“Mi ricordo quando mio padre, con mio fratello costruirono una casa”

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Una storia raccontata da Agrippino Todaro

english_version6433_north_218x_transparent-b2Mi ricordo che a quel tempo ero ancora piccolo. Accompagnavo sempre la mia famiglia nei lavori di campagna. Il terreno che stavamo coltivando era un po’ lontano dal paese, c’era parecchia strada da fare e non si poteva tornare tutti i giorni per il lungo cammino. Fu così che una volta, mio padre prese la decisione che andava realizzata una abitazione sul posto. Lì avremmo potuto fermarci per tutta la settimana e anche di più, se necessario.
Venne scelto un punto, in mezzo al terreno che era in pendio. La collina riparava dal freddo vento del nord. Dopo di che, si misero con il mio fratello maggiore a portare tante pietre, raccolte nei dintorni. Grandi e piccole, tutte facevano comodo e liberavano anche il terreno per fare i solchi con l’aratro.
Le hanno radunate insieme e, quando giudicarono che ce n’erano abbastanza, passarono a raccogliere un tipo diverso di pietre. Era il minerale di gesso, si poteva trovare in una contrada anch’essa in territorio di Mineo. Dopo averle portate vicino a dove bisognava costruire la casa, le pietre di gesso furono messe in una piccola fornace che intanto si era costruita sul posto. Cuocendo il minerale, si poteva ricavare il gesso da impastare e così avere dei buoni muri solidi.
Finalmente la costruzione ha potuto iniziare. Si lavorava a scavare una zona piana, grande quanto la misura di come doveva essere la casa finita. Poi scegliendo le pietre una alla volta, le hanno disposte insieme al gesso in modo da realizzare i muri di perimetro. Si sarebbe ottenuta una stanza soltanto, però grande quanto bastava per tutti. Completa di un focolare, il comignolo era stato fatto con una quartara rotta, messa a proteggere il buco di sopra per quando pioveva forte. La porta della casa doveva guardare o mienzujornu cioè a sud, con la collina alle spalle. Durante le settimane che furono necessarie per costruire la casa, di sera andavamo tutti a dormire in una grotta che era nelle vicinanze.
Quando è venuto il momento di fare il tetto, mio padre portò tanti fasci di canne che aveva prese da un altro posto vicino dove c’era un corso d’acqua. Aveva anche portato con mio fratello alcuni piccoli alberi da un bosco, per farne qualche trave di appoggio delle canne. Sulle travi poi vennero messe le canne intrecciate e legate. Da ultimo, si poggiarono le tegole, che era l’unica parte di tutta quella casetta che bisognò comprare.
Una volta che fu finita, dentro si stava bene. Il fuoco riscaldava subito l’ambiente, mentre si cucinava la cena sulla tannura. Il tetto arieggiava, grazie alle fessure tra le canne, ma la pioggia non passava e ci teneva belli asciutti.
Per tanto tempo, la casa costruita da mio padre e da mio fratello ci diede riparo, un posto da dormire e dove preparare il cibo di ogni giorno, finito il lavoro dopo il tramonto. Oggi non esiste più, ne è scomparsa ogni traccia e nessuno ricorda più dove si trovava.
Ma forse, mi viene da pensare se è stato tutto un sogno…?

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