Il Circolo di cultura Luigi Capuana di Mineo in alcuni documenti d’epoca

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Uno degli edifici più singolari e antichi del centro storico di Mineo è quello che attualmente ospita il “Circolo di cultura Luigi Capuana”. La sua facciata elegante e la posizione bene in vista nella piazza principale del paese, lo rendono meta di curiosi e ammiratori del bello, interessati a sapere cosa sia e che ruolo svolga nel contesto menenino. L’aspetto01e attuale del “Circolo” è frutto di alcune trasformazioni avvenute nel tempo, come si può vedere da antiche fotografie che mostrano differenze sopravvenute in epoca passata. Per quanto riguarda l’interno, sappiamo che gli spazi hanno avuto significative modifiche e in passato erano organizzati diversamente.
img_1194cNotizie sulla storia del Circolo e su chi ne faceva parte si trovano nei documenti che sono conservati a cura dei soci. Il “Circolo” è un sodalizio privato, con il proprio Statuto e organismo di gestione formato dalla Deputazione di tre membri, dei quali uno con la carica di presidente, affiancato da un segretario e da un tesoriere. L’esistenza del “Circolo” a Mineo, con varie denominazioni cambiate nel tempo, si data al 1841. L’edificio era stato usato precedentemente come stazione delle guardie locali e ospitava al suo interno anche un piccolo carcere. Nelle sue sale alcuni notabili del paese – tra cui un giovane Luigi Capuana – si incontrarono segretamente nel 1859, per costituire un Comitato favorevole all’Unità d’Italia, come attesta il verbale di una seduta. [1] Nel giugno 1860 lo stesso Comitato si rivolgeva a tutte le persone abbienti di Mineo per chiedere contributi materiali, in aiuto alla spedizione militare guidata da Garibaldi e sbarcata a Marsala un mese prima. [2]
immagine3cUna delle prime foto che possiamo esaminare risale alla seconda metà dell’Ottocento e forse venne realizzata da Luigi Capuana, che amava raffigurare il paese natale e portarne le immagini con sé quando era lontano. Purtroppo è abbastanza rovinata, ma si vede ugualmente che a quel tempo l’edificio – da sempre preceduto da un terrazzino di sua pertinenza – aveva un solo ingresso centrale e due aperture rialzate ai lati, con ringhiera di protezione per potersi affacciare dall’interno. La porta centrale era protetta da due grandi sportelli di legno, che venivano chiusi la sera dal personale di servizio.
immagine2cUna foto straordinaria, forse di epoca poco successiva, è opera del Capuana. Una gran folla di persone occupa tutti gli spazi della piazza e i balconi delle case, le persone sono suddivise per ceto sociale e per genere, dato che i gruppi più eleganti e le signore sono separate dalla massa del popolo. Sull’ingresso del “Circolo” due grandi corone di fiori, forse collocate in occasione di una ricorrenza denominata “Festa della Patria”. Si notano anche due lampioni nel cortile antistante, visibili fino a pochi anni fa quando vennero abbattuti dal maltempo e da allora non sono stati più recuperati, ne rimangono solo i piedistalli in piedi.
senzatitolo25_9cÈ il 7 settembre del 1901 quando Corrado Guzzanti, grande sismologo, amico di Capuana e anche lui fotografo,  ritrae il “Circolo” in una bella immagine che ci è giunta in buone condizioni. Il colore della facciata è bianco e si notano chiaramente in alto i sei elementi circolari in pietra, decorazioni che rappresentano antiche monete risalenti al periodo greco. La lunga inferriata in primo piano mostra che all’epoca non esisteva la scalinata attuale, ma il dislivello presente nella piazza era netto e per questo motivo necessitava di una barriera. In seguito e stata rimossa, con i molti cambiamenti che hanno anche prodotto un notevole ampliamento della piazza come la vediamo. Ulteriori espansioni urbanistiche sono rimaste solo sulla carta: è un argomento del quale si parlerà in altra occasione. In primo piano si vedono contadini e massari, vestiti secondo gli usi del tempo.
senza_titolo3cL’anno seguente è G. Stanganelli a realizzare questo scatto, non molto diverso dal precedente ma più definito e nel quale si vede ben distinta la forma dei due lampioni, di ghisa e a tre bracci, forse alimentati a gas o con lumi a petrolio collocati all’interno delle lampade. Sul terrazzino si affaccia il custode di allora, sig. Mario Simili, ancora giovane e che vedremo in fotografie successive. Come nelle immagini precedenti, si vede che la lunetta sopra l’ingresso principale era chiusa con un pannello di legno, mentre in seguito sarà installata al suo posto una vetrata a spicchi colorati.
img_1033dFinalmente possiamo vedere un ambiente interno, fotografato il 21 aprile 1905 – forse da Luigi Capuana? – con un gruppo di soci di allora. Da sinistra in piedi: 1 Vincenzo Di Salvo; 2 Inserviente sig. Mario Simili; 3 Croce Albertini; 4 Geom. Messina; 5 Anonimo; 6 Dott. Santi Cocuzza; 7 Giovanni Di Salvo. Da sinistra seduti: 8 Vincenzino Guzzanti; 9 Enrico Tamburino; 10 Dott. Giuseppe Blandini; 11 Dott. Antonio Balba (con i figli); 12 Esattore imposte Dott. Cremona; 13 Procuratore Reg. Mazzone; 14 Francesco Curti; 15 Avv. Giuseppe Mazzone; 16 Ten. Scarpuzza; 17 Maestro Costanzo. Al muro della sala principale, con le sue colonne, sono appesi due ritratti probabilmente dei regnanti Savoia.
image-1Quando era a Mineo, Luigi Capuana frequentava il “Circolo” e là vi incontrava alcuni suoi amici del posto. A costoro lo Scrittore una volta, trovandosi lontano dal paese per motivi di lavoro, nel 1877 aveva inviato un particolare messaggio allegato al suo racconto Iana. Il racconto era dedicato a Sebastiana Conti, figlia di suoi conoscenti contadini e della quale si era invaghito da ragazzo identificandovi il simbolo dell’amore puro, inserita in seguito in alcune novelle – Iela, Evoluzione – e in onore della quale lo Scrittore celebrava ogni anno, il 25 marzo. [2]
img_1032dLo stesso Luigi Capuana ha voluto rappresentarsi in uno scatto del 1908 che sembra quasi un quadro dipinto, circondato da pochi soci – tra i quali è anche un suo cugino – in posa nell’atto di conversare o leggere il giornale. Da sinistra vediamo: 1 Anonimo; 2 Luigi Capuana; 3 Farmacista Capuana; 4 Farmacista Toro; 5 Dottor Pitari. Il tavolo è ancora presente, sopravvissuto alle spoliazioni dei luoghi durante l’ultima guerra e quella che sembra una porta è in realtà un ripostiglio ricavato nel muro, con alcune mensole. Anche questa foto è stata presa nella sala delle colonne, sul lato sinistro con la luce proveniente dall’ingresso e dalle aperture del prospetto.
a001cTorniamo all’esterno del “Circolo”, con un’immagine risalente al 1923 ca., della quale non conosciamo l’autore. Nell’aspetto dei luoghi è avvenuto un cambiamento notevole: importanti lavori architettonici hanno portato allo spostamento verso il basso delle due aperture laterali, trasformate così in ulteriori ingressi. Il pannello di legno sopra l’ingresso centrale è stato sostituito con una lunetta vetrata. Si noti anche la targa di marmo alla sinistra del portale d’ingresso, sovrastata da corona di fiori e dedicata a un socio caduto nel corso della prima guerra mondiale, con le bandiere nazionali esposte per l’occasione. Il testo della targa è il seguente:

Con orgoglio pari al rimpianto
il casino dei civili
ricorda il socio
sottotenente Ciancico Giuseppe
volontario di guerra
due volte decorato al valore
che fiorente di giovinezzza
cadde — a 0 93 — Rocca di Monfalcone
il 16-VI-1916
per la più grande Italia
Morì da eroe
Vive nella gloria
Mineo nel V anniversario
di Vittorio Veneto
[4 novembre 1923]

06cArriviamo al 1926, con ben due fotografie riprese probabilmente a poca distanza e con un bel gruppo di soci. Nella prima si vedono in basso: Dott. Carcò. Al centro seduti, da sinistra: Sig. Zimbone, Avv. Simili, Dott. Giuseppe Stanganelli, Dott. Sidoti. In piedi, da sinistra: Canonico Scrofani; Sig. Mario Simili, cameriere; Dott. Giuseppe Blandini; anonimo; Don Turiddu Umana; Dott. Umana; Silvestro Simili; anonimo; Don Pepé Barone; anonimo; Sig. Vincenzo Messina. Nell’angolo a destra, dietro il tavolo, parte della grande specchiera che ancora oggi è presente nella sala sempre allo stesso posto.
immaginecLa seconda immagine comprende all’incirca gli stessi personaggi, disposti però diversamente all’interno del salone delle Colonne, sempre sul lato sinistro davanti a un grande ritratto di Vittorio Emanuele III appeso alla parete. In basso: Sig. Zimbone. Seduti, da sinistra: Avv. Simili, Dott. Giuseppe Stanganelli, Dott. Sidoti. In piedi, da sinistra: Don Pepé Barone; Dott. Umana; Sig. Mario Simili, cameriere; anonimo; Dott. Carcò; Sig. Vincenzo Messina; Don Turiddu Umana; Dott. Giuseppe Blandini; Silvestro Simili; anonimo; anonimo.
01cA seguito dell’avvento del regime fascista, la piazza principale di Mineo è sempre più di frequente luogo per adunate, raduni giovanili e manifestazioni politiche di consenso al regime come si può vedere in una immagine del 1937, con il “Circolo” utilizzato per servire da palcoscenico alle autorità civili e militari intervenute e il pubblico che sta raccolto nello spazio antistante il terrazzino, in file ordinate e a debita rispettosa distanza.
01cLe Autorità del partito fascista, al fine di dare massima visibilità e prestigio alle rappresentanze del governo nazionale – che ha nel podestà il proprio amministratore designato ma si ramifica in un gran numero di enti collaterali come le corporazioni sindacali – individuano nel “Circolo” la sede ideale per installarvi la “Casa del Fascio”, similmente a quanto stava avvenendo in tutti i Comuni d’Italia. I documenti del tempo mostrano una certa resistenza da parte dei soci, protratta per alcuni anni finché quasi con la forza non avviene l’appropriazione e così sulla facciata viene posta la grande scritta che possiamo vedere in una immagine degli anni Trenta, probabilmente una cartolina postale.
image-2A seguito degli eventi bellici, nel conflitto durante lo sbarco angloamericano in Sicilia – luglio 1943 – ha perso la vita il giovane Vittorio Blandini. Era il figlio di uno dei più noti soci del “Circolo”, il Dott. Giuseppe Blandini che aveva tanto lavorato per celebrare la figura di Luigi Capuana con la realizzazione del monumento in Piazza Buglio. I soci alcuni anni dopo ricordano questo sacrificio con una lapide, realizzata su modello della precedente e collocata simmetricamente sulla facciata dell’edificio con il testo seguente:

Sottotenente carrista
Vittorio Blandini
Mineo 22.1.1916 Comiso 11.7.1943
pilotando un carro leggero
affrontò forze motocorazzate
nemiche avvampando nella sua
bara d’acciaio in una fiammata
di gloria.
Il suo sacrificio generoso
ci richiami ogni giorno
ai sacri doveri del domani.
Il Circolo L. Capuana
a perenne ricordo del socio
Mineo XI.VII.MCMLIX

Dopo la guerra, l’edificio viene acquisito dal Demanio. I soci del tempo tuttavia intentano processo e ottengono la restituzione alla loro potestà, con sentenza favorevole ottenuta nel 1949.
11100555_10205896384590873_1104712647_oLo scrittore di origini menenine Giuseppe Bonaviri (1924-2009), allora ventenne, ci ha lasciato un gustoso e feroce ritratto del “Circolo” datato 1944, che aggiorna e in parte conferma le descrizioni fatte alcuni decenni prima dal Capuana:
Circondato d’una inferriata che avrà qualche mezzo secolo addosso, con tre stanze tutte istoriate in cui riposano un paio di poltrone scucite che conosceranno la storia di qualche migliaio di famiglie di cimici, con una grande biblioteca di trenta, quaranta libri polverosi ed ingialliti, vedete sorgere in Piazza Buglio, maestoso e terribile, il Casino dei Civili: il più bel giardino zoologico che la Sicilia conosca.
I rispettabilissimi mineoli (povera gente che non ha oltrepassato mai le soglie della terza elementare) guardano quel tempio con rispettosa riverenza e, sebbene in cuor loro avvertono qualcosa di amaro, non hanno voluto mai profanarlo coi loro piedi che odorano di terra e di fiori. Là dentro, hanno avuto sempre detto dai loro nonni, ci stanno i Signoroni che dal nulla possono creare tutte le cose. E così, per consuetudine tradizionale, ripetono ai loro piccoli che li stanno a sentire con la boccuccia semiaperta e con occhioni sgranati, aggiungendo che, ogni qualvolta si incontrano, bisogna togliersi il berretto, proprio come si fa quando si entra in Chiesa, e dire «Voscenza, baciamo le mani!» E sono veramente, così tanto per dire, delle bestie rare quelli che illuminano il Casino dei Civili. Figuratevi, figliuoli miei (parlo così per la grande esperienza che ho), che, tra costoro, vi sono anche di quelli che hanno studiato a Catania (o ad Atene, se fossero vissuti un paio di secoli fa) ed ora son maestri di scuola e anche (mi faccio bianco in viso per l’emozione) avvocatucci che spendono la vita seguendo quelli che si bisticciano. E poi non vi dico il lustro che danno al nostro paese così lontano dalle terre civili, con le loro mentacce piene del ben di Dio e con tutte le loro grandi opere che quasi quasi toccano il cielo.
Dovete vederli, nei caldi pomeriggi di luglio o di agosto, seduti nel loro spiazzale, tutti in fila, come tanti ministri che parlano su come portar su le masse o su come lenir le sofferenze di queste ore, dovete vederli prendere i gelati (oggi non li prendono ché costan molto) con tale grazia divina (e poi si dice che gli Dei sono soltanto in Paradiso) da far restare a bocca aperta tutti i poveri mineoli che essi guardano con cipiglio sdegnoso!
Scrive, 913 [3]
rrfreferCon il dopoguerra, la crisi del sistema latifondista e la riforma agraria spingono la classe borghese di Mineo all’abbandono del paese a favore di centri maggiori, capoluoghi siciliani o grandi città del Continente. Anche le lotte sociali e la crescita di consenso delle sinistre contribuiscono a creare un clima sfavorevole per alcuni, come testimoniano le falci e martello e la scritta “W Nenni” dipinta sulla facciata del Circolo in una foto ripresa durante una Domenica delle Palme degli anni Cinquanta. Era quasi una sfida ideale al vecchio padronato… che in realtà localmente non esisteva già più. Il posto, anche al “Circolo”, era stato lasciato ad altri parvenu non meno avidi di chi li aveva preceduti, ma forse ancor più ignoranti e di ristrette vedute a causa della loro modesta origine unita all’arrivismo cieco.
img05934adLa piazza Buglio, centro della vita e degli incontri, si riempie di manifestanti che, chiamati dai partiti di opposizione, reclamano migliori condizioni per il lavoro dei braccianti agricoli. Non mancano le indicazioni ostili e gli improperi rivolti al “Circolo”, che addirittura qualcuno avrebbe voluto eliminare e distruggere in quanto simbolo fastidioso delle antiche oppressioni feudali. Si ricorda a tale proposito la frase “Per fare la piazza quadrata, bisogna abbattere questa cancellata!”, con riferimento alla ringhiera del terrazzino antistante l’ingresso. In realtà molti dei manifestanti hanno già la valigia pronta sotto al letto. A ondate successive spariscono da Mineo intere famiglie, giustamente attratte da prospettive più favorevoli nel nord Italia, in Svizzera, in Germania e anche negli Usa, fino alle emigrazioni in Australia. Non torna nessuno, se non da anziano con la speranza di una serena vecchiaia nel paese natio. Oppure da morto, per avere almeno la tardiva soddisfazione della sepoltura nei luoghi d’origine, odiati e rimpianti al tempo stesso.
06c
Il “Circolo” sopravvive grazie al ceto impiegatizio democristiano, realizzando incontri e feste in un paese ancora privo di altre strutture dedicate alla convivialità. Ci sono rimaste alcune foto di una festa di Capodanno, databile alla fine degli anni Cinquanta. Nella prima immagine sono riconoscibili in primo piano, parzialmente di spalle Teresa Messina in Carbone e la moglie dell’Avv. Messina. A destra Guido Marletta, pretore a Mineo e Sig.ra Maria in Francesconi (ufficiale giudiziario). 08cLa seconda immagine vede alcuni dei partecipanti alla festa già con le bottiglie di spumante in mano e mostra in primo piano la Sig.ra Maria in Francesconi, più in fondo Pino Ialuna, di professione medico. A destra si vede Gianbenedetto Carcò, con in primo piano il figlio Luigi Carcò. 07cLa terza e ultima immagine che si è potuta trovare, ripresa negli ambienti del “Circolo” al momento del brindisi di mezzanotte, in aggiunta alle persone già identificate raffigura a sinistra  la Sig.ra Costa, mentre la persona più in fondo con la sciarpa e il cappello è Paolo Carcò.
05cIn occasione delle festività ricorrenti a Mineo, si potevano sfoggiare eleganti abiti e mostrare i segni di una certa relativa agiatezza, visto il contesto del borgo ancora profondamente legato alla vita rurale e nel complesso abbastanza povero e arretrato. Qui vediamo in primo piano Santa Carcò in Ialuna e Maria Simili in Damigella, sulla sinistra in fondo Teresa Messina in Carbone, in un soleggiata terrazza del “Circolo” per le festività pasquali.
02cLa mondanità del periodo a Mineo era molto legata agli eventi del “Circolo”, per i quali tornavano occasionalmente personalità già da tempo trasferite altrove per lavoro, come nel caso del Prefetto Rizzo e della moglie. Costoro si prestavano volentieri a presenziare cerimonie a beneficio e vanto dei referenti politici locali, come questo incontro molto partecipato e festoso per una premiazione di giovani. Tra il gran numero dei presenti che si possono riconoscere nelle foto ci sono molti i personaggi della Mineo di quel tempo, come il maestro Agrippino Costa e il sig. Bellino.

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11Nei primi anni Sessanta verranno fatti altri lavori all’interno del “Circolo”, per realizzare la sala secondaria laddove lo spazio era prima suddiviso in molti piccoli ambienti. Si ricorda una struttura lignea con gradinate ora scomparsa, mentre per quanto riguarda il mobilio sono ancora oggi presenti il biliardo e le librerie, con la piccola biblioteca del “Circolo” contenente soprattutto romanzi e narrativa oltre alla importante collezione rilegata del periodico “L’Illustrazione Italiana”.
03cLa grande sala ottenuta dall’abbattimento di divisori interni permetterà ai gestori del “Circolo” di organizzare feste con più invitati. Di quegli eventi rimangono alcune testimonianze fotografiche, come per esempio alcune immagini di una festa di Carnevale del 1986. La grande sala interna è addobbata e utilizzata per il ballo dai partecipanti, travestiti con abiti di vario genere. Il Carnevale era una ricorrenza molto sentita nel paese e per la quale si organizzavano anche sfilate di carri, allestiti e decorati per l’occasione.
02cFin qui abbiamo potuto vedere alcune testimonianze di come il “Circolo” ha svolto il suo ruolo nel paese nei decenni trascorsi. Verrà trattato in separata sede il periodo più recente, che ha visto proposte innovative nel quadro di un maggiore impegno culturale e sociale,con molte iniziative rivolte all’intera collettività e non più a ristrette cerchie esclusive, come era stato in passato.

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Note:

1 – Cfr. Leone Venticinque (a cura di), 1859.09.20 – I congiurati di Mineo, “il Circolo”, giugno 2012, n. 9, pp. 1-2. Il testo del verbale è il seguente:
L’anno Mille otto cento cinquantanove. Il giorno venti Settembre in Mineo.
Dovendosi adempiere ad ordine superiore trasmesso per lo scopo infra espressando; dopo accurate indagini, e diligentissimo scrutinio adoperati da chi avea la fiducia corrispondente. Si sono all’ore due della sera riuniti i Signori appié sottoscritti nel numero nove Cittadini.
I quali tra loro son venuti a conoscenza che l’oggetto dello assembramento consiste in dovere formarsi un Comitato Segreto di Direzione per aprire Corrispondenza coi Comitati di tutta la Sicilia, ovvero con quel Comitato, o Comitati dell’Isola, che avrà obbligo comunicare o ricevere significazioni nel senso doversi adoperare per il Risorgimento della nostra Nazione con tutti i mezzi ordinarj, estraordinarj, morali e materiali che fossero alla bisogna necessarj, affinché venisse finalmente a sollevarsi la sventura d’un popolo ridotto ad orribile schiavitù con opportune, e salutari Riforme.
I Signori Componenti la Sessione, in prima ad ogni altra operazione in sito solitario rinchiusi senza estranea persona per la legalità della forma, e della rappresentanza alla unanimità ànno nominato Presidente dell’Assemblea il Signor Pietro Vita e Segretario il Signor Alessandro Ballarò. I quali ànno cordialmente accettato il rispettivo incarico, istruiti come sono della importanza e gravità d’esso.
Il Signor Presidente à significato alla Assemblea che trovandosi essa costituita in Comitato Segreto, per ora, allo scopo di sopra manifestato, fosse indispensabile esordire da ciò, che ognuno dei componenti si vincolasse alla santità inviolabile del Giuramento a tener assolutamente occulto, a qualunque persona che non appartenesse alla Sessione, ciò che verrà a praticarsi, qualsivoglia notizia, conoscenza, fatto, o risoluzione, che attenesse essenzialmente alle sedute, ed alle determinazioni che saranno dal Comitato a prendersi, o che venissero progressivamente rivelate, e nello stesso tempo ognuno del Comitato giudicasse eziandio adoperarsi con tutte le forze alla riuscita del divisamento di andare alla libertà della Comune Patria, senza ombra di personale interesse, o individuale pretenzione. Tutti i componenti nelle mani del Signor Presidente ànno l’un dopo l’altro giurato adempiere esattamente, e con tutto scrupolo quanto da loro si richiede; e tutti poi concordemente, il Presidente compreso, lo ànno ripetuto.
In continuazione il Signor Presidente disse che nel grande scopo di tutti i Comitati della Sicilia, cui questo Comitato contribuisce, non v’è enunciazione di principio politico, pel momento e solo ognuno si adopera alla libertà comune.
Il Comitato
Considerando l’alta missione cui è chiamato;
Considerando che attesa la difficoltà dei tempi non può tenersi la sessione permanente;
Considerando la fiducia che necessita il Sig. Presidente;
Considerando che la patria esige dei sagrifizi alla unanimità delibera:
Primo – Che riconosce la propria formazione, ed esistenza, per la libertà politica, per la sicurezza sociale, per l’Ordine pubblico.
Secondo – Che viene accordata al Signor Presidente la corrispondenza col Comitato, o Comitati con cui occorrerà tenersi comunicazione, salva la straordinaria convocazione della Sessione quand’è richiesta dal bisogno, e che potrà farsi in qualunque tempo, ed ora secondo le circostanze, a richiesta del Presidente.
Terzo – Che il Comitato è pronto eseguire quanto potrebbe venire superiormente imposto dalle Podestà cui è soggetto allo scopo di sua formazione. E conseguentemente s’assoggetta a tutti quei sagrifizi personali, ed altro, che potrebbero esigersi dalle circostanze, e dalla imperiosità dei tempi, osservando per tutti il più rigoroso silenzio.
Il presente verbale s’è chiuso dopo fatta la lettura a tutti i Componenti deliberanti, e s’è firmato.
Pietro Vita Presidente
Marco Vita
Canonico e Parroco Salvatore Carcò
Giuseppe Monaco Guzzanti
Saverio Centamori
Luigi Capuana
Francesco Manfredi
Francesco Albertini
Alessandro Ballarò Segretario

2 – Leone Venticinque (a cura di), 1860.06.14 – Cavalli, stoffe e denari di Mineo per il Generale Garibaldi, “il Circolo”, giugno 2012, n. 9, p. 8. Il testo del comunicato è il seguente:
[sul foglio è presente il timbro del “Comitato del Comune di Mineo”]
n. 90
Oggetto – Nomina di Commissione per contribuzione di cavalli, tela, e denaro.
Componenti – Bar. Dr. Francesco Spadaro Ferreri; Vincenzo Tamburino; Antonio Capuana; Vincenzo Ciancico; Canonico Francesco Mazzone; Antonio Mazzone; Giovanni Politi; Giacomo Mazzone; Corrado Muratore; Tommaso Carcò; Santo Cocuzza; Patrizio Simili.
Al Signor [da compilare con il nome del destinatario, N.d.R.]
Mineo, lì 14 giugno 1860
Signore
Il Comitato con deliberazione d’oggi stesso ha nominato i contro indicati individui per formarsi in Commissione affinché, in esecuzione de’ decreti del Dittatore S.E. il Generale Garibaldi, si cooperassero promuovere nel Comune una contribuzione che dia per ogni mille abitanti un cavallo coi requisiti necessarii di cavalleria e sessanta canne di tela da cammice; in oltre ascriva una contribuzione in denaro inserviente per acquisto d’armi per la nazione.
Il Comitato prescegliendo in Commissione per l’uso cennato tali individui ha inteso interessare molti della parte sana del paese ad una cooperazione che nelle mire del governo facilita l’esito felice della guerra: e questo non potrà mancare nella sua saggezza di altamente lodare ed apprezzare il filantropico concorso per la Causa nazionale.

3 – L’immagine è ripresa da: “il Circolo”, n. 2, novembre 2011, p. 19. Cfr. anche Vincenzo Paolo Traversa, Luigi Capuana critic and novelist, Parigi – L’Aia, Walter de Gruyter, Mouton, 1968, pp. 10-11; Pietro Vetro, Luigi Capuana, Catania, Studio Editoriale Moderno, 1922, p. 16; Corrado Di Blasi, Luigi Capuana: vita, amicizie, relazioni letterarie, Mineo, Edizioni Biblioteca Capuana, 1954, p. 52.

4 – 913 (Giuseppe Bonaviri), Il Casino dei Civili, “Zufoletto Paesano”, n. 2, 13 agosto 1944. Ripubblicato in: “il Circolo”, n. 2, novembre 2011, pp. 25-27. Lo “Zufoletto Paesano” viene pubblicato a Mineo per due mesi, agosto e settembre 1944, con cadenza settimanale. Principale animatore dell’iniziativa è Giuseppe Bonaviri, che si firma “913”. Altri collaboratori sono Salvatore Passante (“51”) e Agrippino Zimbone (“23”). La tiratura è di sole cinque copie, dattiloscritte da Jacopo Aloisi per il costo di venticinque lire. Principali finanziatori sono la Sig.ra Rosa Carta – che contribuisce con dieci lire – e la locale Camera del Lavoro, erogatrice di altre dieci lire.

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