Salvini divorerà Giorgia Meloni? Qualche domanda per le prossime amministrative

Il fallimento della strategia unitaria annunciata a Piazza del Popolo

Salvini divorerà Giorgia Meloni? Qualche domanda per le prossime amministrative

93d42af9b178f87619659f48469f07b3Era il 28 febbraio quando abbiamo visto qualcosa di nuovo a una manifestazione politica nazionale. Per la prima volta un partito tra i più antichi ancora in circolazione, la Lega Nord, scendeva al di sotto del Piave, del Po e pure dell’Arno per raggiungere il Tevere e là, a Roma, battezzare con formule irrevocabili la volontà del segretario Salvini. Basta con le ambizioni secessioniste, non più un partito territoriale, il Nord è parte di una Nazione, il Paese deve camminare tutto insieme e affrontare le difficoltà. Si parla di immigrazione? Di fronte alle maree di persone provenienti da Africa e oltre, il precedente segretario Maroni aveva da ministro del governo trovato soluzioni molto “leghiste” rallegrandosi di aver destinato la Sicilia e le altre regioni meridionali a deposito di richiedenti asilo con la creazione di capolavori ormai famosi in tutto il mondo come il Cara di Mineo. Salvini si regola diversamente: scende fino alle coste dove arrivano i barconi, ispeziona i campi e centri nei quali vengono portati i migranti, chiede che fine fanno i soldi pubblici destinati all’accoglienza e mostra di voler estendere anche al sud d’Italia gli stessi obiettivi che da sempre sono al centro dei programmi della Lega Nord come il drastico contenimento dei flussi immigratori, oltre al contrasto dell’oppressione fiscale e la tutela di partite iva e piccole imprese.
Il progetto di Salvini al suo avvio non manca di ostacoli. Il maggiore è riuscire a superare l’immagine impressa nella memoria condivisa di una Lega antimeridionale, piena di pregiudizi contro i “terroni”. Vero è che dai tempi di Bossi le cose erano già un po’ cambiate, i due governi Berlusconi hanno portato uomini della Lega alla carica di ministri in governi nazionali; da parte di Fini e dei cultori del Tricolore attacchi non ne sono più arrivati e nella coalizione si andava avanti in armonia. Si aggiunga la formula tutto sommato riuscita che alle politiche del febbraio 2013 vede alleati Lega Nord e la formazione siciliana di Raffaele Lombardo Mpa – Autonomie, con l’elezione al Senato di Angelo Attaguile che sarà protagonista della fase successiva come si dirà tra poco.
Nel frattempo succedono un po’ di cose. Il Pdl nasce e muore, dalle sue rovine si affaccia un piccolo tentativo di ricostruzione della sballottata identità post-missina, rimettendo insieme alcuni pezzi masticati di ciò che era stato Alleanza Nazionale, servito per cena da Fini al Sig. Fininvest. Qualche vecchio colonnello come La Russa ringiovanisce dietro Giorgia Meloni e la patriottica evocazione dei Fratelli d’Italia. Torniamo agli antichi valori, basta col berlusconismo dominatore e pervasivo, stringiamoci a coorte: l’Italia chiamò.
Arriva il 28 febbraio. Dal palco una sola voce, è nato un fronte comune che si oppone a Renzi. Che cosa ha significato in particolare dal punto di vista degli obiettivi salviniani? Per superare le diffidenze dei meridionali verso la Lega, cosa c’è di meglio dello “sdoganamento” offerto gratuitamente dai neo-nazionalisti di Fdi e con il contributo ulteriore del gruppo CasaPound? Un regalo prezioso, una scivola ben lubrificata per l’azione veloce e intensa che “Noi con Salvini” ha intrapreso nelle regioni italiane del Centro, Sud e Isole. La via è libera, c’è il supporto mediatico di Salvini, l’esperienza del politico di lungo corso Attaguile porta presto i primi risultati; all’orizzonte ci sono elezioni amministrative in molti centri anche di una certa importanza e “Noi con Salvini” ha l’ordine imperativo di partecipare, prendere corpo da tutte le parti nel territorio. La tattica è indubbiamente aggressiva, si affrontano realtà come quella di Augusta dove Fdi ha intrapreso e si è fatta apprezzare dall’opinione pubblica con iniziative efficaci, c’è da capire se le volontà di collaborazione potranno portare ai migliori accordi, fino a identificare un candidato sindaco condiviso e le rispettive liste unite in coalizione. Visti gli entusiasmi e gli abbracci di Piazza del Popolo, perché no?
Salvini arriva a Mineo il 16 marzo, accolto dai suoi sostenitori siciliani. CasaPound / Sovranità è ben presente, dei Fratelli d’Italia non si vede nessuno. Vero è che tempo addietro, a settembre 2014, già Alemanno aveva fatto una visita al Cara più grande d’Europa. Possibile che l’incontro di Roma non abbia portato niente di nuovo, se si continua a ragionare come perfetti estranei? A vedere le proposte elettorali nei vari Comuni, si notano i primi segnali di qualcosa che non va. Arrivano i giorni in cui si chiudono le liste e circolano i nomi dei candidati sindaci, ecco la sorpresa: guardando al caso della Sicilia, da nessuna parte è stata raggiunta una convergenza, ovunque liste separate ciascuna col proprio candidato.
Sono questioni locali non comparabili al livello politico nazionale? L’accordo di Roma vale solo contro Renzi mentre localmente ci si tratta da buoni avversari e concorrenti? Davvero si possono considerare alcune città siciliane che sono investite dal problema nazionale se non europeo degli sbarchi come luoghi nei quali i temi della campagna elettorale non investono l’interesse nazionale? E allora Lampedusa cos’è, uno scoglio sconosciuto da tutti o l’involontaria protagonista di storie tragiche e imponenti, tanto da aver attirato pure il Papa a recarsi sul posto?
Dal canto suo CasaPound, con coerenza e rispetto degli impegni presi a Roma, ha preferito inserire propri candidati nelle liste “Noi con Salvini” invece di procedere per proprio conto. Lo ha fatto attraverso il nuovo soggetto politico “Sovranità”, creato per allargare l’area di riferimento.
E l’Expo 2015, gli scontri del primo maggio a Milano, sono “fatterelli meneghini”? Perché poi si indicono due iniziative lo stesso giorno, a un’ora di distanza e a un chilometro in linea d’aria, a che serve dividersi e dividere la partecipazione quando si sono dette le stesse cose e ci si sta rivolgendo ai cittadini per bene che sono contrari alle violenze dei gruppi devastatori?
Insomma, appare evidente che tra Salvini e Fdi è successo qualcosa. la fotografia del 28 febbraio non vale più niente e andrebbe aggiornata. In assenza di dichiarazioni ufficiali, solo alcuni indizi e ipotesi possono aiutare a fare chiarezza. Eventuali smentite e risposte saranno anch’esse utili a estrarre informazioni dal silenzio delle due parti sulla questione.
In sintesi estrema, Fdi ha paura della superiorità propagandistica e della crescita elettorale di Salvini. Pensava di poter trattare quasi alla pari, ma poi ha sentito una concreta minaccia di annullamento, dal dito la mano, il braccio e tutto il resto, la reincarnazione di un incubo già vissuto quando An fu inghiottita nel Pdl. A questo punto, che fare? Rimane una via disperata, invertire la rotta e cercare di sfuggire al gorgo salviniano, e allora ecco che la Meloni va in giro anche lei per la Sicilia a sostenere il suo partito. Gli effetti però non sono gli stessi, le sue dichiarazioni di rito sanno di passerella vecchio stile, lei non ha gli spazi su tutte le reti a tutte le ore, lei non li fa i presìdi davanti agli hotel con piscina destinati agli immigrati.
Il bilancio, in prospettiva? Ormai resta poco da fare: Fdi si è fatta usare da Salvini per avere via libera là dove la Lega non era mai giunta prima. Ci si prepara a misurare le forze contendendosi lo stesso bacino elettorale, il rischio più probabile è quello di fare il gioco del terzo, ovvero del Pd. Era davvero necessario e inevitabile arrivare alla sfida dei consensi? Quando emergerà esplicitamente il fallimento della linea inaugurata con tanto entusiasmo a Roma davanti ai sostenitori riuniti nella stessa piazza? Fratelli d’Italia pagherà il proprio errore con la sparizione dal panorama politico sia locale che nazionale? Ne rimarrà soltanto uno? Le domande ci sono già, le risposte arriveranno dopo le elezioni amministrative e faranno capire qualcosa di come potrebbero andare le politiche.

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