Il Palazzo Morgana a Mineo

palazzo-morgana-021

di Agrippino Todaro e Leone Venticinque

english_version6433_north_218x_transparent-b2Fortunatamente, il Palazzo Morgana non è abbandonato come altri siti del borgo, dei quali parleremo in altre occasioni. La proprietà originariamente unitaria è stata frazionata in un condominio, con vari inquilini tra i quali figurano le famiglie Giangreco, Nolfo, Pitari, Rizzo, Simili. Con la sua grande facciata – oltre 30 mt. di lunghezza, alta quasi 10 su due piani – il Palazzo Morgana domina la piazza del Piano di Santa Maria similmente al Palazzo Ballarò, che è sul fianco opposto della chiesa. Per maestosità si pone tra gli edifici civili principali di Mineo, sebbene l’originario aspetto è oggi parzialmente alterato e oscurato da alcuni rimaneggiamenti, modifiche e soprattutto dall’incuria che negli ultimi decenni tanto danno ha prodotto al centro storico del paese: automobili parcheggiate, tubi e cavi elettrici affissi sulla facciata, cassonetti per la spazzatura e altri bei complementi, che nelle epoche moderne sono messi per adornare i luoghi di pregio in ogni città storica, così che i visitatori possono fare belle fotografie e anche i servizi per i matrimoni riescono al meglio. Grazie a alcune foto d’epoca e mediante rappresentazioni grafiche si riesce a rendere chiaro il segno progettuale, liberandolo – almeno virtualmente – dai vari elementi di disturbo mentre un restauro architettonico potrebbe restituire il pregio che merita e aggiungere così valore artistico al centro storico di Mineo.
buglio-1Prima del disastroso terremoto del 1693, esisteva un edificio più antico, presumibilmente sullo stesso perimetro, posseduto e abitato fino all’inizio del 1600 dalla famiglia principesca dei Buglio, che lascerà definitivamente Mineo intorno al 1610. [1] Ai Buglio subentrò poi il barone Morgana di San Nicolò. Quello che si vede attualmente è l’edificio riedificato dopo il sisma, che distrusse Mineo fino al punto da renderla non abitabile per parecchio tempo, come riportano le cronache conservate negli archivi parrocchiali.
palazzo-morgana-dallalto-01La pianta del palazzo è idealmente un rettangolo, ma su un lato ha un andamento irregolare, che dà allo stabile la forma di un poligono trapezoidale. Le vie che lo circondano sono: Largo Santa Maria Maggiore, Via Ducezio, Via Speranza, Vico Morgana. Il palazzo ha i muri esterni realizzati in grandi blocchi a vista, senza intonaci di copertura né pitture e si mostra nel colore naturale della pietra locale. Il prospetto – orientato a nord – si compone di quattro cantonali: due agli estremi laterali e altri che affiancano l’ingresso e il balcone centrale. Due sono gli ordini di aperture, uguali per numero e allineate in forma simmetrica. Le finestre del pianterreno sono quadrate e protette da inferriate, hanno le cornici a rilievo e in alcuni casi conservano ancora tracce delle decorazioni scolpite. Al primo piano, le aperture verso l’esterno sono tutte grandi balconi, con il ripiano sostenuto da quattro mensole o “cagnoli”. A renderli ancora più maestosi e imponenti si aggiungono larghe cornici, con una sovrastante decorazione triangolare modanata.
03Il portale d’ingresso e il balcone sovrastante, per costruzione, qualità e cura dei dettagli vengono a unirsi in un solo corpo monumentale: due grandi colonne su monolitici piedistalli salgono a sorreggere l’ampia balconata, con una serie di triglifi, fiori e bucrani alternati. I fiori sono ripetuti anche ai lati dell’arco sottostante. Il balcone è contornato da lesene e sovrastato da festoni con in cima un elegante timpano, che arriva a superare la linea di colmo della facciata, fin quasi a toccare le tegole del tetto. All’ingresso, altre due colonne più piccole sostengono l’arco a tutto sesto.
Un’apertura sul lato sinistro, assente nel progetto e realizzata in un secondo tempo per esigenze di uso, interferisce con la simmetria d’insieme del palazzo. Anche la soprelevazione sul tetto, una piccola struttura, è stata aggiunta successivamente. Nella parte alta della facciata è incisa sulla pietra una data – “1837” – forse per ricordare lavori di restauro compiuti in quell’anno. Ci sono anche due targhe di marmo, delle quali si dirà più avanti. Davanti al palazzo, su Largo Santa Maria sono stati collocati di recente per volontà dell’amministrazione comunale degli antiestetici contenitori per la raccolta differenziata [2].
04-bNell’arco di ingresso si conserva una inferriata di antica fattura artigianale. Si passa a un cortile interno, un poco soprelevato rispetto al piano stradale. È aperto, fa arrivare aria e luce ai due piani e permette l’accesso ai vari locali di servizio del pianterreno, che venivano usati come depositi, stalle per cavalli, ambienti di lavoro, ecc. [3] La forma dei tetti suggerisce che il cortile fosse originariamente più ampio, per essere poi occupato da costruzioni aggiuntive sui due lati. Il cortile ha avuto molte trasformazioni ma si riconoscono balconi e finestre originali al piano superiore. Sul lato opposto all’ingresso inizia una scala, che dopo la prima rampa si dirama verso destra e sinistra. L’arco sopra la scala è molto scheggiato e sembra essere stato recuperato da un crollo, forse proveniva dall’edificio esistente prima del terremoto. Nell’interno si conservano alcune porte di ingresso agli ambienti interni, che risalgono ai primi del ’900 e hanno i battiporta originali.
Nella parte retrostante del palazzo, il livello delle strade va scendendo gradualmente. Si vedono alcune piccole aperture con inferriate per gli ambienti seminterrati, dove anticamente sembra che fu collocato il carcere borbonico. Anche il lato sinistro, su Via Ducezio, ripete la formula simmetrica del prospetto: cinque balconi – con decorazione più semplice, priva della cornice triangolare superiore – e altrettante finestre quadrate sottostanti, protette da inferriate. Non è escluso che all’epoca della costruzione non vi fossero altri edifici sul lato opposto della strada e perciò il palazzo fosse direttamente esposto al panorama esterno del paese, visibile da lontano.
Sul lato destro del palazzo, il più corto, sotto al balcone uguale agli altri già descritti c’è una apertura grande, non è chiaro se ne abbia sostituito e ampliato una precedente, oppure al suo posto c’era solo una finestra con inferriata. Per lo stile del bugnato, sembra risalire alla metà degli anni ’20 del Novecento. Nel corso dei decenni, il locale alli’nterno ha ospitato un mulino e successivamente un fabbro.
Nel lato posteriore del palazzo, su Via Speranza angolo Via Ducezio, in continuità con il resto del palazzo ci sono due balconi con le sottostanti finestre. Poi la parete perimetrale si fa più articolata, irregolare e rimaneggiata a più riprese, con vari rappezzi murari anche abbastanza recenti effettuati con blocchi prefabbricati moderni, segno forse di rifacimenti significativi a seguito di crolli o altri problemi strutturali aggiustati senza riguardo per l’architettura.
La targa di marmo sulla parte sinistra del prospetto, fornita di supporto in ferro battuto per fiaccola luminosa, venne affissa nel 1982. Il testo della dedica dice:

Nel II centenario della morte
di
Padre Ludovico Buglio
sinologo di vastissima cultura
intrepido missionario di Cristo in Cina
a ricordo la cittadinanza
1682 – 7 ottobre – 1982

01

La targa di marmo a destra del prospetto, datata 1921 e servita da modello per l’altra, porta scritto:

I Cittadini di Mineo
vollero ricordare che in questa casa
addì 17 febbraio 1865
nacque
l’Avv. Giuseppe Simili
oratore – letterato – giornalista
eccellentissimo
Morì in Catania addì 2 marzo 1920

02

Tra le personalità illustri che abitarono nell’antico palazzo e che meriterebbero forse una targa commemorativa, è da ricordare anche Giovanni Antonio Buglio – del quale Ludovico era pronipote – che fu castellano a Mineo a metà del 1500 e svolse delicati incarichi diplomatici all’Estero, su incarico di sovrani Pontifici.
Allo stato attuale delle ricerche, non si hanno molte informazioni riguardo alla famiglia Morgana. Sappiamo che a metà Ottocento, il barone Don Giuseppe Morgana faceva parte di una associazione denominata Società Civile insieme a altri notabili di Mineo. Nel luglio 1841, quel sodalizio privato aveva presentato domanda all’amministrazione comunale di allora – denominata Decurionato – per avere in concessione un locale per destinarlo a sala di convegno. Così era nato –  nella stessa sede attuale – il Circolo dei Civili, oggi Circolo di Cultura Luigi Capuana di Mineo, una casa di pubblica Conversazione “diretta a bandire la civile discordia, a coltivare le amicizie, a tenere in pregio il buon costume, a favorire lo scambio dei lumi e ad educare col buon esempio dei più sennati i cuori della gioventù alla tempra della civiltà e dell’onore”. [5]
05-bNell’area circostante Palazzo Morgana si sono avuti alcuni cambiamenti nel corso degli anni, come si vede da alcune fotografie. Sappiamo che vicino a dove ora sono stati collocati gli osceni raccoglitori di abiti usati, esisteva fino a pochi anni fa una cabina telefonica. La si vede in un’immagine del 2006, che documenta alcuni lavori di scavo effettuati dall’Ufficio Tecnico del Comune. La stessa foto mostra anche l’antenna radiotrasmittente che era stata piazzata in bella vista sopra la canonica di Santa Maria Maggiore, completa di tiranti e per un’altezza che poteva rivaleggiare col campanile e con la torre del castello.
06-bA seguito del terremoto del 1990, nel marzo dell’anno seguente si interviene per riparare alcune lesioni superficiali prodottesi sulla facciata del palazzo. [4] Nella foto si notano: il cartello realizzato a cura dell’Archeoclub di Mineo per segnalare il valore storico-artistico del palazzo; la cabina telefonica addossata al prospetto sul lato destro; due fari alogeni installati per illuminare la chiesa di Santa Maria; un tubo di acque discendenti, cavi elettrici e altri elementi tecnici moderni per i quali non si era saputo/voluto trovare altra collocazione. Era diversa rispetto a oggi anche la sistemazione del Largo Santa Maria, con un marciapiede, due alti pali di illuminazione pubblica e molte automobili parcheggiate su tre file.
01cIn una vecchia immagine, databile agli anni Venti per la presenza della targa dedicata all’avv. Simili, si vedono due lampioni, uno all’angolo destro del palazzo e l’altro collocato davanti all’ingresso, quasi a ostruire il passaggio per i veicoli all’interno del cortile. Da questa fotografia che comprende anche il lato su Vico Morgana, possiamo vedere che la grande apertura oggi visibile all’epoca non c’era. Al suo posto esisteva invece un ingresso secondario, di piccole dimensioni. Si noti il gruppo di bambini in posa, mentre due di loro allontanandosi dal fotografo per raggiungere gli altri sono stati ritratti di spalle. La foto inoltre mostra che la porta a sinistra e la piccola soprelevazione già esistevano al quell’epoca.
palazzo-morgana-02-b_risultatoUna foto più antica, forse opera del Capuana e risalente alla seconda metà dell’Ottocento, mostra una facciata già segnata dal tempo e corrosa nella parte bassa, mentre ancora non erano state realizzate né la porta a sinistra, né la soprelevazione. È con questa immagine che vogliamo chiudere, lasciando al lettore di immaginare una Mineo diversa, reale patrimonio pubblico della bellezza e dell’antichità: beni rari, perché in tanta parte della Sicilia sono andati distrutti e qui invece ancora sopravvivono seppure con rapido deperimento. Di fronte alla crisi identitaria che si vive oggi nel paese, forse per cercare un futuro possibile si dovrebbe tornare alla storicità, recuperando l’intero centro storico di Mineo – magari a partire proprio dal Piano di Santa Maria – nelle sue forme tradizionali, come in altri luoghi è stato tentato con successo e se ne godono i frutti anche economici e occupazionali delle città d’arte, che in tanti appassionati cercano e apprezzano ma nelle quali prima di tutto deve credere chi le abita e le vive ogni giorno da inconsapevole privilegiato.

Note:

1 – La storia della famiglia Buglio, per la sua importanza  merita una approfondita trattazione in separata sede. Ci limitiamo a fornire alcune indicazioni bibliografiche specifiche: Barbera, Mario. 1927. “Il P. Ludovico Buglio S. I. Missionario in Cina nel secolo XVII.” La Civiltà Cattolica 1; Id. 1930. Buglio, Giovanni Antonio, Barone del Burgio. Enciclopedia Italiana; Bertuccioli, Giuliano. 1972. Buglio, Ludovico. Vol. 15. Dizionario Biografico degli Italiani; “Buglio Family Name.” Heraldry & Crests. http://heraldryandcrests.com; Bùglio, Giovanni Antonio, Barone Del Burgio. Treccani Enciclopedia Online; “Casata dei Buglio.” Archivio Storico Araldico Italiano. http://contironco.it; Emanuele e Gaetani, Francesco Maria. 1754. Della Sicilia nobile. 3 voll. Palermo: Stamperia de’ Santi Apostoli; Fraknoï, M. Guillaume. 1884. “Le Baron Burgio, Nonce de Clément VII en Hongrie (1523-1526).” Bulletins de l’Académie Nationale Hongroise des Sciences Tome II; Minutolo, Andrea. 1699. Memorie del gran priorato di Messina. Messina; Palizzolo Gravina, Vincenzo. 2000. Il Blasone in Sicilia. Catania: Brancato; Pepe, Rosario. 2007. Padre Ludovico Buglio gesuita missionario in Cina. Mineo; Pirri, Rocco. 1644-1647. Sicilia Sacra disquisitionibus, et notitiis illustrata, ubi libris quatuor. 2 voll. Palermo: Tipografia Pietro Coppola; “Principi Buglio.” Heraldry Institute of Rome. http://www.heraldrysinstitute.com/cognomi/Buglio/Italia/idc/680; Receputo Gulizia, Giuseppe. 1933. Cenni storici su Mineo – con biografie d’illustri menenini. Noto: Tipografia Zammit; Sacco, Francesco. 1799. Dizionario geografico del Regno di Sicilia. Palermo: Reale Stamperia; Tamburino Merlini, Corrado. 1846. Imparzial tessuto storico-critico delle antiche famiglie di famosità, degli uomini illustri, dei più rinomati scrittori distinti in Mineo. Catania: Stamperia G. Musumeci-Papale.
2 – Cfr. Agrippino Todaro, Mineo dove sei arrivato?, “Alba Siciliana”, 2016.08.22, n. 100.
3 – Negli anni ’60 all’interno del palazzo sul lato sinistro del cortile era attivo un trappeto o frantoio per l’olio di oliva, gestito da Giuseppe Gambera. In seguito, divenuto proprietà di Antonio Bellino, ha ospitato il più bel presepe artistico, realizzato con molto sughero. Nel lato destro è ancora attiva una bottega di calzolaio.
4 – A intervenire è la ditta edile Montemagno, con i muratori di Mineo Giorlando Cirrone e Incarbone; il lavoro dura due settimane.
5 – Cfr. N° del repertorio 2409 Enfiteusi, 1908.12.31, in: Leone Venticinque, Altri documenti dal Circolo di Cultura “Luigi Capuana” di Mineo, 2016.11.15.

Fonti Bibliografiche:
Gambuzza, Giuseppe. 1980. Mineo nella storia, nell’arte e negli uomini illustri. Caltagirone.
Id. 1991. Guida turistica – Mineo e i suoi dintorni. Caltagirone: Sicilgrafica.
Id. 1995. Mineo nella storia, nell’arte e negli uomini illustri. 2 ed. Caltagirone.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...