La tomba di Luigi Capuana nel cimitero di Mineo

Il progetto dello scultore La Spina e l’esecuzione dell’opera

La tomba di Luigi Capuana nel cimitero di Mineo

01Il 29 novembre 1915 Luigi Capuana muore a Catania, dove da qualche tempo viveva con la moglie Adelaide Bernardini. Dopo il triste evento costei, insieme all’assessore del Comune di Mineo – e futuro sindaco – Vincenzo Ciancico, presenta subito al Prefetto di Catania una domanda di autorizzazione al trasporto della salma dalla città fino al paese natale dello scrittore. Responsabile dell’operazione di trasferimento è il parente Ludovico Capuana, che prenderà parte al viaggio. [1] Il carro con la salma effettuerà una sosta notturna a Palagonia, in un fondaco.
Il 4 dicembre una seduta del Consiglio Comunale di Mineo approva lo stanziamento di L. 9.000 per le onoranze a Capuana. Il consigliere comunale e sindaco f.f. Giuseppe Blandini, in un Messaggio alla città di Mineo così si esprime: «Domani alle ore 10 la venerata salma di Luigi Capuana […] verrà portata in trionfo all’ultima dimora, dove ognuno di noi porterà sempre il tributo di lacrime e fiori e dove sarà sempre accesa la lampada votiva che la città natale decreterà al suo illustre figliuolo. La civica 02rappresentanza, interprete del sentimento unanime di tutti i cittadini e soprattutto del desiderio del grande Estinto, giustamente volle che le spoglie mortali avessero onorata sepoltura nelle mura della città dove il Maestro compose e scrisse le opere d’arte migliori che illustrò sempre nei suoi libri, e che dilesse sempre. E Mineo custodirà come un deposito sacro il cadavere lacrimato e vi ergerà il Monumento imperituro della gloria, che sarà la meta del nostro pellegrinaggio spirituale ed intellettuale e dove tutti nella grandezza di lui, ci sentiremo più grandi e più buoni». [2] Tra i tanti casi precedenti di scrittori italiani e d’Europa che sono stati celebrati con monumenti funerari si può citare Alessandro Manzoni o il francese Émile Zola, ma l’elenco sarebbe lungo.
Il funerale si svolge con un corteo dalla chiesa detta “Dell’Itria” – S. Maria d’Idria – fino al cimitero. Alla cerimonia funebre partecipano anche rappresentanze dei paesi vicini; è il caso delle Scuole elementari di Vizzini, che mandano a presenziare un loro delegato. [3]03
Il 7 dicembre viene indetta una seduta straordinaria del Consiglio Comunale, dedicata ai provvedimenti da stabilire per le onoranze a Luigi Capuana. Il testo integrale verrà pubblicato in altra sede, qui basterà ricordare che nel corso della seduta il sindaco Giuseppe Cirmeni pronuncia ufficialmente la proposta della costruzione nel cimitero di un monumento funerario per Capuana. Si procede poi a nominare un primo Comitato per le Onoranze, nelle persone dei Signori On. Benedetto Cirmeni Deputato al Parlamento, Comm. Salvatore Spadaro Consigliere Provinciale, Comm. Giuseppe Cirmeni Sindaco di Mineo, Avv. Prof. Giuseppe Simili, Cav. Antonio Deforti e Prof. Michele Sorrentino. [4] Le difficoltà della guerra ostacolano il lavoro del Comitato per le Onoranze e dunque è direttamente l’Amministrazione comunale a impegnarsi nell’attuazione del proposito di dare una degna sepoltura all’Illustre estinto. Se per il successivo monumento di Piazza Buglio si procederà a una sorta di “concorso italiano” che chiamerà a cimentarsi i maggiori artisti del Paese, nel caso della tomba la designazione dello scultore incaricato avviene molto rapidamente e senza incertezze. A tale scopo il Comune si rivolge al noto scultore siciliano Michele La Spina, molto stimato a livello nazionale e che era stato intimo amico personale e ammiratore del Capuana. [5] La Spina non aveva lavorato particolarmente nel genere funerario, e, ad eccezione della Tomba Geremia (1896) nel cimitero di Acireale, che è un monumento scultoreo e architettonico di maniera verista tardo ottocentesca, si era limitato a un busto-ritratto per il monumentino di Mariano Campione (1894), semplice eppure straordinario: anche nella memoria post mortem, l’immagine di una persona doveva apparire viva, vivente. Il 18 dicembre 1915 lo scultore, che vive e lavora a Roma nel suo studio di Via Margutta 113, scrive al sindaco di Mineo, Cirmeni, per offrire il proprio contributo e «coll’opera mia di amico affettuoso e disinteressato contribuire a qualunque sia attestato di riconoscenza che la cittadinanza volesse dare a codesto suo figlio assai più grande della sua stessa cattiva fortuna». [6] Passano alcuni mesi e il 22 maggio 1916 Cirmeni informa lo scultore che il Consiglio Comunale ha deliberato lo stanziamento di L. 5.000 per costruire la tomba e gli chiede di mandare un disegno del suo progetto. [7] La Spina risponde di aver pensato a varie alternative per il monumento sepolcrale ma di averne scelta una in particolare, che «mi pare più rispondente allo spirito serenamente greco del caro amico estinto. Se non è una mia illusione credo che nella semplicità del concepimento, non ho esclusa la nobiltà delle linee». Così invia un disegno perché venga valutato dalla Giunta e dal Comitato per le Onoranze. [8]
Sempre in giugno la Giunta di Mineo approva il disegno dello scultore e il sindaco Cirmeni chiede un preventivo per una spesa corrispondente allo stanziamento che già era stato deliberato e comprensiva di ogni spesa, in modo che il Consiglio Comunale possa approvare il progetto: «Ella nel preventivo deve metter tutto, costo del marmo, lavorazione del medesimo, mezzo busto in marmo o bronzo secondo Ella giudicherà più opportuno, spedizione da Roma del lavoro e posa in opera». Inoltre il sindaco informa il La Spina che «[…] l’ubicazione della sepoltura di Luigi Capuana è isolata e senza sfondo giacché per dare maggiore risalto al monumento si credette opportuna la sepoltura isolata completamente. Onde Ella si regolerà se mettere o no lo sfondo». [9]
E così La Spina provvede a dettagliare il piano di esecuzione dell’opera e i suoi costi: in pratica si tratta di fare una copia del busto di Luigi Capuana che egli già aveva realizzato alcuni anni prima, vivente lo scrittore, e inserirla in una architettura lapidea appositamente concepita. [10] Le proporzioni tra le varie componenti della tomba e il dimensionamento complessivo del monumento funerario verranno perciò dimensionate partendo dalle dimensioni del busto. Riguardo alla collocazione finale del monumento nel contesto del cimitero, essa era ignota all’Autore in quanto verrà decisa soltanto nell’ultima fase, come si vedrà più avanti.
A Roma, il Comitato per le Onoranze può contare anche sulla collaborazione dell’On. Benedetto Cirmeni, fratello del sindaco e deputato al Parlamento. Infatti è all’On. Cirmeni che lo scultore ha parlato del progetto e dei materiali da utilizzare, ottenendone una prima approvazione. Il lavoro consiste dunque delle seguenti parti con i relativi costi: «Totale della parte architettonica esecuzione in travertino di Tivoli di prima qualità, e della tinta più calda possibile (cosa del resto che sempre più col tempo s’accrescerebbe). La spesa della parte architettonica è di L. 3.500. Pel busto in bronzo, compresa la forma bona per gettarvi la cera, come per il ritocco della cera, e per la fusione, Lire 480. Imballaggi L. 600 (che tempi!) spese di trasporto fino a Catania L. 300 circa, come può dedursi dal peso che approssimativamente s’avrà. Da Catania a Mineo non saprei dire nemmeno approssimativamente perché il mio spedizioniere di cui mi fidavo totalmente essendo tedesco è partito per la Germania. Ed io sia perché fra quattro mesi e possibilmente prima dovrei trovarmi assolutamente in Roma, e sia ancora perché troppo mi costerebbe la mia venuta costà per la messa in opera, la pregherei di prendersi loro il carico della messa in opera, e possibilmente il ritiro dei lavori da CataniFonderia Oreste Buongirolami - Carta intestata ca». [11] Per quanto riguarda le modalità di pagamento, La Spina propone che si segua l’uso corrente: un terzo della somma in anticipo, un terzo eseguita la modellazione e un terzo alla consegna, ma nel caso in questione essendovi già il modello del busto e il disegno dell’architettura, lo scultore propone che siano pagati i primi due terzi fin dall’inizio oppure che la seconda rata venga liquidata nel momento in cui qualcuno di fiducia dei committenti abbia visto il lavoro già eseguito, prima del trasporto. La Spina chiede inoltre che gli venga comunicata l’iscrizione da inserire nel monumento, ma «più breve possibile anche per ragioni estetiche non dovendo le lettere essere troppo piccole». [12]
La Spina ebbe subito chiari i materiali: bronzo per il busto, travertino di Tivoli per l’architettura, consistente in una lastra di pietra sagomata con funzione di fondale e adatta a ricevere l’iscrizione e la dedica. Il tutto entro un’area delimitata da pilastrini, sollevata da gradini. Un lungo scambio epistolare va chiarendo vari aspetti e dettagli della fase esecutiva. Da parte della committenza si chiede il perché della scelta del travertino invece di pietra locale, che farebbe risparmiare sui trasporti facendo venire sul posto lo scalpellino per lavorare i blocchi grezzi. Inoltre si chiede allo scultore se, data la posizione isolata della tomba, non sia da valutare la soppressione dello sfondo realizzato con una parete di travertino, ottenendo anche in quel caso un significativo risparmio. [13] Dal canto suo, La Spina aggiunge al progetto iniziale la presenza di piante decorative, preferibilmente di alloro o in sua mancanza di cipresso, da collocarsi dietro al monumento 11326316_823655514389419_1273247452_nfunebre. Inoltre sottolinea la necessità di procedere in tempi brevi all’esecuzione, per problemi legati ai costi del bronzo che in tempo di guerra inevitabilmente aumentano in misura spropositata per cui si rischia di non poter contenere i costi nei limiti previsti all’origine e di dover rimandare l’intero progetto al termine del conflitto mondiale: «La pregherei di tener conto di questa circostanza quindi, se non si vuole rimandare la partita a quando il mondo potrà prendere un assetto un po’ più cristiano». [14] Riguardo alla scelta della pietra di travertino di Tivoli, La Spina ricorda che «[…] il travertino delle parti Aquila d’Abruzzo è di lavorazione anche più facile del marmo, e di minor prezzo del travertino di Tivoli, ma è poco più resistente della nostra pietra di Siracusa, ed è di tinta non sempre uguale; mentre è resistentissimo il travertino di Tivoli. Con questo sono state fatte tante opere del Bernini, con questo è stato fatto il monumento a Vittorio Emanuele, ed i migliori palazzi antichi di Roma». Per il busto, poi, la scelta del bronzo è quasi obbligata anche per evitare imprevisti e contrattempi: «avviene non troppo raramente che un busto in marmo quando s’è quasi alla fine, comincia a scoprire una macchia scura, che se è in faccia, può deturpare il lavoro, ed obbligare a ricominciare daccapo. Qualche volta un guaio simile si è ripetuto, sia con un’altra macchia, in un nuovo pezzo già abbozzato e poi pressoché finito, sia con una piccola lineetta interna, che in gergo dicono pelo, e che fa cascare o minaccia di far cascare col tempo il pezzo incrinato. Ora tutto ciò non solo moltiplica assai le spese, ma richiede più tempo, senza contare che ancorché tutto andrebbe fortunatamente, il lavoro in marmo richiede maggior tempo. Ora se loro signori vogliono che tutto sia eseguito in marmo io non intendo imporre il mio gusto, ma debbono darmi maggior tempo, e una spesa maggiore, perché io non sono più nelle condizioni di rimetterci del mio, ed aggiungendo pure contro mia voglia, perché così com’io penso, verrebbe cosa più viva e meno fredda, e malinconica da vero Immagine ccimitero, e non rispondente in tutto all’individuo che morì quasi bambino, su molti lati della sua vita, e giovane e fresco sempre nella parte letteraria». Si vede in ciò che lo scultore scrive un chiaro riflesso del lungo rapporto di amicizia con il Capuana, insieme all’attenzione per i dettagli: trovandosi il La Spina in Sicilia diretto alla natìa Acireale, si dichiara disposto a cercare di procurare personalmente le piante d’alloro per la tomba e inviarle a Mineo, se localmente non se ne trovano. [15]
La Spina racconta di aver avuto apprezzamenti da parte di colleghi per il suo progetto: «Ero contento che il mio concetto piaceva ad artisti intelligenti, due dei quali spontaneamente senza che conoscessero le mie idee in proposito m’aveano detto: professore esca dalle solite cose, tanto più che vuole mettere alberi, faccia bronzo e travertino, ciò che io pensavo e che mi faceva dire alla mia volta, finalmente le buone idee si fanno strada! Ciò che non mi fa pensare d’essere un novatore, essendo ciò stato fatto dai più grandi decoratori artisti del passato. La verità si è che se gli artisti in genere preferiscono il marmo di terza qualità al travertino di prima, che è molto più difficile avere 6 blocchi di travertino di prima qualità di grandezze come questa che mi serve, ove io prima di rinunciare al travertino avrei voluto tentare tutti i mezzi per averlo, e di ciò ne la prego». Al sindaco Cirmeni, egli spiega che ogni cambiamento al progetto richiederebbe a sua volta altri adattamenti. Così è – per esempio – il caso del pilastrino che regge il busto: eliminando lo sfondo di pietra, «risulterebbe cosa assai meschina» e dovrebbe essere ingrandito. Il bronzo poi, rispetto alla precedente versione che comprendeva una pila di libri a mo’ di podio, era stato modificato «[…] per ridurre l’imbasamento in modo da far trionfare il busto col suo fondo in pietra, al che pensavo pure d’aggiungere alberi, sia come complemento di bellezza, e più ancora perché potesse far bene da qualunque punto si guardasse, e toglierle qualunque senso di meschinità, che da qualche lato potrebbe far capolino». [16]
A causa delle circostanze belliche, il Consiglio Comunale di Mineo si sostituisce al Comitato per le Onoranze e, una volta superate tutte le incertezze che la committenza aveva espresso, si arriva alla delibera che il 1 novembre 1916 approva all’unanimità il bozzetto della tomba e da mandato al La Spina per l’esecuzione dell’opera, destinandovi la spesa necessaria disponibile in bilancio al N. 29 dei residui passivi. [17]
Finalmente alla fine del mese di dicembre il Prefetto di Catania approva la deliberaIl cimitero 01 bzione consiliare, così si rende possibile procedere all’esecuzione, non senza però che in ottemperanza alla burocrazia di quel tempo, lo scultore abbia prima provveduto a inviare un progetto in carta da bollo con il dettaglio dei costi: materiale in pietra, lavorazione architettonica, bronzo, forma, fusione, trasporto, impianto ecc. [18] Il pagamento del primo terzo del costo – che La Spina aveva sollecitato anche attraverso l’On. Benedetto Cirmeni – subisce altri ritardi perché il Consiglio deve riconfermarla in seconda lettura e serve anche il visto della Giunta Provinciale Amministrativa. Tanto che ai primi di marzo il sindaco di Mineo propone allo scultore di accontentarsi per il momento di L. 1.170, un fondo residuo sulle somme stanziate per onoranze a Luigi Capuana, finché non sarà possibile completare la prima rata. [19] La Spina accetta e fa iniziare il lavoro al fonditore – la Fonderia Artistica Oreste Buongirolami di Roma – e allo scalpellino.
Nel corso del 1917 viene eseguito il lavoro, arrivando al completamento verso agosto; come scrive lo scultore «È durato un po’ al lungo tale lavoro, a causa dei lavoranti che mancano ad ogni momento». [20] Egli resta in attesa di conoscere quale sia l’iscrizione da incidere sullo sfondo e che deve essere «brevissima […], dato lo stile dell’opera che ha bisogno di lettere grandiosette». In effetti essa sarà limitata a un asciutto «A Luigi Capuana – La Patria», dietro suggerimento di Giovanni Verga e analogamente a quanto si vede scritto sul monumento in Piazza Buglio. Verrà anche aggiunto l’anno 1917 in numeri romani, ma i successivi ritardi faranno slittare ampiamente la data dell’effettiva inaugurazione.[21] Inoltre La Spina ricorda di non avere ancora ricevuto la somma necessaria per pagare lo scalpellino e per imballare i pezzi del monumento da spedire. [22] Tante sono state le difficoltà materiali che si è trovato di fronte per arrivare al compimento: «Quello che ho dovuto fare per potere al più presto spedire ed inoltrare il monumento al caro estinto non si può immaginare». Lo scultore si dice avvilito da «tutto ciò unito ad altre gravissime cose mie particolari, ed al disastro comune che tende a fiaccare qualunque più ardito e forte amante della patria nostra, insidiata di molta vilissima gente» per cui si è trovato di fronte a costi aumentati per realizzare il monumento funebre, spese per l’imballaggio «sei volte più care» e tariffe di trasporto aumentate di tre volte «perché il governo Il cimitero 02 bha aumentati i prezzi dei trasporti in tutto e specialmente nei lavori d’arte». Le parti del monumento sono depositate in un cantiere e non si riesce a trovare chi faccia la spedizione, mentre ancora lo scultore attende dal Comune di Mineo il pagamento della seconda rata, come stabilito. [23]
Per venire incontro alle difficoltà dell’impresa il sindaco Cirmeni, attraverso il proprio fratello a Roma, si rivolge prima al Ministro dell’Istruzione ed al Presidente del Consiglio, per ottenere il trasporto del monumento a tariffa ridotta. [24]. Tuttavia il presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando il 28 maggio con queste parole amichevoli ma piene di rammarico risponde all’On. deputato Cirmeni: «Sarei stato molto lieto di aderire alle tue premure per il trasporto a Mineo del monumento a Luigi Capuana. Ma due circostanze vi fanno ostacolo. La prima si è che nel Bilancio del Ministero dell’Interno non vi è alcun fondo sul quale imputare una eventuale spesa per lo scopo anzidetto. La seconda si è che l’Amministrazione ferroviaria, a causa delle grandi ed urgenti esigenze dei trasporti militari e delle derrate alimentari non è in grado di provvedere a tale trasporto. Né è dato prevedere quando le condizioni dei servizi ferroviarî potranno mutarsi in modo tale da permettere il trasporto stesso». [25] Dunque non solo non ci sono gli estremi per avere una facilitazione sui costi, ma in quella fase di guerra l’Amm.ne ferroviaria non è in grado di provvedere a tale trasporto, fatti che verranno comunicati allo scultore il quale nel frattempo deve far fronte alle pressioni dello scalpellino che «né può assolutamente, né vuole più tenere le gabbie coi pezzi del monumento che gli ingombrano il locale, e gli impediscono di fare altri lavori». [26]
Nel settembre 1918 il monumento funerario per Capuana viene finalmente messo sul treno, a cura del Cav. Taburi titolare di una ditta di spedizioni di Roma. Il trasporto è stato assicurato per settemila lire, sebbene lo scultore ci tenga a precisare che «comunque in caso di perdita non si potrebbe rifare per questo prezzo». Egli si raccomanda inoltre che «Nel fare il disimballaggio della cassa dove c’è il busto, […] facciano in modo di non mettervi le mani addosso, e singolarmente nella faccia, perché non guastassero la patina. Il tempo, la pioggia, farà la patina che vorrà, ma fino all’inaugurazione, che non sia macchiata con delle ditate la faccia singolarmente». [27]
Sarà necessaria un’attesa di oltre cinque mesi prima che il monumento funerario per Capuana riesca a raggiungere la stazione di Mineo e che lo scultore che lo aveva spedito contrassegno riesca a vedere interamente pagato il suo lavoro. Per la sua collocazione, era stato scelto dagli amm1.studioLa Spinanorgeslexiinistratori il punto centrale del piazzale del cimitero, dunque un luogo diverso da quello nel quale sarà poi collocato, sul perimetro e con lo sfondo del paesaggio. [28] A tale riguardo lo scultore informa che rispetto al progetto originario era stato aumentato lo spessore della lastra di travertino usata per lo sfondo, in ragione del fatto che alla cava era stato trovato un pezzo compatto delle misure richieste ma con questa caratteristica di spessore, «cosa di cui bisognava profittare con un po’ di spesa in più, non tanto per la solidità quanto per la estetica del monumento visto da tre quarti o di profilo, e tanto più che doveva stare in mezzo». Le due ipotesi di posizionamento richiedono alcuni accorgimenti: «Messo in fondo i lauri o cipressi che si potrebbero mettere accanto al monumento si possono maggiormente allontanare dal monumento ed evitare con maggiore sicurezza che le radici potessero fare dei danni al monumento. Del resto per questa maggiore spessezza nel travertino che serve di fondata non è affatto necessario di accostare le piante ed attendere che crescano come tagliarli in modo di girare colle foglie attorno all’orlo del monumento, come per ingrandirlo e ornarlo, sicché potrebbe restare anche in mezzo, se si vuole evitare qualsiasi rimozione». [29] Lo scultore della tomba di Capuana ha messo insieme due elementi che nell’arte funeraria si trovano abitualmente separati: il busto-ritratto e la lapide in verticale. Quest’ultima assume nel caso in oggetto una parte essenziale polifunzionale, è sfondo, parete-riparo e arricchimento dell’insieme. Il grosso spessore della lastra, vantaggioso per il punto di vista laterale del monumento, il profilo sagomato, i motivi decorativi discreti. nella parte superiore e il piccolo fregio con ovuli, ne fanno un completamento architettonico di una eleganza semplice che non interferisce col ruolo di protagonista del busto, che è come protetto dagli elementi alla base che dalla parete vengono a avanti. E sarebbe apparso più nobile e suggestivo con intorno le piante decorative di alloro suggerite da La Spina.
La scelta che poi verrà effettuata riguardo la posizione del monumento funerario è quella che si può vedere ancora oggi e che all’epoca era interamente libera, mentre in seguito vennero collocate la tomba dei Caduti della Prima Guerra Mondiale e il sepolcro del Senatore Benedetto Cirmeni. La tomba di Capuana è situata sul lato sud-est, panoramico, di un grande piazzale che ha forma rettangolare e ancora rimane sgombro da nuove costruzioni nonostante le parti più antiche del cimitero comunale di Mineo siano costantemente minacciate da progetti palazzinari che ricordano il “Sacco di Palermo”, guidati come sono da considerazioni di mera capienza quantitativa da incrementare fino all’inverosimile, in spregio a ogni carattere storico monumentale dei luoghi nel loro complesso e favoriti dalla corresponsabile omertà dei più, compresa purtroppo la competente Soprintendenza che negli anni non si è certo distinta per attenzione e pronto intervento a salvaguardia delle strutture antiche.
Durante la carriera artistica di La Spina non mancarono esperienze negative e delusioni: l’infelice vicenda del busto colossale di Garibaldi, presentato all’Esposizione Nazionale di Palermo nel 1891, rimasto nel suo studio, non trovando mai nel corso di anni, una collocazione pubblica e divenuto per lui il capolavoro incompiuto cui continuare a lavorare tutta la vita; le critiche malevole di cui fu fatto oggetto il Satiro che ha rubato l’uva, ammirato invece nelle esposizioni a Parigi e a Monaco (1901); altri insuccessi nelle competizioni ufficiali (nel 1900 e 1908 per le decorazioni del palazzo di Giustizia), collocarono La Spina in una posizione marginale e appartata. Continuò a produrre ritratti di grande qualità e riuscì a realizzare qualche scultura per la città di origine (ritratti di personalità illustri, Tomba Geremia, Monumento ai Caduti, 1925-32). Ma solo allo scadere degli anni Venti, nel suo 80° compleanno, le autorità ufficiali si accorsero di lui e vollero risarcirlo della lunga disattenzione con una sala personale con 16 opere nella I° Mostra sindacale laziale fascista degli artisti, Roma 1929. Seguirono altri inviti alle sindacali (1930, 1932) e alle Quadriennali romane (1931, 1935, 1939), con conseguenti acquisti di opere, e vi fu un riconoscimento dell’Accademia Nazionale di san Luca che lo nominò Socio benemerito e acquisì delle opere, fra cui lo straordinario Satiro. Ma intanto nel 1930 l’anziano La Spina fu sfrattato dallo storico studio di via Margutta 113 e dovette traslocare nella chiesetta sconsacrata di S. Maria in Tempulo in via Valle delle Camene presso la Passeggiata Archeologica, concessagli in affitto agevolato dal Governatorato. [30] In una situazione di isolamento, continuò a lavorare e a perfezionare il suo Garibaldi. Falliti gli estremi tentativi di trovare una collocazione al testone di Garibaldi e salvarlo dalla distruzione, andate disperse, dopo la sua morte nel 1943, molte delle sculture, tuttavia rimangono raccolte importanti di sue opere (sculture, ritratti principalmente, e dipinti): sono conservate nella Pinacoteca Zelantea di Acireale e in collezioni pubbliche a Roma (Galleria Nazionale di Arte Moderna, Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea, Accademia Nazionale di San Luca, Presidenza della Repubblica, Palazzo del Quirinale). [31]

Leone Venticinque, per la Società di Studi Menenini

Note:
1 Cfr. Decreto del Prefetto di Catania, 1915.12.03. In Archivio Storico del Comune di Mineo, voll. provv. n. 2469-2470 (Lavori Pubblici). Lo stesso per le note seguenti.
2 Giuseppe Blandini, medico chirurgo, oculista, era nato il 1878.06.06 dal padre Feliciano, anche lui medico chirurgo, e dalla possidente Remigia Curti. Nel 1901, studente universitario, sposa la coetanea Lucia Francesca – “Lucietta” – Tamburino, possidente. Ne avrà tre figli: Francesco, Feliciano e Vittorio. Trascorre la vita a Mineo dove esercita la professione medica alla quale affianca la passione letteraria pubblicando racconti e poesie. Cavaliere della Legione d’Onore. Rimasto vedovo nel 1939, morirà nel paese natale il 1953.05.09 e sarà sepolto nella tomba di famiglia. Era stato amico di Capuana, entrambi erano anche soci del Casino dei Civili.
3 Cfr. Scuole elementari del Comune di Vizzini, lettera di delega al Sig. Salvatore Greco, 1915.12.04: «Per le onoranze funebri a Luigi Capuana, che amò tanto la scuola, e per essa profuse i tesori del suo ingegno eletto e del suo cuore signorile in tanti libri d’oro, che vivranno nei secoli e per la forma smagliante e per la vita che vi freme e vi palpita; per queste onoranze che saran fatte, domani, a Mineo, sua patria, altera di essergli madre per l’affetto che l’Uomo le portò sempre e nei giorni della giovinezza e in quelli della vecchiaia veneranda, preghiamo il collega Greco Salvatore di rappresentarci». Segue la firma di sette insegnanti.
4 Cfr. Consiglio Comunale di Mineo, Seduta straordinaria CC del 7 Dicembre 1915. Deliberazione n. 92. Oggetto: Onoranze a Luigi Capuana e provvedimenti relativi.
5 Nato a Acireale (Ct) nel 1849, Michele La Spina fu l’artista più vicino a Luigi Capuana. Si conoscevano già nel 1883, quando lo scrittore dettò l’epigrafe del busto-monumento di Lionardo Vigo ad Acireale, realizzata da La Spina; Capuana in seguito scrisse articoli di critica su di lui, inoltre si ispirò a lui e a sue opere per personaggi di novelle e racconti. In oltre un cinquantennio di attività, La Spina si dedicò soprattutto a ritratti, con una impronta anticonvenzionale e innovativa. Si era spostato da Acireale a Napoli nel 1870 per studiare all’Istituto di Belle Arti, accanto a esponenti di spicco del verismo artistico come Vincenzo Gemito. Nel 1878 visita l’Esposizione Universale di Parigi e l’anno successivo è a Firenze dove si cimenta nella pittura, con stile vicino ai macchiaioli. A Roma arriva nel 1881, dove stabilisce uno studio in via Margutta. Realizza i busti-ritratto di Lionardo Vigo, Ignazio Capizzi, Giuseppe Sciuti, di giovani popolane e anche un ritratto della Madre. Per l’amico scultore, Capuana scrisse due articoli, uno su “Roma di Roma”, 30 agosto 1896 (poi inserito nella raccolta di saggi Gli “ismi” contemporanei, 1898), l’altro pubblicato su “L’Ora” del 28-29 giugno 1900. Nello stesso tempo la personalità di artista di La Spina e i suoi straordinari, vivissimi ritratti (specialmente il ritratto di Mariano Campione, “lo scansagalere”) diventavano per Capuana materia di creazione letteraria: è La Spina lo scultore Angelo La Rosa autore di un satiro nel racconto lungo I Bestia; è lui lo scultore Doneglia della novella simbolista Il busto (1901), a lui è dedicato Scurpiddu (1898), ispirato da un capolavoro giovanile di La Spina, il Faunetto che aggiusta la sua siringa (1883).
6 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1915.12.18.
7 Lettera del sindaco di Mineo a Michele La Spina, 1916.05.22.
8 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1916.06.01.
9 Lettera del sindaco di Mineo a Michele La Spina, 1916.06.26.
10 Nel 1903, La Spina aveva modellato dal vero un busto che fu donato a Capuana in occasione del solenne Giubileo letterario per i 70 anni dello scrittore, celebrato dall’Università di Catania il 29 gennaio 1910 e che attualmente è conservato a Mineo, nel Museo Capuana. Era stato citato da Giuseppe Villaroel nell’articolo La casa di Capuana, in “Il Giornale d’Italia”, 11/8/1937, p.6: Villaroel descrive la casa nel Viale XX settembre, la ricca biblioteca, lo studio «ampio, areato e gaio, ingombro di tavoli, librerie, scansie e mobilucci di vario stile. Il Maestro lavorava curvo sullo scrittoio, posto accanto alla finestra e aveva di fronte, nell’angolo opposto della stanza, un busto in bronzo di se stesso» (Cit. in Corrado Di Blasi, Luigi Capuana. Vita amicizie relazioni letterarie, Mineo, Edizione “Biblioteca Capuana”, 1954, p. 433). Nell’Allegato all’atto di vendita n. 294 del 18 novembre 1926, in relazione all’Atto di acquisto del Comune di Mineo dagli eredi di Capuana, il busto figura, nell’elenco delle opere d’arte, al primo posto con questa dicitura: “Busto in bronzo 1a copia originale di Michele La Spina donato dalla Università a Capuana per il Giubileo letterario”.
Da notare nel busto l’originale espediente della basetta formata da libri. Una simile si ritrova anche nel gesso del busto che La Spina nel 1921 modella per ritrarre il docente e giurista Francesco Schupfer, autore del Manuale di Storia del Diritto italiano. Ma la base fatta di libri – anche in questo caso allusione ai testi scritti dalla persona ritratta – non si ritrova nella traduzione in marmo. Cfr. Anna Maria Damigella, L’arte di Michele La Spina attraverso le opere delle collezioni pubbliche di Roma, in “Accademia di Scienze Lettere e Belle Arti degli Zelanti e dei Dafnici Memorie e Rendiconti”, Acireale, 2011 [ma pubblicato nel 2012]. Da ricordare anche, per futuri approfondimenti, l’esistenza di un altro busto di Capuana, di piccole dimensioni, realizzato nel corso del ’900 dallo scultore romano Giuseppe Guastalla, attualmente proprietà privata. Appare invece poco fondata l’affermazione del Gambuzza, laddove (Mineo nella storia, nell’arte e negli uomini illustri, 1995, p. 288) sostiene che «A un anno dalla morte, viene collocato un busto bronzeo di Capuana nei corridoi dell’Università di Catania», con una iscrizione. Con buona probabilità si riferisce al busto che venne realizzato vivente Capuana e donato alla moglie, mentre nell’edificio universitario esiste una targa di marmo, che però venne collocata in data successiva, tra il 1919 e il 1924 periodo nel quale il citato Achille Russo esercitò in quell’Ateneo la carica di Rettore.
11 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1916.06.29. Nella lettera lo scultore chiede poi che gli venga rispedito il disegno che aveva mandato per l’approvazione, «[…] acciocché io possa subito farne copia precisa da dare immediatamente allo scalpellino per eseguirlo a grandezza naturale, come siamo rimasti, e mettersi poi subito al lavoro, mentre io rimanderei alla Signori Vostra Illustrissima il disegno, qualora lo desiderassero, e come a me sembra conveniente». In realtà La Spina riferirà che, a causa di un trasloco non aveva potuto ritrovare il disegno del monumento. Al suo posto invia un lucido, la copia che era stata data allo scalpellino, ma di essa non pare esservi traccia tra le carte dell’Ascm.
12 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1916.06.29.
13 Lettera del sindaco di Mineo a Michele La Spina, 1916.07.13.
14 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1916.07.16.
15 Lettera di Michele La Spina (da Capo d’Orlando) al sindaco di Mineo, 1916.08.17.
16 Lettera di Michele La Spina (da Capo d’Orlando) al sindaco di Mineo, 1916.09.07. Si veda anche la risposta del sindaco datata 1916.09.10, che in sostanza sposa il punto di vista dello scultore senza più avanzare ulteriori proposte di modifica.
17 Seduta CC del 1 Novembre 1916. Deliberazione n. 52. Oggetto: Approvazione del bozzetto per la tomba a Luigi Capuana e mandato allo scultore La Spina per l’esecuzione. Il 14 novembre il sindaco di Mineo informa lo scultore della deliberazione e si impegna a dargli ulteriore comunicazione non appena questa verrà resa esecutiva dall’Autorità Superiore, il Prefetto di Catania.
18 Lettera del sindaco di Mineo a Michele La Spina (n. 3992), 1916.12.23.
19 Lettere del sindaco di Mineo a Michele La Spina, 1917.02.02 (n. 387) e 1917.03.08.
20 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1917.07.06.
21 Lettera del sindaco di Mineo a Michele La Spina (n. 4412), 1917.10.16.
22 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1917.10.13.
23 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1918.03.09.
24 Lettera del sindaco di Mineo al Presidente del Consiglio dei Ministri (in una prima versione, diretta al Ministro della Pubblica Istruzione), s.d. ma ca. maggio 1918.
25 Lettera del presidente del Consiglio dei Ministri Vittorio Emanuele Orlando all’On. Benedetto Cirmeni (Deputato al Parlamento), 1918.05.28.
26 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1918.07.19; Lettera del sindaco di Mineo a Michele La Spina (n. 3118), 1918.07.25.
27 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1918.09.22.
28 Lettera del sindaco di Mineo a Michele La Spina (n. 898), 1919.03.03.
29 Lettera di Michele La Spina al sindaco di Mineo, 1919.03.18.
30 In una lettera dello scultore al tesoriere del Comune di Mineo datata 12 novembre 1919, egli già dichiarava di essere alle prese con serie difficoltà sul piano logistico: «Che vuole tra questa guerra, e tra che mi trovo a dover cambiare di studio e non so dove battere la testa per un locale adatto, e per le enormi difficoltà del trasporto, io non ci sto più colla testa».
31 Cfr. Anna Maria Damigella, Luigi Capuana e le arti figurative, Milano, 2012; id., L’arte di M. La Spina, 2011, cit.; id., Luigi Capuana, il ritratto di Nicola Spedalieri di Michele La Spina e la storia di un monumento, in “Storia 2.0”, luglio 2011; id., Il racconto di Luigi Capuana “I Bestia”, in “Il Circolo” n.8, Mineo, maggio 2012.

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