Mineo non è più un paese agricolo

Mineo non è più un paese agricolo – Intervento al comizio del Comitato cittadino Mineo prima di tutto, 2014.06.08

Salve a tutti, grazie Giuseppe [Mistretta, N.d.R]. Noi che siamo in piazza possiamo ascoltare i comizi, io vorrei anche salutare chi è compaesano ma non è tra noi per ragioni di studio o di lavoro, magari va e viene da tanti Paesi nonostante certe dichiarazioni di impegno un po’ irrealistiche fatte durante la scorsa campagna elettorale. Certo non è stato il nostro Giuseppe Mistretta a dire «se vengo eletto non emigrerà più nessuno», perché per i miracoli ancora si sta attrezzando ma ci vuole tempo. Altri ne hanno sparate di tutti i colori, anche promettendo cose del genere. Invece tanti compaesani non sono qui ma noi gli faremo arrivare lo stesso – se saranno interessati – le nostre dichiarazioni, ciò che i consiglieri di opposizione hanno fatto durante l’anno, lavoro politico anche a favore di chi ora è lontano ma potrebbe tornare, perché come avete sentito e potrete riascoltare, vi accorgerete che non c’è una iniziativa che vada a beneficio di pochi, ma sono state iniziative a vantaggio di tutti. È la caratteristica che dovrebbe essere la normalità, poi in politica ci si può dividere sempre perché chi vuole qualcosa di più per l’ambiente, chi per la cultura, chi vuole qualche altra priorità, ma sono tutte priorità di indirizzo di sviluppo civico. Purtroppo nella politica di Mineo questa normalità non c’è.
Nelle ultime elezioni amministrative – quelle che sono avvenute insieme alle europee – in qualche Comune della Sicilia si è presentata una sola lista. Già era successo in passato, fa parte della storia politica nazionale. Direte «che senso ha andare a votare quando c’è una lista sola?» In certi casi può essere l’anticamera dello scioglimento di un Comune per motivi di mancata legalità su tutti i fronti o per infiltrazione criminale, o cose del genere. Qualcuno che si presentò con una sola lista voleva poi, a vittoria raggiunta, occupare tutti i seggi in Consiglio. Una sentenza degli organi costituiti gli disse «no, perché comunque ci sono i seggi riservati all’opposizione e tu non puoi occupare anche quelli». A cosa serve l’opposizione? Serve a  tutto ciò che la maggioranza non può fare perché sarebbe critica di sé stessa. Non può auto-spronarsi e quando si pubblicano le foto delle erbacce qualche volta avviene il miracolo che le erbacce spariscono, però prima ci vuole la foto. La bandiera si è rinnovata dopo che gli abbiamo fatto la foto, il palazzo Ballarò che stava decadendo prima del tempo, appena restaurato già con problemi di infiltrazioni: arriva la foto e le cose si sistemano. Va bene, non è un problema, questo modo di procedere non dovrebbe stupire visto che da i suoi frutti, come in tanti casi si è visto. Ecco le cose che può fare chi non è in Consiglio comunale ma ha tanti altri mezzi e strumenti.
Noi c’eravamo visti l’ultima volta a fine gennaio. Era una giornata un po’ strana, cominciata male – anche dalla sera prima e finita – poi peggio, sebbene in modo prevedibile. Qual’è il bilancio a distanza di alcuni mesi? Noi siamo qui. Che cosa hanno ottenuto quelli che volevano dare un altro colpo alla democrazia e alla possibilità di manifestare le posizioni diverse che ciascuno ha il diritto di esprimere? Non hanno ottenuto niente, perché forse pensavano di trovare situazioni più morbide o forse più timorose, in un certo senso. Ne hanno ricavato qualche denuncia. Contenti loro. Ma hanno dato un’informazione importante a tutti noi, perché quell’episodio ha mostrato come, quando ci sono determinati interessi molto seri in ballo si passa sopra qualsiasi cosa, si passa sopra il rispetto delle persone. Poi ci si ritrova tutti quanti nelle processioni e sembra di essere in un paese tanto unito, però su certe cose ci si scanna volentieri in questa maniera. Qual’è la litigiosità? Non era possibile – vista la mancanza di ascolto su tutte le richieste che erano state fatte riguardanti l’accoglienza e la sicurezza – ipotizzare che era giusto uscire dalla gestione? Perché non era possibile? In Consiglio comunale si può fare una proposta in tal senso. Purtroppo l’abbiamo dovuta fare sotto minacce, che erano determinate a orientare quel voto. Chissà, se i consiglieri fossero stati meno condizionati quel voto poteva andare diversamente. Dovremmo chiederlo a chi ha votato contro. Ne parlo ora solo perché sappiate quanto costa la coerenza. Tutto ciò è il nostro tempo e il nostro presente.
Abbiamo potuto lavorare anche su carte interessanti perché, bene o male, a livello nazionale ci si è resi conto che la trasparenza amministrativa non è un optional e non è un passatempo per chi vuole rovistare tra le carte nella polvere e sono stati creati strumenti come l’albo pretorio in rete. Attraverso le carte dell’amministrazione passa tutto, e soprattutto le scelte che vengono fatte sulle economie del paese, sulle priorità, sui ruoli ecc. Abbiamo osservato le azioni di questa amministrazione quando ha deciso di cambiare tante cose all’interno degli uffici comunali. Si potrebbe pensare che non riguarda la cittadinanza, invece ho avuto la piccola soddisfazione di essere avvicinato da un nostro compaesano che si lamentava del fatto che un ufficio non aveva più un funzionamento comprensibile per lui, semplice utente. Le cose non funzionano meglio dopo che ci si è messe le mani, come era stato scritto poco tempo prima dall’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo. Poi si va a vedere in quante situazioni cambiare ha significato migliorare oppure no. L’indagine che è stata condotta dall’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo conserva ancora molti dubbi sul fatto che ci siano stati dei miglioramenti. Quindi è utile rilevare questi aspetti e dargli il giusto peso. Ci sarebbe anche lo spazio per una risposta, il dialogo c’è quando una controparte – con le forme che vuole, nei tempi che vuole – risponde dando il suo punto di vista sulle cose. Non abbiamo mai avuto il beneficio di ottenere risposta, le controparti sono troppo impegnate a dirigere questa metropoli e hanno ben altri impegni che stare ad ascoltare noi.
Abbiamo osservato come sono stati modificati i ruoli negli uffici. Non siamo riusciti a trovare un senso che indicasse la via del miglioramento, dell’ottimizzazione dei costi, visto che siamo in periodo di tagli e bisogna risparmiare. L’unica ipotesi convincente è che tutta l’operazione sia in realtà l’ultimo capitolo della lotta politica che c’è stata con le elezioni. Si chiama resa dei conti? Potrebbe essere. E si può fare? Penso che non sia possibile, perché ciascuna persona – in questo caso parliamo di chi ha un incarico al Comune ma purtroppo non ci sono categorie che non potrebbero risentire di una resa dei conti, anche chi ha delle licenze commerciali, per esempio – ora saprà che alle prossime elezioni, se non vota nel modo giusto che qualcun altro ha deciso per lui, poi dopo il voto ci si rivede e si fanno i conti. Succede di volta in volta. Anche alle europee, il 25 maggio siamo andati a votare, non c’entrava nulla il Comune ma le indicazioni erano molto chiare, i voti si sono contati, ci sono state delle percentuali molto lontane dalla media nazionale. È un attentato alla democrazia? È un attentato alla libertà di coscienza di ciascuno? Il condizionamento è evidente, poi c’è chi può restarne immune perché bene o male non è ricattabile più di tanto; altri si fanno due conti e concludono: «non mi posso più permettere la libertà di opinione politica». È diventata un lusso, come la terza macchina o la seconda casa.
Siamo ancora nella Repubblica Italiana? Siamo ancora nel Paese della democrazia nata dalla Resistenza ecc.? Non lo so più. Queste situazioni portano un incancrenimento e l’impossibilità ad avere un sano e libero confronto tra le diverse idee e posizioni. Tutto ciò noi l’abbiamo seguito e abbiamo cercato di condividerlo con tutti, anche attraverso i mezzi di informazione. L’esperienza del foglio a stampa “Qui Mineo” ha compiuto i suoi cento numeri, è durata a lungo. Subito è stato sostituito da un altro foglio, già ne sono usciti alcuni numeri e vedrete le differenze. “Alba Siciliana” si rivolge a un ambito più ampio e in questo modo si può notare che le criticità locali si possono ritrovare anche altrove.
Del resto, i fenomeni a cui siamo esposti, l’evoluzione di questo paese è stata strana. Si diceva una volta che Mineo era un paese agricolo, ora non lo è più. Soprattutto non è un paese agricolo secondo l’amministrazione: il grano brucia e nessuno fa nulla, quando i proprietari di quel grano – coltivato con spese oltre che sforzi e aspettative – da mesi chiedevano di mettere a posto una strada, dare una passata di ruspa per arrivare con la mietitrebbia e raccogliere in tempo ciò che ormai non c’è più bisogno di raccogliere, perché è andato in fumo.
Mineo non è più un paese agricolo. È diventato paese industriale? No, ciò che qualcuno chiama “la fabbrica dell’accoglienza” o “la più grande azienda del Calatino” non è una fabbrica né un’industria, allora saremmo operai, produrremmo macchine come a Termini Imerese. È “terziario avanzato”, cioè erogazione di servizi. Quindi siamo già nella modernità più aggiornata – senza dubbio – e siamo al centro degli eventi non dico d’Italia ma d’Europa, è un protagonismo che ci siamo trovati a avere, molto appassionante per cui le notizie di prima pagina sull’esodo, l’accoglienza al collasso ecc. ci coinvolgono e ci riguardano direttamente. È un protagonismo che non so dove ci porterà. Forse il prossimo natale nei vicoli lo festeggeremo col “presepe armato vivente”, sarà una nuova particolarità. Già col precedente natale nei vicoli le scolaresche coi pullman hanno avuto qualche problema a salire a Mineo nella situazione di guerriglia urbana che si era venuta a determinare. Non credo che l’anno prossimo andrà meglio, la memoria c’è e poi rimangono i nostri soldati dell’Esercito italiano che stanno qui a difenderci. Io ancora mi chiedo da chi ci devono difendere e chi dovrebbero difendere, prima o poi speriamo che questa risposta arriverà.
Si è parlato della cultura. Il consigliere Catania vuole far tornare i reperti archeologici menenini a Mineo. Non so se conviene, forse a Siracusa si potrebbero ancora salvare, qui non si sa che fine farebbero perché siamo in mano a chi ha già dimostrato quanto poco gli interessa la cultura. Avremo due anniversari l’anno prossimo. C’è il famoso “anno capuaniano”, già si è scritto sul modo in cui si vede un evento che dovrebbe appartenere a tutti noi. C’è la statua qui in piazza, Capuana di chi è? A chi appartiene? Penso che appartiene all’intero paese, si studia nelle scuole ecc. Arriva ogni cent’anni il centenario della morte, si organizzano degli eventi, è l’occasione per coinvolgere tanta parte di questa popolazione che in un modo o nell’altro avrebbe qualcosa da dare: c’è chi dipinge, c’è chi fa poesie, chi può proporre un suo modo di intendere e celebrare la personalità illustre del Capuana. Una volta si facevano le estemporanee di pittura, le gare di poesia e si coinvolgeva la gente. No, questo non è stato possibile, non è stato neanche pensato, non esiste. Ci sono due, tre, quattro persone che pensano di giocarsela in privato, con l’appoggio o il lassismo di una amministrazione che dice «tanto a noi della cultura non interessa granché, se ve ne occupate voi ci levate il fastidio».
Il secondo anniversario è quello per Salvatore Greco. Con gli amministratori precedenti si doveva realizzare una targa o un monumento, ma poi non se ne è fatto nulla. Ora ricorre il suo centenario. I familiari discendenti, illustri quanto il loro predecessore perché continuano la tradizione della scherma a livello nazionale e internazionale, hanno avuto la buona idea di rivolgersi a questa amministrazione per dire «il nostro capostipite è nato a Mineo, vogliamo collaborare? Sarà un evento che l’anno prossimo si svolgerà a Roma, ecc.». Non hanno avuto risposta. Queste cose potrei anche non dirle perché, avendo avuto un contatto con loro, potrei fare che me la penso come altri soggetti che vogliono avere il monopolio della cultura e me la gioco io: insieme a degli amici possiamo raccogliere del materiale e ce ne vantiamo per conto nostro. Ma lo sto dicendo da qua perché anche Salvatore Greco è patrimonio comune di questo paese. È grave che una amministrazione non rappresenta Mineo quando altri la cercano per motivi che nonostante tutto ancora sopravvivono, motivi che non sono quelli della cronaca e di ciò per cui ormai Mineo è conosciuta e tenuta come cattivo esempio da non seguire. È una indifferenza che si va ad aggiungere al resto e ci da un profilo abbastanza chiaro del nostro destino politico di amministrati. Alcuni di noi l’avevano detto, l’avevano pensato. Tanti altri sono impegnati in altre attività e non possono seguire ogni minuto della politica. È per loro che cerchiamo di comunicare. Chi fa politica soltanto all’interno di piccoli gruppi senza incontri pubblici per condividere e coinvolgere, certo deve avere qualcosa da nascondere, in più fa il grande torto alle altre persone di non permettere loro di farsi un’idea chiara per poi scegliere chi lo convince di più. Noi, eletti e non eletti, cerchiamo di seguire un’altra linea. Invece altri che prima erano con noi si sono tenuti il seggio in Consiglio, ma stanno comunicando poco di ciò che fanno.
Mi è rimasta una domanda: quando è stato il giorno in cui i tre consiglieri hanno deciso che per loro non eravamo più frequentabili? Non credo che sia stato il giorno della seduta di Consiglio in cui l’hanno comunicato, non penso proprio. Mi viene il dubbio che sia avvenuto prima delle votazioni. E allora per loro cos’è stata la lista Mineo prima di tutto? Un taxi, che si prende in affitto e quando arrivi a destinazione poi scendi e continui per la tua strada. È stato niente più di questo? E allora vuol dire che tutto ciò che veniva detto in altro senso, cioè che invece c’era la condivisione, che il comitato cittadino in quanto tale nasceva da una volontà di fare il bene del paese e via dicendo, non erano cose credibili. Questi sono comportamenti politici opportunisti che sicuramente fruttano nell’immediato: ti sei preso il posto in consiglio, che altrimenti non avresti avuto modo di conquistare perché liste di singoli non si possono fare. Ma restano nella memoria, è successo anche nella scorsa amministrazione di vedere questi passaggi a destra e a sinistra. Poi certe persone spariscono dalla politica e meno male, è un comportamento che mostra mancanza di rispetto prima di tutto verso gli elettori e così viene ricordato. È difficile ripresentare in una lista persone che hanno avuto questo tipo di scelte e di comportamenti.
Vi saluto e mi auguro di rivederci presto. Si è parlato della videoregistrazione delle sedute del Consiglio, non so se il punto verrà riproposto nelle prossime occasioni perché ancora non è stato affrontato; anche quello sarà una battaglia importante perché potremo tutti quanti – e non solo chi ha più tempo a disposizione – sapere che cosa avviene fa quando vengono spesi dei soldi, quando si opera sui pavimenti qui in piazza, quanto si spende e poi, quando si vanno a chiedere i soldi ai cittadini con le tasse, se effettivamente non si sono sprecate le risorse economiche che già c’erano. Grazie a tutti.

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