Lavoriamo per Mineo – Dialogo con Giuseppe Mistretta, comitato Mineo prima di Tutto, 26.06.2015

Lavoriamo per Mineo – Dialogo con Giuseppe Mistretta, comitato Mineo prima di Tutto, 26.06.2015

manifesto-piccoloLeone Venticinque – Buonasera a tutti i partecipanti a questo terzo incontro, che il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima e l’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo hanno voluto proporre alla cittadinanza. I primi due incontri si sono svolti nelle scorse settimane, con l’evolversi delle vicende presenti che è stato molto rapido e in parte non prevedibile. Questo potrebbe diventare una sorta di appuntamento troppo schiacciato sul presente, ci vedrebbe spettatori di vicende che avvengono e coinvolgono il paese e non solo, e lo vedono più che altro soggetto invece che parte attiva. Oggi abbiamo voluto cercare di riportare l’attenzione alla capacità propositiva e a quelli che dovrebbero essere alcuni degli aspetti classici della azione politica e di ciò che significa occuparsi di una comunità dal punto di vista del suo governo e dell’amministrazione.
Ringrazio sempre il bar ristorante Shalimar per l’ospitalità che ogni volta ci concede, lo consideriamo uno “sponsor” dell’iniziativa visto che di fatto sarebbe molto più complicato avere questi appuntamenti se non ci fosse la loro collaborazione.
Già nell’annuncio dell’incontro odierno che avete potuto vedere in rete abbiamo provato a mettere alcune tematiche. Ovviamente sono temi molto ampi, non era nel nostro programma né nella nostra ambizione poterli affrontare tutti insieme, ma intanto per ricordare che esistono e che appunto dovrebbero almeno parzialmente riprendere il loro spazio nell’attenzione che sia i cittadini che sono più coinvolti ma soprattutto chi fa politica e si occupa dell’amministrazione non dovrebbe dimenticare. Abbiamo pensato ai programmi politici del passato per trarne qualche indicazione, qualche suggerimento per il modo in cui si guardava al paese, al suo futuro dieci, quindici o vent’anni fa. È un utile esercizio di memoria e di cultura storica della storia politica. Il Piano Regolatore Generale, argomento sul quale nel frattempo per puro caso si sono andati definendo alcuni aspetti su un punto particolare che sarà interessante esaminare insieme. L’agricoltura, di cui troppo spesso si parla solo nei programmi o in campagna elettorale – come si vede anche dal programma che abbiamo recuperato dalla storia politica del passato – e poi però in fase di governo è come se gli amministratori del paese si dimenticassero che il territorio del Comune – circa ventiquattromila ettari – non è interamente formato da case, borghi e vicoli urbani ma è fatto di campagna e possibilmente di persone che ci lavorano e in effetti poi non si vedono grandi iniziative in quel senso. Poi è arrivata anche l’Imu agricola che certo non da un segno di aiuto in questa direzione, ma le amministrazioni locali hanno le loro responsabilità. Altro tema è la gestione dei rifiuti, che per i costi, per la sua efficienza e quindi gli effetti visibili sul territorio la raccolta dei rifiuti può diventare un problema di decoro urbano e anche nelle zone extraurbane, già nel passato si sono registrate alcune mancanze dei servizi come il centro di raccolta degli inerti, una di quelle cose che, se ci fosse, potremmo dire al cittadino di buttare là e invece in mancanza diventa tutto più problematico.
Il tema “amministrazione del bene comune e conflitti di interesse” sembra ribadire un principio scontato, purtroppo invece nasce dalla nostra esperienza degli ultimi tempi perché il problema dei conflitti di interesse – soprattutto in un piccolo centro – tra chi amministra e chi ha un coinvolgimento economico in alcuni settori ecc., se già normalmente può verificarsi e richiede delle prevenzioni, nel caso di Mineo è stato massimamente presente, al punto da essere tuttora argomento di scontri e di polemiche perché in particolare l’ambito del “terzo settore” ha visto come protagonisti e responsabili a vari livelli una serie di persone che non hanno mantenuto la giusta distanza e differenziazione dei ruoli rispetto all’ambito della politica ma si sono ritrovati poi – come è risultato dalle scorse elezioni – a essere da entrambi i lati del tavolo. Direttamente o no, ma comunque con una commistione tale da non garantire che il Bene Comune venisse amministrato in assenza di conflitti di interesse degli amministratori stessi.
Le criticità del bilancio comunale sono un altro aspetto sul quale purtroppo si sente dire poco e quindi non è neanche particolarmente facile avere dei riscontri precisi e oggettivi. Chi dovrebbe dire come stanno le cose, anche da parte politica, non lo fa. È considerato quasi un argomento “interno” agli uffici comunali, come se non riguardasse poi l’intera comunità se per esempio un Comune si trova con difficoltà economiche. Noi sappiamo bene che nel caso peggiore la procedura di dissesto ha tantissime conseguenze sulla cittadinanza, sui servizi ecc., quindi se ci fossero dei problemi di questo genere sarebbe bene saperlo prima. Sappiamo solo che c’è stato un avvicendamento alla guida dell’area finanziaria del Comune, tempo fa ci furono delle riunioni, vi hanno partecipato anche dei consiglieri comunali. Effettivamente però non possiamo stabilire in modo chiaro al momento attuale se le casse comunali, con le spese previste e la riduzione dei trasferimenti ecc., configurino tutto un insieme di cui preoccuparsi oppure no. Oggi stiamo facendo una rapida ricognizione su una serie di temi che potranno e dovranno essere approfonditi in futuro. Spero che riusciremo a avere un’interlocuzione con chi è in grado di valutare questi aspetti e darci un quadro attendibile della situazione. Anche perché alla base della proposta, di chi si proporrà eventualmente alla guida del paese, bisogna fare i conti con la situazione finanziaria, non si può immaginare chissà quali meravigliose prospettive quando invece non c’è nessuna possibilità né disponibilità economica per attuarle, quindi a maggior ragione è importante saperlo prima di immaginarsi proposte inverosimili o irrealizzabili.
Ultimo punto dell’elenco, “le prossime elezioni a Mineo”, diciamo che sono prossime nel senso che abbiamo ascoltato tutti negli scorsi due incontri cosa hanno detto i consiglieri comunali di opposizione. In Consiglio Comunale c’è un percorso in atto, dal quale si è capito che tante cose sono arrivate al capolinea perché tra l’altro le vicende politico-giudiziarie hanno determinato delle circostanze per le quali secondo qualcuno si è concluso il rapporto di fiducia con questa Amministrazione a partire dal Primo Cittadino. Di conseguenza i consiglieri comunali di opposizione, che sono maggioranza in Consiglio, potevano determinarne lo scioglimento lasciando poi a altri la responsabilità di fare ulteriori scelte. Questo era il quadro che ci era stato prospettato. Sono passate due settimane, con una quantità di eventi che sono successi nel frattempo. Aspettiamo quindi di capire cosa verrà fuori perché è chiaro che il perdurare dell’ambiguità di un Consiglio che – a detta di alcuni suoi componenti – non ha più motivo di proseguire è una questione da chiarire in tempi ragionevoli. Tra l’altro nell’ultima seduta di Consiglio Comunale è stata approvata dall’opposizione – che è numericamente vincente – l’abolizione dell’Albo delle cooperative sociali. Lo si considerava un fattore di distorsione del regime di libera concorrenza rispetto al rapporto con le Istituzioni, con il committente pubblico. Con l’eliminazione dell’Albo si ristabilisce il principio di parità per cui, anche con la riduzione del limite di spesa per lavori in affidamento, senza gara d’appalto, si poteva effettivamente tornare a un regime per cui nelle gare d’appalto ci sarebbero stati concorrenti di varia natura, privati e del terzo settore con la corretta possibilità di vincere per chi offriva il miglior prezzo a pari qualità. È uscito un volantino-manifesto da parte di una sigla sindacale che non è nuova a strane forme di interferenza, di intervento molto pressante e molto presente nella vita politica del paese. Ricordiamo due precedenti: quando ci fu la campagna elettorale per le elezioni amministrative la sede del sindacato in Via Luigi Capuana diventò di fatto una vetrina permanente – aperta o chiusa che fosse – per un candidato e una lista, cosa che lo statuto di quel sindacato vieta. Successivamente un altro episodio accadde a gennaio 2014, nel momento in cui da parte dell’opposizione – il gruppo consiliare Mineo prima di tutto – ci fu per una serie di motivi la proposta di uscita del Comune di Mineo dal Consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza” presieduto dal sindaco Aloisi. Noi lo diciamo oggi quando ci sembra una cosa scontata, al punto che non esiste neanche più il Consorzio, ma cerchiamo di ricordare qual’era quella fase in cui nulla di ciò che si è saputo successivamente era ancora emerso in maniera così palese e manifesta. Tuttavia secondo questa parte politica in ciò che già si sapeva c’erano elementi sufficienti per dire che non si era soddisfatti di come si stava sviluppando e si era manifestato nei primi tre anni di attività il rapporto tra il territorio, il Comune e il Villaggio della Solidarietà, di conseguenza come atto di protesta estremo rispetto alle inascoltate richieste per il mantenimento dei di quanto promesso dal governo nazionale con il Patto per la Sicurezza, l’ultima azione che rimaneva era l’uscita dal Consorzio. Ci fu una battaglia politica ma la cosa che stupì e che è il secondo precedente di quanto avvenuto in queste ore è che due sigle sindacali si misero in mezzo con un’argomentazione speciosa che andava a riguardare la forza lavoro che opera al Cara come se noi con il Comitato Mineo Prima di Tutto con quella proposta avessimo l’obiettivo di mettere in discussione quei livelli occupazionali e quella serie di circostanze. Si provocarono una serie di malcontenti e di reazioni che andarono a disturbare e a rendere molto difficile l’esercizio dell’attività democratica ecc. Non si mancò di denunciare tutto questo, non venne subito con rassegnazione. Arrivarono conferme del fatto che si trattava di atti illegittimi. Ma non è stato sufficiente, in questa nuova occasione odierna l’arma del coinvolgimento sindacale nella lotta politica torna a essere considerata molto utile da parte di alcuni e quindi messa in atto. Il testo del manifesto/volantino è stato già condiviso e diffuso in rete, ho considerato un atto sostanzialmente intimidatorio quello di inserire i nomi dei consiglieri e riferirsi a loro come persone che “giocano con il pane della gente”. Tutto ciò ha una rilevanza molto grave perché chi viene a essere individuato in questo modo riceve un profilo molto sgradevole come ruolo che avrebbe, non più politico ma quasi da aguzzino e persecutore dei poveri. Gli interessati hanno risposto e risponderanno come ritengono opportuno, se vorranno dare una risposta unitaria o ognuno per conto suo. Ricordiamo che il gruppo di opposizione non è unico ma è diviso in varie componenti. Ma di tutto ciò che cosa ci interessa, soprattutto in un discorso di prospettiva? È molto semplice: non che la scorsa campagna elettorale sia stata tutta in discesa, perché già si sapeva e si sono vissute una serie di momenti per cui era chiaro che alcuni dovevano vincere a tutti i costi e perciò mettevano in gioco anche delle strategie per procacciare il consenso che erano costose o poco corrette e che non tutti volevano o potevano utilizzare. Ma quantomeno c’era la praticabilità degli spazi di comunicazione politica senza avere timore per la sicurezza personale, questo timore non era ancora un dato dominante. Verso dove siamo diretti? Noi non sappiamo chi potrà concorrere e competere alle prossime elezioni ma se ci dovessero essere delle presenze, delle sopravvivenze di chi nei momenti cruciali non si è per nulla preoccupato di utilizzare simili strumenti intimidatori, è chiaro che questo produrrebbe una sorta di preselezione automatica e ingiusta tra coloro i quali sentono e pensano di voler dare il proprio contributo alla vita politica locale. Diventa come un arruolamento militare, si sceglie di fare un viaggio in territori bellicosi con proiettili vaganti, è una scelta che non si può chiedere a chiunque. Si tratta di una assurda e inaccettabile restrizione della libertà di tutti quei cittadini che invece vorrebbero partecipare senza preoccuparsi per la famiglia e di lasciare i figli orfani. Come si contrasta una simile deriva? Non dipende dalle forze che abbiamo noi, ma dall’azione delle Autorità per ristabilire i confini del corretto confronto tra le proposte politiche e impedire a chi utilizza queste formule assolutamente scorrette di continuare a farlo. Io vorrei che ciò avvenisse preventivamente, perché la fase preelettorale è una fase anche molto bella in cui ci si confronta, ci si relaziona ecc., anche tra giovani e non solo. Sarebbe importante che chi si interessa alla politica si possa sentire libero, senza nessun tipo di timore che purtroppo attualmente è nell’aria.
Giuseppe, cosa ci puoi dire sul rapporto tra l’Ente comunale e le cooperative, se le cose stanno come dice questo grande sindacato nel suo volantino oppure no?
Giuseppe Mistretta – Parlare di sigle sindacali di fama nazionale e rispettabili forse in questo caso è improprio, ci sono le sei periferiche, c’è qualcuno che apre la saracinesca della bottega e qualcun altro che sta sempre nel retrobottega. Ma non è un problema nostro, è un problema della Uil di Catania che, se vuole, può rendersene conto. Certo è che se parliamo del problema del famoso albo delle cooperative sociali con lavori in affidamento diretto del Comune è una cosa, poi parliamo della presa di posizione ridicola della Uil Mineo, una presa di posizione politica, infondata e che rischia di portare imbarazzo al buon nome di un sindacato nazionale. Non devo essere io a sentire l’imbarazzo ma la federazione provinciale, regionale e anche nazionale. Riguardo all’albo degli affidamenti diretti non escludo che ci possano essere degli altri tipi di risvolti che non attengono alla politica ma al mondo di chi dovrebbe vigilare e controllare tutte le attività di impresa. Non basta chiamarsi imprese sociali – io sono molto critico sul termine “impresa”, perché l’imprenditore è colui che rischia il proprio capitale, non certo colui che rischia il capitale pubblico –, all’albo delle cooperative sociali per regolamento annualmente possono iscriversi le cooperative per ricevere dei lavori in affidamento diretto. Sono cooperative che dovrebbero usare al loro interno soggetti svantaggiati per superare delle fasi di difficoltà che dovrebbero essere momentanee, certamente la precarietà fatta sistema non è una cosa che giova, soprattutto a chi dalla difficoltà vuole uscirne, non rimanerci a vita. L’albo ha fatto sì che a Mineo ci fossero affidamenti diretti – come diceva in un recente intervento il consigliere Pietro Catania – per decine, centinaia di migliaia di euro nel solo 2014, monopolizzando quasi esclusivamente queste tipologie di lavori a cui sostanzialmente una volta potevano partecipare le imprese edili e artigiane, anche loro mi pare abbiano dei lavoratori, anche loro pagano le imposte e quindi è giusto che tutte le categorie d’impresa, cooperative o no, possano accedere agli affidamenti diretti o anche alle gare pubbliche per cui si possono aggiudicare dei lavori che vengono pagati con i soldi dei contribuenti menenini, non va dimenticato. È successo che con questa Amministrazione c’è stato un aumento esponenziale degli affidamenti diretti alle cooperative. Un albo tra l’altro molto criticato da chi fa politica ma anche dalla stampa, dal giornalismo di inchiesta. Albo che mette in ridicolo la stessa città perché pare che le cooperative presenti nell’albo siano tutte in un qualche modo imparentate tra loro – il solito SolCalatino, l’Alba, Nuova Alba ecc. – tantissime cooperative che hanno partecipato a affidamenti con ribassi ovviamente ridicoli, ricordiamo che utilizzano i soldi dei contribuenti menenini. Per cui il Consiglio Comunale ha ritenuto di intervenire limitando gli affidamenti diretti alle cooperative sino a un massimo di diecimila euro l’anno secondo il nuovo regolamento. La Uil ha fatto un manifesto e un’attività di sit-in, di sensibilizzazione speciosa, pretestuosa e assolutamente inesatta perché il Consiglio Comunale che è sovrano ha ritenuto di limitare al massimo a diecimila euro, il che non significa che queste cooperative non avranno più la possibilità di lavorare a Mineo, significa che anziché ottenere affidamenti diretti – tra l’altro pericolosi se non fatti in maniera veramente oculata, trasparente, ecc., ma noi siamo convinti che così è stato fatto in passato e in ogni caso non saremo noi a verificare se ci sono state delle irregolarità – le cooperative potranno partecipare insieme a tutte le imprese artigiane che vorranno ottenere dei lavori per conto del Comune di Mineo tanto in affidamento diretto tanto in normali e trasparenti gare d’appalto, perché non possono esistere imprese di serie A e imprese di serie B, non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Chi oggi ha un momento di difficoltà e si rivolge alle cooperative sociali per superarlo deve uscirne in maniera definitiva. Non è che il Consiglio Comunale ha voluto penalizzare le classi deboli, semmai probabilmente ha pensato di fare in modo che ci sia una regolare competizione tra le diverse tipologie di imprese, affinché alcune imprese regolarmente iscritte all’albo, che pagano la cassa edile, che hanno le loro difficoltà, che stanno boccheggiando, stanno chiudendo i battenti e sono costrette a andare a lavorare fuori per un tozzo di pane, potessero competere parimenti alle cooperative sociali a Mineo e aggiudicarsi dei lavori pubblici, cosicché da potere anche eventualmente, se le cose vanno per il verso giusto, assumere in maniera stabile quei lavoratori oggi precari o svantaggiati che domani potrebbero superare la condizione di svantaggio, ma è chiaro che bisognava ristabilire l’ordine, quindi è assolutamente falso, non si toglie niente a nessuno, semmai si mettono tutti sullo stesso piano eliminando un vantaggio sproporzionato. I consiglieri comunali hanno voluto semplicemente stabilire un ordine delle cose. Per quanto riguarda la posizione della Uil, lasciando da parte il sindacato nazionale, la segreteria menenina che non so neanche chi la gestisce – chi c’è nel retrobottega sì – è scesa nel ridicolo perché ha fatto una campagna elettorale di parte mostrando un manifesto col candidato sindaco Aloisi. Generalmente non si parteggia, si aspetta di capire qual’è il sindaco che vince le elezioni con il quale poi ovviamente si cerca di instaurare un rapporto istituzionale per la tutela e la difesa del lavoro. Quindi già la Uil a Mineo era partita male, si era schierata e per questo per me non è credibile. Ancor meno è credibile quando in un manifesto, al di là delle baggianate – è il mio personale pensiero – “non si gioca con il pane della gente”, vorrei ricordare alla Uil che il pane della gente non è soltanto dei lavoratori delle cooperative sociali, c’è il pane dei commercianti che boccheggiano e non mi pare che la Uil rappresenti i lavoratori del settore commerciale, non mi pare che voglia rappresentare i lavoratori braccianti agricoli come si preoccupa e si è preoccupata in passato che i Comuni aderissero al Consorzio dei Comuni quando c’era la fase di passaggio dal soggetto attuatore del Cara Giuseppe Castiglione. Lì ha fatto delle prese di posizione, ma non si preoccupa dei braccianti agricoli di Mineo che trovano meno lavoro per la presenza di extracomunitari provenienti dal Centro per accoglienza dei richiedenti asilo, che vengono tra l’altro sfruttati e che non potrebbero lavorare nelle campagne del Calatino perché non hanno le condizioni legali. Di questo non l’ho vista preoccuparsi. L’ho vista preoccuparsi quando il gruppo consiliare “Mineo prima di tutto” proponeva la fuoriuscita del Comune di Mineo dal Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”, in quel caso ha preso una posizione insieme alla Cgil, ma fu poi smentito il portavoce di quest’ultimo sindacato, che è abbastanza serio e si è accorto che forse c’era una presa di posizione non autorizzata e anche strumentale. La Uil disse che non bisognava uscire dal Consorzio perché c’erano rischi per i lavoratori. La non credibilità di questa sigla a Mineo ormai è acclarata dai fatti. Pensate che il sindaco di Mineo ha sciolto il Consorzio dei Comuni e la Uil stavolta, coerentemente con la sua incoerenza, non ha preso una posizione. Se avesse voluto prendere una posizione, doveva essere la stessa, doveva dire al sindaco di non sciogliere il Consorzio, di rimanere al suo posto di presidente, di attuare un’inchiesta interna, di cercare di combattere il malaffare e mantenere il ruolo costi quel che costi. Invece non ha detto una parola, quando invece si scagliò contro il Comitato “Mineo prima di tutto” o meglio contro i consiglieri che all’epoca proponevano la fuoriuscita dal Consorzio dei Comuni. E per la seconda volta non è stata credibile. Ma non è credibile neanche in questo manifesto, dove alla fine continua a fare politica e a parteggiare in maniera puerile. “Sosteniamo l’iniziativa dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Anna Aloisi, che sta contrastando questa assurda decisione”. Anche qui bisogna che si mettano d’accordo: il sindaco Anna Aloisi in un post sul noto social network dichiara di essere assolutamente contraria a comunicati stampa che venivano diffusi e soprattutto di rispettare la volontà del Consiglio Comunale. Quindi, se la Aloisi che è il sindaco di Mineo riesce a comprendere che il Consiglio Comunale è sovrano, sapendo di non avere più la maggioranza in Consiglio, pur non avendo la dignità di dimettersi ne rispetta le volontà, la Uil dice cosa diversa. Quindi in questo gran mondo di confusione probabilmente la Uil è confusa dagli interessi… ma di chi? Dobbiamo capire. Dei lavoratori, ma di quali lavoratori? I lavoratori sono tutti uguali, che siano di colore e lavorino in nero nelle campagne del Calatino e di Mineo, la Uil dovrebbe far rispettare il bracciante agricolo regolarmente ingaggiato, e soprattutto il bracciante agricolo menenino. La Uil dovrebbe far rispettare il diritto a ottenere un posto di lavoro ai lavoratori del settore commerciale, artigiano, del settore agricolo, non mi pare che prenda posizioni in tal senso e quindi doveva essere felice che finalmente l’albo delle cooperative venisse ridimensionato consentendo a tutte le imprese che hanno lavoratori di essere alla pari. La Uil avrebbe dovuto sostenere i cittadini e il Comitato “Mineo prima di tutto” quando noi avemmo l’idea che insieme con le sigle sindacali, insieme con l’Associazione Temporanea di Imprese che gestisce il Cara di Mineo o le cooperative che gestivano gli Sprar, insieme all’Ufficio per l’Impiego regionale si poteva tentare una concertazione libera, volontaria ma che andava tentata per far sì che le assunzioni – che sono state centinaia – avvenissero secondo graduatorie trasparenti che potessero garantire una volta per tutte, cara Uil di Mineo, i lavoratori e i soggetti svantaggiati. Si poteva dare priorità ai soggetti che erano da troppo tempo fuoriusciti dal mondo del lavoro, si poteva dare priorità a quelle famiglie che non avessero nessuno del nucleo familiare con un lavoro fisso, si poteva dare priorità a quelle famiglie che avessero un anziano a carico da accudire o a quelle famiglie che avessero dei disabili a carico da accudire. Quindi da questa Uil non accettiamo lezioni di moralità. Per quanto mi riguarda le sue azioni di protesta non possono che farmi scontrare con una realtà che non mi appartiene, che non dovrebbe appartenere alla città di Mineo e non dovrebbe appartenere al mondo dei lavoratori onesti.
Leone Venticinque – Senza fare processi alle intenzioni, penso che finché capiteranno queste cose – e quest’ultima è stata molto seria, e potrebbe anche non essere l’ultima – finché non cambieranno le cose noi continueremo a parlare della Uil. Se questo sindacato di storica autorevolezza vorrà evitare di presentarsi ai cittadini e all’opinione pubblica con questo profilo, con questo volto e con queste caratteristiche potrà farlo. Parlavi di bottega e retrobottega, ma secondo me nel volantino e nel manifesto c’è il segretario nazionale della Uil, per quanto mi riguarda è lui che ha scritto quel testo, e se non è lui lo dica, ma lì sopra c’è il simbolo del suo sindacato. Così come nell’ultima vicenda che ha coinvolto gli uffici comunali “è il Rup, non è il Rup” dell’area tecnica che deve rispondere del progetto di ciò che si fa o non si fa: è il più alto in grado, poi per quello che succede nei suoi uffici lui eventualmente potrà dimostrare che hanno agito a sua insaputa ecc., ma deve portare le prove, perché fino a prova del contrario il più alto in grado risponde di tutto quello che avviene, come un sindaco risponde di quello che fanno i suoi assessori. Per quanto riguarda la Uil, ho cercato di informare i livelli superiori e gli stessi iscritti al sindacato. Nell’episodio precedente arrivai a parlare con la segreteria regionale ma penso che la notizia fa più danno quando arriva all’opinione pubblica piuttosto che rimanere solo all’interno degli uffici, che spesso fanno finta di niente. Credo che dovremo tornare sull’argomento, ci saranno altri episodi del genere perché è chiaro che, venendo a mancare altri strumenti di potere, si usano quelli che ancora rimangono. Il sindacato era una risorsa, lo ha dimostrato in campagna elettorale e in altre occasioni e se rimane l’unica dovremo pensare che a questo manifesto probabilmente ne seguiranno altri. A meno che i responsabili di più alto livello nel sindacato non tolgano questa possibilità ai dirigenti menenini.
Per quanto riguarda il nostro programma dei lavori e in particolare il punto sui programmi politici del passato, fino a oggi non era tanto facile trovare il programma della lista “Lega della Carruba” del 2003, che non è più in rete. La lista arrivò terza, era un programma molto lungo e articolato, ve ne avrei potuto fare una sintesi, ma preferirei invece tornarci una prossima volta avendo dato la possibilità a tutti di prenderne visione, perché da oggi è stato ripubblicato in rete. In una prima occasione era stato inserito – nel lontano gennaio 2013 – in un numero del foglio di documentazione civica “Qui Mineo”, ora sul sito del Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima, andando a scorrere nell’archivio al gennaio del 2003 si trova il documento integrale, così che ciascuno possa prenderne visione, capire e confrontarsi con la propria idea del paese, verificare se gli oltre dieci anni che sono passati hanno reso forse troppo datate alcune cose oppure no. In seguito torneremo a parlarne insieme. La cosa che mi ha colpito di questo programma era una grande volontà e il pensiero che si potessero fare moltissime cose, anche di grande impatto. Ci può essere velleità, può essere un “libro dei sogni” ma tra questo e un approccio da amministratori di condominio che in realtà non hanno nessuna proposta da fare ma solo gestire l’esistente come fossero dei commissari o degli esecutori fallimentari io continuo sempre a preferire il “libro dei sogni”, perché non si sa mai che anche un sogno espresso dieci anni fa possa trovare oggi le condizioni per essere più attuabile. Penso per esempio a uno dei punti di quel programma, la valorizzazione e la diffusione della conoscenza delle tipicità locali. Nel 2003 già avevamo gli strumenti telematici, la rete ecc. ma sicuramente in questi dodici anni la diffusione, l’utilizzo e quindi la forza di comunicazione che questi strumenti hanno raggiunto è molto maggiore di quanto fosse allora. Su questo già si era detto qualcosa durante la scorsa campagna elettorale, l’attivazione da parte dell’Amministrazione stessa – gli assessorati non mancano – di uno specifico compito di comunicazione della proposta produttiva di un territorio è un fattore che andrebbe messo ai primi posti, nella misura in cui queste caratteristiche e specificità produttive si consolidano.
Un altro punto all’ordine del giorno è di trattazione molto ampia, il Piano Regolatore Generale. Vorrei qui affrontarne un singolo aspetto, che tra l’altro nei programmi politici è stato abbastanza presente. Si parla di sviluppo economico, che si basa sulla numerosità della popolazione ma soprattutto sulle attività produttive, che in massima parte hanno bisogno di luoghi e spazi per manifestarsi come le aree industriali, artigianali e commerciali. Anni fa venne progettata un’area di sviluppo artigianale nel territorio del Comune di Mineo, che fosse strategica nella sua collocazione: sappiamo che è un territorio con forma orografica variegata e in parte risiede nella piana di Catania dove alcune vie di comunicazione mettono in contatto la zona della provincia verso la metropoli di Catania e verso altre parti dell’interno, verso Gela ecc. Quella parte del territorio comunale – rispetto al centro abitato che è collocato sulle alture – era vocata per una possibilità di sviluppo di attività produttive. Fu così che un piano regolatore approvato nel 2002 comprendeva, oltre a zone di altra destinazione d’uso come lo sviluppo urbano ecc., una ipotesi di lottizzazione di aree agricole – che avevano i loro proprietari – per realizzare un’area artigianale dotata dell’urbanistica, delle varie infrastrutture di base che avrebbe potuto essere utilizzata da imprenditori per sviluppare le proprie aziende. Qualcosa era nato già prima, c’erano delle lottizzazioni degli anni ‘70 che avevano permesso già l’insediamento di alcune attività ma il piano previsto dal Prg era più ampio. Nel corso degli anni, con varie Amministrazioni ma sostanzialmente con una continuità nella guida e nella linea politica, vennero fatte alcune opere e in effetti alcune realtà hanno visto la luce. Tuttavia, per motivi che forse Mistretta ci potrà dire, il processo di completamento dell’area artigianale a un certo punto si è interrotto. Parti già urbanizzate non sono state usate da imprese per installarvi le proprie attività e un’altra parte che era stata inclusa nel progetto sulla carta non è stata neanche urbanizzata e oggi si trova nello stato in cui era prima del progetto. Su questo vorrei attirare l’attenzione, oltre che sull’argomento generale dell’area artigianale, perché è un problema politico e amministrativo che va a investire anche il Consiglio Comunale. Che cosa è successo? Nel corso di questi anni sono scaduti i vincoli che un’amministrazione pone sulle proprietà destinate a un progetto e quindi in prospettiva destinate all’esproprio per essere usate per finalità di utilità comune. Scadevano ogni dieci anni, poi la normativa in Sicilia è stata adeguata a quella nazionale con scadenza entro cinque anni. Il terzo lotto dell’area artigianale, quello rimasto ancora soltanto sulla carta, non aveva visto né frazionamenti né esproprio dei terreni, che sono a uso agricolo. Nel frattempo i vincoli sono scaduti. Nel frattempo alcuni proprietari hanno fatto richiesta di cambio di destinazione d’uso perché legittimamente intendevano gestire la proprietà. Le richieste sono state presentate all’Ente comunale e al Consiglio, che hanno lasciato quei cittadini senza risposta. Soltanto in un caso il Consiglio Comunale, nella data del 29 ottobre 2013 – quindi la consigliatura attualmente esistente – si è riunito prima in commissione e poi in aula per valutare quell’unica richiesta, soltanto perché costretto non certo dal cittadino che non ha questo potere, ma dal Tribunale Regionale, al quale quel cittadino aveva fatto ricorso per il proprio caso. Ce n’erano altri simili al suo in attesa anche da più anni, ma in quella seduta il Consiglio Comunale ne ha rinviato la trattazione. Da allora nessuno né in Consiglio né fuori ha finora posto il problema. Si trattava di dare ascolto a una necessità concreta, che non fa parte delle schermaglie politiche, non fa parte degli obiettivi personali o di fazione di questo o quell’altro gruppo ma è il minimo e necessario servizio che il cittadino, che è anche elettore – e forse se lo ricorderà al momento giusto – ma è comunque destinatario dei servizi offerti dalla politica e dall’Ente pubblico. Non è stata avanzata da nessuno la necessità di sbloccare questa situazione, che ha delle ricadute sui singoli interessati che hanno fatto richiesta senza trovare risposta, ma a monte deriva dal fatto che i famosi vincoli della durata di cinque anni sono scaduti nel 2008. L’Ente comunale ha dato incarico a un tecnico – casualmente si tratta dell’attuale sindaco di un paese vicino – e non ha avuto risposte. Nel frattempo poteva fare dei solleciti e poi revocare l’incarico e cercare altre vie. In ogni caso la stasi, l’immobilità, l’indifferenza a questa tematica è una di quelle mancate risposte che appare abbastanza trasversale nel modo in cui non è stata affrontata. C’è inoltre un quesito tecnico che sarebbe importante far sapere a quei cittadini coinvolti, cioè se la loro condizione vincolata resta tale anche dopo la scadenza dei vincoli oppure tale scadenza fa automaticamente tornare i luoghi e le cose alla condizione precedente l’apposizione di suddetti vincoli, quindi come se il piano regolatore con il progetto dell’area artigianale non siano mai esistiti. È un punto sul quale bisognerebbe fare chiarezza e informarne i cittadini. Tra l’altro pare che all’ufficio tributi ci siano casi nei quali un cambio di destinazione d’uso per interesse pubblico come è stato per l’area artigianale da area agricola a edificabile ha avuto in campo tributario un immediato scatto all’aumento, andando a caricare il proprietario del terreno degli oneri dovuti per le aree edificabili, mentre invece per il proprietario non è veramente edificabile, ma solo per il Comune che aveva messo i vincoli. Tra l’altro al Catasto si configurano ancora come aree agricole. Di conseguenza appare proprio una vessazione tributaria che necessiterebbe anch’essa di risposta, di informazione e di una presa di posizione chiara da parte di chi afferma di lavorare al servizio del cittadino. Qual’è stata la vicenda dell’area artigianale e come mai è mancata la risposta alle legittime istanze presentate da alcuni cittadini senza trovare attenzione da parte del Consiglio Comunale?
Giuseppe Mistretta – Lo strumento di programmazione dell’Ente è quello che può rilanciare l’economia a cui tutti si appellano dicendo che siamo in una fase di recessione e di difficoltà. Proprio lo strumento urbanistico potrebbe rappresentare nel momento in cui le condizioni economiche lo consentono una ripresa, ovviamente creare quell’humus che il Comune può fare occupandosi di politica locale e quindi della programmazione dell’uso del territorio. L’interesse allo sviluppo dell’economia complessiva ha importanza superiore alla proprietà dei terreni, se lo strumento di programmazione prevede la realizzazione di un’area artigianale che deve decollare con il supporto dell’Ente pubblico, sopravanza l’interesse del singolo proprietario. Il problema è che sull’area artigianale non ci sono stati da tempo nessun tipo di programmazione e soprattutto non è stata sostenuta la programmazione che fu data all’inizio. Una prima parte fu urbanizzata a carico dei privati che misero mano al portafogli per realizzare delle strade e l’illuminazione pubblica, ai quali vennero anche espropriate delle aree per la realizzazione di parcheggi e attualmente, dopo che tali lavori sono ormai fruibili, l’Ente comunale non ha mai fatto la sua parte. Non fa la pulizia delle strade, non ha messo una adeguata segnaletica orizzontale e verticale, non c’è una segnaletica che possa indicare l’area commerciale artigianale al Bivio di Mineo, non ci sono adeguati tabelloni che indichino l’ingresso a tale area, non ci sono gli stalli di sosta, non tutta la rete idrica funziona bene, non è state realizzato il depuratore che doveva servire quest’area. La mia famiglia è stata tra le prime a avviare attività di impresa al Bivio di Mineo. A essere sostanzialmente trattati a calci nel sedere sono stati i primi imprenditori che hanno rischiato del proprio. Questi soggetti non sono stati sostenuti, pur non avendo chiesto mai nulla all’Ente pubblico, pur avendo speso soldi propri per l’urbanizzazione dell’area. Questo è il primo lotto che fu realizzato. Le imprese che vi lavorano non hanno neanche il beneficio di pagare poco l’immondizia perché non abbiamo neanche la possibilità di fare la raccolta differenziata, ci sono soltanto i cassonetti per l’indifferenziato. Alcuni lotti sono diventati di proprietà del Comune perché acquisiti per essere poi riassegnati ma ciò non è mai avvenuto. In questi spazi si verificano incendi, la scerbatura non viene mai fatta, avvengono atti di vandalismo, ci sono micro-discariche abusive di ogni genere di materiali, siamo nel Far-West. Una seconda parte è stata urbanizzata usando dei fondi europei e ci sono stati furti e vandalismi, sono stati rubati i cavi quindi è al buio causando un pericolo perché l’area è asfaltata e al buio il malaffare lavora meglio, ciò mette a rischio le imprese vicine perché non si può controllare bene la zona buia, ma è pericolosa anche per i pedoni e per le auto perché sono stati rubati i tombini nella sede stradale e speriamo che nessuno ci cada dentro. Tutto questo non interessa, a Mineo ci sono altre priorità. Soprattutto la cosa più grave è che è stata individuata un’altra area industriale con un altro strumento urbanistico che scade nel 2016, per ora sono tutti terreni a uso agricolo, limitrofi all’area commerciale del Comune di Mineo. È il polo decentrato dell’ex area Asi Irsap, proseguendo per Palagonia sul lato destro oltre l’area commerciale. C’è un’inflazione di lotti che potrebbero essere urbanizzati. Ci dobbiamo chiedere perché poi non avviene che il privato possa o acquistare da privati che ancora hanno i lotti oppure dal Comune per creare delle imprese, dei capannoni, dei magazzini per attività commerciali o artigianali. Ciò non avviene perché non ci sono le condizioni, voi capite che se chi già c’è si trova a lavorare in queste condizioni già non è un bel biglietto da visita, se poi l’Ente pubblico non riesce a comprendere che magari anziché fare dei mutui per dei fantomatici lavori di rinzeppatura dei bolognini o di altro genere, che sono sicuramente utili se necessari, avesse fatto qualche mutuo per realizzare qualche capannone nelle aree di proprietà del Comune, che potesse essere concesso con un bando riservato a imprese artigiane e commerciali locali che potrebbero essere interessate, sarebbe stato sicuramente un investimento migliore, perché ricordiamo che per l’area commerciale con qualche sforzo degli Enti si possono coinvolgere in una partnership: penso sia all’Irsap ma soprattutto alla Camera di Commercio e alla Regione Siciliana oltre al Comune di Mineo che detiene lotti e ha la competenza territoriale, alle associazioni di categoria che hanno anche strumenti di garanzia con le banche ecc., penso a tutti quegli strumenti come i Consorzi Fidi delle associazioni di categoria con prestiti all’80%, cioè creare le condizioni più adatte, il Comune potrebbe per un certo tempo rinunciare all’imposizione fiscale o vendere a condizioni di favore i lotti, che possa perfino realizzare dei magazzini o dei capannoni grezzi usando i fondi della Banca Europea per gli Investimenti, oppure la Cassa Depositi e Prestiti se ancora ha possibilità di indebitamento. E poi concedere queste strutture ai privati che se ne accollino i costi sicuramente più bassi, mentre i privati avrebbero avuto più difficoltà a trovare garanzie da soli senza l’aiuto del Comune. Le idee possono essere tante, bisogna che i cantieri delle idee, quelli così decantati in campagna elettorale da Aloisi, così come lo spazzamento della Bambinopoli che ebbe la durata dell’arcobaleno, molto bello ma subito evanescente fino a scomparire. È tutto finito al macero, tra l’altro in questo momento penso che abbiano altri tipi di problemi, bisognava sedersi a un tavolo con le associazioni di categoria, con le banche – non solo i due istituti di credito presenti a Mineo – fino a trovare il modo in cui l’area artigianale al Bivio possa essere finalmente sviluppata e ricca di tante attività, anche organizzandovi qualche evento. Consideriamo tra l’altro che le imprese locali finanziano tutti gli eventi che si fanno a Mineo, ormai l’Amministrazione ci mette solo il gratuito patrocinio, si regge tutto sugli sponsor. Ci vorrebbe più attenzione, non tanto per chi già vi lavora ma per tanti che potrebbero avere questa occasione. Anche perché ricordo che le aree commerciali diventano tanto più sinergiche quanto più diverse sono le imprese che vi si insediano. Se noi pensiamo alla vicina Misterbianco, magari ci si va per cercare un articolo specifico ma nel frattempo poi ci si fa un giro, si passa dall’elettronica all’abbigliamento, alla pelletteria, a tutto ciò che si potrebbe concentrare in un’area commerciale. Quindi veramente il problema dell’occupazione sarebbe stato risolto a Mineo, probabilmente tante imprese che sono costrette a avere delle sedi inadatte nel centro storico, e probabilmente anche incompatibili potrebbero spostarsi verso il Bivio che è un crocevia più importante e ha più occasioni di essere raggiunto da una clientela extracomunale.
Per quanto riguarda il Prg, c’erano dei piani di lottizzazione e sono scaduti i vincoli. Il Comune prevedeva di realizzare delle aree edificabili che spesso si trovavano addirittura a cavallo tra due particelle catastali appartenenti a due proprietari diversi. Quindi chi voleva edificare doveva prima acquistare dai due proprietari, il che era una difficoltà. La scadenza dei vincoli significa che è possibile per chiunque edificare secondo i canoni di una zona artigianale ma senza rispettare più i canoni di lottizzazione. Il che fa venire meno lo strumento urbanistico e c’è la necessità di riprogettarlo e riprogrammarlo alla luce delle esigenze locali. Sicuramente è uno strumento esteso, la parte urbanizzata è ben identificata e su quella oggi mi concentrerei, per le imprese di Mineo e in seconda alternativa per imprese che vengano da fuori. Tutto ciò secondo me è la vera scommessa per il futuro, accanto all’impegno che deve essere costante per l’agricoltura. In queste condizioni, se c’è l’agricoltore che ha un terreno in zona D e deve pagare per questo delle tasse notevoli, ma su quel terreno non si creano le condizioni affinché possa essere appetibile per le imprese, quel proprietario è penalizzato dal punto di vista fiscale. Ecco perché la richiesta è legittima, ma è causata dall’immobilismo da parte dell’Ente comunale. Da chi dipende ciò? Innanzitutto dall’Amministrazione, che avrebbe il dovere di proporre al Consiglio di trattare questi temi. Lo strumento urbanistico è sì di competenza del Consiglio Comunale, ma anche l’Amministrazione dovrebbe lavorarci su, fare gli incontri con la cittadinanza, provvedere a attualizzare lo strumento di pianificazione, proporlo al tecnico, fare una proposta da portare al Consiglio in tempi rapidi e a sua volta il Consiglio potrà adeguare tutte le modifiche del caso già nelle Commissioni. È un lavoro intenso, come amministratore io non ho mai partecipato alla stesura di un Piano Regolatore, se non nel caso del Piano Territoriale Provinciale, che riguarda un’area vasta. L’unico mai fatto è stato licenziato dall’ultimo Consiglio Provinciale. Bisogna relazionarsi con tanti interessi, con tanti professionisti e con le comunità locali. Ciò andrebbe fatto in tempi rapidi, ma io credo che l’Amministrazione comunale di Mineo non abbia ormai né la serenità e forse neanche più il tempo. Mi auguro di sbagliarmi, anche per il Consiglio Comunale sarà molto difficile, perché dovrebbe tentare di fare uno sforzo in autonomia con le difficoltà di dover interloquire con un’Amministrazione poco interessata, con dei dirigenti che sono stati scelti dal Sindaco con lo spoil system, tirati per la giacca da un lato dall’Amministrazione e dall’altro da un Consiglio che ha una maggioranza diversa da quella che sostiene il sindaco. Quindi siamo veramente in un ginepraio, e di questo dovrebbe responsabilizzarsi e avere un momento di riflessione il sindaco che si trova in un vicolo cieco, con una situazione effettivamente difficile. Se Lei, signor sindaco, ritiene di continuare, bene, ma noi ci aspettiamo un segno di vita, noi ci aspettiamo la possibilità che questa comunità possa continuare a esistere al di là del Cara di Mineo. Cosa voglio dire: tutte le mie dichiarazioni sono sempre andate nel segno di assoluta garanzia, qualcuna è stata pubblicata da te Leone in questi giorni. Quella del Cara di Mineo era un’opportunità, un di più che poteva essere sfruttato meglio, se nel frattempo ci si impegnava di più e si premeva per ottenere più risorse per l’economia tradizionale.
Leone Venticinque – rispetto alla domanda precedente, resta un fatto: non so se qualche cittadino si è rivolto a qualche consigliere in questi mesi e in questi due anni. Se non l’ha fatto ha sbagliato, ma se invece ha chiesto aiuto ai consiglieri, non ha ricevuto ascolto e inoltre quelle carte – le richieste di cambio di destinazione d’uso – erano già passate sotto gli occhi dei consiglieri.
Al di là delle problematiche dell’Amministrazione – probabilmente in fase terminale – chi è qui è anche corresponsabile della visione di prospettiva, non pensa che un paese e una comunità possano andare avanti senza un governo e si chiede chi dovrebbe governare e cosa dovrebbe fare. Innanzitutto io credo che un governo locale dovrebbe ascoltare di più il cittadino che porta un’istanza. Il che vale soprattutto se si è consiglieri comunali. Secondo, un fatto che ci ricollega a avvenimenti trascorsi, una tua dichiarazione tempisticamente buona perché fatta proprio il 15 febbraio 2011 che abbiamo evocato nell’ultimo numero di “Alba Siciliana” con un inizio di narrazione che avrà molte puntate perché l’argomento è lungo, ma forse avevamo raggiunto oggi quel minimo di distanza dai fatti per poterli guardare quasi come storia, non come cronaca quotidiana. Soprattutto perché intravediamo il concludersi di una parabola, e allora possiamo iniziare a ripercorrerne la storia. Ci saranno sicuramente altre vicende e altri sviluppi, ma per certi suoi aspetti si avvia a una conclusione. Hai fatto una dichiarazione, da consigliere provinciale nell’ambito di un gruppo politico. E allora come ti poni rispetto alla prospettiva di chi dovrà amministrare questo paese? Potranno essere non tantissime persone visto che non siamo in una metropoli, a parte il commissario che viene da fuori, ma per il resto non penso che verranno candidati sindaci provenienti da altrove. Come rivivi oggi quelle fasi abbastanza imprevedibili per tutti noi, non solo per il sindaco di Mineo Castania che raccontò di essere stato veramente “preso dai turchi” quel giorno del 2011, rimase fuori dal villaggio dietro la sbarra abbassata dicendo “scusate potrei entrare anch’io, sarei il sindaco”? Ti identifichi ancora oggi nelle posizioni che hai preso all’epoca?
Giuseppe Mistretta – Riguardo alle prospettive per questa comunità, il futuro governo della città, direi che il problema oggi non è il futuro governo o chi potrà proporsi per questo ruolo. Teoricamente a questa Amministrazione dovrebbero rimanere altri tre anni. Secondo me la domanda è sbagliata, dovrebbe essere “ci sono le condizioni perché l’amministrazione attualmente in carica sia amministrativamente efficace?” Non ci sono. Finché permane questa situazione noi stiamo perdendo solo tempo, perché un’Amministrazione che in due anni non riesce a programmare nulla – la stessa vicenda del Prg sull’area artigianale è un esempio – non ha le condizioni per proseguire, ha perso quasi subito la maggioranza in Consiglio Comunale, l’ha riacquistata per un brevissimo periodo e poi l’ha persa nuovamente. Quindi si trova a proporre delle cose che potrebbero essere stravolte da un Consiglio che va da un’altra parte, che rappresenta obiettivi e indirizzi antitetici alla giunta Aloisi. Poi ci sono delle obiettive situazioni di difficoltà, di una Giunta che ha un sindaco che è indagato non per fatti che riguardano la gestione del Comune di Mineo ma la vicenda Mafia Capitale e riguardano problemi legati al Cara di Mineo che coinvolgono lei ma anche il suo principale sostenitore elettorale, Paolo Ragusa. Quindi c’è la serenità, con le Forze dell’Ordine che in continuazione afferiscono al Comune a prendere atti? Non credo. Questo non significa che io esprima un giudizio di merito su ciò che è accaduto, sono indagini doverose e che devono stabilire come stanno le cose, mi auguro in tempi brevi. I tempi devono essere brevi affinché si riesca a capire e si recuperi un po’ di serenità. In questo momento secondo me l’Amministrazione non ha la serenità e ammesso che la recuperi – glielo auguro sul piano personale, al sindaco che prima di essere sindaco è mamma, moglie e professionista – ma non avrà la maggioranza in Consiglio Comunale. Quindi voler tirare la corda in questo modo rischia di far rimanere un limbo. Secondo me non ci possono essere delle proposte per il futuro finché ci sono queste condizioni e quindi non possiamo parlare di ciò che potrà accadere, non sappiamo quanto durerà questa Amministrazione, questo limbo potrebbe durare anche tre anni. Si tratta di vedere se la Aloisi sia per una fine indolore di una vita nata male e che forse finirà anche peggio – mi riferisco alla sua Amministrazione – oppure è per l’accanimento terapeutico. Se è per l’accanimento terapeutico, il problema è che questo prezzo lo pagano i cittadini di Mineo. Io non tifo né per la prima ipotesi né per l’altra, starà al sindaco decidere. Su quello che accadrà domani – elezioni, proposte ecc. – non possiamo parlarne ora perché non è giusto, non sono questi i tempi. Parliamo della contingenza, e la contingenza è questa.
Per quanto riguarda la posizione sul Cara di Mineo, siccome è facile dire di sé stessi di aver detto delle cose se non le ha sentite nessuno, potrei dire che all’epoca avevo questa posizione ecc. Le mie posizioni sono note in quanto pubbliche, essendo io tra l’altro in quel momento un personaggio pubblico perché ero consigliere provinciale. Le mie dichiarazioni tanto alla stampa quanto scritte nei verbali del Consiglio Provinciale sono sempre state dello stesso tenore. Io non ho mai detto “NO” all’apertura del Cara di Mineo. Non ho mai detto “Sì” alla chiusura del Cara di Mineo, non ho mai detto che bisogna licenziare i lavoratori che nel frattempo sono stati assunti, indipendentemente dalle modalità con cui ciò è avvenuto. Io sono stato sempre garantista. Eravamo in emergenza Nordafrica, c’era una emergenza umanitaria che non è quella di oggi, ma un po’ diversa con la “Primavera Araba”. Il governo ha deciso di individuare il sito. Su questa decisione del governo poco possiamo fare noi. Sul fatto che appartenesse alla Pizzarotti il fatto desta qualche perplessità, ma non era quello il problema, quanto piuttosto che – come sostengo ancora oggi – l’importante è che sia garantita la sicurezza dei cittadini, che sia garantita la possibilità di uno sviluppo turistico e la possibilità di esercitare il lavoro con serenità nelle campagne, per le imprese commerciali e artigiane, che ci sia sicurezza nel territorio e soprattutto che ci sia anche la possibilità di ottenere degli interventi di mitigazione del rischio, di compensazione dei rischi, ecc. Ho sempre detto questo. Non è mai accaduto ma io ho continuato a dirlo. È giusto che i lavoratori vengano assunti in maniera trasparente, che chi lavora riceva lo stipendio in maniera adeguata e soprattutto che ci sia il massimo controllo sulla gestione, sia delle cooperative che del Consorzio dei Comuni o dell’Ente attuatore, in modo da evitare che il rischio che il malaffare possa insinuarsi in un appalto appetibile sul piano economico che fa già pagare il prezzo a un territorio che accoglie lo possa far pagare a dei lavoratori, indipendentemente da come abbiano trovato il loro posto di lavoro. Questo l’ho sempre detto ma a volte strumentalmente viene interpretato in maniera diversa oppure a qualcuno nel retrobottega piace strumentalizzare, deviare, alterare le prese di posizione altrui. Tutto il mio agire politico è stato sempre legato al garantismo, alla possibilità che siano garantiti gli interessi delle varie parti, ma spesso non è possibile salvaguardare capra e cavoli, soprattutto quando c’è un governo nazionale, regionale e locale totalmente inadeguato. Anche notizie di cronaca molto tristi di queste ore in Tunisia ecc. ci fanno riflettere sul problema della sicurezza, l’operazione “Strade Sicure” a Mineo è terminata dopo un anno, dalle rivolte della fine 2013, oggi non c’è più presidio adeguato del territorio. Si continua a sottovalutare il problema da parte della politica internazionale, non c’è il necessario controllo sul flusso migratorio per evitare rischi di terrorismo. Non si può essere solo accoglienti ma bisogna intervenire laddove si presentano questo tipo di problemi. Non potremo accogliere tutto il mondo che si trova dall’altra parte del Mediterraneo, è in grandi difficoltà e andrebbe aiutato dalla comunità internazionale.
Leone Venticinque – Probabilmente né Mineo né la Sicilia sono uno dei primi obiettivi di potenziali cellule terroristiche, ma quei territori che vengono utilizzati per grandi progetti di accoglienza e ricevono grandi flussi di persone, credo che in un modo o nell’altro da parte degli abitanti che li popolano non possano vivere semplicemente tutto ciò in maniera passiva. Hai detto “il Cara l’ha deciso il governo centrale”, ma democraticamente parlando – secondo uno dei tanti modi nei quali si può vedere la democrazia – certe installazioni decise da un governo, di qualsiasi cosa si tratti ma che ha un prevedibile impatto nel territorio e non è neanche un’infrastruttura sulla quale ci si può interrogare se sarà più o meno utile. No, non è un’infrastruttura per il territorio, non è un’autostrada, non è un ponte, non è una diga. È una cosa che serve al governo. Di fronte a ciò la politica locale ha il diritto e forse anche il dovere di esprimersi nei confronti di quell’atto. Non lo si può considerare un evento voluto da Madre Natura che decide sulle nostre teste. Fin qui una considerazione generale. Quando poi nel caso specifico emergono problematiche come quelle che hanno visto l’anno scorso il problema sanitario come dato di incognita pesante perché, anche se non c’era un focolaio nel territorio di Mineo, avevamo un punto di passaggio rispetto a aree del continente africano in cui si muovevano persone ecc. l’argomento doveva ricevere subito risposte e garanzie, che a livello regionale in un qualche modo ci furono, con l’impegno dell’assessore alla Sanità e anche da parte del ministero della Salute nell’aprile 2014 emanò un documento importante.
Hai detto poco fa che “non sappiamo cosa accadrà”. Tuttavia gli scenari ipotizzabili non sono tantissimi. L’ipotesi di continuare per altri tre anni con l’Amministrazione in carica ci porrebbe la domanda su cosa facciamo noi durante questi tre anni. Potremmo rispondere che staremo a guardare, faremo tante cose, faremo qualcosa, ci sarà ancora un Consiglio Comunale durante questi tre anni oppure no, a seconda degli strumenti che si hanno. Ci si potrebbe anche chiedere i giornali, l’informazione cosa faranno nei prossimi tre anni, visto il loro ruolo. Anche le Procure sono determinanti, ma finora ha avuto più effetto l’apparato mediatico che quello giudiziario, ha fatto dimettere un ministro, invece per le dimissioni di un sottosegretario ancora non è riuscito. Il dato che ha fatto passare in second’ordine il problema sanitario soltanto perché la sua gravità era ancora più contingente è stato proprio la minaccia terroristica. Non è che un problema ne cancella un altro, in realtà si sommano ma per la legge dell’attenzione mediatica l’uno sostituisce l’altro nell’essere al centro delle preoccupazioni. Esiste poi un altro fattore che non è né di tipo sanitario né legato al terrorismo, ma quello che persiste e che ha avuto ricadute nel contesto del centro di accoglienza di Mineo con l’interessamento della Procura di Palermo e che riguarda il “business” nascosto della tratta dei migranti che, arrivati nel territorio europeo del quale la Sicilia fa parte poi non concludevano né pensavano di concludere il loro viaggio a Cucinella ma probabilmente volevano andare altrove e in questa ricerca trovavano agenzie clandestine per i clandestini, che clandestinamente potevano mettere in pratica questi percorsi in totale clandestinità fino alle mete desiderate. Pare che una sede di tali agenzie di smistamento per i viaggi della speranza fosse proprio dentro il Cara di Mineo, come si è visto anche dagli arresti fatti dagli inquirenti. Quindi si è andato a aggiungere anche questo fenomeno agli altri. Tra la teoria e la pratica del meccanismo dell’accoglienza io credo che in questi anni abbiamo fatto tanta esperienza sul campo che in parte abbiamo anche comunicato all’esterno e che ha forse anche determinato tipi di risposta diversi da parte di altre comunità che successivamente si sono trovate di fronte alle stesse prospettive e non hanno accettato passivamente che il loro destino fosse determinato da scelte di governi che oggi ci sono e domani non ci sono più e delle conseguenze dei loro atti non si sa chi dovrebbe rispondere. Altre comunità hanno reagito e a volte sono anche riuscite a evitare che il loro destino venisse scritto da altri.
In conclusione, un ultimo tema sul quale abbiamo fatto del lavoro insieme qualche mese fa quando ci fu l’incubo dell’Imu agricola che arrivava con impatto nei destini e nelle vite di chi della campagna vorrebbe cercare di vivere. Non siamo rimasti inerti, la vicenda è stata lunga e tormentata da parte del governo, ci sono state scadenze, proroghe, ricorsi al Tar ecc. Si aspettava una risposta il 17 giugno, c’è stato un rinvio della sentenza. Ci sono novità?
Giuseppe Mistretta – Si temeva da tempo una ghigliottina pronta a abbattersi senza pietà nei confronti del mondo rurale. Il Parlamento ha votato in questo senso con la responsabilità del Pd e del Ncd. Alcuni territori in precedenza esenti hanno perso quel vantaggio, è il caso di molti terreni nel Comune di Mineo. Oggi ogni contadino si chiede che beneficio riceve da questa tassa, visto che le strade continuano a essere impraticabili, i servizi sono assenti e così l’urbanizzazione delle aree rurali, si continuano a subire furti e atti vandalici, continuano a subire l’assoluta distanza da parte delle Istituzioni che dovrebbero assicurare la libertà d’impresa. Per l’anno 2014 si aveva un criterio di attribuzione diverso che consentiva a chi era imprenditore agricolo diretto di continuare a rimanere esente vista l’altitudine della casa comunale di Mineo. La norma è stata modificata e per il 2015 sono cambiati i criteri di attribuzione basati sull’Istat riguardante i comuni montani. L’associazione dei Comuni italiani ha fatto dei ricorsi presso il Tribunale regionale del Lazio, riguardanti appunto questi criteri. Un territorio comunale può avere situazioni variegate con terreni in area montana e in area pianeggiante. Aspettiamo la sentenza per ristabilire un po’ di equità. Io lo ritengo un balzello iniquo perché non è legato al reddito, è ingiusto verso i produttori. Renzi si dice contrario all’Imu ma finora non ha mosso un dito per cambiare le cose. Anche le regioni hanno reagito tardivamente dichiarandosi contrarie all’Imu, compresa la Sicilia. Penso che le cose al riguardo potranno cambiare soltanto con un nuovo governo, sperando che ciò accada il prima possibile. I terreni non sono dei beni di lusso nelle mani di immobiliaristi ma dei beni strumentali di chi vuole vivere della terra.
Leone Venticinque – Grazie a Giuseppe Mistretta, concludiamo così questo terzo incontro promosso dal Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima e dall’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo. Speriamo sia stato interessante, non sappiamo quando ci rivedremo ma senza dubbio gli argomenti da trattare sono vari e penso che ne emergeranno altri anche cammin facendo. Come diceva giustamente Mistretta c’è una situazione che si evolve ogni giorno, potremmo avere delle novità importanti, quelle di oggi non sono state molto buone – ci riferiamo alle intromissioni pseudosindacali nell’attività democratica di un paese, speriamo di avere novità con segno diverso e più incoraggiante e anche di buon auspicio per cominciare finalmente a progettare e prospettare il futuro invece di rimanere bloccati e impantanati in un eterno presente che è fatto anche un po’ di “gossip” che forse a tanti compaesani non interessa più di tanto mentre si trovano magari con il Piano Regolatore bloccato che li angustia di più, oppure alle prese con l’Imu, forse le telenovele preferiscono guardarle in televisione che subirle sulla propria pelle. Ringraziando ancora chi ci ha ospitato ci salutiamo alla prossima occasione. Grazie a tutti i partecipanti.

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