Chi è il più forte, e come andrà a finire?

2015.08.31 (n. 069) ffe

Dopo il massacro di Palagonia nulla potrà essere più come prima

Chi è il più forte, e come andrà a finire?

Il “Villaggio della Solidarietà” è entrato in rotta di collisione con il territorio e le comunità circostanti del Calatino. Da entrambe le parti non mancano divisioni, contraddizioni e conflitti ma si sa già chi sarà vincitore.
Se si guarda al versante delle categorie sociali residenti, emerge il conflitto tra i cittadini comuni, i lavoratori dell’agricoltura e quanti hanno trovato una fonte di reddito con un impiego nel sistema dell’accoglienza del quale il Cara di Mineo è la componente maggioritaria. Il conflitto di interessi esiste, però anche i “lavoratori del Cara”, per quanto possano atteggiarsi a prepotenti che vogliono ostacolare il libero dibattito e il diritto a esprimere critiche alla loro mangiatoia, in fondo sanno di essere nelle stesse condizioni di insicurezza generale nel conflitto etnico che coinvolge l’area e i suoi abitanti. Anzi, costoro sono perfino più esposti degli altri ai rischi derivanti dalla presenza del Cara, rischi di ogni genere sul posto di lavoro – anche sanitari – in aggiunta alla crescente pericolosità sistemica che nel corso degli anni dopo i fatti più eclatanti come le rivolte del 2013 ha già costretto tante persone a abbandonare le campagne e che, dopo gli ultimi terribili fatti di sangue, produrrà nuova desertificazione sociale dei territori. Siamo circondati da campagne che sono terra di nessuno, sempre più lasciate al completo abbandono e alle scorrerie banditesche indisturbate. Visto che dallo scorso dicembre, per risparmiare, è stata anche abolita la vigilanza dei militari nelle campagne e nei borghi denominata “strade sicure”, ecco che singoli o gruppi di malviventi che vogliano studiarsi con calma gli obiettivi migliori facendo più volta visita ai luoghi non saranno intercettati da nessuno, riducendo la prevenzione del crimine a zero. Per i pedoni si sconsiglia di passeggiare negli agrumeti, ma anche gli automobilisti isolati sono facile bersaglio di gruppi pronti a bloccarne il passaggio nelle stradette secondarie e a esercitare ogni abuso che gli passa per la testa.
Passando a considerare alcuni aspetti sostanziali della eterogenea popolazione del Cara di Mineo, sono ben note le divisioni di ogni genere da sempre presenti dentro al Villaggio: etniche, religiose, linguistiche, ecc. È notizia comune – tra quei giornalisti che lo sanno, ma non lo scrivono – che le risse e i regolamenti di conti tra i vari gruppi tribali nel Cara sono pane quotidiano. Per qualsiasi pretesto o conflitto, anche solo come passatempo e rimedio contro la noia, ci si aggredisce, si tendono “agguati” nelle vie interne, ci si minaccia e si danno appuntamenti per la prossima resa dei conti, che non è mai definitiva. È un importante fattore di divisione interna, che ostacola fortemente la possibilità di azioni unitarie e numericamente estese. Vi si aggiunga che esiste un continuo avvicendamento tra gli ospiti – fatta eccezione per i circa millecinquecento rifiutati dalla commissione che stanno attendendo il ricorso per la richiesta di asilo – e in genere prevale il sentimento della provvisorietà, il desiderio fortissimo di andare altrove a proseguire la propria esistenza in altre parti dell’Europa.
Il massacro di Palagonia porta la responsabilità di chi con il proprio terribile gesto ha marchiato tutti gli ospiti, indistintamente, con il segno dell’indesiderabilità e del sospetto. Gli altri gruppi etnici possono sentirsi – non senza ragione – ingiustamente coinvolti e maturare sentimenti ostili, con sviluppi dalle proporzioni imprevedibili data la forzata coabitazione giorno e notte dentro un unico centro residenziale. Si ricordi che quando avvenivano le piccole e grandi rivolte, blocchi stradali ecc., dentro al Cara si contrapponevano puntualmente i gruppi più inclini alle proteste eclatanti e quelli che invece preferivano mantenere un profilo più tranquillo per evitare di peggiorare la propria condizione.
Oggi si rileva inoltre la crescente conflittualità tra piccoli gruppi interni e esterni, autoproclamati “guerrieri della notte”, in una contrapposizione che si sostiene sull’emozione dei fatti di cronaca nera: gli “attaccabrighe” non mancano, e possono innescare faide infinite da qualsiasi pretesto. Uno scenario paragonabile a quegli anni ottanta funestati in Sicilia dalle guerre di mafia tra palermitani e corleonesi o, se si vuole andare più lontano, alla vita in certi quartieri degradati delle grandi metropoli, come il Bronx di New York.
Nel lungo termine non è difficile prevedere che il Cara non potrà vincere la guerra, perché tutto sommato si tratta di un corpo estraneo che produce negatività crescenti e diventa sempre meno difendibile e giustificabile per i suoi costi economici, umani, criminali e purtroppo anche per il sangue versato. Tuttavia, per l’immediato quel che ci si prospetta è un bruttissimo contesto di tensione continua, uno stillicidio di episodi più o meno gravi, generatori di ansia che si cronicizza in angoscia generica e indiscriminata.
Da parte dei territori e delle comunità residenti non può che esserci un solo imperativo, che sta al di sopra di tutto il resto: basta con i compromessi, basta con i piccoli tornaconti che non guardano alle conseguenze. La vita e la serenità delle esistenze di tutti non ha un prezzo e non si può scambiare con niente. L’unica via per salvaguardare le persone è l’intransigente rifiuto di questo modello di accoglienza omicida e irresponsabile. Ne risponda chi ancora oggi continua a trarne profitti e cerca senza vergogna di scaricare le proprie colpe, mentre altri avevano denunciato per tempo dove si sarebbe arrivati. Le persone libere scelgano il come e il quando, hanno molte possibilità di partecipare a iniziative già incardinate da vari gruppi politici, se non gradiscono etichette potranno promuovere altre forme di lotta civica senza colori né ideologie, ma in qualsiasi modo occorre che la spirale della violenza venga quanto prima interrotta e si raggiunga finalmente la condizione risolutiva: nel motore della reazione civile non deve servire altro carburante, nessun altro innocente deve pagare ancora il prezzo più alto per attivare le coscienze nella mobilitazione. Non ci sono più spazi artificiali di finta calma e finta normalità spacciata da narcotizzatori del buonismo infame e insanguinato pronto a sacrificare chiunque pur di conservare poteri e privilegi costruiti in un decennio di azione corruttiva che solo ora sembra finalmente trovare argini e confini in chi non si piega, perché non ha un prezzo di vendita della propria dignità.

Leone Venticinque

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...