Il Comitato per le Onoranze a Capuana nei documenti della Biblioteca Comunale di Mineo (1)

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Presso la Biblioteca Comunale di Mineo – Casa Museo Luigi Capuana, sono ben conservati e inventariati molti documenti storici del secolo scorso. Idealmente, si possono ricollegare ad altri materiali che in più ampie raccolte si trovano nel locale Archivio Storico – Ascm. Mettendoli insieme, se ne riesce ad avere una più completa intellegibilità, meglio potendo interpretare il loro contenuto.
In questo primo resoconto, i documenti presso la Biblioteca presi in esame sono quindici unità tra lettere e cartoline, tutte manoscritte. La loro datazione è compresa tra il 1912 e il 1929. Si riferiscono quasi tutti all’attività della Commissione per le Onoranze a Luigi Capuana, che si adoperò alla realizzazione di alcune importanti opere dedicate alla memoria dello Scrittore. L’argomento delle onoranze a Capuana è stato già oggetto di alcuni lavori preliminari, in questa sede ci si limiterà a procedere in ordine cronologico con lo studio e la descrizione dei documenti conservati dalla Biblioteca, che successivamente troveranno spazio in una trattazione più ampia.
Luigi Capuana nel 1912 – il 19 marzo – invia da Catania a Mineo una cartolina alla sorella Giuseppina, vedova Sidoti. C’è la fotografia di una edera, forse opera dello stesso Capuana e, sul retro, una semplice frase familiare: «con affettuosissimi augurii e saluti». [1]
A due anni trascorsi dalla scomparsa dello Scrittore verista, la vedova Adelaide Bernardini scrive da Catania al sindaco di Mineo, Giuseppe Cirmeni, una lettera listata a lutto. [2] Va subito al punto, chiedendo non senza polemica se «la Giunta municipale e la Cittadinanza di Mineo lasceranno passare anche il II° Anniversario della morte di Luigi Capuana, senza rammentare che la memoria di Lui dovrebbe essere onorata largamente e dignitosamente». Il testo della lettera passa poi a considerare la tomba di Capuana, che in quegli anni si stava realizzando grazie all’opera dello scultore Michele La Spina. [3] La salma, dopo il trasferimento da Catania a Mineo nei giorni seguenti alla morte, era stata sotterrata in modo provvisorio, e a tale riguardo la Bernardini scrive alcune parole allusive, che aprono alcuni interrogativi e sul cui significato andranno fatti i dovuti approfondimenti: «nessun mineolo si è, finora, rammentato del luogo dov’è sepolto mio marito! So pure qualcosa di più triste; non occorre, però, ch’io ne parli alla S.V. Ill.ma». In conclusione della lettera, la vedova Capuana si raccomandava che l’inaugurazione della tomba fosse accompagnata dagli onori dovuti, nonostante i tempi difficili visto l’imperversare della Grande Guerra. Manca, purtroppo, la risposta del sindaco Cirmeni, che forse si potrà trovare in altra sede con ulteriori ricerche.
Un’altra lettera della vedova Capuana datata gennaio 1922 ci informa che il rapporto tra lei e il Comitato di Mineo era proseguito nel tempo, essendovi obiettivi comuni da portare a compimento.[4] Possiamo ipotizzare che il destinatario sia il dott. Blandini, subentrato da qualche tempo alla guida del Comitato in sostituzione di Corrado Guzzanti. La Bernardini scrive di trovarsi in condizioni di salute non buone e così non può riceverlo come era stato concordato in precedenza. Riferisce poi di aver avuto notizie dal Guzzanti sulla raccolta fondi, dalla quale dipende una questione in sospeso, probabilmente l’acquisto dei cimeli appartenuti al Capuana: «Pare che gli incassi “Pro Onoranze Capuana” non siano ancora tali da poter permetterci d’iniziare e condurre a termine quelle trattative che tanto stanno a cuore alla parte migliore di Mineo ed a me».
Gli altri documenti conservati alla Biblioteca Comunale di Mineo che proponiamo in questo primo resoconto si riferiscono alle attività del Comitato per le Onoranze a Luigi Capuana. Come si è avuto modo di illustrare in precedenti occasioni, il Comitato operante in Mineo inizialmente con la presidenza di Corrado Guzzanti – che poi dovrà cedere l’incarico per ragioni familiari – si adoperò nel suo periodo di massima attività tramite il secondo suo presidente, Dott. Giuseppe Blandini con notevolissimo dispiego di energie nella attiva volontà di accrescere la memoria nazionale dello Scrittore. Da parte del Comitato viene intrapresa una raccolta fondi che coinvolge tutta l’Italia, fino a raggiungere l’obiettivo della cifra di denaro necessaria alla realizzazione a Mineo di un grande monumento raffigurante Capuana. A tale ambizioso progetto, riuscito a prezzo di tanti sforzi, si deve il monumento che tutt’oggi si può ammirare nella piazza principale di Mineo. Il Comitato inoltre si impegnò anche, in collaborazione con il Comune, per istituire all’inizio degli anni ’30 il primo Museo Capuaniano in alcune stanze del Municipio, argomento del quale verrà data contezza in prossime pubblicazioni sulla base di documenti rinvenuti presso l’Ascm.
La campagna di sottoscrizione per il monumento a Luigi Capuana ha inizio nel 1924 e procede sistematicamente, con una fittissima comunicazione postale che da Mineo si estende su tutto il territorio nazionale e anche all’Estero, in Europa, in Nordafrica e nelle Americhe. Il Comitato si rivolge alle personalità insigni della politica e dello Stato monarchico, alle scuole, ai sindaci delle maggiori città, agli intellettuali, ecc. Viene contattato anche Roberto Bracco, scrittore residente a Napoli, per chiedere la sua collaborazione. [5] A metà febbraio di quell’anno, Bracco risponde con una cartolina. [6] Il Comitato aveva chiesto a lui di farsi promotore della sottoscrizione presso gli ambienti letterari napoletani, ma Bracco pur promettendo di adoperarsi, frena in anticipo ogni entusiasmo, per alcune ragioni connesse alla locale situazione della cultura: «[…] Ella non deve aspettarsi molto, e non deve credere che a Napoli si possa raccogliere più che a Milano. A Milano si riuniscono o convergono tutti gli scrittori italiani […]. A Napoli, invece, siamo pochini, senza un centro editoriale, senza un punto di riunione». Ricevuta questa prima risposta, il presidente Blandini torna a esortare lo scrittore napoletano, ma lo fa in una forma che non viene gradita dal Bracco. [7] Al sentirsi dire «Ella, volendo può fare moltissimo» replica con fastidio: «Quella frase, in sostanza, significa che, se non farò moltissimo, ciò accadrà perché io non avrò voluto! Ah, i luoghi comuni!…». In merito alle difficoltà di una campagna di sottoscrizione per Capuana a Napoli, Bracco aggiunge alcuni dettagli a quanto aveva già scritto nella prima risposta: da una parte «la generazione di scrittori che molto amarono l’insigne siciliano amico e compagno di Verga è quasi tutta sparita» e a ciò si aggiunga che gli altri in maggioranza si sono trasferiti altrove, soprattutto a Milano. In quella città erano stati sollecitati da un appello promosso da Marco Praga, perciò secondo Bracco restava poco da fare per chi sperava ancora di ottenere buoni risultati. [8] Lo scambio epistolare continuava con una risposta di Blandini a Bracco del 26 febbraio, che però non è stata ritrovata ma della quale resta traccia nell’appunto-promemoria che il presidente del Comitato usava annotare sulle lettere ricevute, dopo aver risposto a sua volta. Infine, Bracco invia a Blandini il contributo raccolto tra i conoscenti, accompagnato da queste parole: «ecco tutto quello che ho potuto fare. E – ahimé – le assicuro, in confidenza, che, finora, non tutte le offerte dell’elenco che accludo mi sono state versate. Ma non importa!» [9] L’elenco citato non è presente nella lettera, ma forse si potrà ricostruire attraverso i documenti del Comitato conservati presso l’Ascm, che comprendono minuziosi e dettagliati rendiconti di nomi e cifre inerenti la sottoscrizione. Infine, una lettera di alcuni anni più tardi – siamo nel 1929 – viene inviata da Bracco a Blandini per ringraziarlo dell’invio del Discorso pronunciato davanti alla salma di Luigi Capuana: «Ho ben riveduto in quelle pagine la figura nobilissima del mio grande amico e maestro, e più che mai ho rimpianto il Passato…», commenta Bracco con parole di apprezzamento. [10]
Giuseppe Villaroel, raggiunto anch’egli dalla campagna di sottoscrizione, nel marzo 1924 risponde da Milano al presidente del Comitato, dott. Blandini. [11] Ha ricevuto una scheda di sottoscrizione e cordialmente risponde: «Essa sa con quanto amore e con quanta devozione io sia legato all’opera e alla memoria del grande scrittore siciliano e maestro di tutta la nuova generazione letteraria italiana. Farò quanto sarà nelle mie modeste forze perché nuove firme si raccolgano in nobilissimo contributo attorno alla fiera ed alta celebrazione nella gloria di Luigi Capuana». Anche Villaroel, similmente a quanto aveva risposto Bracco, non nasconde alcune perplessità in merito alla buona riuscita dell’impresa, per «le difficoltà dei tempi e dell’ambiente gravato continuamente da simili iniziative». In quel periodo Villaroel ha iniziato a insegnare in Lombardia, a Lodi, e racconta che già l’anno precedente era stata effettuata una sottoscrizione scolastica a beneficio delle onoranze a Luigi Capuana. Dunque il settore delle scuole – nel suo insieme di studenti e docenti – al momento non fa ben sperare per nuove raccolte di fondi.
La risposta di Blandini – annotata al 6 marzo di quell’anno – finora non è emersa dagli archivi, però possiamo leggere quanto comunica il Villaroel due anni dopo, nel marzo 1926. [12] Trovandosi a Catania, spedisce al Comitato un vaglia di L. 25 quale contributo personale. Nel tempo trascorso non ha procacciato altri sostenitori e in proposito così scrive, in confidenza: «Non posso di più come vorrei. Né posso impegnarmi di girare schede od altro presso amici e conoscenti perché ciò è cosa contraria al mio temperamento, alla mia indole e alla mia parvenza. Non so chiedere niente a nessuno e non sopporto rifiuti quando chiedo. Per la qual ragione non chiedo mai nemmeno per cose che mi stanno a cuore come nel caso presente. Mi dispensi, la prego, da una simile fatica».
Altra figura di significativo intellettuale dell’epoca che venne raggiunto dalla campagna di sottoscrizione per Capuana è il popolare scrittore Guido da Verona. Abbiamo una sua risposta a Blandini del giugno 1924, nella quale egli comunica di non potersi impegnare presso conoscenti, dovendo recarsi all’Estero. [13] Si dichiara comunque disponibile a dare un contributo personale e chiede, per regolarsi, quanto hanno già donato suoi amici e colleghi dell’ambiente culturale milanese come il qui già nominato Marco Praga, Giuseppe Antonio Borgese, Giorgio Nicodemi e altri. Qualche mese dopo, a dicembre, Guido da Verona invia il proprio contributo al Comitato. A testimonianza di altre comunicazioni intercorse nel frattempo tra lui e Blandini ma che finora non sono state trovate, si veda quanto scrive in un passaggio della sua lettera: «Mi sembra singolarissimo di averle potuto scrivere che mi sarei occupato a raccogliere altre adesioni. Poiché mi riconosco per l’uomo meno adatto a codesto genere di mansioni. Forse ho voluto esprimere il teorico desiderio di farle cosa grata ma all’atto pratico è bene l’avverta che, né ho potuto, né potrò aggiungere altre offerte al mio modesto contributo».
Il musicista catanese Francesco Paolo Frontini aveva collaborato con Luigi Capuana, componendo nel 1893 su libretto dello Scrittore l’opera lirica in tre atti Malìa. Ha ricevuto a suo tempo la scheda di sottoscrizione dal Comitato di Mineo e nel dicembre 1925 la restituisce con il proprio contributo, dispiaciuto di non aver potuto raccoglierne altri, e però confortato «[…] che anche i miei fratelli: comm. Vincenzo, Arturo ed Umberto, residenti a S. Paulo (Brasile), abbiano contribuito a questa nobile ed alta sottoscrizione». [14] Frontini scrive inoltre che è sua intenzione inviare a Mineo “un pezzo” – forse pagine manoscritte originali, non sappiamo di preciso – proprio di quella Malìa realizzata tempo addietro vivente Capuana, per il Museo Capuaniano che all’epoca era stato progettato ma ancora da realizzarsi. [15]
E veniamo, infine, a quella che è forse la parte più significativa del fondo documentario della Biblioteca Comunale, per le personalità coinvolte e per gli interrogativi e le ipotesi che se ne diramano. Il fondatore e principale esponente del movimento Futurista, Filippo Tommaso Marinetti, scrive a Blandini in due occasioni. Le lettere sono senza data ma riferibili con buona approssimazione al 1924. La prima lettera è manoscritta su carta intestata e illustrata con l’immagine qui riprodotta, l’opera di Giacomo Balla Il pugno di Boccioni, in una delle sue molte varianti. [16] Marinetti risponde a Blandini: «Sono lieto di apprendere che prossimamente sarà onorato il nome glorioso del grande Capuana. Non posso, con mio gran dispiacere, contribuire come vorrei, la mia limitata forza finanziaria essendo integralmente assorbita dalle spese del Movimento Futurista». Vista la risposta sostanzialmente negativa, Blandini avrà probabilmente fatto un secondo tentativo presso Marinetti, chiedendo a lui di impegnarsi in qualche altro modo a favore del Comitato, per esempio proponendo la sottoscrizione a persone a lui vicine. È ciò che si può in qualche modo dedurre dal contenuto della seconda lettera nella quale Marinetti si limita a due brevi righe: «Avendo imminenti impegni in quasi tutte le città d’Italia non posso prendere l’iniziativa che Lei mi propone. Malgrado il grande affetto e l’ammirazione profonda che mi lega alla memoria di Capuana». [17] Ricordiamo che Capuana aveva preso posizione pubblicamente a favore del movimento futurista e aveva testimoniato in difesa di Marinetti nel processo per oltraggio al pudore intentato contro il romanzo Mafarka il futurista, svoltosi a Milano nell’ottobre del 1910.
Alle due lettere appena citate se ne collega una terza, senza data anch’essa e di autore differente. A spedirla, forse ancora nel 1924 o poco dopo, è il rappresentante ufficiale del Movimento Futurista in Sicilia, Guglielmo Jannelli. [18] Vi si trovano le indicazioni per un progetto culturale e editoriale incentrato sul rapporto tra Capuana e il Movimento Futurista. Lo Scrittore aveva apprezzato fin dal suo nascere lo spirito innovativo portato dai giovani intellettuali che avevano abbracciato il “Manifesto Futurista” di Marinetti, arrivando anche a definire sé stesso “quasi futurista” ricordando alcuni esperimenti poetici denominati “semiritmi” pubblicati già a partire dal 1883. [19] Jannelli ricorda anche le lezioni universitarie del Capuana, nelle quali da parte dello Scrittore verista era stata valutata positivamente l’innovazione portata dai futuristi.
Dice la lettera di Jannelli: «Il poeta Marinetti mi comunica il vostro invito. Credo anch’io che l’epoca più opportuna sarebbe l’ottobre – possibilmente prima quindicina – e la città più indicata: Catania. La conferenza potrebbe essere ripetuta a vostro beneficio, a Messina – dove curerei io la preparazione. In quanto al mio contributo, sarò felice e ve lo prometto fin da ora, di mettermi a vostra disposizione, pubblicando in quella circostanza un numero unico della mia “Balza Futurista” dedicato interamente a Capuana e compilato da tutti gli scrittori del Gruppo Futurista. Detto numero dovrebbe contenere quanto Capuana scrisse sul Futurismo, non escluso l’inedito: cioè delle lezioni fatte all’Università su questo tema. Voi dovreste procurarmi questo materiale. “La Balza” andrebbe venduta a vostro totale beneficio. E il Comitato stesso ne dovrebbe curare la diffusione. Vi prego di scrivermi, informandomi di ciò che stabilirete d’accordo col poeta Marinetti. Ditemi anche se – a suo tempo – potrete fornirmi il materiale di cui vi parlo. Non dovrebbe esservi difficile».
Il problema della datazione della lettera si deve confrontare con un dato di fatto apparentemente insuperabile: la rivista che vi si trova nominata, “Balza Futurista”, ha avuto vita molto breve, compresa tra l’aprile e il maggio del 1915. [20] La fine delle pubblicazioni della rivista venne determinata dall’inizio della guerra, con la partenza per il fronte di coloro i quali l’avevano realizzata. Jannelli proseguirà ancora per molti anni le proprie attività intellettuali, ma finora non sembra sia emerso se, in seguito a quella prima esperienza, egli abbia concretamente operato o quantomeno espresso l’auspicio di una ripresa delle pubblicazioni anche a distanza di alcuni anni dalla prima fase di vita della rivista. Così, la lettera inviata al presidente del Comitato e perciò databile alla seconda metà degli anni ’20 costituisce una prova – forse unica – dell’esistenza del proposito di riportare alla luce l’esperienza editoriale della “Balza Futurista”, anche soltanto per un “numero unico”. Da altre fonti documentarie è emerso che il Comitato per le Onoranze a Luigi Capuana, nella intensa e molteplice attività prodotta dall’impegno del dott. Blandini, aveva provveduto a far stampare alcune pubblicazioni in tiratura limitata per aiutare la raccolta fondi finalizzata a realizzare il monumento allo Scrittore: l’Elogio funebre davanti alla salma di Luigi Capuana opera dello stesso Blandini e un altro scritto ricavato da un discorso pubblico di Mario Zangara, anch’esso dedicato al Capuana. Così, la collaborazione con il movimento futurista poteva avere avuto come fine proprio il compimento di nuove operazioni editoriali. Non sappiamo se l’ipotesi di lavoro accennata nella lettera di Jannelli abbia avuto sviluppi e concreti risultati. Altre ricerche d’archivio potranno, in una prossima occasione, portare luce.

Note:
1 Cfr. Cartolina di L. Capuana a Giuseppina Capuana, formato cm. 9xX14, 1912.03.19.
2 Cfr. Lettera di A. Bernardini al sindaco Cirmeni, 1917.11.15.
3 Cfr. Leone Venticinque, La tomba di Luigi Capuana nel cimitero di Mineo, “Agorà”, n. 56, aprile-giugno 2016.
4 Cfr. Lettera di A. Bernardini, 1922.01.24.
5 Questa lettera non è stata rinvenuta. Nato nel 1861, Bracco è stato giornalista, drammaturgo e scrittore. Durante il regime fascista ha subito molte persecuzioni, morendo in povertà nel 1943.
6 Cfr. Lettera di Roberto Bracco a Blandini, 1924.02.18.
7 Lettera di Roberto Bracco a Blandini, 1924.02.23.
8 Marco Praga, Milano 1862-1929, autore e critico teatrale, scrittore.
9 Lettera di Roberto Bracco a Blandini, 1924.03.19.
10 Lettera di Roberto Bracco a Blandini, 1929.01.27.
11 Lettera di Giuseppe Villaroel a Blandini, 1924.03.03. Nato a Catania nel 1889, ha iniziato con la direzione di testate giornalistiche siciliane. Critico letterario, ha collaborato con i maggiori giornali dell’epoca. Scrittore, autore di poesie, novelle, romanzi. Morto a Roma nel 1965.
12 Lettera di Giuseppe Villaroel a Blandini, 1926.03.18.
13 Lettera di Guido da Verona a Blandini, 1924.06.09. Nato nel 1881 nei pressi di Modena da famiglia di fede ebraica, inizia nel 1911 una brillante carriera come autore di romanzi d’appendice e di letteratura erotica, con grande successo commerciale negli anni Venti. Morto a Milano nel 1939.
14 Lettera di Francesco Paolo Frontini a Blandini, 1925.12.08. Nato a Catania nel 1869, compositore e direttore d’orchestra. Morto nel 1939, gli venne dedicato un busto nel Giardino Bellini di Catania (trafugato).
15 Alla fine degli anni ‘20 il Comune di Mineo sostenne delle spese per sistemare alcuni locali dell’ex Collegio, sede del Municipio, in modo da ospitare i materiali già presenti in Casa Capuana acquisiti dalla vedova Bernardini e dagli altri eredi. Fino alla metà degli anni ’70 il piccolo Museo Capuaniano si è ospitato in due stanze attualmente utilizzate dagli uffici Anagrafe, compresa l’antica cappella del Collegio, restaurata ma non visitabile e chiusa al pubblico. In seguito il materiale viene trasferito nella nuova Biblioteca Comunale, situata in altri locali dello stesso stabile finché negli anni 2000, completato il restauro del Palazzo Capuana, non verrà tutto trasferito nella più spaziosa e degna sede definitiva.
16 Lettera di Filippo Tommaso Marinetti a Blandini, s.d. ma ca. 1924. La carta intestata riporta: «Il futurismo – rivista sintetica diretta da F.T. Marinetti, direzione del movimento futurista: Corso Venezia, 61, Milano».
17 Lettera di Filippo Tommaso Marinetti a Blandini, s.d. ma ca. 1924.
18 Lettera di Guglielmo Jannelli a Blandini, spedita da Castroreale Bagni (Me), s.d. ma ca. 1924. Nato in provincia di Messina nel 1895, morto nel 1950.
19 Cfr. Luigi Capuana, lettera al quotidiano “Il Corriere di Catania”, 4 maggio 1910; Luigi Capuana, Futurismo e futuristi, in “Le Cronache letterarie”, I, n. 6, 28 maggio 1910, pp. 1-2. Il Movimento Futurista riprenderà passi dei due testi ristampandoli in un manifesto, dal titolo Capuana difende il futurismo. Ancora nello stesso anno Capuana in un articolo su “La Critica Nova” tornava sull’argomento in difesa del romanzo di Marinetti Mafarka il futurista. Cfr. Matteo D’Ambrosio, Nuove verità crudeli: origini e primi sviluppi del futurismo a Napoli, Napoli, Guida, 1990.
20 Quindicinale, redatta a Messina ma stampata a Ragusa, della rivista escono tre soli numeri. Nel 1987 è stata realizzata una ristampa dall’editore Belforte di Livorno, con testi in postfazione di Luciano Caruso, Giuseppe Miligi e Anna Maria Ruta. Copia fotografica integrale dei tre numeri di “Balza Futurista” sono disponibili in rete all’indirizzo http://monoskop.org/La_Balza_futurista. Cfr. inoltre Francesca Rocchetti, La Balza Futurista, http://circe.lett.unitn.it/le_riviste/riviste/balza_futurista.html; La Balza futurista, “Le Scalinate dell’Arte”, http://www.lescalinatedellarte.com/it/?q=content/la-balza-futurista; Dario Tomasello, Oltre il Futurismo. Percorsi delle avanguardie in Sicilia, Roma, Bulzoni, 2000; Il Futurismo in Sicilia, video, https://youtu.be/RXYZvw19dCo.

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