Altri documenti dal Circolo di Cultura “Luigi Capuana” di Mineo

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english_version6433_north_218x_transparent-b2Si propongono in questa sede alcuni documenti di varia epoca, trascritti dagli originali e riguardanti la storia del Circolo di Cultura Luigi Capuana. Sono materiali che già erano stati proposti all’attenzione dei lettori, ma rimanevano dispersi in pubblicazioni eterogenee e poco conosciute. Perciò trovano qui l’occasione per essere riuniti, con maggiore facilità di reperimento bibliografico. Inoltre è disponibile anche la versione in lingua inglese del testo.
La Storia del “Circolo” nei suoi aspetti generali non è dissimile da quella di altre realtà locali, che in qualche caso ancora oggi sopravvivono e operano con maggiore o minore vitalità: talvolta sono dei residuati anacronistici, destinati inesorabilmente a spegnersi. In altri casi invece si rinnovano, come un corpo attivo al passo con i tempi e in linea con le esigenze della società democratica contemporanea. web-dsc03406I primi due documenti rinvenuti attestano ufficialmente la appartenenza di Luigi Capuana fin dall’età giovanile al sodalizio del “Circolo”. Un verbale di richiesta di ammissione è datato 1860 e ve ne è un secondo di dieci anni più tardi, a seguito del suo periodo di lavoro a Firenze. [1]
21579_219661534348_778634348_2957330_5156724_nNel 1908, si ebbe una vertenza tra il “Circolo” e l’amministrazione comunale di allora. Si esigeva dai soci il pagamento di una tassa sui locali di proprietà comunale, che erano stati concessi a partire dal 1841 a privati secondo il sistema dell’enfiteusi. La questione venne portata a felice esito dalla situazione di stallo nella quale si trovava per mezzo del negoziato condotto dal barone Vincenzo Grimaldi.
web-dsc03412Arriviamo al secondo dopoguerra, con un altra vertenza di natura legale. Questa volta è tra il “Circolo” e lo Stato italiano. Il problema della proprietà dei locali del “Circolo” era stato oggetto di un processo al Tribunale di Catania. Vengono a tale scopo redatte nuove memorie e altri atti miranti al recupero della potestà dei soci a seguito della acquisizione del bene da parte del Demanio. In queste carte si trovano molte informazioni sul “Circolo” fin dalla sua nascita.
img_1073Nell’insieme, i testi qui riuniti mostrano alcuni aspetti particolari nel rapporto tra il “Circolo” e le Istituzioni. Il sodalizio di un organismo laico ed esclusivo, che di volta in volta si è chiamato “Società dei Civili”, “Circolo dei Nobili” fino alla denominazione attuale, nel corso del tempo si è trovato più volte di fronte al problema del mantenimento di una effettiva autonomia da condizionamenti e da poteri esterni, che nel corso del Novecento sono stati il regime fascista, la pervasività clientelare del monopolio democristiano e più recenti, fragili ma non meno disonorevoli, fenomeni che hanno fatto risaltare l’intero paese di Mineo alle cronache giudiziarie nazionali e ancora pesano sul suo presente e sul suo avvenire. Altro non rimane quindi che associarsi all’augurio più fervido “che giammai possa la Società venir meno e che sia sempre, come pel passato, lustro e decoro della nostra Città, mezzo di impedire le civili discordie, di coltivare le amicizie, di promuovere il buon costume, di scambiare i lumi, di educare con l’esempio i cuori della gioventù alla tempra della civiltà e dell’onore, come con profonda sapienza e fortunata antiveggenza i padri nostri si proposero”.

web-dsc03408Documento n. 1 – 10 Giugno 1860.
Ammissione Costanzo Giuseppe, Tamburino Gaetano, Damigella Agrippino, Id. Mario, Id. Agrippino di Arcangelo, Capuana Luigi.
L’anno Milleottocento sessanta. Il giorno dieci Giugno in Mineo. Radunati gli associati nel numero legale dietro avviso dei Sig. Deputati andante ad ottenere la votazione segreta dei Sig. Giuseppe Costanzo, Gaetano Tamburino, Agrippino Damigella di Arcangelo, Mario Damigella, Agrippino Damigella di Giuseppe e Luigi Capuana per la loro ammissione in questo casino di convegno.
Viste le schede segrete la loro ammissione è risultata ad unanimità.
Fatto il id. mese id. anno come sopra alla presenza dei sig Deputati assistiti da due scruttinatori
– Can.co Sorrentino Deputato
– Giovanni Politi
Pasquale Dr. Ciancico scruttinatore
Tommaso Dr. Cirmeni scruttinatore

img_1072Documento n. 2 – 12 ottobre 1870 – Ammissione di Capuana Luigi.
L’anno Mille ottocento settanta. Il giorno 12 Gennajo in Mineo. Riunita la Deputazione coll’assistenza di due scrutinatori qui sotto scritti, onde passarsi alla votazione segreta per l’ammissione del novello associato sig. Luigi Capuana del fu Gaetano in virtù di costui domanda fatta lì 8 detto mese corrente, in assise del 9, ed avendo ottenuta l’unanimità dei voti segreti, come del qui annesso elenco del numero e degli associati presenti viene ammesso.
Vincenzo … scrutinatore
Gaetano Tamburino scrutinatore
La Deputazione
Mario … [Damigella?]
Can.co e Parroco Mario Simili

21579_219658359348_778634348_2957325_4904281_nDocumento n. 3 – Comune di Mineo, estratto dal Registro delle Deliberazioni del Consiglio Comunale. Oggetto: Concessione di locali comunali ad enfiteusi al Casino di Convegno dei Civili. [2]
L’anno millenovecento otto, il giorno quattro del mese di agosto in Mineo e nella Casa Comunale. Il Sig. Tamburino Cav. Avv. Giacomo Sindaco del Comune di Mineo, ha adottato la seguente deliberazione:
Indi il Presidente rammenta al Consesso che con la deliberazione 6 novembre 1907, resa esecutiva con n. 1327, il Consiglio, fallite le lunghe pratiche per un amichevole componimento, autorizzò il Sindaco a promuovere giudizio contro la Società dei Civili di questa per ottenere il rilascio dei locali comunali dalla medesima occupati in epoche diverse. Iniziatosi il giudizio innanzi il Tribunale Civile di Caltagirone si ebbero diversi differimenti e la causa non è ancora venuta in discussione. Frattanto l’egregio Sig. Barone Vincenzo Grimaldi di Niscima, con lodevolissimo intento, prese spontaneamente la bella iniziativa di troncare la causa insorta ed è felicemente riuscito allo scopo, tanto da far votare dalla sullodata Società quasi unanime (quarantacinque contro cinque) il seguente ordine del giorno:
«La Casa di Convegno dei Civili convinta che evitare le liti è opera di saggio e prudente Amministratore, specie quando non è possibile prevedere le conseguenze, allo scopo di transigere la lite pendente tra il Comune e questa Società, da espresso mandato all’attuale Deputazione di consentire col Comune l’enfiteusi perpetua non solo dei locali attualmente occupati dalla Società, ma anche del piccolo e contiguo fabbricato del vecchio carcere, di proprietà del Comune, per l’annuo canone, netto di qualunque onere imposto ed imponendo di lire cento.»
L’Amministrazione Comunale accolse di buon grado l’opera del prelodato Barone Grimaldi coronato di sì felice successo ed oggi si presenta a voti per ottenere l’autorizzazione a potere stipulare il proposto contratto di enfiteusi, sicuro che Vi riuscirà gradito il troncare una lite e sistemare definitivamente una posizione che era incerta.
L’utilità della proposta suddetta sarà facile rilevarla, sia se si considera che la Società dei Civili di nulla dovere al Comune, perché avendo posseduti i locali animo domini per un periodo ultra trentennale, ritenevasi esserne divenuta assoluta proprietaria per l’effetto dell’usucapione, sia se si considera che il canone di lire cento offerto sta bene in rapporto al valore dei fabbricati a concedersi, come rilevasi dalla perizia che, all’uopo, è stata redatta da questo Perito Comunale, dalla quale risulta che il prezzo dei fabbricati sudetti si è di lire duemilatrentasette.
Né sarebbe il caso di ricorrere all’esperimento di asta in base al prezzo della perizia, perché appunto la Società che contrasta al Comune la proprietà dei locali, rinunzia alla lite alla condizione che le venisse concessa l’enfiteusi direttamente e per il canone di lire cento.
Il Presidente invita, quindi, il Consiglio a deliberare.
Il Consiglio, vista la precedente deliberazione del sei novembre 1907 con la quale fu autorizzata la lite. Letto il rapporto del Perito Comunale. Considerato che è utile agli interessi del Comune togliere una lite di esito incerto. Ritenuto che l’annuo canone di lire cento, netto di qualunque onere imposto ed imponendo, corrisponde bene al fruttato del capitale dei locali, che si concedono e per come sono descritti nel verbale del Perito Comunale.
Ad unanimità delibera concedere detti locali per l’annuo canone di lire cento netto di ogni onere, imposto ed imponendo, ad enfiteusi perpetua a questa Società “Casa di Convegno dei Civili” ed autorizza il Sindaco a stipulare il relativo contratto di enfiteusi, che sarà regolato dalle condizioni stabilite dal Codice Civile al Titolo dell’enfiteusi e di tutti altri patti che crederà opportuno ed utile di consentire.
Di conseguenza rinunzia alla lite autorizzata con la deliberazione del 6 novembre decorso.
Manda un voto di lode all’Ill.mo Sig. Barone Vincenzo Grimaldi per essersi cooperato a troncare una lite che poteva riuscire dannosa per ambo i contendenti.
Il verbale, precedente lettura e conferma, viene come infra sottoscritto.
Il Consigliere anziano M. Simili
Il Presidente G. Tamburino
Il Segretario Damigella

399967_10150515257374349_778634348_8655176_1969197052_nDocumento n. 4 – Comune di Mineo, estratto dal Registro delle Deliberazioni del Consiglio Comunale. Oggetto: Conferma in seconda lettura della concessione ad Enfiteusi perpetua dei locali comunali al Casino dei Civili, 25 agosto 1908. [3]

img_1071Documento n. 5 – N° del repertorio 2409 ENFITEUSI [4]
Regnando Vittorio Emanuele Terzo per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia.
L’anno millenovecentotto (1908) il giorno trentuno dicembre in Mineo e nel mio studio sito nella Piazza Buglio a primo piano.
Avanti a Me Avv. Pitari Francesco Saverio fu Notar Dott. Tommaso, Notaro alla residenza di Mineo, iscritto presso il Consiglio Notarile di Caltagirone ed alla presenza dei signori Limoli Vincenzo fu Antonio, possidente e Nolfo Giuseppe fu Liborio, Civile, ambo nati e dimiciliati in Mineo, testimoni noti, idonei e richiesti, a me noti;
Sono presenti
Da una parte: il Sig. Albertini Croce fu Dott. Francesco, medico chirurgo nella qualità di Assessore anziano, funzionante da Sindaco di questo Comune per l’assenza del titolare.
E dall’altra: I signori Montemagno Tommaso fu Giuseppe, insegnante, e Receputo Giuseppe fu Luigi, civile, possidente, quali deputati rappresentanti legittimi di questa Società Civile denominata “CASA DI CONVEGNO DEI CIVILI DI MINEO” , nonché i soci di detto sodalizio Sigg. Tamburino Marco fu Giuseppe e figlio Giuseppe; fratello Tamburino Giuseppe e Corrado del Cav. Giacomo, Avv. Vincenzo Ciancico di Pasquale, fratelli Giovanni e Giuseppe Pitari; Greco fu Ignazio; fratelli Arcangelo, ingegnere e Patrizio Simili del Cav. Silvestro; Montemagno Pietro fu Giuseppe insegnante; Montemagno Reina Giuseppe fu Giuseppe; Stanganelli Dott. Giuseppe fu Mario; Blandini Dott. Feliciano fu Giuseppe nato in Palagonia e figlio Dott. Giuseppe; Roccuzzo Giuseppe fu Antonio e Barone Arcangelo fu Francesco.
Tutti i civili possidenti, nati e domiciliati in Mineo, da me Notaro personalmente conosciuti.
Detti comparenti, a delucidazione di quanto saranno per stabilire col presente contratto, premettono:
I Signori Barone Don Giuseppe Morgana, Dott. Tommaso Carcò, Dott. Luigi De-Balba e Don Giovanni Politi, con la qualità di deputati rappresentanti legittimi della Società Civile, denominata Classe Civile e Distinta dal Comune di Mineo, nel 1800 quarantuno presentarono al Decurionato una istanza mercé cui chiedevano la concessione della Sala Comunale, a quel tempo addetta al servizio degli Urbani, onde destinarla a sala di convegno, obbligandosi di sostituire per quel servizio altro locale più adatto e comodo, benvisto alla Decuria, del quale gli esponenti si dicevano pronti pagare la pigione. Portata dett’istanza all’esame del Decurionato questo, nella seduta del 4 luglio 1800 quarantuno, prese la seguente deliberazione:
Considerando di essere assai disdicevole per questo Comune la mancanza fino ora di una casa di pubblica Conversazione; – Considerando i vantaggi che frutta alla Società siffatta istituzione, diretta a bandire la civile discordia, a coltivare le amicizie, a tenere in pregio il buon costume, a favorire lo scambio dei lumi e ad educare col buon esempio dei più sennati i cuori della gioventù alla tempra della civiltà e dell’onore; – Considerando che il salone comunale, attualmente addetto al posto di buon ordine, è l’unico locale anzi il solo che esista in questo Comune adatto alla commendevole istituzione di sopra invocata;
Considerando che l’offerta dell’altro locale per posto di buon ordine, con le condizioni di sopra, con pagarsene la pigione dai sottoscritti, è una proposizione che merita tutta l’accoglienza;
DELIBERA
Che il salone comunale ove attualmente vi permane il posto di buon ordine sia dedicato a Casa di pubblica conversazione e che si dia luogo alla sostituzione di altro locale per posto di buon ordine, benvisto alla Decuria, con doversi pagare la corrispondente pigione dai signori Deputati rappresentanti la classe onorata e distinta dei cittadini di Mineo, sul fitto che sarà per stabilirsi analogamente al menzionato contratto di obbligo. –
Così concluso il contratto fu tosto eseguito e la Società, ridotto convenientemente il locale, vi si installò e corrispose all’onere assunto fornendo al Comune il locale per posto di buon ordine, togliendo in affitto dalla Arciconfraternita dello Spirito Santo una bottega di cui ne pagava la pigione in annue lire ventinove e centesimi settantacinque (L. 29,75) come rilevasi dalle analoghe quietanze rilasciate dall’Arciconfraternita stessa.
Soppressa però nel 1800 sessantuno la polizia urbana e non avendo perciò il Comune più bisogno del locale per il posto di buon ordine, la Società dei Civili non corrispose al Comune emolumento alcuno.
Così si è continuato fin oggi, quando l’Amministrazione Comunale, basandosi sulla sopra riportata deliberazione, chiede economicamente alla Società sudetta il rilascio del locale da lei occupato o quanto meno un annuo corrispettivo proporzionato al valore di esso.
La Società dei Civili, resistendo a tale pretesa, assumeva essere liberata d’ogni obbligo verso il Comune per aver usucapito la proprietà dei locali.
L’Amministrazione Comunale convenne in giudizio i rappresentanti della Casa di Convegno con citazione dell’11 marzo 1908 repertoriata al n. 74 – usciere Blandini Giuseppe. Nelle more del giudizio questa Casa di Convegno dei Civili, riconoscendo di aver bisogno di altri locali e desiderando quelli attigui proprii del Comune, già addetti a carcere mandamentale ed ora a Monte di Pietà, con deliberazione in data 12 luglio di quest’anno, dava mandato ai comparenti signori Montemagno e Receputo, suoi rappresentanti, di consentire al Comune un contratto di enfiteusi perpetua non solo dei locali attualmente occupati ed in quistione, ma anche del contiguo fabbricato del vecchio carcere, oggi Monte di Pietà, pel canone annuo di lire cento, da corrispondersi al 31 agosto di ogni anno netto di qualunque onere imposto o imponendo e ciò al fine di troncare il giudizio pendente con rinunzia reciproca di ogni altra pretesa.
La superiore offerta fu accettata dal Consiglio Comunale con le due deliberazioni del quattro e venticinque agosto di quest’anno ed approvate il dodici ottobre successivo dalla Giunta Provinciale Amministrativa.
Premesso quanto sopra i comparenti nei nomi, rinunziate le reciproche pretese e con l’augurio più fervido che giammai possa la Società venir meno e che sia sempre, come pel passato, lustro e decoro della nostra Città, mezzi di impedire le civili discordie, di coltivare le amicizie, di promuovere il buon costume, di scambiare i lumi, di educare con l’esempio i cuori della gioventù alla tempra della civiltà e dell’onore; come con profonda sapienza e fortunata antiveggenza i padri nostri si proposero, si addiviene alla stipulazione di questo contratto, di cui le antiche e le seguenti dichiarazioni formar devono un sol tutto:
Art. 1 – Il comparente Sig. Albertini nel nome concede ad enfiteusi perpetua agli altri comparenti Signori Montemagno, Receputo, Tamburino, Ciancico, Pitari, Simili, Montemagno, Stanganelli, Blandini, Roccuzzo e Barone, che nelle qualità sopra specificate, accettano gli interi locali attualmente occupati dalla Casa di Convegno dei Civili, nonché i contigui due terrani con i tre vani soprastanti e lo scoperto adiacente, un tempo destinati a carcere e di cui le camere sono i locali attuali del Monte di Pietà, confinanti con la via Divisione, Erice, Piazza Buglio e con case degli aventi causa di Simili Mario; quelli stessi fabbricati riportati in catasto all’art. 12.605; n. 333, 334 di mappa col reddito di L. 262,50.
Art. 2 – In corrispettivo gli enfiteuti sudetti o per essi la Deputazione della Casa di Convegno dei Civili si obbliga a corrispondere al Comune di Mineo e per lui al Tesoriere Comunale, nel di costui ufficio, addì trentuno agosto di ogni anno il canone stabilito di accordo nella somma di lire cento (L. 100).
Art. 3 – La Società Civile enfiteuta comincerà a corrispondere il canone, sopra stabilito, dal giorno in cui il Sig. Albertini nel nome avrà consegnato tutti i locali come sopra ceduti in enfiteusi.
Art. 4 – L’enfiteuta rinunzia a qualunque diritto di indennità per perdita parziale dei fabbricati concessi, che si obbliga a migliorare e ridurli al meglio.
Art. 5 – Nel caso in cui l’enfiteuta procedesse alla vendita di tutto o parziale del fabbricato enfiteutico, a senso dell’Art. 1562 Codice Civile, dovrà l’acquirente entro un mese dal giorno dell’acquisto e sotto pena di caducità dell’enfiteusi, farsi riconoscere dal Comune concedente mediante atto notarile di ricognizione.
Art. 6 – Potrà l’enfiteuta in qualunque tempo redimere il canone anche parzialmente, purché ogni volta affranchi non meno di metà di esso.
Art. 7 – Per quant’altro non è stato specificatamente detto le parti si riferiscono alle disposizioni del Codice Civile.
Art. 8 – In conseguenza di quanto sopra i contraenti sudetti riunziano al giudizio tra di loro pendente, ritenendo tra loro compensate le spese.
Art. 9 – Le spese di quest’atto sono a carico comune.
E richiesto ricevo quest’atto per mia cura scritto da persona di mia fiducia e da me letto in presenza dei sopra nominati testimoni alle parti sudette, che lo dichiarano conforme alla volontà espressami.
Quest’atto occupa dieci pagine meno righi quattro di tre fogli di carta bollata.
Croce Albertini; Sindaco locum tenens; Montemagno Tommaso; Giuseppe Receputo; Dott. Giuseppe Stanganelli; Dott. Blandini Feliciano; Marco Tamburino; Montemagno Pietro; Avv. Vincenzo Ciancico; Dott. Giuseppe Blandini; Simili Arcangelo; Simili Patrizio; Giuseppe Tamburino Capuana; Giuseppe Montemagno Reina; Giovanni Pitari; Giuseppe Pitari; Giuseppe Roccuzzo; Arcangelo Barone; Giuseppe Tamburino di Giacomo Tamburino Corrado; Limoli Vincenzo teste – Giuseppe Nolfo teste; Francesco Saverio Pitari Notaro.
Specifica.
[aggiunta manoscritta:] Registrato a Mineo il 17.1.1909 al n. 800 Mod. 1 vol. 76. Esatte £ 50.
[foglietto manoscritto spillato sulla prima pagina del documento:] Mineo Fabbricati art. 12.605. Proviene dall’ art. 11986 per decreto 27/7/944 n. 159 art. 38
1 – Casino Civili. Piazza Buglio n. 28, Via Divisione 1: T 2. Mappa 333, £ 666,68.
2 – Carceri. Via Divisione 1, Via S. Maria degli Angeli [poi rinominata Via Luigi Capuana] 3: T 3, 1° p. 3. mappa 334 £ 266,67.
Art. 4135 n. 333 e 334 col reddito di £ 262.50. Atto Pitari 31.12.1908, reg. n. 800.

dscf2806Documento n. 6 – Atto di citazione, 1945.06.26. [5]
I Signori Avv. Salvatore Simili, Giuseppe Montemagno e Damigella Michele, domiciliati e residenti in Mineo, nella qualità di componenti la Deputazione del Circolo di Cultura Luigi Capuana di Mineo ed in tale qualità amministratori e rappresentanti statutari della detta associazione, citano l’Intendente di Finanza della Provincia di Catania pro tempore, quale rappresentante del demanio patrimoniale dello Stato, domiciliato ex lege negli uffici della locale Avvocatura dello Stato, a comparire innanzi il Tribunale Civile di Catania, Sezione ed Istruttore destinandi, nel termine di giorni venti da oggi, con avvertimento che in mancanza di comparizione si procederà ugualmente in sua contumacia, e ciò all’effetto di quanto segue:
Nel 1841 un gruppo di professionisti e persone colte ottenne dal Decurionato di Mineo la concessione di una sala comunale, già destinata a servizio di polizia urbana, per uso di casa di convegno. Successivamente il locale venne ampliato e decorosamente migliorato, in quanto, con atto del 31 Dicembre 1908, Not. Pitari, il Sindaco di Mineo «con l’augurio più fervido che giammai possa la Società venir meno e che sia sempre, come per il passato, lustro e decoro della città, mezzo di impedire le civili discordie, di coltivare le amicizie, di promuovere il buon costume, di scambiare i lumi, di educare con l’esempio i cuori della gioventù alla tempra della civiltà e dell’onore, come con profonda sapienza e fortunata antiveggenza i padri si proposero», concedeva ad enfiteusi perpetua alla Casa di Convegno dei Civili di Mineo, per l’annuo canone di lire cento, non soltanto i locali che fino a quel momento aveva occupati ma anche quelli del contiguo fabbricato del vecchio carcere.
Prosperò così in serenità il fiorente sodalizio, che assunse poscia la denominazione di Circolo di Cultura Luigi Capuana, in omaggio al suo eminente concittadino. Ma quella serenità fu turbata dal partito fascista. Un brutto giorno il Federale di Catania inviò a Mineo un suo rappresentante per far conoscere che «per il decoro della città» era indispensabile che il Fascio avesse a Mineo una sede stabile e propria e che gli unici locali adatti per tale bisogna erano quelli del Circolo di Cultura Luigi Capuana. Alcune remissive osservazioni furono rintuzzate immediatamente col dilemma «o concessione pura e semplice, o invasione dei locali da parte delle camicie nere e provvedimenti conseguenziali per la incomprensione». Fu giuocoforza cedere e così quei locali, che perfino sotto il dominio borbonico costituirono in Mineo un faro di civiltà e di cultura, divennero sede e proprietà del Fascio di Combattimento di Mineo. Un primo atto di donazione fu imposto ai soci e consacrato nel rogito Calcaterra del 5 aprile 1936, trascritto ai numeri 8647 di ordine e 6680 particolare, intervenendo in rappresentanza del Partito Nazionale Fascista l’Avv. Alfio Guglielmino Commissario del Fascio di Combattimento di Mineo. Successivamente, i giuristi del partito ebbero dubbi sulla validità del primo atto e ne imposero un secondo, ai rogiti del Notaio Perticonio Libertini in data 8 Giugno 1940, nel quale intervenne il Segretario del Fascio di Mineo, regolarmente autorizzato con provvedimento 10 Febbraio 1940 del Capo dei Servizi Amministrativi del Partito Nazionale Fascista, munito di delega del Segretario del Partito. Come col primo atto, furono col secondo donati non soltanto i locali del circolo, ma anche tutti i mobili che li arredavano, fra cui una biblioteca di seicentoventi volumi.
Che tale donazione debba considerarsi estorta ai soci con violenza morale e debba quindi essere annullata non è davvero necessario indugiarsi a dimostrare. Nel Settembre del 1943 ciò venne subito chiaramente visto dall’Ufficiale Alleato addetto agli Affari Civili del Distretto di Caltagirone, il quale ordinò che i locali fossero restituiti al risorto Circolo di Cultura Luigi Capuana, legittimo proprietario. Il Circolo dovette allora pagare L. 1534,69 di arretri di fondiaria dal 1940 in poi, che il Fascio non pagava, senza che l’Esattore avesse il coraggio di molestarlo!
Intanto il giorno 19 Maggio c.a. Il Procuratore del Registro di Mineo, dietro ordine del convenuto Intendente di Finanza, ha redatto verbale di presa di possesso, per conto dello Stato, dei locali del Circolo, lasciandoli in consegna precaria al Circolo stesso. Poiché dunque l’atto di violenza subito dal Circolo non appare cancellato, è necessità rivolgersi al Magistrato.
Ritenuto, pertanto, quanto sopra e quant’altro potrà venire dedotto
SI CHIEDE
Piaccia al Tribunale Ill.mo, reietta ogni contraria difesa, dichiarare nullo per assoluto difetto di consenso e subordinatamente annullare per vizio di consenso, a cagione di violenza morale, l’atto di donazione 8 Giugno 1940 Not. Perticonio Libertini, consentito dai soci del Circolo di Cultura Luigi Capuana di Mineo in favore del disciolto Partito Nazionale Fascista, al quale è oggi succeduto il Demanio Patrimoniale dello Stato, avente per oggetto della donazione l’immobile sito in detto Comune nella Piazza Buglio, Via Luigi Capuana e Via Erice, confinante con case dei germani Stancanelli Cirmeni ed eredi di Costa Mario, consistenti in quattro vani con tutti gli annessi, connessi e pertinenze, e mobilio, catastato all’art. 6973 del catasto fabbricati di Mineo col reddito di Lire 993,35; ove d’uopo, dichiarare altresì la nullità del precedente atto di donazione 5 aprile 1936, Not. Calcaterra; dichiarare conseguentialmente la inefficacia del verbale di presa di possesso dell’Ufficio di Registro di Mineo del 19 Maggio 1945, e dichiarare autorizzato il Circolo, che li occupa, a considerare i locali ed il mobilio come di propria esclusiva proprietà e legittimo possesso, salvo il canone dovuto al Comune di Mineo; condannare il convenuto nel nome e nella qualità alle spese e compensi.
Si depositerà l’atto di donazione impugnato. Si chiede la nomina del Giudice Istruttore.
Damigella Michele – Avv. Salvatore Simili
Giuseppe Montemagno – Avv. Tamburino Vincenzo proc. legale
L’anno millenovecentoquarantacinque, il giorno ventisei del mese di Giugno in Catania.
Istanti i signori Avv. Salvatore Simili, Giuseppe Montemagno e Damigella Michele, nella qualità di cui sopra e come sopra domiciliati e residenti, io Ufficiale Giudiziario, del Tribunale di Catania, mio domicilio, ho notificato il superiore atto di citazione all’Intendente di Finanza di Catania, nella rappresentanza di cui sopra, mediante rilascio della copia negli Uffici di questa Avvocatura dello Stato in Piazza Teatro Massimo, quivi facendo consegna della detta copia a mani all’usciere Petteca Alfio.
Catania 26 giugno 1945

img_1075Documento n. 7 – 1945.09.27. Udienza del processo –  Verbale di udienza. [6]
L’anno millenovecentoquarantasei il giorno ventisette del mese di settembre, nella pretura di Mineo, avanti il Pretore, Cav. Dott. Francesco Branca, assistito dal Cancelliere sottoscritto, si è chiamata la causa vertente tra Avv. Simili Salvatore, Montemagno Giuseppe e Damigella Michele, nei nomi, attori. E l’Amministrazione dello Stato, Int. di Finanza di Catania.
Si presentano: 1°) L’avv. Agrippino Zimbone, in sostituzione dell’avv. Vincenzo Tamburino, quest’ultimo costituito in causa per gli attori.
2°) L’avv. Alfonso Nigido dell’Avv.ra dello Stato di Catania, procuratore costituito in causa per l’Intendenza di Finanza di Catania, convenuta.
L’avv. Zimbone, nel nome, chiede che, in esecuzione del decreto del Pretore di Mineo, che fissa la udienza odierna per l’espletamento della prova testimoniale delegata al Pretore stesso dal Giudice Istruttore Civile di Catania, si dia inizio alla assunzione della prova stessa ed esibisce all’uopo la lista dei testimoni con la relativa notificazione.
I testi risultano tutti regolarmente citati.
L’avv. Nigido non si oppone.
Il Pretore dispone darsi inizio allo incombente.
Fatto l’appello dei testi, tutti risultano presenti ad eccezione del teste Cirasa, per cui l’avv. Zimbone dichiara che lo stesso trovasi assente da Mineo fin dal giorno in cui è stata fatta la citazione e non ha potuto farvi ritorno per ragioni di interessi imprescindibili.
Rinuncia alla audizione del medesimo teste non comparso.
L’avv. Nigido non si oppone.
Il Pretore dà atto di quanto sopra.
Introdotto il primo teste [aggiunta manoscritta al margine: «Emanuele Gentile». N.d.R.], rimanendo appartati gli altri, al medesimo, previe le serie avvertenze ed ammonizioni di legge, viene deferito il giuramento con la rituale formula: «Consapevole della responsabilità che col giuramento assumete dinanzi a Dio e agli uomini, giurate di dire la verità, niente altro che la verità».
Il teste, stando all’impiedi ed a capo scoperto, giura ripetendo le parole: «Lo Giuro».
Indi, richiesto sulle generalità, dice chiamarsi: Gentile Emanuele fu Francesco di anni 32 da Mineo, insegnante, non parente, indifferente.
D.R. [leggasi «a domanda risponde». N.d.R.]: Intorno all’anno 938 ero applicato alla segreteria politica del disciolto partito del P.N.F. ed avevo occasione protocollando anche la posta in arrivo, di leggere le energiche missive provenienti dalla federazione, con le quali si sollecitava e stigmatizzava il segretario politico del tempo, Dott. Carcò, perché procrastinava la definizione della pratica relativa alla cessione al fascio dei locali del circolo “Luigi Capuana”.
Ricordo anzi che in tempi diversi ma sempre nell’epoca sumenzionata, vennero al fascio di Mineo i due ispettori federali, certo Muscarà e certo Guglielmino, per interessarsi della stessa questione; specialmente quest’ultimo, parlando nei locali del fascio, minacciava delle rappresaglie contro quei soci, che erano molti, i quali non intendevano aderire alla richiesta di cessione dei locali medesimi.
In conseguenza di ciò il segretario politico scrisse molte lettere ai soci non residenti in Mineo, sollecitandoli di trasmettere la procura per la cessione e minacciandoli, in caso contrario, di denunciarli alla federazione.
D.R.: Ricordo che gli ispettori sunominati, fra l’altro, dicevano che i locali o venivano ceduti oppure sarebbero stati occupati con la forza.
A domanda del producente, risponde: la pretesa del fascio si estendeva anche allo arredamento completo dei mobili.
A domanda del resistente: la pretesa riguardava tutti i locali del circolo.
L.C.S. [«Letto, Confermato e Sottoscritto». N.d.R.]
F.to Emanuele Gentile.
Introdotto il secondo teste [aggiunta manoscritta al margine: «Mario Amari». N.d.R.], allo stesso vengono fatte le stesse ammonizioni, di cui sopra, e viene deferito il giuramento con la rituale formula sopra riportata.
Il teste, stando all’impiedi ed a capo scoperto, giura ripetendo le parole: «Lo Giuro».
Indi, richiesto sulle generalità, dice chiamarsi: Amari Mario fu Carlo, di anni 33 da Mineo, rag. non parente, indifferente.
D.R.: Nell’anno 937, ovvero 38 era solito venire spesso in Mineo l’Ispett. fed. avv. Guglielmino, il quale si permetteva di fare delle imposizioni sotto minaccia di rappresaglie, quali quella del confino, ritiro tessera ed altre, affinché i cittadini erogassero delle somme o si abbonassero obbligatoriamente a determinati giornali. Io personalmente fui minacciato del ritiro della tessera qualora non mi fossi abbonato al “Corriere di Sicilia”.
Nello stesso periodo ricordo che fra i soci del locale circolo “Luigi Capuana” vi era un fermento e un allarme, che veniva manifestato pubblicamente, perché lo stesso ispettore aveva minacciato negli stessi modi più sopra esposti quei soci che non volevano aderire alla cessione dei locali del circolo al fascio.
Si diceva anche che aveva minacciato di occupare violentemente il locale qualora non fossero stati ceduti volontariamente.
La resistenza dei soci durò a lungo, ma, alla fine, dovette cedere sotto le energiche pressioni e minacce delle autorità politiche.
L.C.S.
F.to Amari Mario
Introdotto il terzo teste [aggiunta manoscritta al margine: «Carmelo Bellino». N.d.R.], rimanendo appartati i rimanenti, allo stesso vengono fatte le ammonizioni di cui avanti e deferito il giuramento con la rituale formula sopra riportata.
Il teste, stando all’impiedi ed a capo scoperto, giura ripetendo le parole «Giuro».
Indi, richiesto sulle generalità, dice chiamarsi: Bellino Carmelo fu Sebastiano di anni 59 da Mineo, possidente, non parente, indifferente.
D.R.: Non ricordo esattamente ma forse verso gli anni 36-37, essendo io anche allora presidente della locale Assoc. Naz. Comb., avevo occasione di sentire le lagnanze di alcuni associati, che erano anche soci del circolo “Luigi Capuana” perché, essi dicevano, erano venuti degli ispettori federali e pretendevano la cessione dei locali del circolo con minaccia che contrariamente i locali medesimi sarebbero stati occupati con la forza.
A me personalmente non consta che fossero state minacciate delle rappresaglie contro i singoli soci.
L.C.S.
F.to Bellino Carmelo
Successivamente è comparso il quarto teste [aggiunta manoscritta al margine: «Agrippino Bellino». N.d.R.], al quale vengono rivolte le ammonizioni di cui avanti e viene deferito il giuramento con la formula rituale sopra riportata.
Il teste, stando all’impiedi ed a capo scoperto, giura ripetendo le parole «Lo Giuro».
Indi, richiesto sulle generalità, dice chiamarsi: Bellino Agrippino fu Benedetto di anni 38, da Mineo, barbiere, non parente, indifferente.
D.R.: Negativo sull’articolato. Io non mi interessavo né del circolo né di quanto avveniva in paese intorno agli anni 37 e 38; so soltanto che un bel giorno vidi gli emblemi del fascio nei locali del circolo “Luigi Capuana”.
L.C.S.
F.to Bellino Agrippino
Introdotto il quinto teste [aggiunta manoscritta al margine: «Mario Zimbone». N.d.R.], allo stesso vengono fatte le ammonizioni di legge sopra riportate e viene deferito il giuramento con la rituale formula sopra riportata.
Il teste, stando all’impiedi ed a capo scoperto, giura, ripetendo le parole «Lo Giuro».
Indi, richiesto sulle generalità, dice chiamarsi Zimbone Mario di Giuseppe di anni 28 da Mineo, indifferente, non parente.
D.R.: Negli anni 1936-37-38 frequentavo i corsi premilitari obbligatori ed il comandante del tempo, era certo Di Blasi e qualche altro che non valgo a ricordare, dicevano spesso che se i locali del circolo “Luigi Capuana” non venivano ceduti al fascio, un giorno o l’altro ci avrebbero armati di moschetto e avremmo occupato i locali medesimi.
Ciò veniva spessissimo dopo le esercitazioni ripetuto.
Niente altro mi consta.
L.C.S.
F.to Mario Zimbone
A questo punto il Pretore, essendo stati escussi i testi presenti, salva il consenso alla rinuncia fatta dalle parti alla audizione del teste Cirasa Francesco da parte del Giudice Istruttore delegante, dichiara chiuso allo stato il mezzzo istruttorio delegato disponendo l’invio degli atti al delegando magistrato.
Del che il presente, confermato e sottoscritto da tutte le parti intervenute.
F.ti: Avv.ti: Agrippino Zimbone – Alfonso Nigido.
Il Cancelliere. F.to:
Il Pretore F.to: Branca Francesco.
È copia conforme che si rilascia a richiesta dell’Avv. Vincenzo Tamburino. Catania, 17 agosto 1948.
Il Cancelliere.

Note:

1 – Entrambi i documenti sono stati pubblicati per la prima volta in: Leone Venticinque (a cura di), I documenti del Circolo (parte IV), “il Circolo”, aprile 2012, n. 7, p. 38.
2 – Leone Venticinque (a cura di), I documenti del Circolo (parte I), “il Circolo”, gennaio 2012, n. 4, pp. 14-16.
3 – Anche in seconda lettura, dopo il voto favorevole del 4 agosto 1908, la concessione dei locali è approvata dal Consiglio Comunale all’unanimità. Il testo del presente documento corrisponde – con trascurabili variazioni e alcuni errori – a quello del documento precedente. Cfr. Leone Venticinque (a cura di), I documenti del Circolo (parte II), “il Circolo”, febbraio 2012, n. 5, p. 34.
4 – Leone Venticinque (a cura di), I documenti del Circolo (parte III), “il Circolo”, marzo 2012, n. 6, pp. 31-35.
5 – Leone Venticinque (a cura di), I documenti del Circolo (parte V), “il Circolo”, giugno 2012, n. 9, pp. 23-25.
6 – Leone Venticinque (a cura di), I documenti del Circolo (parte VI), “il Circolo”, agosto 2012, n. 10, pp. 19-22.

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