L’emergenza Nordafrica, i profughi e l’accoglienza (segue)

L’emergenza Nordafrica, i profughi e l’accoglienza (segue)

[Parte 1]

[Parte 2]

uygugouyLa promessa del governo Berlusconi che escludeva categoricamente di portare a Mineo i migranti appena arrivati in territorio italiano dura soltanto due giorni. Con un “colpo di mano” forse dettato dalle urgenze e dalla situazione critica di sovraffollamento che si è creata a Lampedusa, già il 17 febbraio si comunica che gran parte degli immigrati tunisini che si trovano al momento al centro d’accoglienza di Lampedusa verrà trasferita già dalla settimana seguente nel residence di Mineo. [1] D’altra parte il ministro Maroni continua a assicurare che nel centro di Mineo verranno trasferiti i richiedenti asilo già presenti nei Cara d’Italia, come stabilito all’inizio, ma entro breve tempo si saprà come stanno veramente le cose. Da più parti viene stimata per la struttura residenziale una capienza di settemila persone, il che contribuisce a mettere in allarme i rappresentanti politici, come il consigliere comunale di Mineo Nello Blangiforti – lista civica “La Svolta” ma tesserato di Rifondazione Comunista” – che attraverso la rete afferma: «Se confermato quanto sopra, assisteremo ad una decadenza generale dei valori e dei diritti. I diritti dei richiedenti asilo politico, compressi ed inscatolati in un nuovo lager (7000 in un campo per 2000 persone). Non possiamo assistere inermi a questo scempio, da subito le associazioni per i diritti umani debbono essere gli attori principali nelle scelte logistiche e debbono avere accesso libero al campo, assieme ai media, per i controlli». Al contrario, di lì a poco il ministero dell’interno emetterà un provvedimento restrittivo proprio riguardo all’accesso ai centri di accoglienza che renderà praticamente impossibile il controllo della loro gestione e delle condizioni interne da parte di movimenti politici e giornalisti. Anche il locale Movimento per le Autonomie – partito di riferimento del governatore regionale Lombardo – non rimane silente e sottolinea quelli che considera i più gravi punti critici della questione: «è stata presa una decisione dall’alto senza coinvolgere le istituzioni e le comunità locali (alla faccia del federalismo e dell’autonomia locale!); non è stato illustrato come, cosa, dove, quando e per quanto tempo dovrebbe realizzarsi questo “villaggio-modello della solidarietà”; non è stata fatta una valutazione del contesto economico e della possibilità di controllo del territorio circostante il villaggio, ed in generale l’impatto che questa iniziativa avrà per l’intero comprensorio del Calatino».
iytfiyfiOltre all’azione politica già intrapresa, l’Amministrazione comunale menenina intraprende anche una iniziativa di tipo legale. Il 19 febbraio una lettera di diffida viene inviata alla società proprietaria del villaggio, la Pizzarotti di Parma, e all’istituto di credito che ha finanziato il progetto, la Banca Intesa San Paolo di Milano. Il vice sindaco Maurizio Siragusa spiega che il Residence degli Aranci di Mineo è stato realizzato con variante al Piano Regolatore che prevede un vincolo di destinazione esclusiva per insediamenti Nato, che ne vincola l’uso e esclude esplicitamente il cambio di destinazione d’uso e quindi la struttura non può essere utilizzata in altro modo.[2] Anche il nuovo piano regolatore adottato nel 2002 dal Comune di Mineo ha mantenuto per l’area un vincolo di destinazione esclusiva per insediamenti Nato. «L’insediamento residenziale è stato realizzato in seguito a una variante allo strumento urbanistico e autorizzata dalla Regione Siciliana a condizione che sia esclusivamente finalizzata all’insediamento residenziale a ambito chiuso per le famiglie del personale militare Usa della base aeronavale Nato di Sigonella dei servizi connessi, escludendo esplicitamente il cambio di destinazione d’uso». Occorrono autorizzazioni da parte degli organi competenti, per evitare che vengano commessi abusi. Nella lettera – inviata per conoscenza al Viminale, al governatore della Sicilia e al prefetto di Catania – si ricorda poi il limite di 1.938 ospiti, in rispetto delle norme sui volumi abitativi. Lo stesso giorno interviene nel dibattito anche il partito Democratico con il segretario provinciale di Catania Luca Spataro, il responsabile Enti locali Giuseppe Cicala e Claudio Guzzetta, responsabile Politiche sociali del partito. Forte contrarietà viene espressa dai tre verso l’idea di riempire il residence di Mineo con settemila persone: «Le opportunità di integrazione devono essere costruite su numeri relativamente piccoli e ascoltando anche la voce della popolazione locale. Ci chiediamo come il Governo intenda dare assistenza medica in un concentramento di tale portata. Come si pensa di aiutare le persone più vulnerabili? E se a Mineo dovesse verificarsi una rivolta, la situazione come verrebbe gestita? Non è pensabile che il territorio di Mineo riesca a integrare un numero così elevato di persone». Allo stesso tempo i rappresentanti del Pd criticano il modo di procedere “dilettantistico” del governo – come mostra la scelta improvvisata di utilizzare la struttura residenziale di Mineo – e si schierano a favore delle organizzazioni impegnate nel volontariato e nella cooperazione che, secondo loro, dovrebbero essere coinvolte dal governo in modo da attivare velocemente i percorsi di accoglienza.
Anche se l’inizio della vicenda non ha dato margini di interlocuzione con il Primo Ministro Berlusconi, il sindaco Castania insiste nel cercare una via di dialogo diretto con i vertici del governo nazionale e scrive il 20 febbraio una lettera aperta a Berlusconi. Castania ribadisce la volontà di contribuire allo sforzo di accoglienza che sta impegnando l’intero Paese ma chiede che i sacrifici connessi siano equamente ripartiti sui territori e avanza dubbi sugli effetti di un sovraffollamento nel residence della Piana: «Abbiamo più di qualche dubbio […] sul progetto di imporre dall’alto a un paese di poco più di 5000 abitanti un centro accoglienza per 7000 persone. Come si potrà procedere alla loro “inclusione sociale” confinandoli in un sito circondato da fondi agricoli e distante almeno 10 km dal più vicino centro abitato? […] Dopo l’accoglienza, quali opportunità di lavoro e di sviluppo potrà fornire loro il nostro martoriato territorio? […] la preoccupazione nostra è che il “Villaggio della solidarietà” possa trasformarsi subito in un luogo di “esclusione sociale”, in un enorme contenitore di emarginazione, in una sorta di giardino zoologico dei bisogni e della povertà, ingannando le aspettative di questi disperati e offendendo irrimediabilmente la loro dignità». La proposta del sindaco vuole coniugare “solidarietà e buon senso” – questo il titolo della sua lettera aperta – e in conclusione avanza una proposta: «ospitare 100 migranti potrebbe essere una scommessa anche culturale di apertura e arricchimento per la comunità di Mineo e del Calatino; ospitarne 7000 potrebbe trasformarsi in una “bomba sociale”».[3]
Mineo non è l’unico centro abitato dell’area che chiede chiarezza. Anche nei centri vicini di Palagonia, Caltagirone, Grammichele, Ramacca si vuole capire cosa accadrà e si chiedono maggiori informazioni, programmando una riunione congiunta dei sindaci e dei presidenti dei rispettivi Consigli Comunali per il giorno 21. Il consigliere provinciale Mistretta rivolge una interrogazione al presidente Castiglione per fare chiarezza sul reale numero di migranti che si intende trasferire nel centro di Mineo. [4] Il presidente della Provincia risponde con molto ottimismo: «Nel Residence degli Aranci saranno trasferite le famiglie con donne e bambini al seguito. Quindi non si creerà un quartiere ghetto e non ci saranno problemi sociali. In ogni caso ogni azione sarà concordata con le autonomie locali»[5]. Dal canto suo il deputato regionale Pdl Marco Falcone, forse poco informato sul modo in cui si era svolta la visita-lampo di Berlusconi e Maroni a completa insaputa del sindaco di Mineo, saluta con particolare favore l’incontro annunciato per il 22 febbraio tra Maroni e Castania «innanzitutto perché il ministro Maroni ha dimostrato solerzia e disponibilità a confrontarsi con l’Amministrazione menenina a trattare una vicenda di sicura delicatezza e complessità». Falcone inoltre punta il dito verso quanti hanno sollevato critiche al progetto del “Villaggio della Solidarietà”: «Mi pare che attorno a questa vicenda siano in corso prove tecniche di speculazione politica che appaiono non solo manifestamente demagogiche, ma anche fuori luogo. Invero, il principio di solidarietà e accoglienza non deve essere sostenuto a intermittenza, ma sempre. Non serve a nulla, dunque, lanciare allarmismi, molte volte infondati, quanto invece impegnarsi perché ciascun territorio del Mediterraneo si faccia carico – certo con l’ausilio dello Stato e della Comunità Europea – a fare la propria parte, soprattutto quando ha a disposizione strutture che, se conosciute, farebbero, forse, parlare meno qualcuno. Il sindaco Castania è l’unico legittimato a pretendere le dovute garanzie per il proprio territorio, saprà ottenere dal ministro Maroni le necessarie rassicurazioni di una concreta ed efficace pianificazione di interventi».
Intanto l’instabilità politica dei Paesi del Nordafrica si sta aggravando e di conseguenza peggiorano le previsioni sui flussi di profughi. Il governo libico è in affanno nel fronteggiare le rivolte, bisogna salvare i connazionali che a centinaia si trovano a Tripoli e in altri centri della costa, in Italia si teme anche per il futuro delle importazioni di gas e petrolio. Nella sola Libia sono stati stimati due milioni di profughi. Il governo di Roma aveva chiesto al Nordeuropa di suddividere gli oneri dei flussi dei migranti tra tutti i ventisette membri Ue, ma non ha trovato nessuna disponibilità all’ascolto: rimane in vigore l’ordinamento secondo il quale la gestione degli immigrati intesa come valutazione delle domande di asilo e rimpatrio degli illegali spetta solo al Paese nel quale gli immigrati approdano. Il supporto dell’Europa all’Italia si concretizza nell’operazione Hermes, gestita dall’organismo Ue Frontex e finanziata con due milioni di euro: unità navali ed aeree di altre nazioni europee – Francia, Olanda, Malta e Spagna – verranno messe a disposizione dell’Italia per il pattugliamento di un settore del Canale di Sicilia, con il compito di prevenire gli sbarchi sulle coste siciliane mentre una squadra di trenta esperti si occuperà delle identificazioni dei migranti e dovrebbe anche investigare sulle reti di trafficanti e scafisti che li trasportano per mare. Il Presidente del Consiglio Berlusconi il 18 febbraio aveva emesso un’ordinanza di protezione civile nella quale si sottolineava «l’insufficienza delle attuali strutture destinate all’accoglienza o al trattenimento dei migranti rispetto all’eccezionalità del flusso migratorio registrato negli ultimi giorni». Il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso viene nominato commissario straordinario per l’emergenza profughi. Potrà contare su una squadra di dieci collaboratori scelti tra i funzionari del ministero dell’Interno. Viene stanziato un milione di euro per adattare il residence di Mineo in un nuovo centro di accoglienza, duecento militari sono destinati alla sorveglianza delle strutture e delle aree da destinare alla gestione dell’emergenza e si prevede una spesa ulteriore di 340.000 euro a carico del ministero delle Infrastrutture per le capitanerie di porto.[6] Il neo commissario Caruso cerca subito di rassicurare le comunità locali assicurando garanzie sul controllo del territorio: «Niente sarà trascurato in tema di sicurezza […]. La sicurezza verrà garantita agli immigrati che risiedono nel Villaggio, ai cittadini di Mineo e ai Comuni che si affacciano nella piana dei Margi». Il governo vorrebbe procedere fin da subito al trasferimento dei primi gruppi di richiedenti asilo dai Cara già esistenti al nuovo centro di Mineo. Nel corso delle operazioni di trasferimento però si manifestano le prime difficoltà: a Rosolini ci sono 170 migranti che per motivi da chiarire non intendono lasciare quella sede per essere trasferiti a Mineo, e piuttosto passano la notte all’aperto sotto la pioggia e rifiutano il cibo. Nella struttura residenziale sono in corso dei lavori di adeguamento, da più parti si conferma che a Mineo verranno destinati i tunisini che affollano Lampedusa mentre nuovi sbarchi continuano a portare altre persone, a centinaia.[7]
Nel Calatino si sono mobilitati i Consigli Comunali. Il 22 febbraio davanti al residence si svolge una manifestazione promossa da Fli – “Futuro e Libertà per l’Italia” – e dal “Movimento per le Autonomie”. Tra i presenti, il consigliere Mpa Luca De Caro di Caltagirone e il consigliere Fli di Scordia Nicolò Ferro sottolineano che «l’arrivo di settemila immigrati tutti concentrati in quest’area del Calatino sarebbe una ghettizzazione di questi clandestini».
Lo stesso giorno avviene l’incontro del sindaco Castania con il ministro Maroni a Roma. Sembra smentita l’ipotesi di portare a Mineo migliaia di clandestini appena sbarcati dall’Africa. Le autorità nazionali ribadiscono invece che nella struttura saranno ospitati solo richiedenti asilo già presenti in Italia. Presente all’incontro, Castiglione dichiara che «il governo della sicurezza nel territorio, la tranquillità delle popolazioni locali è la priorità per tutti noi […]. Il presidente Berlusconi e Roberto Maroni vogliono realizzare a Mineo esattamente quel centro di accoglienza-modello di cui hanno parlato subito dopo il sopralluogo. Non più di duemila immigrati richiedenti lo status di rifugiati. Il che rappresenta una garanzia, perché, com’è ovvio, ci troveremo di fronte a persone che hanno tutto l’interesse a comportarsi bene ed ottenere, al massimo nel giro di sei mesi, lo status che li proteggerà a livello internazionale».[8] In questa fase il governo di Roma si mostra disponibile all’ascolto verso sindaci e amministratori locali: è previsto un nuovo incontro con Maroni a Catania il 28 febbraio per parlare con il presidente della Regione, della provincia di Catania e con i sindaci dei quindici Comuni del Calatino. Dichiara Maroni: «Questa struttura di accoglienza vogliamo farla lì da voi, perché si presta molto bene per quel che vogliamo realizzare. Nel residence metteremo questi cittadini stranieri in attesa di valutazione sul loro status, ma per questo bisognerà anche utilizzare all’interno della struttura mediatori culturali e linguistici, persone preparate per la formazione di questi cittadini che diano loro una mano in questo periodo molto delicato. Ma vogliamo anche che ci sia un’assistenza sanitaria che garantisca gli immigrati, le donne, i bambini dei nuclei familiari ospitati. Se non ci state, comunque, troveremo una struttura simile altrove e sposteremo il progetto». Insomma, ancora una volta il riutilizzo del residence di Mineo viene presentato come una occasione di sviluppo, una opportunità economica sul territorio per il lavoro, la fornitura dei pasti e altri servizi. Sarà in seguito il processo giudiziario per “Mafia Capitale” a chiarire come sono gestite le risorse dell’accoglienza e chi ne ha avuto beneficio. (continua…)

Leone Venticinque

Note:
1 Immigrati: Maraventano (Lega), i rifugiati tunisini traferiti a Mineo, Adnkronos, 2011.02.17.
2 L’approvazione nel 1996 venne richiesta all’assessorato regionale al Territorio ed Ambiente. Il decreto firmato dall’allora assessore Bartolo Pellegrino riporta delle condizioni e precisazioni: «[…] per un insediamento residenziale ad ambito chiuso da servire alle famiglie del personale militare Usa della base aeronavale Nato di Sigonella in ordine alle esigenze del governo Usa». Cfr. Giuseppe Centamori, Mineo – Il sindaco: «Preoccupati per l’arrivo degli immigrati», “La Sicilia”, 2011,02,18, p. 43.
3 Il sindaco di Mineo, dopo aver reso nota la lettera aperta, invita quanti ne condividono i con-tenuti a condividerla e inviarla allo stesso destinatario. Castania si rivolge ad artisti, intellettuali, politici, e rappresentanti della società civile riuniti nel comitato spontaneo “Solidarietà e buon senso”. Tra i primi a unirsi alla sua voce saranno l’ing. Giovanni Costa, il prof. Ignazio Lo Basso, l’ing. Daniela Novità, il segretario della Fondazione Giuseppe Bonaviri di Mineo Agrippino Perrotta, la giornalista Florinda Perrotta, lo scrittore Massimiliano Perrotta, il dott. Joseph Stancanello, Leone Venticinque amministratore del Portale “Qui Mineo”, Enzo Zappulla presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano e Sarah Zappulla Muscarà, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Giuseppe Bonaviri.
4 Cfr. Giuseppe Centamori, Mineo rilancia la questione sicurezza, “La Sicilia”, 2011.02.19, p. 48.
5 G.C., Il presidente Castiglione: «non sarà un quartiere ghetto», “La Sicilia”, 2011.02.21, p. 51.
6 Cfr. «Situazione grave» Berlusconi stanzia subito un milione, “La Sicilia”, 2011.02.19, p. 7.
7 Cfr. Giuseppe Centamori, Ma nell’“ex” residence sono cominciati i preparativi, “La Sicilia”, 2011.02.22.
8 Andrea Lodato, Maroni: «A Mineo solo i richiedenti lo status di rifugiati», “La Sicilia”, 2011.02.23, p. 5.

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