “La Sicilia” del 28 aprile 2014). Il testo seguente è la trascrizione del mio intervento, in qualità di rappresentante dell’Osservatorio sul Cara di Mineo.
Senzanome 2Ringrazio molto tutti voi, dovrei fare un lungo elenco ma, tra gli amici e le persone che ho conosciuto oggi stesso perderei tutto il tempo dell’intervento. Questi due casi che stanno avvenendo da alcuni mesi a Grammichele sono una bella iniziativa che sicuramente è importante conoscere. Voi la conoscevate già, io da abitante del Calatino e della provincia di Catania devo dire che poco avevo sentito finora e – ne parlavamo prima con il Sig. Mario Mineo [proprietario di una delle strutture di accoglienza N.d.R.] – una buona visibilità anche per la nostra opinione pubblica e i concittadini di queste esperienze che vanno a buon fine, con tutti i problemi che ci sono, forse darebbe una mano a tutti gli abitanti di queste terre a considerare come siciliani e come italiani, quali sono delle possibilità concrete. L’amico Di Stefano parlava del caso di Riace e invece possibilmente anche da queste parti ci sono delle buone iniziative. Tra l’altro, qui tra voi c’è un amico che ho conosciuto tre anni fa, se non di più. Era a Mineo, in una piccola comunità anch’essa, erano dodici, tutti di una sola nazionalità, il posto era molto bello, una bella casa in campagna, un po’ distante dal paese ma c’era il dirigente della struttura che si prontava con l’automobile per portare i ragazzi in paese. Dopo quell’esperienza vedo che qualcuno è rimasto in Italia, ha trovato delle possibilità.
IMG_5463Però essere realisti in quest’ambito vuol dire parlare almeno di un numero, che è il rapporto tra il fenomeno nella sua generalità e le buone esperienze. Ho parlato del mio nuovo compaesano che dal Pakistan ora possiamo dire che è menenino anche lui: uno, o forse due. I ragazzi di quest’esperienza sono alcune decine, magari ci sarà un po’ di ricambio nel tempo per cui alcuni andranno via e altri li sostituiranno, con una moltiplicazione dell’effetto di scambio reale e di inserimento nel mondo della scuola. Però i numeri non sono questi, parliamoci chiaro, e purtroppo come osservatorio sul Cara di Mineo e come abitante di quel paese devo dire che da tre anni a questa parte, quando nel febbraio del 2011 già si configurò la decisione del governo di installare il più grande centro d’accoglienza d’Europa, i numeri sono stati ben diversi. Di fronte a questi numeri si valutano gli effetti che ha una politica sull’immigrazione oppure un’altra, l’assenza di leggi visto che manca una legge regionale, ci sono sette progetti di legge sull’immigrazione fermi in una commissione alla Regione Siciliana. Stanno lì fermi insieme a tante altre cose e potranno rimanere là, non è un problema. Questo cosa comporta? Che il quadro delle regole non c’è e chi opera nel settore lo vive con tutti i problemi che ne derivano perché si trova a fronteggiare esigenze quotidiane mentre le istituzioni prima raccomandano e poi abbandonano, sostanzialmente, il che immagino sia molto problematico.
IMG00911-20140522-1136Nel frattempo esistono le procedure d’emergenza, le corsie preferenziali. I giornali e la tv ne hanno parlato, l’esempio di cattiva accoglienza che è avvenuto a Caltagirone in questi giorni. Io non sono stato in grado di decodificare le responsabilità e i percorsi che ha seguito quella vicenda e i ragazzi che ne sono stati protagonisti involontari, ma il conflitto tra istituzioni, con il sindaco che dice di non saperne nulla, i gestori della struttura che dal canto loro sottolineano il fatto che intanto dovevano occuparsi dei ragazzi, ecc. è uno spettacolo che all’opinione pubblica non fa certo un bell’effetto. E allora perché ci si deve preoccupare di guardare il fenomeno nel suo complesso? Perché poi, quando si investe nella vostra formazione di siciliani e italiani di domani, bisogna anche sapere che si può produrre tanta cultura in un luogo con tanti sforzi e con tante attenzioni, quanta ignoranza si può produrre in un altro luogo e proporvela a piene mani. Poi alla fine cosa sarete voi purtroppo sarà colpa nostra, sarà il prodotto di quello che abbiamo saputo darvi come istruttori, cittadini, genitori, politici che fanno la campagna elettorale anche verso di voi perché qualcuno magari già può andare a votare ma comunque anche se non maggiorenni le orecchie le avete tutti lo stesso e di conseguenza il bilancio complessivo purtroppo non è buono. E dispiace soprattutto per chi ha lavorato bene, seriamente e ci ha messo il cuore, perché a maggior ragione tutto il suo sforzo si scontra con una realtà che va in altre direzioni, è chiaro.
IMG_5494Vi riporto solo questo dato di esperienza personale perché ho avuto la fortuna di poter contattare la situazione di Augusta nelle scorse settimane quando con l’operazione Mare Nostrum, le navi militari sbarcano in quel porto le persone che hanno salvato. Anche dei minori, e poi che succede? L’emergenza: che si fa? C’è un posto, una scuola chiusa? Li mettiamo lì. Chi li gestisce? Il primo che capita. Voi vi rendete conto che se una qualunque struttura seria e importante per le cose di cui si occupa fosse gestita così, anche un pronto soccorso, “con il primo che capita”, sinceramente nessuno andrebbe a farsi curare là. Non si è capito in certe situazioni che a parte i soldi che passano, la moneta che attira tutti, qui ci vuole professionalità perché altrimenti si fanno danni. Il caso di Augusta è questo: andando là per una riunione con le realtà antirazziste locali, quelle poche che ci sono, abbiamo incontrato alcuni di questi ragazzi che vagavano così, minorenni, forse senza neanche sapere dove si trovavano. Per non parlare del vitto e alloggio gestiti sempre nella maniera più approssimativa. Il cittadino medio di Augusta, per esempio, di fronte a ciò e di fronte alla strumentalizzazione politica del movimento x che si mette a fare la petizione e lancia l’allarme, fa due più due e dice “in effetti siamo in mano di nessuno”, si sente in qualche modo in questa condizione di instabilità. La stessa cosa che è successa a Caltagirone con procedure non chiare, non trasparenti, non comunicate alle persone, per esempio ai vicini abitanti nei pressi dell’alloggio dove sono state messi i ragazzi e dalla sera alla mattina si scopre che succedono questo tipo di cose.
IMG_5470L’Osservatorio sul Cara di Mineo ha rivolto la propria attenzione al luogo più grande. Come numeri, sappiamo che ci sono tremila, quattromila, il doppio della sua capacità. Siamo un soggetto non governativo, degli osservatori, e cosa abbiamo avuto di fronte? Il Cara ha anche un ufficio stampa, ci sono stati tutta una serie di tentativi per portare una immagine al di fuori. In questi tre anni purtroppo abbiamo imparato a non fidarci granché di ciò che ufficialmente veniva comunicato, perché abbiamo notato la costante attenzione, il costante sforzo di rappresentare le cose nel modo più accettabile e paradisiaco possibile, in modo difforme dalla realtà. Considerate che fino a qualche tempo fa per un decreto del ministero dell’interno non era neanche possibile per la stampa visitare l’interno di questo luogo. Ci si può fidare? Ho ascoltato il Sig. Mineo, mi ha fatto piacere ciò che ha detto ma la stampa eventualmente potrà fare una bella visita alla sua struttura di accoglienza per rendersi conto.
2014.05.24 - articolo La Sicilia bIo ho potuto visitare il piccolo centro che vi dicevo nel comune di Mineo, per cui le parole positive su quel luogo che vi ho detto non le ho sentite dire dal gestore, ho potuto constatare le cose di persona. È un fatto di trasparenza, chi non ha niente da nascondere apre le porte ai propri luoghi. Il Cara di Mineo non è stato così, ultimamente ci sono state varie visite, quelle programmate su appuntamento, “visite guidate”, danno dei risultati. Quelle fatte all’improvviso danno risultati opposti, la cosa è sospetta. Quanto questa opacità nella gestione del problema dell’immigrazione crea poi un’opinione pubblica preoccupata? Un’opinione pubblica che diventa il peggior terreno di accoglienza. Poi sappiamo tutti che il politico gestore guarda al consenso, è un circolo vizioso, e molto vizioso perché se il politico – che ha sempre l’applausometro in tasca – vede che l’opinione pubblica tende a posizioni più di paura che di accoglienza, e parliamo della Sicilia dove tre anni fa mi ricordo com’era questo territorio e quasi non lo riconosco più per ciò che sento dire dai nostri concittadini, ecco l’effetto della cattiva accoglienza. Dunque, il politico che sente in giro un clima diverso si adatta tranquillamente. Va anche detto il ruolo negativo della crisi, si crea un connubio molto negativo soprattutto quando non lo si declina nelle maniere creative e interessanti che raccontava Alfonso Di Stefano per il caso di Riace dove veramente, non come retorica di frasi fatte, un’immigrazione ben gestita può essere una risorsa, non c’è il minimo dubbio. Noi, nel Cara di Mineo, cosa abbiamo? Qual’è il tipo di integrazione? L’integrazione nel mondo del lavoro – vietato per legge perché il richiedente asilo non può avere un’attività lavorativa – esiste nelle altre forme, nelle forme dell’illegalità. Ecco che in un territorio agricolo, dove ci sono tanti nostri concittadini che vivono lavorando nelle campagne, si produce una conflittualità – che purtroppo ancora la stampa non ha seguito con attenzione – dovuta a un uso di manodopera totalmente fuori da qualunque regola sia del lavoro che della sicurezza e soprattutto fuori dai livelli salariali, perché è ovvio: una situazione residenziale con il vitto e l’alloggio garantiti, per quello che siano, consente a chi ne usufruisce di avere un costo del lavoro che non è paragonabile agli altri. Ciò è nemico dell’integrazione, perché crea un conflitto economico di fondo tra categorie sociali di lavoratori. È il famoso “caporalato”, se volete saperne di più avete tutti gli strumenti per approfondire.
2014.05.22 - articolo La SiciliaIn conclusione, noi abbiamo continuato a cercare di creare un altro canale di comunicazione con l’opinione pubblica proprio perché si sapesse come stavano le cose, perché non esiste peggiore informazione di quella che non passa ufficialmente, ma che poi passa con il sentito dire, con le amplificazioni ecc. Chi lavora dentro il Cara parla di una situazione di conflittualità continua tra le tantissime etnie che ci sono, però nulla trapela e quindi passano solo i “sentito dire” che magari amplificano ecc. Io li lascio dove meritano, però chiedo alla stampa e alla tv di essere più attenti su queste cose. La stampa almeno quando qualcuno si ammazza ne parla, o quando qualcuno viene investito sulla strada perché cammina in bici di notte al buio, sono sempre quei casi eclatanti che non danno il senso di tutto il clima complessivo che c’è.
Con uno sportello legale noi abbiamo seguito casi di richiedenti asilo ai quali era stato rifiutato il permesso di soggiorno. In questa presenza continua che con grandi sforzi e lavoro volontario abbiamo fatto, saremo al Cara anche sabato pomeriggio [24 maggio, N.d.R.], sarà giorno di elezioni e di tante altre cose, sarà un incontro interetnico dalle ore 15 e credo che proprio le realtà che come insegnanti, come allievi, come operatori del settore operano a stretto contatto con i migranti, potranno avere quest’altra occasione per rompere quel muro di difficoltà che esiste ormai da tempo per cui anche avvicinarsi a quel luogo, al Cara di Mineo, per molti di noi è diventato un problema, è diventata una sorta di macchia nera nella coscienza del Calatino, che ci mette un po’ in agitazione. Noi abbiamo fatto tanti di questi incontri, abbiamo creato possibilità di scambio e comunicazione.
L’occasione in cui ci siamo potuti conoscere oggi, di cui vi ringrazio molto, può essere anche l’occasione per continuare un contatto con i prossimi appuntamenti. Voi troverete su facebook “Osservatorio sul Cara”, vi invito, visto che avete avuto la possibilità di fare un’esperienza di integrazione come scuola, a allargare un po’ lo sguardo a come questa parte della Sicilia e tutta la nostra isola sta affrontando il problema, così da capire ancora meglio quanto questa da voi sia una bellissima eccezione, ma forse dovremmo impegnarci perché si estenda il vostro modello, per farlo conoscere e mettere ai margini altre formule che producono soltanto le paure, i conflitti e l’indifferenza in parti di società che non riescono più a dialogare tra loro. Grazie.

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