Dall’Archivio Storico del Comune di Mineo, la vicenda del monumento a Capuana (4)

Dall’Archivio Storico del Comune di Mineo, la vicenda del monumento a Capuana (4)

2015.09.14 (n. 071)fvvdfDopo che era stato individuato lo scultore che avrebbe realizzato il monumento a Capuana, occorreva procedere alla firma del contratto. D’altronde ancora molti aspetti si erano definiti soltanto sommariamente, e avevano una discreta importanza se si considera che verranno usati materiali diversi da quelli originariamente previsti e perfino il luogo di destinazione – la Piazza Buglio – non rimarrà la stessa a causa di alcune importanti trasformazioni: ne verrà alterato il rapporto di proporzione tra il monumento e gli spazi circostanti, un argomento sul quale si avrà modo di ritornare in seguito.
Superate le polemiche intorno ai criteri seguiti per arrivare alla scelta di Torre, quest’ultimo già stava procedendo nella definizione del bozzetto, in conformità alle indicazioni ricevute nei mesi precedenti. Possiamo intravederlo e immaginarne l’aspetto nella autorevole descrizione del Bistolfi, che a metà dicembre 1926 ha modo di visitare lo studio romano dello scultore: «con intima compiacenza mi è grato manifestare […] la felice impressione raccolta dalla meditata e appassionata concezione, espressa nella composizione architettonica e figurativa del bozzetto, ispirata con chiara e significativa armonia di elementi alla corrispondenza delle ragioni ideali a cui il monumento è destinato. In alto, sul fusto centrale la figura del Capuana è atteggiata a semplice ma intensa dignità conveniente alla profonda essenza del pensiero in cui essa deve esaltarsi; e, nella base, le immagini più caratteristiche, create e nate da tale pensiero, appaiono (avvolgendo in gruppi ad altorilievi ed a fregio il fusto) nei gesti che le rivelano a ricordare le opere più importanti e più ammirate del grande romanziere. La rispettosa umiltà ed il grande amore del giovane artista hanno illuminato limpidamente la perenne vitalità delle creature del poeta e gli concederanno di tradurlo nel bronzo, quali nacquero dalla anima del loro creatore. Con questa mia fede io dichiaro l’opera del Torre degna di tutto il consenso. Ed in questa convinzione io sarò lieto di potere seguire e sospingere, come meglio saprò, la delicata fatica del mio giovane collega» [1] Anche Zanelli avrà modo di pronunciarsi in un giudizio molto entusiasta vedendo il bozzetto modellato, quello dipinto e le fotografie. [2].
Purtroppo non sembra essere giunto fino a noi un dipinto a olio che Torre aveva realizzato e consegnato al Comune di Mineo al fine di rendere “fotograficamente” il rapporto tra il monumento e la piazza Buglio, nelle forme e nei colori, «per vedere l’effetto generale di tutto il monumento e del colore naturale delle pietre» [3]. La pietra scelta per il basamento era la nera lavica e già si stava trattando per il lavoro con una ditta locale, la “Saib – Sicula arte industria basalti” di Catania. I responsabili della ditta si erano dichiarati disponibili a realizzare la base del monumento «artisticamente costruito in pietra lava [sic.] lucidata, la cui eleganza ed austerità è orgoglio del nostro cantiere e di noi siciliani». Invece il Torre, ricevuto un campione della pietra così rifinita si era mostrato di diverso avviso, intenzionato cioè a utilizzare per il basamento la pietra martellata e non lucida. [4].
Il giorno 2 febbraio 1927 viene stipulato il contratto tra Torre e il Comitato, nelle persone del presidente onorario Podestà C. Albertini, del presidente effettivo G. Blandini e del tesoriere, sig. A. Barone. Il monumento dovrà avere le caratteristiche illustrate dal quadro a olio – già menzionato in questa sede – riprodotto in duplice fotografia controfirmata da Torre e da Blandini. La figura dello scrittore è rappresentata in piedi e oltre ai bassorilievi è presente anche la raffigurazione di “Scurpiddu”. [5] Il contratto prescrive per l’intero basamento l’uso di «pietra lavica, di prima scelta, compatta senza fori o peli di sorta, lavorata a buggiame (puntillo rizzo) proveniente dalle migliori cave di Militello». La statua di Capuana e i bassorilievi andranno scolpiti nel marmo bianco di Carrara, raffiguranti le opere Giacinta, Marchese di Roccaverdina, Paraninfo, Le Fiabe. L’altezza stabilita è di ca. sette metri, con una larghezza del quadrato di base di ca. 4,4 metri per lato. «Il Monumento […], il Torre si obbliga a consegnarlo posto in opera e completamente ultimato non più tardi di mesi diciotto dalla firma del contratto e nel caso di ritardo, oltre sei mesi, il Torre sarà passibile della penale di lire cinquanta per ogni giorno di ritardo. Ogni spesa di trasporto, dazio, balzelli, impalcature, ripari e chiusure è a carico del Torre, restando a peso del Comitato la costruzione della platea in calce-struzzo cementizio e la muratura a cotto per riempire tutti i vuoti interni della base del monumento e ciò sotto la direzione del Torre, il quale viene altresì facultato di apportare alla figura del Capuana ed alle statue componenti i quattro gruppi, quelle modificazioni che l’arte e l’ispirazione gli potranno suggerire». Il compenso stabilito ammonta a L. 113.000. Alla firma del contratto Torre riceve L. 20.000 mentre L. 63.000 verranno pagate dal Comitato «in corso di lavori e dietro eventuale controllo dei modelli a grandezza naturale». L. 30.000 verranno pagate a lavoro ultimato, collocato e collaudato, con l’approvazione e il giudizio inappellabile di Bistolfi e Zanelli. «Ove mai i detti scultori a loro insindacabile giudizio ritengano che non siano state osservate le prescrizioni contrattuali o l’esecuzione artistica non sia soddisfacente e dichiareranno l’opera non collaudabile, avverrà ipso facto la risoluzione piena ed assoluta del contratto e sarà tenuto il Cav. Torre alla restituzione delle somme ricevute e dagli eventuali danni cui il Comitato potrà andare incontro, restando l’opera per suo conto, dichiarando egli sin da ora che sottosterà al giudizio come sopra espresso». Il contratto non fa alcun riferimento alla targa che il Comitato ha richiesto per applicarla a Casa Capuana, ma lo scultore sta lavorando anche a questa opera, che seguirà le stesse vicissitudini del monumento. L’idea era nata dalla disponibilità economica dei fondi raccolti, che rispetto al preventivo del monumento lasciavano un avanzo al Comitato, il quale inoltre consegna L. 20.000 al Comune di Mineo come contributo per l’acquisto della biblioteca, di mobili e cimeli del Capuana onde formare un “Museo Capuaniano” [6].
Nel corso del 1927 Torre si dice impegnato a completare altri lavori per impegni già presi. Ha deciso che sarebbe meglio realizzare la statua di Capuana in bronzo invece che in marmo, «per dare maggior effetto pittorico» [7]. Per quanto riguarda la targa lo scultore si dichiara disponibile a intervenire con modifiche all’idea originaria: «Il bozzetto […] che mandai secondo me è una cosa originale e adatta per la casa natìva del Maestro ma non mi dispiace di aggiungere altro secondo le sue idee che accetto il consiglio di una persona istruita come il Prof. Blandini» [8].
La modellazione dei bassorilievi e della targa vengono iniziati dallo scultore prima di affrontare la statua di Capuana. Per aiutarsi nel lavoro, Torre chiede – e ottiene – dal Comitato alcune fotografie dello scrittore e una mantellina «che si usava tempo fa nella nostra provincia, che mi serve per la vecchietta nel gruppo Le fiabe» [9]. Inoltre egli ha ricevuto alcuni acconti, per un totale raggiunto di L. 25.000 a febbraio del 1928, che diventano L. 60.000 a fine aprile. Per quanto riguarda la targa, il suo costo viene defiinito in L. 12.000, compresa spedizione ma esclusa la messa in opera. [10].
È tra maggio e giugno che si verifica il cambiamento nella scelta dei materiali per il monumento e per la targa. Torre si è consultato con Bistolfi, il quale concorda sull’idea che sia meglio usare il bronzo. Anche Zanelli darà il proprio consenso. Inoltre pare ci siano stati profondi ripensamenti da parte dello scultore sulle scelte figurative per la statua e i bassorilievi, al punto che ha deciso di rifarli da capo: «La statua del Maestro come Le avevo detto che stava quasi in fine l’ho guastata tutta e ora ne sto studiando un’altra, la metà è finita, modello direttamente la grande». [11].
Nel frattempo si avvicina la scadenza prevista dal contratto, era stabilita una penale di 50 lire per ogni giorno di ritardo sulla data di consegna stabilita, ma Torre afferma di non poterne tener conto, per il bene della migliore riuscita del monumento, anche a costo di andare in galera perché «Il contratto non mi deve ostacolare la buona riuscita del mio lavoro». A metà ottobre pare che siano quasi finiti i bassorilievi, «composti dalla bellezza di undici figure che per quanto svelto posso essere è un lavoro di parecchi mesi». [12] Appena completati, li mostrerà a Bistolfi e solo in seguito farà le forme in gesso. I quattro bassorilievi rappresentano: La Fiaba, «una bella vecchia con la classica mantellina sulle spalle e il fazzoletto a fornello in testa che colla rocca e il fuso a riposo appoggiati al petto, sta narrando una favola a un gruppo di tre bambini. Due ascoltano meravigliati ed estatici, mentre un terzo, il più piccino, impaurito da quello che la vecchia narra fa l’atto di tirare uno dei due per andar via. È un quadro pieno di vita e naturalissimo». Il secondo raffigura Il Marchese di Roccaverdina, «il più bel romanzo del Maestro, quando già fuori di senno vuole fuggire dalla casa e la Solmo lo trattiene aggrappandosi alla cappotta, mentre la moglie si dilegua dignitosamente e si vede una donna col classico manto in atto di andar via». Il terzo raffigura Giacinta: «è plastico quanto mai. Si vede Andrea già stanco e sazio dei baci di Giacinta in atto di allontanare l’amante dolcemente mentre lei si avvinghia dippiù a Lui e gli porge voluttuosamente le labbra in un bacio avido». Il quarto Paraninfo: «Rappresenta una coppia d’innamorati ritrosi e in mezzo a loro il mezzano che cerca di persuaderli a fare il passo del matrimonio. È comico e di sicuro effetto».
Torre sta ancora lavorando al modello in scala 1:2 della statua di Capuana, che pure intende mostrare a Bistolfi prima di iniziare la versione a grandezza reale. Prevede di ultimare e collocare il monumento entro la fine di giugno 1929, ad ogni modo Blandini si è premunito coinvolgendo nell’impresa la sua famiglia: «Ho messo alle costole dello scultore mio fratello il Prof. Emanuele e mio figlio il dott. Francesco che andranno spesso nello studio per vedere lo stato dei lavori e mi riferiranno, senza dire che scrivo continue lettere allo scultore incitandolo a mantenere la promessa».
Con l’avvicinarsi della fine d’anno aumentano nel dott. Blandini le ansie e le preoccupazioni per la riuscita dell’impresa. Sono tutt’altro che infondate, come si vedrà in seguito. Più volte il presidente del Comitato per le Onoranze a Luigi Capuana si rivolge allo scultore, chiede a che punto è arrivato il lavoro. Le risposte che riceve dal Torre denotano un certo grado di fastidio e insofferenza: «Mi spinge a dire quello che avrei voluto astenermi, siccome essere modesto in questo mondo ci si perde bisogna che la modestia in certe occasioni metterla da parte e valutarsi, le dico ciò in proposito offerto dicendomi che se non sono capace di eseguire il lavoro si rivolge ad altri, ora dico a Ella e tutti coloro che non mi conoscono che sono un artista e so fare da me, se ho accettato che il mio lavoro fosse sottoposto a Zanelli e Bistolfi è stato perché sono due grandi artisti e solo da loro posso accettare dei consigli e non perché non potrei fare da me, le dico ciò che tutte le modifiche fatte sono state suggerite dalla mia volontà d’artista e se fossero state suggerite da Bistolfi per me è un onore che altri artisti non possono avere, e se sono necessarie ne faccio altre finché mi piace senza ostacoli da nessuno, neppure dal tempo, che il vero responsabile dell’eseguimento sono io. […] speriamo di spiegarsi una buona volta che io lavoro con la mia comodità, quando credo che il monumento può uscire dal mio studio allora esce. Riguardo al basamento per me è l’ultima cosa, per ora ho il pensiero di passarmi alla forma i bassorilievi, poi col tempo necessario che occorre farò la statua del Maestro, insomma faccio come meglio credo». Allo stesso tempo Torre chiede un ulteriore acconto di L. 5.000, dice che ha usato i soldi che aveva per comprare il bronzo e avverte: «se nel caso contrario non mi manda la piccola somma chiesta, come formo i bassorilievi non vado più avanti sebbene col mio sommo dispiacere, ma voglio sperare che ciò non avviene per non esserci dispiaceri scambievoli» [13].
Il dott. Blandini, evidentemente allarmato dalla piega che sembrano prendere gli eventi, decide di andare a constatare personalmente come stanno le cose e il 18 dicembre 1928 si parte da Mineo alla volta di Roma. Vi trascorrerà un mese, presso il fratello Emanuele. Al termine del soggiorno farà pervenire al Podestà di Mineo un resoconto della missione. In compagnia del Sen. Bistolfi, Blandini aveva visitato il nuovo studio di Torre dove erano in lavorazione le varie parti del monumento. «Il Bistolfi lodò il lavoro del Torre ed esortò il giovane scultore ad ultimare il Monumento dato che la concezione era già tradotta nel bozzetto a grandezza naturale in creta, salvo la statua del Capuana mettà dal vero. Suggerì lievissime modificazioni in qualche atteggiamento della figura ed approvò pienamente la modellazione e la mossa data alla statua dello Scrittore. […] Il Torre mano mano che ha progredito nei lavori e nella concezione ha apportato modifiche al bozzetto primitivo, modifiche suggerite dall’Arte ed approvate dal Sen. Bistolfi. È scomparso il leggio che aveva posto a fianco del Maestro, è scomparso il bozzetto di Scurpiddu che figurava nella parte esterna del leggio e la figura di Capuana rimane così completamente libera e si eleva più semplice e più maestosa a coronare i quattro bassorilievi». [14] Blandini comunica anche il consenso di Bistolfi alla scelta di usare il bronzo in luogo del marmo. Rimane per il momento immutata l’idea iniziale della pietra lavica per il basamento, in seguito avverranno ulteriori cambiamenti di progetto.
Durante il soggiorno a Roma Blandini ha incontrato anche Zanelli, «l’autore della famosa Dea Roma del Monumento a Vittorio Emanuele II a Piazza Venezia. […] Zanelli mi dice le più lusinghiere informazioni sul conto del Torre e sui lavori già fatti e da lui veduti per il Monumento a Capuana: è un giovane serio e coscienzioso il Torre e quando io e soprattutto il Maestro di noi tutti, parlo del Sen. Bistolfi, Le scrivemmo che poteva affidare con tutta serenità il lavoro del Monumento al Capuana al Torre, non vendemmo fumo, ma affermammo la verità. Le basti sapere che il Torre lavora con me al grande Monumento per l’Indipendenza Cubana che sto ultimando e ciò le dice quanta fiducia e quanta stima io abbia per il giovane scultore suo conterraneo. […] Non creda poi che il Torre guadagnerà fior di quattrini col Monumento a Capuana, ma forse ci rimetterà qualche migliaio di Lire! Auguriamoci gli resti la gloria e di aver legato il suo nome, oggi oscuro, a quello luminosissimo dello scrittore illustre. Un guadagno altamente ideale che lo compenserà della perdita economica. Perché il Torre deve pur guadagnare per vivere e quindi cercare dei lavori più remunerativi. Eccole spiegata la ragione essenziale del ritardo nell’ultimare il Monumento a Capuana. Ma stia tranquillo e con Lei i suoi concittadini che il Torre farà un lavoro degno di lui e dello scrittore che volete giustamente e santamente onorare».
Per quanto riguarda lo stato di avanzamento dei lavori, i quattro bassorilievi sono quasi ultimati e entro breve tempo verranno mandati alla fonderia. Secondo le parole dello scultore, il monumento si potrebbe collocare nella sua sede definitiva entro il giugno 1929. Dal canto suo Blandini non allenta la presa: «Ho messo alle costole dello scultore mio fratello il Prof. Emanuele e mio figlio il dott. Francesco che andranno spesso nello studio per vedere lo stato dei lavori e mi riferiranno, senza dire che scrivo continue lettere allo scultore incitandolo a mantenere la promessa. […] Cadono così tutte le leggende e le malignazioni, le insinuazioni fatte, dette e scritte sull’opera del Torre che nessuno ha visto e quindi potuto giudicare. Con le assicurazioni avute dai grandi scultori Bistolfi e Zanelli, possiamo stare tranquilli ed attendere con fiducia l’opera del Torre». Ma la tranquillità purtroppo non dura, come avremo modo di vedere più avanti. (continua…)

Leone Venticinque, per la Società di Studi Menenini

Note:
1 Lettera di Bistolfi a Blandini, 1926.12.12. In Ascm, voll. provv. n. 2469-2470 (Lavori Pubblici). Lo stesso per le note seguenti.
2 Lettera di Torre a Blandini, 1927.01.17.
3 Lettera di Torre a Blandini, 1926.12.20.
4 Cfr. Lettera della Saib a Blandini, 1926.12.24.
5 In una bozza del testo, poi modificata, il costo totale assommava a L. 100.000. Era ancora incerta la figura di Capuana, se raffigurarlo seduto o in piedi. A seconda della scelta del Comitato vi sarebbe stata una differenza di costo con un aggravio di L. 8.000 nella seconda opzione. Anche l’aggiunta di “Scurpiddu” non era ancora stabilita una volta per tutte, ma in caso affermativo ci sarebbe stato un sovrapprezzo di L. 4.000.
6 Cfr. Lettera di Blandini a Benito Mussolini, 1931.01.10.
7 Lettera di Torre a Blandini, 1927.12.10.
8 Lettera di Torre a Blandini, 1927.08.08.
9 Lettera di Torre a Blandini, 1928.02.09.
10 Lettera di Torre a Blandini, 1928.03.03.
11 Lettera di Blandini a Torre, 1928.07.04. Più avanti Torre aggiungerà altre spiegazioni: «Ella sa che la figura del Maestro era quasi in fine – lo potrà testimoniare Bistolfi – e per non avermi piaciuto il movimento della gamba destra l’ho buttata a terra». Lettera di Torre a Blandini, 1928.10.16.
12 Lettera di Torre a Blandini, 1928.10.16.
13 Lettera di Torre a Blandini, 1928.12.14.
14 Lettera di Blandini al Podestà Croce Albertini, 1929.01.31.

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