Quali cambiamenti al Cara di Mineo, con il nuovo governo nazionale?

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Non sappiamo quale sia la natura del governo che si sta formando in queste ore sotto la guida del presidente del Consiglio designato, Gentiloni. Si dice che sarà all’insegna della continuità con il precedente, quindi non può essere un governo tecnico. Unico cambiamento annunciato finora, qualche spostamento di cariche tra ministri e sottosegretari per far posto al nuovo gruppo che si era unito negli ultimi tempi, quello di ex Forza Italia con il capofila Verdini.
Sembra che al ministero dell’interno non ci sarà più Alfano, ma qualcun altro. E allora, cambiato il premier e cambiato il ministro, cosa cambia per il Cara di Mineo che dipende direttamente dal governo nazionale? Se non faranno nulla, entrambi saranno responsabili di aver proseguito e quindi appoggiato la linea dei predecessori.
Possono davvero rimanere inerti, con tutte le cose che sono successe intorno al Cara? Sarebbe impensabile una tale immobilità, nonostante da ogni parte siano arrivate voci molto critiche sulle politiche di gestione dell’immigrazione attuate fino a oggi. Dall’interno dello stesso partito di maggioranza, il Pd, si levano voci in contrasto, come il governatore della Campania De Luca, che ammette nella vittoria del No referendario il peso dell’insicurezza vissuta dai cittadini italiani, la loro mancanza di serenità, che è un enorme problema e di fronte al quale lui stesso non potrebbe far finta di nulla qualora riguardasse anche la sua famiglia. Nonostante le inchieste giudiziarie sull’appalto da cento milioni di euro per la gestione del Cara, che impongono ancor prima delle sentenze di prendere dei provvedimenti politici. Nonostante le tante inchieste giornalistiche, documentate e inoppugnabili e infine nonostante qualche tentativo di mettere il bavaglio con qualche querela destinata certamente all’archiviazione. Anche se si tace su tante cose, il Cara rimane lì, non si può nascondere. Da dove prenderà il nuovo governo i soldi necessari a mandarlo avanti? Con quale faccia potrà chiedere ai contribuenti di fare il proprio dovere quando continua a dilapidare soldi in questo modo, alimentando mafia, corruzione e malaffare con il circuito del voto di scambio degli assunti al Cara? Come potrà continuare a tagliare lo Stato Sociale, le cure mediche, la scuola per i giovani italiani quando tiene in piedi una fabbrica della criminalità, dello spaccio di droga, della prostituzione, dei rischi sanitari e anche un pericolo per la sicurezza con i terroristi islamici che già si stavano insediando comodamente in quel luogo? Tra l’altro, sarà vero che dentro al Cara non muore mai nessuno degli ospiti? O è bastato mettere in giro lì dentro qualche cartello in arabo, che dice di non avvicinarsi a certe case per evitare contagi, e così tutto si è sistemato miracolosamente?
È bene essere chiari: se il Movimento Cinque Stelle intende continuare nell’ambiguità sul tema dell’immigrazione e della sicurezza, si butti coerentemente a sinistra, segua le orme di Rifondazione, di Sel e della signora Boldrini e esca cortesemente dalla storia, scomparendo come già hanno fatto i comunisti. Oggi più che mai, in queste ore di instabilità politica, tutte le opposizioni che hanno lavorato per il No alla truffa referendaria e hanno responsabilmente rifiutato di collaborare alle miscele disgustose del governo che si appresta a sopravvivere senza dignità, devono ricordare e riaffermare che il Cara di Mineo è un problema nazionale e va affrontato subito, altrimenti per tutti i cittadini italiani non resterà che la mobilitazione permanente e lo sciopero fiscale, l’arma più forte contro i regimi nemici del popolo sovrano.

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