Intervento alla presentazione del libro “Mineo urbs vetustissima et jucundissima” di Aldo Messina

Caltagirone, Villino Milazzo, 11 ottobre 2014. (documentazione completa dell’incontro)

piccoloBuonasera a tutti, grazie di essere venuti. Abbiamo pensato a questa seconda presentazione del frutto degli studi del prof. Aldo Messina, che raramente ci viene a trovare in questa isola sperduta e lontana, quindi è un momento speciale anche per questo motivo. Noi ci eravamo conosciuti qualche anno fa, il prof. Messina non dimentica la sua Mineo che è stata compagna di vita anche a distanza come in tutti i suoi studi. Questo libro rappresenta un ulteriore regalo che ha voluto fare a questa città che sicuramente lo ha accompagnato fin dall’inizio, ricordo le sue opere sui graffiti delle grotte di Caratabia, sulla Cuba. Tanti studi che mai nessuno aveva fatto prima e che diventano quel patrimonio di tanti “messaggi nella bottiglia” che si lanciano per chi avrà la possibilità forse in tempi migliori dei nostri di utilizzare tutto ciò, anche per immaginare e ricordare ciò che nel frattempo sarà stato distrutto per incuria.

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Proprio ieri con l’amico Nino Cucuzza eravamo a Palagonia a un convegno di studi sulle strade antiche e sulle fiere che in tutta la Sicilia sono state create, quando le fiere erano il tessuto pulsante dell’economia dei tanti siciliani che non avevano bisogno di emigrare forse, perché era veramente un’economia vitale. Le tante cose che ci hanno detto l’amico Cucuzza e gli altri colleghi – davanti a molti giovani, tra l’altro – rappresentano questo nostro percorso, questa nostra attività di divulgazione ma prima ancora di studio che lunghe ricerche d’archivio meticolosissime hanno permesso poi di condensare in un’oretta di incontro e mettono a disposizione questi materiali. I tanti castelli medievali della Sicilia, le vie, i “tratturi” della transumanza, tantissime e interessanti notizie per una Sicilia che vorrebbe proporsi anche per la cultura, per il turismo culturale e spesso ci può riuscire.
Noi oggi ci troviamo a Caltagirone, il libro di notizie storiche su Mineo “urbs vetustissima et jucundissima” doveva arrivare anche qui, in questo centro ideale del comprensorio del Calatino che è anche una vetrina per parlare a un pubblico diverso dai soli compaesani. Devo dire che ci sono molti abitanti di Mineo oggi qui, molti menenini in trasferta e questo fa molto piacere.
Come collaborazione tra l’associazione Pro Loco di Mineo, la Società di Studi Menenini e la Società di Studi Calatini noi, oltre a organizzare questa iniziativa ci prendiamo anche il compito per chi non c’è, non ha potuto esserci, di documentare in modo il più possibile fedele i lavori, le cose che diremo. Ci sono delle relazioni degli ospiti che abbiamo oggi e quindi è sempre un momento che è bene rimanga tra le attività che poi potremo ricordare di aver promosso. Attraverso la rete e i sistemi che conoscete si darà la documentazione.
Il libro è uscito a dicembre 2013, è stato presentato a Mineo e ha destato molto interesse anche perché non è un vero e proprio saggio o trattato, è un insieme di punti e spunti che soprattutto ci fanno capire una cosa: sappiamo che il territorio comunale di Mineo è molto ampio e considerare soltanto il borgo, per quanto sia effettivamente il centro abitato, è riduttivo dal punto di vista del patrimonio storico culturale. Oggi tante campagne sono abbandonate o non abitate come un tempo, una volta non era così, necropoli, centri abitati, le “Sette Mene” prima delle conquiste greche, tra la leggenda e la storia – la leggenda aiuta a acquisire un po’ di interesse per la storia e se non ci fosse la leggenda, rimarrebbe forse più arida. È rimasta Mineo con la sua continuità abitativa ma questi luoghi sono nelle campagne e vanno riscoperti, perché in molti casi non è facile incontrarli, non c’è una segnaletica.
Il libro permette anche di individuare e estendere l’interesse che un visitatore ma anche gli stessi abitanti, i giovani, penso alle classi che possono fare delle belle passeggiate avendo “fuori porta” tante cose da vedere, li può aiutare a inquadrare e a interpretare meglio queste testimonianze che sono rimaste. Sono stati fatti anche degli scavi, partiamo da Paliké Rocchicella, ma c’è molto altro che è un po’ più nascosto e nei suoi pluridecennali studi il prof. Aldo Messina non ha mancato di individuare e di interpretare anche con l’aiuto dei documenti che esistono negli archivi, ci vuole solo il lavoro di andarli a trovare.
Noi oggi ascolteremo l’Autore, poi Antonio Cucuzza che ci parlerà di Mineo nella letteratura storica, quindi le fonti che ci aiutano a conoscere il suo passato, la prof.ssa Lucia Arcifa che ci parlerà di Rocchicella e gli scavi di questo antichissimo santuario dei Palici, il giovane archivista Pietro La Rocca che già abbiamo incontrato in tante occasioni e che ci parlerà della ricerca archivistica e le fonti storiche per la conoscenza delle antichità. Saluto anche l’editore che è qui presente, Silvio Di Pasquale, che ha portato anche un po’ di copie del libro.

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Più volte il prof. Messina ha fatto riferimento a una persona in sala, l’amico Sebastiano Aiello, che che è stato davvero di aiuto nelle varie ricerche e rappresenta un punto di riferimento per il prof. Messina, perché le nuove scoperte non smettono di comparire per chi le cerca, mi diceva prima di una novità ma non diciamo niente, verrà fuori quando sarà il momento e sarà tutta farina del suo sacco. Posso dire solo che erano aerei che volavano in quel dei cieli di Mineo, archeologia industriale e bellica. Il bello della storia è che ci fa rivivere situazioni, abbiamo i “Cavalieri di Re Ducezio”, stasera invece si parlava dei cavalieri prima di Ducezio. Di cavaliere in cavaliere, chissà che non facciamo venire l’ispirazione a qualche altra figura eroica che possa forse aiutarci anche nei nostri tempi.

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L’immagine mostrata dalla prof.ssa Arcifa con i giovani che hanno partecipato alla campagna di scavo si ricollega a una cosa che volevo dire ai rappresentanti politici che ci hanno fatto l’onore di essere qui stasera, abbiamo l’ex candidato sindaco Giuseppe Mistretta e l’on.le Ioppolo. Siete venuti e vi prendete questa responsabilità, di non poter dire “io non lo sapevo” che in qualche modo gli sforzi di studio ecc. hanno poi bisogno di una valorizzazione che riguarda le istituzioni. Sappiamo che i tempi sono quelli che sono, per carità, però quando i giovani – io ne ho fatto parte e ho potuto partecipare a delle campagne didattiche e di scavo in tenera età, e sono cose che non si dimenticano – c’è chi può farlo, chi con borse di studio ecc. Non ci dimentichiamo totalmente di questo aspetto, pur avendo la situazione che abbiamo su altri fronti, perché penso che potremo pentircene più avanti. È molto bello che ci si aggiorni e si seguano i lavori degli studiosi ma non lasciamoli soli, questo è il mio appello caloroso a chi poi dovrebbe tutelare e valorizzare questi siti. Lo dico soltanto perché purtroppo ci sono stati degli esempi nella gestione politica passata, nella politica culturale. Ne possiamo ricordare solo uno, nel territorio di Mineo abbiamo la vallata di Fiumecaldo, che è caldo per origini di acque termali vulcaniche come hanno mostrato gli studi dell’illustre Guzzanti che creò anche la stazione di rilevamento sismico, e colgo l’occasione per salutare l’associazione ArcheoMineo che ha in custodia e valorizza tutto il lavoro che è stato fatto per recuperare gli strumenti sismografici che permettevano di rilevare i terremoti, secondo studi pionieristici. In questa vallata c’erano una serie di mulini, che venivano utilizzati soprattutto per la macinazione e anche altre attività che avevano bisogno del movimento dell’acqua. I mulini ci sono ancora, l’opera di distruzione non è riuscita completamente, sarebbe stato bello visitarli. Ma inserirli in programmi velleitari per “Natale nei Vicoli” o la festa di Sant’Agrippina quando invece non si è fatto assolutamente nulla dal punto di vista della preparazione dei luoghi che hanno bisogno di una messa in sicurezza, creazione di percorsi ecc., significa proprio aggiungere, oltre al danno dell’abbandono perdurante, anche la beffa del “fare la parte” di chi si ricorda o si fregia di dire che sta facendo qualcosa per la cultura ma è soltanto una medaglia non meritata che purtroppo anni fa abbiamo potuto constatare. Quindi cerchiamo di renderci conto che tra le parole e i fatti ci vuole più coerenza. Lo diciamo a futura memoria perché così queste importanti occasioni di incontro che sono abbastanza rare e preziose abbiano ricadute di benefici concreti che altri ne potranno avere, visitatori, turisti, giovani ecc. Altrimenti rimarremo dei portatori di leggende e di lettere morte, spedite non si sa a chi.

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Tra i luoghi della cultura a Mineo vorrei ricordare che da non molto tempo è stato riaperto al pubblico il museo archeologico “Tamburino Merlini”, collocato nell’antico palazzo che attualmente ospita il Comune e che ha una lunga storia come collegio dei Gesuiti. È stato sottoposto a anni di restauri, è stato chiuso per molto tempo. Se non ci sono luoghi adatti a depositare le testimonianze storiche, succede che le collezioni archeologiche vadano altrove, al Museo di Siracusa e anzi sono quelle fortunate, altre non vanno da nessuna parte e non si possono vedere. È stato detto, si è auspicato il ritorno a Mineo di alcuni pezzi particolarmente importanti, io mi sono preso la responsabilità di dire in un comizio in piazza “aspettiamo che Mineo meriti di riaverli”, per essere davvero luogo di fruibilità maggiore, se no finisce come i Bronzi di Riace. Dobbiamo sempre considerare che tutto ciò è patrimonio condiviso e da condividere perché ritirarsi nel privilegio che pochi hanno di passare la propria vita nel patrimonio storico significa anche non riconoscerne invece la vitalità e il potenziale per tutti. Come diceva un grande scrittore francese, “ogni volta che si apre una scuola si chiude un carcere”, è da ricordare affinché tutto ciò sia sempre nella direzione pubblica e democratica per portare non a chi già sa e condisce il proprio elevatissimo sapere con un’altra perla, ma in un qualche modo operare per una diffusione e elevazione condivisa per tutti noi.
Il libro che l’amico Agrippino Todaro ha appena regalato al prof. Messina l’ho visto in tipografia a Mineo mentre veniva legato manualmente, con un lavoro di grandissima qualità da parte di chi ha accompagnato tanti di noi che si sono cimentati in qualche piccola opera editoriale con la disponibilità a tutti i nostri capricci e alle nostre esigenze. È un’opera di antico mestiere che merita un pieno apprezzamento.
Chi chiedeva la presenza di sindaci può solo vederne uno “in effigie”. La persona ritratta sul manifesto per la presentazione di oggi è un sindaco di Mineo. Giuseppe Cirmeni, che in quel caso era intento in attività casalinghe, fare i conti dell’ingresso e delle uscite probabilmente di grano o di altre derrate davanti ai magazzini di casa sua. Sindaci molto concreti, che sembravano contadini ma sicuramente sapevano dialogare con la cultura materiale, con l’economia e con le basi reali della vita quotidiana nelle campagne, che erano vive un tempo e noi speriamo che traggano anche ispirazione le nuove generazioni di amministratori da quella concretezza perché da lì nasce il futuro: cultura e materialità insieme.
Vi ringraziamo tutti davvero, arrivederci alla prossima occasione.

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