L’emergenza Nordafrica, i profughi e l’accoglienza (segue)

L’emergenza Nordafrica, i profughi e l’accoglienza (segue)

[Parte 1]

feferadIl giorno dopo continuano a susseguirsi le reazioni e i commenti del mondo politico, mentre la stampa informa di ulteriori dettagli riguardanti la visita lampo del governo in quello che diventerà a breve il “Villaggio della Solidarietà”. Viene descritta come una visione geniale e improvvisa, una “idea folgorante”, un sogno a occhi aperti che ha investito Berlusconi mentre si aggirava tra gli edifici del Residence degli Aranci. Si racconta che il presidente del Consiglio ha già deciso il destino di quei luoghi: di sicuro non dovrà né potrà essere «un centro di accoglienza per immigrati clandestini». Non la prima accoglienza, perciò, ma l’eccellente ospitalità solo per chi già è stato selezionato, per «i rifugiati politici, le famiglie, gli immigrati che ci garantiscano comportamenti corretti» [1]. In pratica, nel disegno originario la struttura di Mineo dovrebbe occuparsi di quanti si trovano già in Italia da un certo tempo e che hanno già ricevuto lo status di rifugiato o quantomeno possiedono i titoli per farne richiesta in via preliminare. Quello che si deve evitare è che si creino i presupposti della nascita di un microcosmo criminale e violento, rischio legato al fatto che, per quanto se ne sa, molti degli sbarcati di questi giorni sono fuggiti dalle carceri tunisine. Da evitare anche, si preoccupava Berlusconi prima di risalire sull’aereo per Roma, che al villaggio di Mineo ci finisca «qualche ragazza come la Ruby… Non vorrei che facessero scoppiare un altro pandemonio con l’aria che tira». Le cose però andranno in tutt’altro modo, aprendo un fronte di criticità fondamentali a causa del mancato rispetto della destinazione d’uso che era stata immaginata all’inizio.
Il programma d’azione procede spedito, anticipando anche la cessione della struttura da parte dei militari Usa già prevista per il 31 marzo. Nella propria impotenza dovuta tra l’altro alla frammentazione delle comunità residenti in zona, i sindaci stanno a guardare e rilasciano dichiarazioni preoccupate soprattutto per il problema della sicurezza. «Non vogliamo essere ipocriti – dice Castania – non vorremmo che la necessità di sopperire a un’emergenza umanitaria si trasformi in una devastazione del territorio» [2]. All’orizzonte ci sono undicimila detenuti tunisini evasi dalle carceri e c’è chi si preoccupa di dove andranno a finire: a rassicurare non bastano le promesse del governo e le parole di Maroni, che pure era stato molto chiaro nella conferenza stampa a Catania dopo la visita a Mineo: «Ci avevano segnalato questa struttura come utilizzabile per accogliere gli extracomunitari clandestini, quantificabili in 5.337 persone, sbarcati sulle nostre coste in questi giorni. Si tratta di un complesso molto bello […]. Vi confesso che quando abbiamo visto le condizioni del residence il presidente Berlusconi ed io non abbiamo avuto dubbi: piuttosto che utilizzare questa struttura come ricovero dei clandestini, preferiamo destinarla ai rifugiati ed ai richiedenti asilo in attesa di risposta, che in questo momento si trovano in diversi centri, meno confortevoli, sparsi per l’Italia. […] Sarà un nuovo modello di solidarietà, tutto italiano» [3].
Sul momento l’attenzione è concentrata interamente al nuovo progetto del Villaggio della Solidarietà, tuttavia da più parti si leggono con maggiore attenzione le dichiarazioni ufficiali e in particolare la nota del prefetto Caruso, che aveva parlato di «numerosi siti in Sicilia» e aveva aggiunto: «Questi luoghi saranno privilegiati rispetto alle altre destinazioni fuori dall’isola, finché non raggiungeremo la saturazione.» [4]. In prima battuta si fa sentire il presidente del gruppo Misto all’Assemblea Regionale Siciliana, Dino Fiorenza: «Occorre un impegno corale. […] Celebriamo quest’anno i 150 anni di unità: il Paese sia unito, la comunità di Mineo non negherà gli aiuti ed è già pronta sul piano umano ma in linea con il principio della solidarietà compartecipata.» Il sindaco di Ragusa Nello Dipasquale ha convocato per il 18 febbraio la conferenza dei sindaci e dichiara: «Con l’esodo cui siamo assistendo, sembra si stia semplicemente scaricando sulla nostra regione e sulla capacità che abbiamo di sopportare il peso di questi massicci arrivi. […] Così come il ministro Maroni rivolge un accorato appello all’Europa perché intervenga per fronteggiare un evento sopranazionale senza precedenti, così rivolgiamo lo stesso appello al governo italiano. Non vorremmo che, aspettando soluzioni d’oltralpe, incorressimo nel rischio di essere lasciati soli a fronteggiare questa eccezionale emergenza umanitaria. Siamo fortemente preoccupati anche per la tenuta economica dei nostri territori che hanno scommesso investimenti e strategie di crescita sul turismo, con il rischio di inficiare quel trend positivo di sviluppo faticosamente costruito in questi ultimi anni. […] Tra l’altro qui dobbiamo anche stare attenti a non mettere a repentaglio la prossima stagione turistica estiva, mandando segnali sbagliati su una sorta di occupazione dell’Isola da parte di un popolo di immigrati clandestini».
Mentre le Autorità italiane decidono sul da farsi, a Lampedusa gli sbarcati aspettano, passando il tempo in giro per le strade del paese. «Non sono disperati, non sono poveracci; sono in buone condizioni di salute e non arrivano stremati […] Hanno soldi (alcuni davvero tanti), hanno i telefonini con i quali si tengono in contatto con i familiari in Tunisia o con i parenti in Francia, socializzano con i lampedusani. […] Qualcuno, però, nei giorni scorsi ha esagerato con l’alcol e così, da ieri, per ordine del sindaco, è stata vietata la vendita di bevande alcoliche.» [5]. Il maltempo in mare sta rallentando gli sbarchi, da Lampedusa partono voli passeggeri per varie regioni d’Italia e si spera di riuscire entro qualche giorno a decongestionare l’isola, sempre che si riescano a trovare abbastanza posti in giro per l’Italia nei quali trasferire le persone. Qualcuno come il ministro dell’Economia Tremonti sembra preoccuparsi anche di affrontare alcune cause dell’esodo, come la povertà delle zone d’origine e propone un nuovo piano di aiuti per fronteggiare la crisi economica del Nord Africa. [6] La crescente destabilizzazione politica dell’intera area renderà ben presto impraticabili simili ipotesi.
Tra le dichiarazioni del giorno dopo si segnala il vescovo di Caltagirone mons. Peri che oltre alla disponibilità della Caritas diocesana ha assicurato l’impegno in prima linea delle parrocchie di Mineo. Diffidenza verso il governo e preoccupazione esprime invece a livello locale il partito Futuro e Libertà, nato dalla recente scissione del leader Fini dal Pdl, con i coordinatori rispettivamente della Provincia e del Calatino Puccio La Rosa e Nicolò Ferro i quali mettono al centro il problema della sicurezza: «insieme a molti sfortunati sono in arrivo anche persone evase dalle carceri tunisine […]. Non può essere solo Catania e la sua provincia a sopportare quella che è una evidente emergenza Europea. È evidente che non occorre creare allarmismo ma con altrettanta evidenza occorre evitare pressappochismo e gestioni distratte e a scapito della Sicilia e della provincia di Catania. […] chiederemo precise garanzie alla prefettura e l’organizzazione di Consigli Comunali aperti al fine di sensibilizzare le istituzioni nel richiedere maggiore sicurezza per i propri concittadini». La stessa diffidenza viene sinceramente esposta anche dal presidente del Consiglio Comunale di Mineo, Biagio Tamburello: «[…] noi di Mineo non siamo stati invitati a nessun tavolo, è semplicemente vergognoso! Ai miei concittadini dico non abbiate paura degli immigrati, ma dei nostri governanti che oltre ad essere dei grandissimi maleducati, a me fanno tanta paura…». E sarà proprio per sua iniziativa che una seduta straordinaria del Consiglio Comunale di Mineo avrà luogo in una sede davvero insolita: davanti all’ingresso del Residence degli Aranci, con la partecipazione di molti esponenti della politica calatina. Nel frattempo anche il suo leader di partito e governatore dell’Isola, Raffaele Lombardo, aveva ascoltato le richieste di aiuto presentate personalmente a Palermo dal sindaco di Mineo Castania e, a parziale rettifica delle aperture espresse due giorni prima, si muove con maggiore circospezione: «Il sindaco di Mineo è venuto ad esprimermi la preoccupazione per una bomba umana di 5-6mila persone, che non si sa se sono gli ultimi immigrati richiedenti asilo politico. Tra gli immigrati non si sa che soggetti ci siano. La destinazione ad un’area che è stata in passato una residenza elegante di militari e di amministrativi della base di Sigonella, che non deve avere mura né recinzioni, preoccupa gli amministratori locali. Bisogna vedere questa gente cosa farà, di certo non penso che staranno in quel residence a giocare a tennis. Per questo ho chiesto ancora una volta al governo di sentire la Regione e gli enti locali prima di trasferire su quel territorio migliaia di persone non sempre animate da giusti propositi».
Mentre la politica siciliana cerca di orientarsi in questa prima fase abbastanza confusa, c’è invece chi dimostra fin dall’inizio di avere le idee chiare e di sapere come realizzarle: da anni un consorzio di cooperative si è costituito e progressivamente rafforzato a Mineo e dintorni, il Sol. Calatino, del quale avremo modo di parlare ampiamente in seguito. Con notevole tempismo si fa avanti il 17 febbraio, per voce del presidente Paolo Ragusa e va subito al centro della questione. I progetti governativi di accoglienza per essere realizzati hanno bisogno di “braccia” e supporto logistico locale: «l’apertura di uno spazio di solidarietà umana» rappresenta per Ragusa «una opportunità di crescita civile per la popolazione e di sviluppo per l’intero territorio. […] La realizzazione del “Residence della Solidarietà” bene si concilia con la nostra idea di sicurezza che nel territorio va garantita, oltre che con il meritorio presidio delle forze di polizia, attraverso iniziative di reale integrazione socio-lavorativa e mediante l’attivazione di processi di inclusione sociale (alfabetizzazione linguistica, mediazione culturale, formazione professionale, ecc.) capaci di contrastare ogni fenomeno di emarginazione delle persone accolte! […] In tutto questo riteniamo che la cooperazione sociale del territorio […] possa rappresentare il motore dell’accoglienza e il veicolo di una reale inclusione delle persone richiedenti asilo e rifugiate che troveranno ospitalità nel nuovo “Residence della Solidarietà” […]. Il Sol.Calatino S.C.S. anche in questa circostanza è pronto a rispondere ai bisogni di prossimità delle persone più deboli». [continua… Per la prima parte, si veda “Alba Siciliana n. 59, 2015.06.22]

Leone Venticinque

Note:
1 Andrea Lodato, Il premier lancia “l’accoglienza a cinque stelle”, “La Sicilia”, 2011.02.16, p. 2.
2 Giuseppino Centamori, Il sindaco Castania “Garantiteci la sicurezza”, “La Sicilia”, 2011.02.16, p. 2.
3 Concetto Mannisi, “Questa è la porta dell’Europa l’Unione affronti il problema”, “La Sicilia”, 2011.02.16, p. 2.
4 Andrea Lodato, “Ospitare gli immigrati in tutta Italia”, “La Sicilia”, 2011.02.16, p. 3.
5 Luigi Ronsisvalle, I migranti quasi come turisti socializzano con i lampedusani, “La Sicilia”, 2011.02.16, p. 4.
6 Cfr. Ecofin, Italia propone detax per aiutare Nord Africa, “Reuters Italia”, 2011.02.15. La dichiarazione era stata espressa nella conferenza stampa al termine dell’incontro tra i ministri delle finanze europei, con l’ipotesi di una “detax”, cioè un prelievo sul gettito Iva europeo che venga investito nel Nord Africa, proposta da discutere alla prossima riunione dell’Ecofin.

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