2014.11.25 – Gli attivisti dei diritti umani incontrano i migranti al Cara di Mineo (VIDEO)

 Gli attivisti per i diritti umani contro lo sfruttamento dei migranti si sono ritrovati ancora una volta martedì 25 novembre davanti all’entrata del Cara di Mineo, per un incontro interetnico con gli ospiti richiedenti asilo. Per voce dei testimoni diretti il più grande centro d’Europa mostra perduranti negatività dopo oramai quasi quattro anni dalla sua apertura: un sovraffollamento cronico che satura gli spazi abitativi e i servizi, l’attesa di mesi per ottenere i documenti e, in caso di ricorso al ricevuto diniego, ulteriori attese anche di anni a causa delle disfunzioni dei tribunali. Inoltre si notano il completo fallimento degli obiettivi di integrazione e la crescita dei comportamenti devianti nei vari settori dell’illegalità. A ciò si è aggiunto il ricatto del caporalato: lavoro servile nelle campagne senza alcuna garanzia e a salari ridicoli, con mediatori del luogo che tutte le mattine preparano le squadre da offrire al mercato delle braccia per la raccolta delle olive e delle arance, sotto gli occhi di polizia e carabinieri. Tutto passa sotto silenzio e i benefici vanno in primo luogo al meccanismo criminale che opera localmente. Anche così si contrasta la crisi del settore agricolo, abbassando i costi della forza lavoro. Nulla sa e nulla vede la Prefettura di Catania, che ha i suoi responsabili dentro il Cara di Mineo. Sostanzialmente decorativa si dimostra anche la presenza delle altre forze dell’ordine e dei militari dell’esercito, che non intervengono nella repressione dei furti e dei danneggiamenti nelle campagne. È un modo davvero insolito di intendere i presunti obiettivi di accoglienza e integrazione, mentre all’ingresso del paese più vicino, Mineo, si legge: “Benvenuti nella città più videosorvegliata d’Italia”.
Sul fronte della sicurezza sanitaria, al Cara di Mineo non c’è da stare tranquilli. All’interno non esistono presidi sanitari adeguati e per i casi più seri si ricorre alle strutture sanitarie dei dintorni. Di recente è stato rafforzato il reparto di malattie infettive all’ospedale di Caltagirone, ma non è certo un buon segno la mancata trasparenza sui dati sanitari di tutti gli ospiti richiedenti asilo, dati che per legge i responsabili del Cara devono comunicare al ministero della Salute.
Sono solo alcuni dei molti aspetti critici che dovranno essere accuratamente indagati dalla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema nazionale di accoglienza degli stranieri. La commissione di inchiesta, istituita nei giorni scorsi, dovrà accertare le condizioni di permanenza dei migranti e l’efficienza delle strutture, nonché eventuali condotte illegali e ogni atto lesivo dei diritti fondamentali e della dignità umana. Si indagherà sugli anni già trascorsi per individuare profili penalmente rilevanti di abusi, distrazione di fondi, false fatturazioni o episodi di corruzione. Inoltre, per quanto riguarda la gestione dei Cara, dei Cie e degli Sprar, si dovranno verificare le procedure di affidamento, il lavoro degli operatori e dei dipendenti delle cooperative coinvolte, gli avvicendamenti nelle dirigenze dei consorzi di imprese e, sotto il profilo economico, la sostenibilità del sistema nel suo complesso per le finanze pubbliche che lo tengono in vita. Uno dei ventun componenti della commissione ha dichiarato: «Lavoreremo per un anno con l’aiuto della polizia giudiziaria. La nostra attività è finalizzata a restituire dignità ai migranti che giungono nel nostro Paese e a impedire la cronicizzazione del sovraffollamento e degrado degli standard di ospitalità dei centri di accoglienza dei migranti. In tanti casi sono state disperse grandi quantità di risorse pubbliche senza produrre buoni risultati. Non è una commissione “contro” qualcuno, ma è una commissione “per” tutti noi, per non doverci vergognare».

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