Istigazione alla corruzione, prima udienza per gli indagati di Mineo

giustiziaSi è svolta il 18 febbraio la prima seduta per il processo riguardante gli indagati Anna Aloisi, Paolo Ragusa, Giuseppe Mario Mirata, Maurizio Gulizia, Luana Mandrà. Tra il pubblico alcuni ex consiglieri comunali e cittadini di Mineo, interessati a seguire in prima persona la vicenda processuale che coinvolge l’immagine della comunità locale. Da parte dell’avv. Passanisi sono stati presentati documenti aggiuntivi, quali stampati di chat tra Ragusa e Mandrà e una querela di Paolo Ragusa contro Riccardo Favara.
Per primo è intervenuto il Procuratore Verzera per illustrare la sua richiesta di rinvio a giudizio per i cinque indagati. Tre sono i capi d’imputazione:
Capo A, a carico di Paolo Ragusa e Maurizio Gulizia: secondo il Procuratore «la vicenda è chiara», rientra perfettamente nelle tipologie giudicate dall’Art. 322 “Istigazione alla corruzione” che condanna chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, per indurlo a omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, o ancora a fare un atto contrario ai suoi doveri.
Secondo l’accusa, era avvenuto un incontro tra due consiglieri comunali, Mario Noto e Maurizio Gulizia, nel corso del quale era stato proposto al primo di passare al gruppo “Uniti per Mineo” in cambio dell’assunzione a un posto di lavoro nel campo dell’accoglienza per la fidanzata D’Amplo. Il consigliere Noto però non aveva accettato l’offerta.
Capo B, a carico di Paolo Ragusa e Giuseppe Mario Mirata: secondo la ricostruzione della Procura, alla consigliera Luana Mandrà si era avvicinato il Mirata per prometterle un posto al Cara di Mineo se fosse passata al gruppo “Uniti per Mineo”. Ma Mirata, che non ha alcun potere al riguardo, necessariamente stava parlando per conto di Ragusa, coordinatore politico del gruppo e mandante dell’offerta alla Mandrà.
Capo C, a carico di Anna Aloisi e Luana Mandrà: in agosto 2014 la Mandrà accetta la nomina alla carica di assessore dopo che da alcuni mesi aveva lasciato la maggioranza con il suo gruppo “Noi Mineo” e dopo che aveva denunciato con un comizio nel settembre 2013 di aver avuto offerte di lavoro se cambiava posizione tornando in maggioranza. In una confidenza al collega politico e già assessore Favara, ella dichiarava che a causa delle difficoltà economiche nelle quali era venuta a trovarsi, il posto di assessore avrebbe potuto esserle di aiuto. A tale proposito Verzera argomenta che nel sistema politico «per fisiologia» sono previsti passaggi di schieramento e altri cambiamenti in corso di mandato da parte degli eletti, ma in questo caso si ravvisa nella condotta del sindaco il tentativo di non essere indebolita in Consiglio e allo stesso tempo la scelta della Mandrà appare non dettata da ragioni di condivisione della linea e del programma amministrativo ma solo dal bisogno finanziario in cui la stessa era venuta a trovarsi.
Terminato l’intervento del Procuratore, chiedono di parlare Anna Aloisi e Paolo Ragusa per dichiarazioni spontanee. Aloisi ricorda che in campagna elettorale Luana Mandrà era candidata nella lista “Uniti per Mineo”: «Ero contenta della sua presenza nel mio gruppo, ne ho sempre avuto stima come giovane donna e laureata. Quando si è dimesso l’assessore Favara, ho parlato con Paolo Ragusa il quale mi disse che la Mandrà era intenzionata a riavvicinarsi alla maggioranza, a ritornare nel gruppo per spendersi a favore del paese. Ragusa mi confermava che nel gruppo “Uniti per Mineo” erano molti favorevoli al ritorno della Mandrà, e infatti ci fu una riunione politica nella quale tutti unanimemente erano d’accordo. Per parte mia – continua Aloisi – io volevo una maggioranza femminile in Giunta e così è stato». La Aloisi sembra ignorare le gravissime parole che erano state pronunciate dal palco in Piazza Buglio il 22 settembre 2013 proprio da Luana Mandrà e prosegue nel racconto: «non sapevo nulla dei patti, finché non sono arrivati gli avvisi di garanzia, poi c’è stata una riunione dove la Mandrà aveva riferito delle proposte di lavoro ricevute, a quel punto mi sono impegnata a indagare, ne ho chiesto conto a Paolo Ragusa ma lui ha negato tutto». A conclusione del suo intervento, la Aloisi ha sottolineato che «qualsiasi rafforzamento della maggioranza in Consiglio Comunale mi sarebbe servita per lavorare a favore del paese, di cui sono ancora il sindaco».
Interviene poi con dichiarazione spontanea Paolo Ragusa: «All’epoca dei fatti ero imprenditore sociale, dirigente di coop. sociali e avevo partecipato attivamente alla costruzione politica della lista “Uniti per Mineo”, anche nella scelta dei candidati e degli assessori designati. La crisi del settembre 2013 inizia con la revoca dell’assessore Favara. Io non ero nella condizione – prosegue Ragusa – pur essendo nel Consorzio Cara Mineo, di dare posti di lavoro, altri avevano poteri di gestione e sulle assunzioni. Comunque, il posto dirigenziale di cui si parla non era disponibile per nessuno, gli unici spazi riguardavano operatori di base che variano col numero degli ospiti. Luana Mandrà era venuta da me a chiedere un posto al Consorzio Solco, ma la selezione non ha avuto esito favorevole, e tuttavia lei mi ha confermato stima e amicizia». Per quanto riguarda l’accusa dell’incontro tra il consigliere Gulizia e Mario Noto, Ragusa ha sottolineato che per parte sua risponde solo «di fatti che mi riguardano, come l’incontro con la D’Amplo». Racconta che tale incontro era avvenuto su iniziativa della consigliera Caterina Sivillica, in vista delle opportunità di lavoro per l’apertura di un nuovo sprar. «Ho detto alla D’Amplo di presentare un curriculum, in seguito è stata valutata idonea dal responsabile Rocco Sciacca. E tuttavia, la D’Amplo non accetta il posto perché nel frattempo era stato distribuito un volantino anonimo, che rivelava pubblicamente l’intera vicenda fino a quel momento riservata. Noto aveva raccontato la questione al presidente del Consiglio Barbagallo, che i Carabinieri hanno individuato come autore del suddetto volantino».
La successiva fase riguardante l’intervento dei difensori degli indagati è stata rinviata alla prossima udienza, che si terrà il 31 marzo ore 9.30.

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