Intervento alla presentazione del libro Sicilia dimenticata

Documento-1Diamo inizio a questo primo evento della stagione 2015 della Pro Loco di Mineo. Siamo nella nuova sede, che non poteva essere inaugurata meglio che con una iniziativa di attività culturale dedicata alla Sicilia, che il nostro amico Barucco ha sostanziato e distillato in un’opera a stampa, ma che in realtà nasce da un lavoro sul campo fatto da oltre dieci anni. Dal 2004 Barucco gira questa “sterminata” isola, perché pare che non finisca mai per tutte le cose che vi si trovano, vi si scoprono e vi si riscoprono, poi vengono nascoste di nuovo, il che ci da anche l’idea delle colpe stratificate, nel senso che se tutto il patrimonio storico e culturale fosse mappato con precisione da parte delle Istituzioni e con le dovute cure, forse Barucco avrebbe avuto meno lavoro, perché la Sicilia sarebbe stata meno dimenticata, e invece è talmente dimenticata che ci vuole il fotografo che la fa ricordare.
Io non conosco i contenuti del libro, come è strutturato ecc., ma parte dalla vastità dei materiali che nel suo decennio di intensa attività Barucco ha raccolto sulla pagina del sito in rete siciliafotografica.it, che è molto ben organizzato, con schede, parole chiave e strumenti per muoversi tra i contenuti. Le foto sono di grande qualità, utilizzano anche tecniche innovative come l’hdr per dare il massimo della leggibilità e della documentazione ai siti che ha visitato.
Barucco fa parte dell’associazione Natura Sicula, nata a Siracusa. Noi abbiamo qui il presidente Fabio Morreale, al quale mi lega un rapporto personale perché mi ha fatto conoscere tutto un mondo che riguarda non cose che si fotografano ma che si mangiano, tutte le verdure spontanee della Sicilia, così fertile e dove nessuno morirebbe di fame se solo sapesse cosa e dove raccogliere. Ogni anno tiene un importante corso di fitoalimurgia che è fondamentale, io l’ho seguito e ve lo consiglio, prima o poi bisognerà farlo tra Caltagirone e Mineo. Il corso appassiona all’argomento e anche alle passeggiate, perché si scoprono cose nuove e il rapporto con la natura si approfondisce, si arricchisce di una dimensione che potrebbe sembrare strumentale, che si va in campagna a caricarsi di cibo, ma non è così perché si instaura un rapporto con questo ambiente, che è spontaneo, non lo devi coltivare però lo devi rispettare. Non dimenticherò mai la raccomandazione di pulire le verdure sul posto, per conservare la materia organica… il visitatore della natura diventa un conoscitore e anche un difensore, d’altra parte se si vogliono raccogliere le verdure bisogna stare lontani dai campi pieni di prodotti chimici. Il lavoro di Morreale è raccolto in un libro che già abbiamo presentato a Mineo qualche anno fa. Oggi è una nuova occasione per rinfrescare i rapporti tra associazioni che operano in luoghi diversi della Sicilia, noi in questi mesi abbiamo fatto una serie di gite domenicali con partecipanti di Ramacca, Catania e altre località della provincia e ci ripromettiamo di continuare con la Pro Loco su questa linea di scambi culturali.
Ultimo aspetto che voglio ricordare è l’attività di Barucco nel campo della fotografia sperimentale. Oltre al campo dell’astrofotografia, la sua curiosità nell’uso del mezzo tecnico è andata anche a scoprire le immagini dell’invisibile, cioè di ciò che l’occhio non vede con una particolare strumentazione che permette di raccogliere e poi visualizzare in forma di fotografia la parte di luce che si chiama “infrarosso” e che in natura o nelle foto di ambienti e di persone svela aspetti non così immediatamente intuibili e con degli effetti che se non altro sono molto pittoreschi, ma hanno anche una loro utilità. Barucco ci parlerà un po’ anche della sua esperienza in questo settore.

***

Per dare una considerazione conclusiva a questa nostra serata, vorrei sottolineare che la Pro Loco di Mineo sta procedendo con un buon passo di marcia nelle sue attività, e possiamo dire che questa caratteristica ci accomuna a Natura Sicula. Quando ho conosciuto la vostra associazione, ormai quattro anni fa, è stata una piacevole scoperta, venendo da Roma, conoscere in Sicilia persone che avevano questa attenzione, questo attivismo e questa vivacità in piccoli gruppi ma molto “agguerriti” anche contro tutto e tutti, per certi versi. Il dato che salta agli occhi è la volontà di non perdere tempo, e qui mi ricollego all’incontro di oggi, che noi abbiamo voluto nonostante le difficoltà logistiche, perché l’anno è iniziato e bisognava partire. Tra l’altro, ciò che il presidente Fabio Morreale non vi ha raccontato, soffermandosi su uno solo dei tanti esempi di battaglie ambientaliste quale la campagna per l’ampliamento della riserva di Vendicari, è che spesso sulla stampa capita di trovare ampia presenza delle iniziative di Natura Sicula in tanti altri casi, a tutela del patrimonio ambientale dell’Isola. Questa energica azione sul presente è forse una necessaria “supplenza” a quel lavoro che dovrebbe essere svolto anche da altre realtà, per esempio dal mondo politico che invece il più delle volte si dimostra assente. È un fare politica nel senso di incidere con i propri comportamenti, fuori dai partiti, del resto noi influiamo comunque, anche se pensiamo di essere l’ultimo chiodo del carretto la nostra indifferenza è compartecipe della decadenza di ciò che abbiamo intorno.
Fabio Morreale ha parlato del sito di Vendicari come esempio di sviluppo. In che senso? Aspiriamo a una Sicilia e a un mondo senza esseri umani perché fanno solo danno? Una certa immagine dell’ambientalista “integralista” farebbe pensare che il problema è la presenza umana. Oggi dopo un cinquantennio di infatuazione modernista fatta di edilizia ovunque, poli industriali inquinanti e via devastando, il nostro presente ci dice una cosa diversa. Soprattutto nelle escursioni che abbiamo fatto in questi mesi, nell’interno della Sicilia in zone non urbane, si vede molto chiaramente che ci troviamo in una fase che non c’è mai stata prima: i territori un tempo molto abitati e vissuti sono ormai privi di persone. Quindi qual’è secondo me l’appuntamento con la storia in cui ci troviamo noi ora? Abbiamo spazi enormi che non si sa più a cosa servano, dobbiamo inventarci nuove forme di presenza. Ecco il nostro ruolo, andare a proporre in queste situazioni delle nuove formule. Con le gite abbiamo anche conosciuto chi promuove il territorio ma non è di queste parti, all’Estero amano tanto questi luoghi da venire a colonizzarli turisticamente con un sistema nuovo: se ai tedeschi piace la Sicilia ma non i siciliani perché sono poco seri, si creano dei punti di riferimento locali per cui tra albergatori, ristoratori ecc. si ritrova sempre a avere a che fare con i suoi connazionali. Ci sono delle ragioni perché ciò accade, dobbiamo chiederci come poterlo evitare e essere all’altezza delle richieste del turismo internazionale. In questo senso libri come Sicilia dimenticata, e il sito in rete di Barucco sono delle vetrine aperte al mondo, poi però la gente arriva e vorrebbe realmente fruire dei vari luoghi che sono stati valorizzati, il che può aprire delle potenzialità occupazionali che sono da considerare molto seriamente.

Leone Venticinque

[Qui altri materiali, foto e video della presentazione]

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