E ora, dimissioni pure per Crocetta!

Il risultato del voto nazionale ha portato alla fine del governo Renzi. Sappiamo che la Sicilia ha espresso in modo ancora più chiaro la contrarietà alle politiche renziane con un 70 per cento, che in certe province è stato anche superato. La bocciatura secca deve necessariamente coinvolgere anche i soggetti locali che hanno fatto da facilitatori e mai si sono opposti alle decisioni calate da Roma. Ricordiamo per ultimo il piano di riordino sanitario, che con buona probabilità modificherà in peggio le statistiche sulla mortalità in Sicilia. Ma l’elenco sarebbe lungo e in questo preciso momento, poiché u ferru stira quannu è cauru, subito dall’Isola deve levarsi una sola voce chiara e altissima: Crocetta vai a casa! Il ricatto della presunta ingovernabilità, del chiedersi smarriti “e ora che si fa, in che mani finiamo, ora arriva Salvini” e cose del genere non deve avere spazio perché viene portato avanti da chi dimostra di credere poco nella democrazia e è figlio del ricatto che per oltre mezzo secolo ha bloccato il Paese sotto la monopolistica e filomafiosa gestione democristiana, con la scusa che se no arrivavano i comunisti. Cambiamo pagina, portiamo avanti con coraggio le migliori opzioni programmatiche per una Sicilia da tempo ai margini della civiltà per il lungo abbandono economico e sociale, una Sicilia da cui chi può scappa, come del resto dall’intera Italia si è ricominciata una emigrazione di massa soprattutto a danno delle forze migliori, dei giovani istruiti e più intraprendenti.
Se oggi finisce l’era Renzi, deve necessariamente finire anche l’era Crocetta. Inoltre il voto nazionale ha causato la fine della presenza di Alfano e Castiglione al governo: due siciliani che hanno portato il clientelismo e la mafiosità ai livelli più raffinati, con macchine elettorali alimentate da clienti venduti e asserviti fino al midollo. Ora si deve vigilare contro ogni forma di trasformismo. Il vero cambiamento passa dall’abbandono dei vecchi metodi e non è vero che “il fine giustifica i mezzi” ma piuttosto “i mezzi prefigurano il fine” e chi va in giro a caccia di voti facendo promesse personali di ogni genere – che poi non verranno mantenute – sicuramente non lo sta facendo per il bene né della Sicilia né dei Siciliani.
Non importa più di tanto se le dimissioni di Crocetta porteranno a elezioni anticipate, non è questo il problema, intanto rendono meno probabile una ricandidatura dello stesso come si era sentito dire negli ultimi tempi, che è già un buon risultato. Nessuno vieta al Partito democratico siciliano di tentare la strada del rinnovamento interno e proporre qualcosa di meglio, ma certo non sarà facile viste le macerie lasciate dalla gestione monocratica del segretario nazionale e dalla servile accettazione locale degli ordini mandati da Roma. Anche questa non è una novità, senza dilungarci troppo ricordiamo come fu che il governo Lombardo prolungò la propria durata grazie alla stampella del Pd dopo che era stato sconfessato e abbandonato da Berlusconi, una scelta che l’elettorato siciliano non poteva approvare ma che fu decisa da Bersani e controfirmata dal segretario regionale Lupo.
Per quanto riguarda il centrodestra, la vittoria di Musumeci non è scontata visto che le guerre tra fazioni e la litigiosità frammentaria dei vari gruppi è molto accentuata. Restano i 5 stelle, che però qui da noi affrontano problemi grossi di credibilità e visto l’isolamento che si sono conquistati epurando e insultando tutti, faticano a mettere insieme una classe dirigente di qualità, come si è visto in certi Comuni come Augusta dove il sindaco grillino ha dovuto mettere gli annunci sui giornali, “cercasi assessore al bilancio di qualsiasi colore politico”, disperato. Potrebbero invece presentarsi scenari imprevisti, come quello prefigurato dalla elezione amministrativa della piccola Scicli, dove tra i tre litiganti, il quarto si è portato avanti. E allora veramente potrebbe essere l’occasione dei sicilianisti, ma dovranno essere all’altezza, cosa che purtroppo fino a oggi non è stata. Già si prefigura lo scontro tra due fronti, da una parte i “Siciliani liberi” di Costa e dall’altra una alleanza sicilianista un po’ eterogenea. Così non si va da nessuna parte e per questo motivo rilanciamo con Alba Siciliana la proposta di una Costituente democratica che porti alla creazione di un soggetto regionale unitario che sia espressione delle diverse realtà operanti in ogni parte della Sicilia. Solo così le candidature locali potranno veramente essere l’espressione dei territori. Solo così si potrà ottenere alle prossime elezioni un Parlamento Siciliano degno di questo nome, scelto dai Siciliani e non deciso a tavolino in luoghi lontani dall’Isola come al tempo dei Viceré.
Animo dunque, c’è molto da fare e il tempo è poco!

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