Dialogo con la senatrice del M5S Ornella Bertorotta

Ho incontrato la senatrice M5S Ornella Bertorotta a Roma, il 19 dicembre scorso. Nel pomeriggio sarebbe stato votato il “decreto milleproroghe”, cioè la fiducia al blocco di emendamenti alla finanziaria dei quali gran parte erano stati presentati dalla stessa maggioranza. La senatrice mi ha ricevuto all’interno di Palazzo Madama – la sede del Senato – nel suo ufficio, condiviso con un’altra senatrice del M5S che però in quel momento non era presente.

OB – Il momento non è dei migliori, inutile girarci intorno. Questi non sono luoghi facili, siamo in mezzo alla melma. Nel corso della legislatura non sono mancate le difficoltà, girano nel palazzo un po’ di eletti del Movimento che ora si relazionano con gli altri partiti, sembrano aver ceduto alle lusinghe, si sono fatti abbindolare con il discorso che rimanendo all’opposizione non si sarebbe ottenuto nulla, mentre facendo accordi si potrebbero ottenere risultati. Il nostro obiettivo, oltre al lavoro quotidiano che consiste nell’ascolto dei territori e nella presentazione di proposte, consiste nell’impegnarsi per scardinare un sistema politico che non funziona. Questo è il programma nel quale ciascuno di noi è stato eletto. Difficile che si possano fare equivoci: se guardiamo gli altri, per esempio il Pd, è chiarissimo che nulla qui dentro è fatto per la popolazione, ogni iniziativa è voluta e pilotata da una qualche lobby che va accontentata. Anche il provvedimento degli ottanta euro è stato mirato alla fascia elettorale più ampia.
Stamattina, dopo giorni che lavoriamo alla stabilità con le sedute notturne ecc., noi presentiamo circa 240 emendamenti, la maggioranza ne ha presentati 3.800. Su un testo che viene da loro! Siccome non c’è più tempo allora è stata messa la fiducia, con un maxi emendamento hanno raccolto tutte le modifiche al testo originario che vogliono inserire, anche cose mai viste né discusse in commissione, che però passano lo stesso. E stanno litigando tra loro perché non sanno bene cosa inserire e cosa togliere. Ne era passato solo uno di emendamento proposto da noi, per finanziare la diagnosi di malattie rare nei neonati che in questo modo si possono curare tempestivamente. Già l’anno scorso era stato approvato ma non era stato fatto il decreto attuativo e quindi era rimasto fermo. Stavolta è semplicemente scomparso dal testo del maxi emendamento, una strana dimenticanza. Avremo circa un ora per esaminare il documento di 170 pagine. È probabile che verrà fatta saltare la legge 407 del 1990, che stabiliva sgravi fiscali per chi assume persone disoccupate da almeno due anni. Aveva funzionato bene come incentivo a assumere a tempo indeterminato, le aziende erano totalmente esonerate dal pagare i contributi per i primi tre anni. Stanno togliendo i fondi Pac per la Sicilia…
LV – La trasmissione Virus del 18 dicembre, con Orfini e Feltri, mostrava che la modalità di autodifesa del Pd, soprattutto quando arrivano i problemi giudiziari, consiste nel rispondere che stanno provvedendo a sistemare le cose, per esempio con il commissariamento del Pd romano in risposta a “Mafia Capitale”. E però bisognerebbe anche chiedersi come mai il partito installa ai vertici certi personaggi che poi saranno i giudici a mettere in discussione rivelandone i comportamenti. Stesso discorso per quanto riguarda la posizione del Pd nei confronti del sindaco Marino: molto critica fino a poco tempo fa e forse per ragioni che hanno poco a che vedere con la politica e molto con interessi lontani dalla legalità, anche qui si rispondeva semplicemente con il commissariamento su Roma e il problema sembrava finire là.
OB – Il fatto è che di persone per bene non ne hanno più, certe poltrone implicano comportamenti lontani dalla correttezza.
LV – Nei Comuni, per esempio a Mineo, ci sono consiglieri che non parlano mai durante le sedute, alzano il dito quando bisogna votare e basta. Eppure quando ci sono le elezioni amministrative prendono molti voti e vengono sempre eletti. Chi li vota vede in questi consiglieri dei rappresentanti personali, da andare a cercare in caso di necessità per problemi personali da risolvere con l’Amministrazione. Questa sembra essere la forma in cui si è adattato tutto il sistema democratico, una specie di “democrazia tribale” per cui nei piccoli centri è proprio la famiglia numerosa che esprime il consenso vincente. E così abbiamo il consiglio delle tribù, mentre non esiste il concetto di cittadinanza e di cittadino derivati dall’illuminismo, cioè la persona che dovrebbe avere dei diritti a prescindere dal sesso, dalla razza, dalla ricchezza, parentele ecc. Invece senza queste prerogative particolari non si è nessuno, non si ha alcun diritto. I rappresentanti politici non avranno alcuna considerazione per un “semplice cittadino”, saranno sempre e soltanto impegnati a rispondere ai vari gruppi che li hanno fatti eleggere: il direttore della scuola, il dirigente Asl, il presidente di una associazione con molti soci, ecco ciò che vale in questo mercato. Sarà che la democrazia è un’utopia, ma così ci troviamo in qualcosa di molto diverso. Forse in passato c’era maggiore sincerità, i politici della Democrazia Cristiana non nascondevano più di tanto che esistevano tante correnti all’interno spesso impegnate a combattersi reciprocamente. La memoria storica della politica italiana è fondamentale, chi vuole cambiare un sistema se ne approfondisce le origini e gli sviluppi almeno dal Dopoguerra a oggi ne capisce le radici e la forza, il radicamento in una società. Sono gli elettori che si aspettano quel metodo, quel ragionamento. Ne arriva un altro, differente, non lo capiranno.
OB – Ecco perché noi stiamo avendo molte difficoltà, la gente fatica a immaginare un sistema diverso, forse perché non l’abbiamo mai avuto, tranne ai tempi dell’antica Grecia.
LV – Quello che è stato il dramma dell’utopia mancata dal Dopoguerra quando si esce dal regime fascista, arriva la democrazia, la repubblica… e i partiti. Già nel Comitato di Liberazione Nazionale CLN i partiti si costituiscono in quanto struttura intermedia che si spartisce l’Italia. Avevano visioni molto diverse, i comunisti filosovietici, altri vicini all’America ecc. per cui la guerra civile poteva continuare in modo molto violento, una prospettiva che si è riusciti a evitare anche grazie a un patto di spartizione. Da allora, chi era democristiano e chi era comunista nel corso di tanti decenni non ha mai scelto per quale partito votare in ogni appuntamento elettorale, il voto di appartenenza era sempre lo stesso. Un modo per evitare il trasformismo, sicuramente, ma che ha impedito anche la dialettica, le persone non hanno mai ragionato sul proprio voto, chiedendosi chi stavano man dando a fare il parlamentare o il ministro, bastava che fosse uomo di partito. Si è impoverita la crescita di consapevolezza delle problematiche reali di un Paese: quale via per lo sviluppo, l’industrializzazione, le infrastrutture, tutte cose che sono andate avanti fuori dalla consapevolezza dei cittadini. Oggi ci sono i movimenti NoTav, NoTriv, NoMuos, NoPonte, per parlarne dobbiamo essere informati, conoscere i progetti per criticarli. In Italia sono state fatte migliaia di infrastrutture, tra le quali alcune sono andate male come certe dighe crollate ecc., mentre il cittadino era totalmente ignaro perché i partiti non lo hanno fatto partecipare, gli hanno solo chiesto il voto affermando di rappresentare il bene nella lotta contro il male – rappresentato dagli altri partiti. Il resto, cioè come si amministra, si progetta e si programma non doveva riguardare né interessare la popolazione. Insomma, forse ci rivolgiamo a un Paese che si sta affacciando ora a un modo diverso di vivere la politica, noi gli chiediamo di correre ma è ancora indietro.
OB – La gente si è limitata a delegare e quando invece gli si chiede di scendere in piazza, di firmare e prendere una posizione sembra infastidita. Ci vorrà del tempo ma penso che siamo sulla strada giusta. Tu come ti poni rispetto al movimento?
LV – La domanda si potrebbe anche rovesciare, chiedendo come si pone il movimento nei miei confronti. Sono iscritto dall’inizio del 2013 e ho avuto la possibilità di partecipare alla selezione delle proposte di candidatura per le elezioni europee dello scorso maggio. Purtroppo bisogna distinguare i vari livelli del movimento perché io credo che al di là dei casi personali c’è un problema di fondo e qualcuno se n’è accorto, penso in particolare a Di Maio: l’approccio innovativo al modo di fare politica e di rapportarsi alla cittadinanza, sulla trasparenza ecc. sono cose molto positive, non ce n’è mai abbastanza, tuttavia possono diventare un ostacolo invece che un aiuto per instaurare un felice rapporto con la società quando diventano elementi di discriminazione verso l’esterno. Qui non si tratta di stabilire se ci sentiamo migliori o peggiori di Totò Riina, può esserci un’ampia fetta di società civile che vive quotidianamente a suo modo un’analisi delle cose che succedono, prende delle posizioni anche coraggiose ma per un qualche motivo non fa parte del Movimento Cinque Stelle. Cosa fai? Come ti ci relazioni? In maniera manichea, cioè soltanto con la critica del loro presunto errore di non essere nel movimento? Questo è un modo rigido che ha fatto parte di alcune interpretazioni che si sono avute nelle varie stagioni del movimento, soprattutto in corrispondenza degli appuntamenti elettorali. Ricordo le elezioni a Caltagirone nel 2012, per esempio. A seconda del momento, la fotografia del M5S non è stata la stessa, trattandosi di movmento in evoluzione. Per cui chi era “ortodosso” e nei ranghi nel 2012 e si presentava candidato in una campagna elettorale si muoveva in condizioni diverse da quelle che si sono avute nel 2013, e oggi è ancora diverso. I tempi del dibattito sull’ipotesi di alleanza con Bersani sono lontani. Tra le tante differenze, io colgo questa come la più importante per lo stato di salute interno al movimento nei territori e per la possibilità di relazionarsi felicemente con l’esterno: il rapporto con chi è altro da te ma non è un galeotto, un ladro, un approfittatore ecc. Come ti ci relazioni? Al riguardo ho visto che Di Maio si è mosso in un certo modo, ha girato l’Italia compiendo uno sforzo per far capire anche ai suoi che era importante relazionarsi con realtà locali esterne, autonome, indipendenti. Voglio ricordare anche un caso molto attuale, in primavera ci saranno le elezioni amministrative a Milazzo e il candidato Giuseppe Marano ha offerto la collaborazione con tutte le forze che condividono il suo programma ambientalista, ma finora non si sono avute da parte del M5S locale delle risposte incoraggianti, perché c’è il blocco di principio che dicevamo prima e dunque finora si hanno solo queste alternative: il M5S non presenta la lista e lascia liberi gli elettori di votare Marano, oppure la presenta e divide un elettorato sostanzialmente simile, determinando la sconfitta. Quale prospettiva sia peggiore non saprei dire, è una bella lotta.
OB – A Milazzo la recente uscita del parlamentare Cinque Stelle Currò dal movimento non semplifica le cose. La situazione è incerta, va anche considerato che una lista con persone esterne al movimento presenta dei rischi, se è vero che i problemi sono venuti fuori già con alcune persone che invece ne facevano parte, gli altri come si comporteranno dopo essere stati eletti? D’altra parte è anche vero che in questo momento ha la massima importanza aprirsi alla società, soprattutto vista la crisi dei gruppi locali, gente che è impegnata da tanti anni si è forse stancata. Quando io vado agli eventi organizzati ai quali mi invitano, capita che ce le raccontiamo tra di noi, e questo non serve granché anche perché noi siamo per il dibattito. Ancora non è partito a livello nazionale il progetto di democrazia partecipata, finora si è fatta poca cosa. Si dovrebbe coinvolgere molto di più, proprio per rieducare alla partecipazione, quello che io faccio in Parlamento deve seguire il mandato che mi danno i cittadini. Al di là dei venti punti del programma con il quale io sono stata eletta, quando devo prendere una posizione vorrei che non fosse né la mia né quella dei trentanove senatori o dei centoquaranta parlamentari del Cinque Stelle, il movimento dovrebbe essere in grado di esprimere la posizione che è condivisa dalla maggioranza della gente. Sono intervenuti tanti ostacoli che forse non erano stati previsti interamente.
LV – Mi viene da pensare che l’appartenenza al M5S non ha dimostrato finora di essere una garanzia assoluta contro le brutte sorprese e forse è proprio questo dato di fatto che potrebbe far riconsiderare il modo di relazionarsi con l’intera società, cercando gli elementi di affidabilità nelle storie personali di ciascuno, nel lavoro politico fatto fino a quel momento valutandone gli obiettivi e i risultati. Se vogliamo capire bene chi è il politico tradizionale dobbiamo anche tenere conto del fatto che ha un mestiere, nel quale è allenato. Per esempio nel caso di Tor Sapienza, a parte le difficoltà che ha avuto la Taverna nell’essere identificata in un certo modo, gli altri si sono mossi con abilità. Gramazio e altri, politici da una vita in partiti come il Pdl che usano il proprio mestiere in questi casi per affrontare la gente – quella più arrabbiata e antipolitica – proprio lui al quale dovrebbero mandare tanti insulti se ci fosse quella coerenza di analisi. Ma nel fuoco della vicenda, nell’agitazione del momento il politico riesce con il suo mestiere a trovare le formule per dire alle persone quello che vogliono sentire e così riesce a recuperare sul campo il ruolo che l’antipolitica aveva messo in discussione.
OB – Come Berlusconi che per avere i voti promette di regalare la dentiera, e gli vanno appresso a queste persone che hanno rubato, sono stati condannati ma non basta, la gente continua a ricaderci. Si spera che il metodo della partecipazione porterà a riflettere meglio sulle cose.
LV – Io penso che relazionarsi con un popolo italiano che è nella nostra testa ma non nella realtà dei fatti provoca necessariamente delusioni. Capisco anche la frustrazione che si ha lavorando in Parlamento con delle buone proposte che però vengono sempre bocciate.
OB – Il ruolo che ci rimane qui è quello della critica verso la maggioranza e l’azione di governo. Finché noi non potremo raccontare e dimostrare alla gente cosa abbiamo fatto per il bene della collettività e non solo a vantaggio di una parte, la gente non ci darà credito, resterà l’impressione che non facciamo niente.
LV – Le problematiche generali ricadono nel caso specifico. Per quanto riguarda il Cara di Mineo e il tema delle ricadute sui territori dell’accoglienza verso i migranti, da quando è stato istituito quasi quattro anni fa ci sono state tante analisi e tante prese di posizione. Si dovrebbe riuscire a essere aperti e riconoscere con onestà intellettuale che c’è stato un dibattito, eventualmente andando anche a individuare gli atteggiamenti interessati di chi ne ha parlato bene perché ha interessi specifici di fazione o di chi ne parla male perché vuole compiacere il proprio elettorato. Tutta l’analisi bisogna farla tenendo conto di come si sono svolte le cose, della tempistica di chi è arrivato a dire alcune cose prima di altri, non perché sia una gara ma perché se arrivo dopo due anni che già qualcun altro ha evidenziato un problema, dicendo per esempio che il Cara è “una bomba a orologeria” e ripeto la stessa cosa, che risultato si ottiene? Ecco che ritorna il problema della capacità di relazione, di apertura e di dialogo con il mondo esterno, tenere conto che esistono altre realtà operative, non solo partiti, gruppi, opinionisti, giornalisti, autori di documentari, militanti dei diritti umani ecc. Sul Cara hanno già detto, visto, mostrato, denunciato, dichiarato moltissimo. E di fronte a tutto ciò che si fa, si decide che siccome ancora il M5S non aveva aperto l’argomento, era come se non esistesse, mentre ora che il M5S lo considera allora esiste, e quello che dirà il M5S è originale soltanto perché è il M5S a dirlo? Trovo che simili comportamenti si possano lasciar passare soltanto per amore di indulgenza e di carità, ma un cittadino e lettore ben informato se ne accorge, lo nota e lo fa notare. Ecco che emerge la disonestà intellettuale se non si vuole riconoscere che i fatti sono questi, che il dibattito sul Cara c’era anche prima che il M5S ha iniziato di parlarne. E allora vorrei che invece l’onestà intellettuale fosse usata reciprocamente e verso tutti i soggetti esterni. Se una forza politica come il M5S non è opportunista, non fa gli interessi delle lobby, non mira a spartizioni, non vuole partecipare al business dell’accoglienza ecc., allora deve valorizzare tutte le voci critiche che ci sono state finora, altrimenti non produrrà altro che divisioni e diffidenze in chi potrebbe collaborare e portare quel poco di esperienza e di informazione che ha, ma non apprezza il fatto di essere usato in modo strumentale, anzi con forme di ostruzionismo che si sono viste a livello locale. Viene a mancare una lealtà e correttezza di fondo. Io purtroppo ho visto questo e ho notato anche un’altra cosa, che è stata un problema interno di incertezza – perfettamente comprensibile vista la mancanza di elementi chiari a monte, ma nel momento in cui ci si pone di fronte a quel tema deve essere chiara qual’è la linea del movimento nazionale su tutto il meccanismo dell’immigrazione. C’è stata una fase di elaborazione, ma nel frattempo uscivano le notizie di cronaca, il che ha posto la difficoltà di esprimere una linea ben precisa. A prescindere da ciò io credo che la politica migliore è quella che non cede ai timori e non rinuncia a essere presente soltanto perché in quel momento potrebbe anche rischiare di dire qualcosa che cambierà nel corso del tempo. Nessuno ha la sfera di cristallo.
Lo scorso settembre, dopo che già c’erano stati in precedenza incontri con alcuni rappresentanti del M5S alla manifestazione NoMuos a Niscemi, avevo accennato alla creazione di un comitato cittadino, Salute e Territorio, rivolto al comprensorio del Calatino con il fine di affrontare alcuni problemi locali di natura sanitaria e ambientale. C’era per esempio il caso di Villa Montevago a Caltagirone, del quale si è parlato molto. Viene fuori l’idea di un incontro pubblico e il Comitato riceve la collaborazione di Fratelli d’Italia, che in Sicilia a Augusta già dall’inizio del 2014 aveva promosso una campagna di informazione e denuncia sull’operazione Mare Nostrum. All’incontro che è stato promosso dal comitato e si è svolto a Caltagirone il 10 settembre erano state invitate tutte le forze politiche per far conoscere le varie posizioni politiche sul tema nella prospettiva del passaggio a Frontex Plus. Da parte del M5S – invitato con molto anticipo – non ho avuto risposte trasparenti, c’è stato tutto un modo obliquo che mi ha fatto pensare alla vecchia politica: prendere tempo, tentennare, rimandare fino all’ultimo per non dire la verità, che c’era imbarazzo e non si voleva affrontare l’opinione pubblica sul tema dell’incontro. Francamente di fronte a tutto ciò mi sono chiesto che significato ha, perché si sfugge alla possibilità di esprimere un punto di vista accanto a quello degli altri? Il motivo è che non piacciono gli altri partecipanti? È una fragilità che si rispecchia in determinate composizioni interne, cioè le origini di ciascuno degli individui componenti dei vari meetup ecc., che magari si portano dietro certe pregiudiziali che però non hanno mai espresso chiaramente, con sincerità e sulle quali lo stesso movimento non si è mai interrogato, come si è visto quando al Parlamento Europeo si trattava di fare il gruppo e venivano fuori critiche a Farage perché era di destra o non si sa cosa. Ecco l’emergere delle pregiudiziali che, spesso anche su basi di conoscenza praticamente inesistenti, portano a rifiutare il confronto e il dialogo.
OB – Il problema esiste, inutile nasconderlo. Probabilmente è dovuto al fatto che il movimento è nato da poco tempo e occorre maggiore esperienza sul campo per poter affrontare al meglio le situazioni che si presentano.
LV – Tutto l’incontro è conservato in rete, si può vedere lo spazio che hanno avuto i partecipanti, compreso l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che era di passaggio a Caltagirone e poi una persona che svolge l’attività di mediatore culturale, è vicina all’Arci e al partito Sel e non era previsto tra i relatori, del resto quel partito non aveva risposto positivamente all’invito, ma comunque gli è stato dato lo spazio di parola. L’iniziativa è riuscita perché ha messo insieme nella possibilità di confronto le parti più lontane, c’era un rappresentante dei lepenisti italiani che hanno fondato di recente il Fronte Nazionale per l’Italia, c’era Forza Nuova e quella parte della sinistra che guarda con favore al fenomeno dell’immigrazione. Alemanno ha raccontato della sua azione su Roma quando ha fatto il sindaco, riducendo il numero dei campi nomadi e facendo un accordo con quelli rimasti: la concessione di alcuni servizi da parte del Comune in cambio di una salvaguardia della legalità.
Insomma per come sono andate le cose con il M5S non è stato un bel precedente e ha determinato il colore e il calore dei rapporti da quel momento in poi. A metà dicembre quando c’è stata la visita a sorpresa al Cara col deputato europeo Ignazio Corrao, si è evidenziato un modo di procedere parallelo e senza alcuna possibilità di collaborazione, il che significa disperdere energie, non utilizzare le informazioni che ci sono. Nel momento in cui entri nel Cara io posso dirti qualcosa in più su dove guardare, quali aspetti indagare, altrimenti si rischia la superficialità del turista che va a farsi un giro e vede poco o niente. Che senso ha arrivare lì senza avere chiaro tutto il materiale informativo che già è stato messo insieme e che è di grande aiuto a capire meglio come stanno le cose? Vorrei capire da voi cosa avete intenzione di fare, anche considerando la sottocommissione dell’Assemblea Regionale Siciliana dedicata al Cara e la commissione parlamentare di inchiesta sulle politiche dell’accoglienza.
OB – Io avevo visitato il Cara un anno fa, poi in primavera ci eravamo incontrati con te e avevo saputo del tuo impegno sull’argomento. Ora il Cara di Mineo è tornato di attualità con lo scandalo di “Mafia Capitale”, tra l’altro ci sono voci sulla volontà di creare un nuovo centro dedicato all’accoglienza nel territorio di Lentini, ne ho parlato in una mia interrogazione che si rivolge al ministero del quale fa parte Castiglione. Poiché probabilmente lui è coinvolto in questa vicenda, il governo non ritiene che sia il caso di sollevarlo dall’incarico di sottosegretario? C’è anche un riferimento all’eurodeputato La Via per la questione della casa di sua proprietà data in affitto al consorzio Sisifo. Io, in quanto siciliana, sento la responsabilità di vigilare e fare il possibile per evidenziare e prevenire altre situazioni non corrette. Tra l’altro l’ipotesi che riguarda Lentini ha molti aspetti oscuri, in quella zona nel 1984 cadde un aereo militare che forse trasportava materiali dannosi per la salute, tutta l’area venne chiusa e non si è fatta chiarezza sull’accaduto, si è insabbiato tutto. Bisogna parlarne pubblicamente soprattutto ora che c’è chi vuole in questo modo risolvere il problema del sovraffollamento al Cara di Mineo, anche la Lega ha presentato un’interrogazione. È importante smascherare i casi di illegalità e impedire che continuino le attività non corrette.
LV – Ci sono state delle occasioni mancate, si veda anche l’esempio più recente della visita al Cara dei Cinque Stelle che abbiamo ricordato prima: il comunicato stampa al termine del giro mostra chiaramente che quelle persone non si erano informate in modo adeguato e hanno guardato con superficialità il contesto che li circondava, anche ripetendo aria fritta o cose già dette da anni, come il discorso delle sigarette al posto dei soldi. Mi choedo se forse era meglio non farla una visita in questo modo, per l’impressione poco professionale che ha lasciato. Se nei mesi precedenti si sono avuti altri impegni tra le elezioni europee e altre iniziative, vuol dire che il Cara non era tra le priorità e se le cose stanno così sarebbe il caso di evitare passerelle fatte all’ultimo momento solo perché ora i giornali stanno parlando di “Mafia Capitale”. Dove sta la capacità di denunciare le perversioni e le malversazioni, che tra l’altro già sono state individuate e messe per iscritto? Ho fatto una serie di articoli riguardanti il Cara ma anche il sistema di potere che grazie ai soldi dell’accoglienza sta conquistando tutti i comuni del Calatino con lo strumento del Patto Territoriale per l’Economia Sociale. Sono materiali disponibili a chi li voglia considerare, pubblicati a nome dell’Osservatorio per la Trasparenza Amministrativa, ma finora il dibattito ha visto intervenire altre forze politiche, non il M5S.
OB – La trasparenza negli enti locali è un tema fondamentale, dobbiamo occuparcene più a fondo e riuscire a avvicinare l’opinione pubblica alle tematiche amministrative.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...