Come venne scelto lo scultore della statua in P.za Buglio?

Dall’Archivio Storico del Comune di Mineo, la vicenda del monumento a Capuana (3)

Come venne scelto lo scultore della statua in P.za Buglio?

01Il primo documento che testimonia la lunga e problematica collaborazione tra il Comitato per le Onoranze a Luigi Capuana e lo scultore che ha realizzato il monumento sito in Piazza Buglio risale all’agosto del 1925. L’Archivio Storico del Comune di Mineo – Ascm – conserva l’intero carteggio, un epistolario molto denso tra Vincenzo Torre e il presidente del Comitato, dott. Giuseppe Blandini.
Torre, originario di Nicolosi ma trasferitosi a Roma come tanti artisti suoi contemporanei, in quel periodo aveva completato un monumento ai caduti nel Comune di Pedara. Avuta notizia dell’intenzione di realizzare il monumento per Capuana, si era fatto avanti per partecipare all’eventuale concorso.[1] Da parte del Comitato però non è stato ancora deciso come procedere, se indire un vero e proprio concorso oppure affidare a discrezione il lavoro a un artista famoso. Blandini consiglia per ogni evenienza di realizzare un bozzetto, cosicché anche Torre possa essere preso in considerazione.[2] Torre si dichiara favorevole: ha già pensato a un soggetto da sviluppare, comunque per avere maggior credito sottoporrà il proprio bozzetto «ad uno dei due grandi scultori che possa vantare l’Italia d’oggi, Zanelli oppure Bistolfi». Torre chiede alcune informazioni pratiche a Blandini e qualche fotografia del Capuana: «per mettere in esecuzione il bozzetto ho la necessità assoluta d’avere la pianta planimetrica della piazza in cui avete destinato di situare il monumento con gli sbocchi della strada disegnata in modo tale che si vedano le diverse strade. S’intende pur se il disegno sia fatto di maniera l’interessante che vi siano le misure che corrispondono alla lunghezza e larghezza della piazza, se vi siano palazzi alti o bassi».[3]
02Alla fine del gennaio 1926 è il Podestà di Mineo – Croce Albertini – a rivolgersi al Torre a nome del Comune con una proposta circostanziata riguardante il monumento: la sottoscrizione nazionale ha fruttato la cifra di L. 100.000 e si vuole sapere se lo scultore è disponibile. «Nella somma […] sono comprese tutte le spese di trasporto, collocamento del Monumento in Mineo ed altre spese inerenti che dovrebbero essere sostenute dall’artista che lo eseguisce, nonché un’apposita cancellata o ringhiera di protezione in ferro battuto o comunque lavorato o altro riparo a giudizio dell’artista medesimo». In caso di risposta favorevole, Albertini chiede l’invio di «un bozzetto in gesso ad 1/8 della grandezza naturale o un disegno o schizzo od altro da cui si potesse rilevare la figura del Monumento».[4]
Torre subito accetta l’incarico, dichiara di avere già iniziato il bozzetto e torna a chiedere le informazioni sulla piazza e le fotografie di Capuana che gli sono necessarie.[5] Durante il mese successivo Torre realizza dei bozzetti in scala molto ridotta e ne invia foto. Per quanto riguarda il materiale, in questa fase sembra stabilito l’utilizzo del marmo bianco per la statua.[6] Si tratta di due progetti differenti, sui quali attende di conoscere il giudizio dei committenti: «il primo n. 1 cioè quello a piramide lo ho eseguito prima che mi arrivasse la planimetria della piazza. L’altezza totale si approssima intorno ai sette metri. In alto trionfa la figura del Poeta-pensatore, ed in basso delle figure allegoriche appena schizzate che in seguito dovranno rappresentare le opere sue più importanti. Il N. 2 il secondo l’ho eseguito appena ricevuta la planimetria, siccome la piazza dà in un muro alto 14 metri ho pensato secondo la mia idea di semiaddossare il monumento a questo muro lasciando un certo spazio e vedendo di rimpetto la Piazzetta dei Vespri, riservandomi di vederla io stesso in seguito di presenza. In questo bozzetto sia nello stile sia nella composizione ho voluto richiamare l’antica magna Grecia e ho posto delle cariatidi greche ai lati che recano in mano un libro e una corona d’alloro. Da queste cariatidi si partono due fregi di figure che fanno nell’insieme un semicerchio attorno al Poeta. In questo secondo bozzetto che a me mi lascia più contento ho voluto renderlo più nuovo nella linea per staccarmi dalle comunità dei soliti monumenti a piramide».[7]
Presa visione delle due proposte dello scultore, la risposta non è però delle migliori: «Né il 1° né il 2° bozzettone hanno incontrato parere positivo e nemmeno l’ubicazione del Monumento che Ella vorrebbe quasi addossare al muro della Chiesa in un piccolo largo. Il Monumento deve sorgere nel rilevato dov’è anche segnato il punto. La posizione che Ella ha voluto dare allo Scrittore sia nel 1° che nel 2° bozzettone non è felice né indicata. Ella dovrà studiare qualche altra cosa più nuova e più originale. Noi non intendiamo darLe suggerimenti di sorta, giacché l’Artista deve essere lasciato libero alle sue concezioni. Solo potremmo suggerirLe di innalzare una piramide o altro supporto, in alto la statua dello Scrittore e ai 4 lati della piramide 4 statue che illustrino le opere più belle del Maestro: Teatro (Malia o Paraninfo); Romanzo (Marchese di Roccaverdina o Giacinta o Profumo); Fiabe (C’era una voltaScurpidduRe Bracalone); Novelle (Le Paesane o altro), sul tipo del Monumento a Bellini in Catania. La statua dello Scrittore deve essere il coronamento della Sua opera. Se il bozzetto o i bozzetti non avranno la prima ed assoluta approvazione del Comitato noi non possiamo né dobbiamo assumere impegni di sorta».[8]
Con le indicazioni ricevute Torre si rimette al lavoro e ai primi di giugno annuncia di aver quasi completato un nuovo bozzetto. Chiede ancora fotografie della piazza, che pure aveva visitato di persona in un suo precedente viaggio a Mineo.[9]
Il Podestà Albertini ha fissato una riunione con il Comitato a metà luglio, per valutare tutte le proposte degli scultori interessati a realizzare il monumento, dunque è necessario che Torre mandi alcune foto del nuovo bozzetto.[10] Torre però preferirebbe sottoporre a giudizio il bozzetto vero e proprio, «così il Comitato potrà meglio osservarlo – e giudicarlo – e osservare tutti i lati, e apprezzare la concezione e la forza della scultura, e l’armonia dell’architettura». È pronto a portarlo personalmente e perciò chiede un rinvio della riunione ai primi di agosto.[11]
A Mineo Torre arriva tra il 7 e l’8 agosto 1926 e ha anche modo di incontrare la vedova di Capuana Adelaide Bernardini, che gli farà avere una copia della maschera funeraria dello scrittore. La riunione con il Comitato è riferita da una cronaca giornalistica: «Giorni fa è stato fra noi lo scultore Cav. Torre da Nicolosi, abitante in Roma. Egli ci ha presentato un bozzetto dell’erigendo monumento a Capuana, approvato dal pubblico che ha avuto modo di ammirarlo in una sala del Municipio. La sottoscrizione condotta a termine con tenacia ed abnegazione dal Cav. Uff. Dott. Giuseppe Blandini, di cui nessuno può disconoscere l’opera altamente meritoria compiuta attraverso difficoltà, che altri avrebbero giudicato insormontabili, ha raggiunto la bella somma di L. 130.000. Il lavoro preparatorio può dirsi quasi compiuto, ragion per cui stamane il Sindaco Comm. Albertini ha voluto invitare, nella sala del Consiglio Comunale, la cittadinanza alla quale il Cav. Blandini ha letto una esauriente relazione dell’opera da lui svolta. Con quella squisita correttezza che tanto lo distingue egli che per cinque anni consecutivi ha lavorato da solo, ha voluto spontaneamente che il pubblico desse il suo giudizio sull’approvazione o meno del bozzetto e del conseguente incarico al Cav. Torre. Il pubblico ha approvato incondizionatamente. Alcuni hanno voluto rimproverargli quest’atto di doverosa cortesia che ridonda invece tutta ad onore del Dott. Blandini. Se dei desideri sono stati manifestati per la diversa ubicazione del monumento essi sono stati a nostro avviso la più sincera espressione di quell’affetto che ogni mineolo sente per il nostro illustre concittadino, senza per questo volere diminuire il merito del Cav. Blandini, ch’è ripetiamo indiscusso e indiscutibile. Diciamo ciò perché rifuggiamo da quell’assolutismo fuori luogo che aliena le simpatie ed il più delle volte ottiene effetto contrario. Per espresso desiderio del Cav. Torre non diamo alcuna descrizione del bozzetto, del quale però tra breve daremo, come per promessa ricevuta, una fotografia».[12] Ottenuta l’approvazione del Comitato, l’incarico appare ormai definitivo e si parla del contratto. C’è un modello che il Comune di Mineo può tenere presente, quello tra Torre e il Comune di Pedara per il già citato monumento ai caduti. Il costo complessivo però è aumentato a L. 130.000 e ancora non sono stati precisati alcuni dettagli: «quando si è detto di modificazioni, ho creduto avvisarli, che queste avvengono anche nella cifra da me proposta; cioè che con la figura del Maestro all’impiedi, anziché seduto e con l’aggiunta di “scurpiddu” avviene di differenza di lire 15.000, dieci per il Maestro e cinque per l’altro». Torre chiede che gli vengano corrisposte L. 10.000 a contratto firmato, L. 40.000 per acquisto dei marmi nel corso dei lavori ed il resto a lavoro ultimato e messo a posto. Oltre al monumento, il Comitato ha commissionato allo scultore anche una Targa a bassorilievo, da applicare sulla facciata del palazzo Capuana.[13]
Tornato a Roma, Torre si mette all’opera: «sto lavorando al bozzettone in formato la quarta parte del vero, con la figura del Maestro in piedi e l’aggiunta di “scurpiddu” ai quattro gruppi, che rendo più in bassorilievo, in modo che la figura del Maestro, nell’assieme, trionfi di più».[14] A settembre è pronta la bozza del contratto, ove si specifica che il completamento dell’opera è subordinato al giudizio degli scultori insigni Zanelli e Bistolfi.[15] Il loro autorevole sostegno è importante per i committenti ma anche per Torre, che deve fronteggiare attacchi subdoli da parte di avversari volti a screditarne la professionalità. Ancora una volta compare il nome di Turillo Sindoni, del quale già si è detto in questa sede. Sulla stampa siciliana – dice Torre – si è dato solo spazio a maldicenze da parte di chi non si intende d’arte, «tanto più che preferisce un Sindoni che non è altro che un mercante d’arte che ha investito tutta Roma di Targhe che fanno pietà. Ha avuto semplicemente la fortuna di sapersi intrufolare, cosa che non fanno i veri artisti, che silenziosamente lavorano nel suo studio o in qualche modesta stanzetta».[16]
Tra le carte dell’archivio è conservata anche una misteriosa “Circolare” inviata con firma indecifrabile e senza data da una fantomatica “Unione Artistica Internazionale – sede Roma-Parigi” che attacca senza mezzi termini sia Torre che il presidente del Comitato: «Dai giornali della Sicilia apprendiamo che si vuole affidare l’esecuzione del monumento all’Illustre Luigi Capuana ad un “pupazzaro” e “sconosciuto” scultore, certo Torre. Questa offesa al grande Estinto, all’arte e agli artisti insigni, vien fatta da un certo Dott. Blandini, Presidente di quel Comitato, per il quale si malignano cose poco oneste! Ritorneremo sull’argomento». Di fronte a tale bassezza, subito l’amico Corrado Guzzanti si era premurato a esprimere la propria vicinanza a Blandini, pur nella diversità di opinioni in merito al monumento: «Carissimo Beppino, mi è pure prevenuta la circolare etc etc. Sono assai dolente per l’ultimo periodo in essa contenuto per cui mi unisco di gran cuore al coro di protesta e proclamarti il più onesto fra gli onesti di Mineo. Dissenziente alla forma, all’ubicazione, all’artista cui è stato affidato il monumento fui e sono fra i primi a confermarti la mia ammirazione per l’opera altamente patriottica e disinteressata tua a favore del Monumento al grande nostro concittadino». Blandini, in un suo scritto molto personale che racconta le tante difficoltà incontrate fino a quel momento, riguardo alle diffamazioni ricevute si esprime in questi termini: «Ho piacere che la vile e balorda circolare anonima, per mezzo della stampa, venga a conoscenza di tutti, anzicché restare nella chiusa cerchia di poche persone, perché chi è tranquillo nella propria coscienza, sicuro della sua onestà e correttezza, avendo fatto tutto alla luce meridiana, tale sono io e lo affermo e lo proclamo forte ed a fronte alta, nulla ho da temere dalla diffusione della vile anonima calunnia».[17]
Blandini ricorda che in qualità di Presidente una volta raccolti i fondi aveva valutato necessario un concorso e perciò si era rivolto al Podestà, mentre prendeva l’iniziativa di scrivere ai più rinomati artisti per proporre il progetto del monumento e sapere se erano interessati. «Alcuni declinarono subito l’offerta per precedenti improrogabili impegni, altri si dissero lieti di concorrere con l’opera loro alle onoranze che dovevano tributarsi all’illustre concittadino, poiché data la tenuità della somma disponibile, non era il caso di pensare a dei guadagni. Per tali considerazioni e per altre di indole morale furono concordi nel dire che non erano disposti a sottostare a concorsi e quindi scartarono la proposta di presentare qualche bozzetto, come era stato loro richiesto. Qualcuno più sincero scrisse che avrebbe fatto il bozzetto ma pretendeva che gli venisse pagato con parecchi biglietti da mille qualora non fosse piaciuto. Uno che ebbe occasione di intrattenersi in amichevole conversazione col Sindaco, con me ed altri amici disse testualmente così: non fate concorsi o, se vi decidete a farlo, non fate giudicare i lavori presentati dalle così dette persone tecniche. Giudicateli voialtri col vostro buon senso e col senso dell’arte».
Tra tutti gli aspiranti competitori, però, l’unico che non sembrava rassegnato a cedere il passo era quel Turillo Sindoni del quale già si è parlato. Emerge in proposito un coinvolgimento diretto di Corrado Guzzanti, forse più avanti potranno dare maggiore chiarezza le carte arrivate fino a noi. All’epoca dei fatti, per lo scultore designato la situazione conflittuale era chiara e così il Torre la presentava a Blandini: «In risposta ai giornali adesso ho qualcosa da dire, mentre prima ho voluto attendere per chiarire certe cose, poiché l’insidia catanese è stolta e senza fondamenti, ma con uno scopo solo – mettere in campo un secondo (Sindoni) per poi comparire un terzo… Avrei molto da dire in proposito, ma mi lascio indifferente e a chiarire meglio la nostra situazione è bastato, per nostra fortuna, il giudizio insospettabile del grande maestro Senatore Leonardo Bistolfi, che gentilmente è venuto a casa mia a rendermi questo grande onore e a quanto pare ne è rimasto contento del bozzetto. […] P.s.: Se vogliono, potrei fornire gli indirizzi di tutti gli artisti di Roma, per farle sapere chi è Turillo Sindoni».[18]

Leone Venticinque, per la Società di Studi Menenini

Note:
1 Lettera di Torre a Blandini, 1925.08.29. In Ascm, voll. provv. n. 2469-2470 (Lavori Pubblici). Lo stesso per le note seguenti.
2 Lettera di Blandini a Torre, 1925.08.31.
3 Lettera di Torre a Blandini, 1925.09.08.
4 Lettera di Albertini a Torre, 1926.01.20.
5 Lettera di Torre a Albertini, 1926.01.25 (prot. n. 313, 1926.01.28).
6 Lettera di Torre a Albertini, 1926.02.27.
7 Lettera di Torre a Albertini e a Blandini, 1926.02.28.
8 Lettera di Blandini e Albertini a Torre, 1926.03.25.
9 Lettera di Torre a Blandini e Albertini, 1926.05.17; Lettera di Torre a Blandini e Albertini, 1926.06.05.
10 Lettere di Albertini a Torre, 1926.06.07, 1926.06.17 e 1926.07.05.
11 Lettera di Torre a Albertini, 1926.07.10.
12 Luigi Carcò, Per il monumento a Luigi Capuana, “Corriere di Sicilia”, n. 189, 11 agosto 1926.
13 Lettere di Torre a Blandini, 1926.07.29 e 1926.08.18.
14 Lettera di Torre a Blandini, 1926.08.26.
15 Lettera di Torre a Blandini, 1926.09.16.
16 Lettera di Torre a Blandini, s.d. ma ca. 1926.11.
17 Giuseppe Blandini, Ancora pel Monumento a Luigi Capuana. La parola al Presidente del Comitato, 1926.11.16.
18 Lettera di Torre a Blandini, 1926.12.02. Al riguardo citiamo una nota di A.M. Damigella:
Carattere difficile Turillo Sindoni. Facile ad adombrarsi, a sentirsi vittima di immeritate discriminazioni e ad attaccare… i colleghi. Una prova l’episodio avvenuto nel periodo in cui faticava ad affermarsi nell’ambiente romano, finito nella cronaca dei giornali.
Nel 1908 Sindoni era reduce dal successo ottenuto nella II Esposizione Agricola Siciliana, Mostra Campionaria Nazionale, Catania 1907: il suo bozzetto per la Medaglia dell’Esposizione era stato scelto dal Comitato ed eseguito dall’incisore Bianco Motta; nella mostra regionale di Belle Arti e Fotografia aveva presentato cinque opere in gesso molto apprezzate: il busto del Ministro Gallo, la statua Sant’Agnese (poi entrata nelle collezioni di Casa Reale, Palazzo del Quirinale), Gladiatore, bassorilievo, La stella (probabilmente Il pargoletto della Norma, busto di fanciullo con stella sulla fronte) e Una margherita (Guida Ufficiale, pp. 102 e 103 e Albo dell’Esposizione di Catania compilato da F. De Roberto, Catania 1908, pp. 74 e 78). Forte di quella affermazione, aveva presentato nel 1908 dei lavori da esporre nella LXXVIII Esposizione della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, Roma. Non era affatto un habitué di quelle importanti rassegne annuali, ma contava sull’ammissione; successe invece che la Commissione di accettazione composta da artisti bocciò le sue opere, per la precisione tre medaglie, compresa, probabilmente, quella per l’Esposizione di Catania.
Tra gli artisti componenti della commissione (Antonio Fabres, Pio Joris, Domenico Quattrociocchi, Otto Greiner, Giovanni Costantini, Enrico Lionne, Vito Pardo, Arturo Dazzi, Salvatore Buemi), Sindoni se la prese con Buemi, quasi coetaneo e conterraneo, nativo di Novara di Sicilia e residente da tempo a Roma, affermato e stimato, celebre per il monumento alle Batterie Siciliane cadute nella disfatta di Adua (1896) collocato a Messina, e presente nella mostra romana con quattro magnifici busti, fra cui quello di Zanardelli.
Le cronache dei giornali riferirono l’episodio e gli articoli furono raccolti nel meticoloso Diario dello studioso di storia patria messinese Gaetano La Corte Cailler, ora ristampato (G. La Corte Cailler, Il mio Diario, *** 1907-1918, a cura di G. Molonia, Edizioni G.B.M., Messina 2003, pp. 1004-1006), che è la nostra fonte.
Alla data 7 marzo (sabato) La Corte Cailler annota: Il Giornale di Sicilia di oggi, n. 67 annunzia che a Roma Turillo Sindoni schiaffeggiò Salvatore Buemi … Non c’è male! Ecco la notizia: Un incidente fra due artisti siciliani Roma, 6 notte La Tribuna narra che l’altra sera, verso le 19,30, davanti al caffè Aragno, mentre lo scultore Buemi conversava con alcuni colleghi, si avvicinò a lui lo scultore Turillo Sindoni, i cui lavori erano stati respinti unanimemente dalla commissione artistica dell’esposizione nazionale, di cui Buemi faceva parte con altri 8 artisti:
Il Sindoni, dopo avere rivolto al Buemi parole ingiuriose, alzò il bastone facendo atto di colpirlo, ma gli altri artisti intervennero in modo che il Sindoni non poté menomamente colpire il Buemi. Quest’ultimo, che seppe mantenere una calma perfetta, vedendo nella sua persona offesa la rappresentanza artistica romana, ha incaricato l’avv. Guarneri Ventimiglia di presentare querela contro Sindoni al procuratore del re, che fu subito fatto.”
Alla data 9 marzo (lunedì) del Diario, La Corte Cailler annota: “Oggi il Giornale di Sicilia (n. 49) chiarisce meglio la questione tra Sindoni e Buemi a Roma, riproducendo dalla Tribuna una lettera di Sindoni. Ed ecco lo scritto Tra due scultori siciliani Roma 8 notte.
La Tribuna dice: Turillo Sindoni ci scrive a proposito dell’incidente avvenuto tra lui e Buemi. Narra che avendo incontrato Buemi nel Corso gli chiese come mai avesse caldeggiato l’esclusione dalla mostra di Roma di tre sue medaglie che a Catania avevano vinto il concorso Nazionale e ottenuto il primo premio. Il Buemi rispose in modo – scrive il Sindoni – da lasciare comprendere che egli e i suoi amici non avevano tenuto conto del giudizio della commissione. Io allora, sentendomi offeso, reagii con parole vivaci, dirette però a lui non alla commissione, assolutamente estranea a quella contesa. Sindoni termina annunciando di avere incaricato gli avvocati Re e Pavone di stendere una controquerela per ingiurie.

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