Quale futuro per l’amministrazione di Mineo?

Quale futuro per l’amministrazione di Mineo?

I miei interventi all’incontro pubblico di venerdì 22 maggio 2015

(>> altre informazioni, audio integrale dell’incontro)

10604444_10205928947814313_8577312935365421858_oBenvenuti a tutti. Abbiamo una significativa rappresentanza del nostro Consiglio Comunale. Manca la parte che si riferisce all’Amministrazione in carica, nonostante la comunicazione dell’iniziativa abbia riguardato ovviamente tutti. Peccato, perché in teoria nei primi due anni di questa Amministrazione si era data prova di voler coinvolgere e far partecipare i cittadini, con quella serie di iniziative che si chiamavano “I giovedì dei cittadini”. Ne sono stati fatti alcuni, nei quali si vantava la possibilità di un atteggiamento trasversale e fuori dalle appartenenze, oltre le faziosità ecc. Casualmente, quegli incontri si sono interrotti – nonostante il programma fosse più prolungato – all’indomani di determinate notizie che sono cominciate a uscire sui giornali. Forse si è reso più difficile affrontare un momento di confronto in un campo aperto che non fosse il Consiglio Comunale, che ha le sue regole e non permette la partecipazione dei cittadini, ecc. Quando poi viene a essere proposta una occasione di incontro che non appartiene a un particolare gruppo politico di parte, ma è un momento in più per fare il punto di questi mesi, nei quali sono successe tante cose e ne stanno succedendo ancora – ne parleremo insieme con gli interventi di chi vorrà parlare – al solito si hanno “tanti impegni”. Ma io l’ho sentita molto spesso questa storia di tirare fuori gli impegni da parte di uno, due, cinque persone… Quindi non c’è neanche un rappresentante che sia interessato a vedere, a dire nella positività e con buona predisposizione a andare oltre quello che purtroppo è anche un clima che si è venuto a creare in Consiglio, e voi che siete consiglieri ne siete stati vittime e protagonisti. Da semplice spettatore a un certo punto ho constatato l’impraticabilità dello spazio democratico. Voi avete fatto sentire il problema, però i reciproci veti, le forme anche di aggressività molto forte che si esprimevano – al di là delle responsabilità, non siamo qui a occuparci di quell’aspetto del discorso – hanno impoverito un luogo che era invece abbastanza importante con lo spazio delle interrogazioni messo alla fine e tutte le altre cose che sappiamo. A maggior ragione poteva valere la pena di essere qui oggi, non mai per sostituirsi ai luoghi della democrazia ma per aggiungere qualcosa e anche per capire come mai siamo andati a finire in questo modo con un difetto di partecipazione. Tra l’altro ricordiamo la famosa vicenda della videoregistrazione delle sedute, questa “chimera” che si è persa. Adesso che si è otto contro sette magari si poteva approvare, chi lo sa? Ma forse siamo anche in ritardo su questo, perché bisogna vedere se il Consiglio Comunale continuerà a lavorare o meno.
Vi potrei proporre qualche tema, senza alcun obbligo di parlare di una cosa piuttosto che di un’altra. Auspico solo che, vista la natura dell’incontro, si affronti la questione del paese. Ognuno ha le sue priorità nel pensare quali sarebbero le cose più importanti e più urgenti, le si possono mettere nell’ordine che si preferisce. In particolare vorrei far notare un fatto a tutti voi, e soprattutto a chi frequenta di più il mondo della rete e gli strumenti di comunicazione che abbiamo imparato a usare in questi anni e con i quali anche in un paese come Mineo si riesce a fare molto, perché buona parte del paese li utilizza. Credo che in un certo senso sia un esperimento che ci vede protagonisti, anche con un dibattito che si sviluppa in rete. Ci sono fattori positivi e altri meno positivi. Il fattore positivo è che c’è una costante attenzione: la notizia si può dare, si possono esprimere pareri e quindi esiste una forma di contatto. Però devo dire che anche qui stesso ci sono molte persone con cui io non parlo in presenza da mesi, perché quello strumento telematico virtuale in parte sembra togliere qualunque necessità di un incontro reale, di presenza. Il che, se si fosse in una metropoli sconfinata con milioni di abitanti si potrebbe capire, però a Mineo sembra anche un po’ strano e secondo me rischia di diventare, da elemento che arricchisce, un elemento che impoverisce il confronto, perché poi ci sono formule di un certo tipo, c’è il battibecco, poi è dispersivo: dove io e Mistretta ci siamo pizzicati per una cosa? Sulla bacheca di Mistretta… no, sulla bacheca di Leone… no, sulla pagina “Sei di Mineo se…”. Tutto ciò diventa un lavoro a parte, personalmente per mia scelta dedico un certo quantitativo di tempo ogni giorno per andare un a riprendere i fili di questi contributi, interventi, posizioni ecc. per renderli un po’ più frequentabili e conoscibili in una sede unica che poi è la pagina di “Qui Mineo”.
L’incontro di oggi che vi ho proposto serve a recuperare una dimensione di comunità che si muova al di fuori delle varie appartenenze che possono essere anche quelle della vita di parrocchia o di associazione, tutte ottime cose che però sono sempre parziali rispetto al concetto di cittadinanza, che è cosa diversa e nella quale viene più facile parlare di quelle che sono le problematiche comuni, la tutela del famoso Bene Comune e fare una riflessione ciascuno di noi: quanto in questi due anni ci siamo sentiti all’interno di un paese e di una comunità la cui guida politica abbia messo al centro del suo operato il Bene Comune o no, più o meno di chi li ha preceduti? Anche su questo i pareri possono essere vari, con esempi specifici. Nulla vieta che dopo questa piccola ricognizione di opinioni, di spunti e via di seguito, se ci sarà qualche tematica in particolare che merita maggiore approfondimento potremo organizzare un nuovo appuntamento. Sarebbe bene sentire anche le associazioni, avevamo proposto anche a loro di partecipare sebbene il manifesto parlava di “gruppi politici”, comunque con l’idea di prendere atto della realtà: rispetto a due anni fa quando abbiamo avuto le elezioni, un gruppo politico che esisteva alla candidatura poiché è arrivato terzo non ha avuto una rappresentanza in Consiglio. Poi che abbiano deciso di non fare più niente, è stata una loro scelta. Altre realtà nel frattempo si sono andate costituendo e di conseguenza penso che, in vista di quello che potrebbe essere il dibattito politico per un prossimo confronto elettorale, sia bene partire da una parità di condizioni in cui il consigliere o il gruppo politico che possiede la rappresentanza in Consiglio e gli altri si trovano tutto sommato sullo stesso piano. È anche questa una prova di apertura perché così poi un domani, quando sarà il momento, gli elettori di Mineo – fra quei pochi cosidetti Liberi e Forti che forse esistono e che dovremmo in qualche modo tutelare e rappresentare – potranno farsi l’idea di chi effettivamente merita consenso per i programmi che propone e per la credibilità che ha guadagnato nel corso del tempo, da scegliere sia tra chi era già in Consiglio Comunale e sia tra chi invece ha fatto altre attività, ha gestito delle iniziative in piazza o altrove, anche attraverso facebook. Questo incontro serve per riappropriarci di una “fisicità” dell’essere all’interno di una piccola comunità – alla fine non ci vuole molto per riunirla – con chi ha interesse a capire come potrà migliorare e dare il proprio contributo perché una serie di questioni possano essere meglio gestite.
Tra gli argomenti attuali noi abbiamo in particolare una questione che forse non tutti hanno ben chiara, che si sta affrontando all’interno del Consiglio Comunale e sarà interessante ascoltare direttamente i consiglieri in proposito, si è parlato del voto contrario a provvedimenti di spesa propedeutici al bilancio di previsione 2015. Da cittadino, ho sentito la difficoltà di capire bene questi passaggi e cosa significa il fatto che l’Amministrazione non ha la maggioranza in Consiglio. È uno stato di cose che permette alle opposizioni di essere più incisive su ogni singolo provvedimento che deve passare dal Consiglio, oppure serve a decidere se andare avanti o no con questa esperienza amministrativa, decretandone la fine? Noi sappiamo che delle valutazioni di fondo ci hanno diviso – parlo come candidato della lista Mineo Prima di Tutto e rappresentante del suo Comitato –, alcuni avevano l’idea che si poteva avere fiducia negli amministratori e collaborare, mentre altri erano dell’opinione che non fosse possibile, dati certi precedenti visti già durante la campagna elettorale. È passato un certo tempo, che ha permesso di capire se quegli spazi ipotizzati per collaborare coi governanti esistevano davvero.
Non si chiedono autocritiche, pentimenti né altro del genere perché non è una gara. Dalle persone con cui ho parlato e a cui ho annunciato questa iniziativa – anche chi non è qui ma la ascolterà in un secondo tempo – ho ricevuto un “mandato” che vi trasmetto per accompagnare il tipo di intervento che vorrete fare. Le persone ci chiedono di evitare quanto più è possibile tutti i distinguo che, pur legittimi, non aiutano di fronte al particolare momento nel quale ci troviamo. Un senso di responsabilità ci pone davanti l’importanza di capire se vogliamo accettare oppure no altri tre anni di una condotta caratterizzata da determinate formule, da determinate priorità che io personalmente considero tutte lontane dal Bene Comune. C’è un Paese intero che fino a ieri sera nella trasmissione in prima serata di La 7 con la Gruber nominava Mineo, siamo grandemente privilegiati da ciò? Per alcuni la visibilità mediatica è un elemento fastidioso, di disturbo: ho sentito persone a Mineo che borbottavano con insofferenza “Ancora girano questi giornalisti?” gli si potrebbe rispondere “Eh, però i soldi che girano, quelli ti piacciono, vero?” La fonte è la stessa, siamo inseriti in una Nazione da cui arrivano queste risorse, l’indotto economico e le opportunità dell’economia della solidarietà, però non vogliamo che poi ci vengano a chiedere come abbiamo speso i soldi. Altri tre anni così, con il crescendo che abbiamo avuto dal 2 dicembre 2014 con l’arresto del famoso collaboratore e tramite? Se vogliamo farci del male continuiamo e vediamo che succede. Forse invece, un atto di responsabilità da parte di chi preferisce evitare questa prospettiva, è anche una spinta a limare determinati individualismi. Saranno ben accolti e legittimi in seguito, quando torneremo in una condizione di normalità e allora potremo fondare cinquanta partiti in quaranta persone, ci divertiremo così, ma oggi appunto non è quello che siamo chiamati a fare come atto di buona volontà.
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Riguardo all’ipotesi di scioglimento del Consiglio Comunale che potrebbe avvenire prossimamente, in un certo senso esiste un effetto collaterale benefico: nell’ambito dell’Amministrazione purtroppo anche il ruolo di consigliere comunale o di assessore è un fattore che divide cittadini di serie A e di serie B. Ci sono quelli da tenersi con qualche contropartita e quelli che invece non servono e non contano. Non c’è in ballo solo il gettone di presenza né la vanità di sedere su un seggio, né la visibilità scarsa che il Consiglio offre, visto che non ci sono le videoregistrazioni, si ha più visibilità su facebook, se vogliamo. Allora cosa può essere? So che nella “più grande fabbrica del Calatino” esiste un sistema di avvicendamento secondo il principio “lavorare meno, lavorare tutti”, e il contratto di lavoro dura un certo tempo e poi ti mandano a casa perché ci sono anche gli altri che aspettano. A meno che il lavoratore interessato non abbia connessioni con qualche consigliere comunale: in quel caso il consigliere comunale che sta lì cinque anni deve avere sempre un buon motivo per rimanere a sostegno dalla stessa parte, e allora il suo assistito, con rapporti di parentela o meno, è inamovibile dal posto di lavoro e allora il posto di lavoro diventa l’elemento cardine. Se eliminiamo l’elemento dello scambio che è appunto il seggio in Consiglio, forse non ci sarà più ragione per la disparità di trattamento tra lavoratori, visto che non potrà esserci più il ricatto “o mi tieni il parente a lavorare lì, oppure io cambio schieramento in Consiglio”. Se scompare una fonte di brutti esempi, allora potremmo vedere quali sono i reali rapporti di forza politica senza certe monete di scambio. Più si eliminano i fattori di interesse materiale e più si vede il grado di sincera appartenenza che c’è verso la propria parte. Riguardo ai sette consiglieri che sono rimasti col sindaco, noi non sappiamo assolutamente se la compattezza è reale, presunta o precaria. Secondo me un fattore che funziona da collante è appunto la ricompensa legata alle possibilità lavorative. Nel momento in cui il Consiglio cessa di esistere, questo problema almeno tra i consiglieri non esisterebbe più.
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Franco Macedone ha fatto un appello all’unità e tutto sommato si sta cercando di andare in questa direzione. Eravamo partiti con una lista, poi ci sono state delle divisioni ma ciò nonostante in tante occasioni abbiamo visto un lavoro unitario in Consiglio Comunale, c’era la necessità e la volontà di operare insieme. Aggiungo inoltre che trovo strano che si tenda a considerare un destino immodificabile quello di dover lasciare trascorrere altri tre anni con la sindacatura in corso. Perché non si considera la capacità di incidere che possiamo avere tutti? Se siamo intransigenti nel porre la insostenibilità di proseguire l’attuale stato di cose, possiamo fare molto per cambiare il destino, che non è né irrevocabile né immodificabile. Come? I sistemi sono molti, ma ciò che da forza è il sostegno di un comune sentire. I consiglieri non sono il paese, è importante che i cittadini siano con loro. Una comunità compatta nel volere il cambiamento si conta ben oltre le trenta firme su un manifesto o le otto firme di un altro appello: magari con le mille e seicento firme della battaglia per l’acqua pubblica di qualche anno fa. La volontà delle persone si espresse in maniera chiara e non aggirabile, oggi si può lavorare a una revoca di mandato che venga dal basso.
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Ho dimenticato di farlo all’inizio, recupero ora con un ringraziamento molto sentito a Santina e allo Shalimar che ci ha offerto questa possibilità. Non è la prima volta, ci sono state tante altre occasioni in cui abbiamo parlato dell’Imu agricola e di altri temi. Questo luogo assume una funzione civica insostituibile, perché se avessimo voluto utilizzare l’ex cinema bisognava pagare visto che il patrocinio del Comune non l’avremmo avuto né ora né mai. Ci potevamo vedere in piazza, si può discutere se sia meglio o peggio. In ogni caso siamo qui grazie alla benevolenza e all’apprezzamento che io sento da parte di Santina e di cui la ringrazio molto.
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Credo che abbiamo molta strada da fare vista la situazione, con un Consiglio Comunale abbandonato a sé stesso, la virtualità dei social network che dicevamo prima, ecc. Il confronto è il primo passo di reciproca disponibilità, in mancanza del quale c’è soltanto la rissa. Altra cosa è prendersi la responsabilità di fare un percorso insieme: implica il darsi fiducia, il farsi vedere accanto agli alleati con i quali si sta camminando, ciascuno accetta l’altro. Ogni forma di preclusione invece è una scelta di rigore, coerenza, rispecchiamento fedele di sé stessi nel nome della omogeneità, ma chiaramente da un messaggio all’altro, gli dice: “possiamo parlare finché vogliamo, potremo accordarci su singole cose puntuali ecc. ma la lista insieme non si può fare”. Così che messaggio si da agli elettori? E che messaggio si da comportandosi diversamente?
Diceva Sergio Mastrilli che la realtà sociale comanda, il popolo decide e se vuole essere governato da determinati soggetti non saremo certo noi a impedirglielo. Concordo con lui, ma allo stesso tempo la legge maggioritaria impone delle regole che poi possono essere “aggirate” dopo le elezioni. È un male o un bene? Nessuno di noi ha voluto la legge elettorale vigente, con le due liste che entrano in Consiglio mentre tutte le altre arrivate dopo vengono escluse. Veniamo da una storia costituzionale che ha istituito il sistema proporzionale. Se il proporzionalismo ritorna dentro il Consiglio Comunale dopo le elezioni perché ci sono correnti, gruppi distinti ecc. ciò può essere un problema oppure no. In un esempio estremo, la lista che ha vinto le elezioni si frammenta in dieci correnti, una per ogni consigliere. Tuttavia nonostante tale divisione continuano a stare nella stessa maggioranza e a sostenere lo stesso sindaco. In pratica non si avrebbero particolari conseguenze, a parte un maggiore individualismo negli interventi dei consiglieri. Anche con un fenomeno di “iper-proporzionalismo” non è detto che chi si separa da una lista deve per forza anche cambiare schieramento, abbandonare il sindaco che appoggiava ecc. Per me sarebbe interessante vedere cosa succede dopo le elezioni, non lo inquadrerei già in partenza come un problema o un fallimento. Alle prossime votazioni non sappiamo quante liste ci saranno, se qualcuna avrà un “effetto Carruba”, come si poteva dire alla tornata precedente per la lista “Identità e Futuro”, ma non è un reato.
Mi auguro che in seguito potremo tornare su alcuni degli argomenti che abbiamo ascoltato oggi, tra analisi e proposte di programma.
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I consiglieri di opposizione hanno nei prossimi giorni il compito di stabilire quale orientamento adottare verso le proprie scelte e le prospettive dell’organo consiliare. Eventualmente potremo tornare a incontrarci proprio per ascoltare da loro le valutazioni che avranno modo di maturare e così condividerle con i cittadini, nel segno di una maggiore comunicazione e coesione verso la comunità di Mineo.
Grazie a tutti e a chi ci ha ospitato questa sera, ci vediamo al prossimo incontro.

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