Insieme agli abitanti, anche la Storia abbandona Mineo

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Si rischia di perdere la collezione del Museo Archeologico, che potrebbe essere trasferita altrove per mancata fruibilità. Cosa intende fare la Soprintendenza?

Dopo la stagione Aloisi, i prossimi anni vedranno una lunga saga di processi in vari tribunali. Siccome bisogna dare lavoro a tanti avvocati, vedremo quante altre imputazioni per abusi, omissioni, negligenze, falso in atto pubblico, corruzione, voto di scambio, appalti truccati, calunnie ecc. si potranno aggiungere nell’anno che rimane fino alla scadenza del mandato.
Ci vuole una bella faccia stagnata, per continuare a chiedere tasse. Visto lo stato di abbandono di ogni settore della vita amministrativa, così mascherati al prossimo Carnevale i politici potranno girare per le strade quando ci sarà la sfilata.
Un pezzetto per volta, il paese di Mineo sta finendo di perdere le ultime cose di pregio che ancora gli rimanevano. Tutto quel che con sforzo e impegno e tanti soldi si era riusciti a realizzare nei decenni passati, sta andando in malora e forse non si potrà recuperare più. Durante la ventennale amministrazione Mirata-Castania (1993-2013) erano state realizzate a vario titolo con fondi e finanziamenti alcune opere nel campo delle infrastrutture culturali. Al di là delle mancanze, degli errori nel dispendio di tanto denaro pubblico, dello scempio della Villa di Santa Margherita comprata e regalata ai porcari, i dati positivi si potevano valutare nei fatti. Il progetto di un rilancio turistico per il paese poteva giovarsi di alcune basi concrete, come il restauro di alcune chiese e una piccola “rete museale” da offrire ai visitatori che già conoscevano Mineo per l’evento annuale del Natale nei Vicoli. Dopo tanto lavoro e burocrazia, nascevano quindi la Casa Museo Luigi Capuana, sede della biblioteca comunale, il Civico Museo Archeologico “Corrado Tamburino Merlini” con le collezioni antiche di reperti provenienti da scavi nel territorio di Mineo, il Museo della Memoria Etnoantropologico testimonianza delle tradizioni popolari e depositario degli strumenti sismologici del Guzzanti oltre che di opere artistiche contemporanee di pittura. In aggiunta era stato recuperato il patrimonio di documenti molto antichi, che prima giacevano in stato di abbandono negli scantinati del Comune. Nasceva un Archivio Storico ben curato, che per gli studiosi è un patrimonio raro. Sono in tanti i discendenti di famiglie emigrate da Mineo nel Mondo che ancora oggi si rivolgono all’Archivio Storico Comunale, per conoscere le proprie ascendenze di antenati. Hanno sempre trovato risposte per loro importanti, mantenendo vivo il legame con i luoghi d’origine. Oltre che per la storia locale anche a livello nazionale, per le informazioni che vi si possono rintracciare sul passato della Sicilia, in tutte le vicende che sono avvenute da prima del Regno dei Borboni all’Unità d’Italia, le due guerre mondiali e oltre. L’Archivio Storico dava lavoro a persone qualificate e produceva anche un piccolo introito per le Casse Comunali nella forma dei legittimi Diritti di Segreteria. Purtroppo è attualmente chiuso, fino a nuovo ordine.
L’insieme delle infrastrutture culturali ha permesso alle associazioni di avere sedi prestigiose, come il Palazzo Ballarò e programmare iniziative che si sono aggiunte all’offerta socioculturale per gli abitanti e per i visitatori del paese. Mostre temporanee, attività ricreative, visite guidate con le scuole. Una serie pressoché ininterrotta, pur tra molte difficoltà e frequenti conflitti di fazione.
Negli ultimi anni la situazione è cambiata, non in meglio. Un poco alla volta inesorabilmente, sono andate in stallo tante parti del Bene Comune che con tanta fatica erano state messe in funzione. Il Natale nei Vicoli, che era l’evento annuale trainante per l’attrattiva a livello regionale, è stato violentato con prepotenza e poi lasciato in terra a morire. Da momento di lustro e lavoro per tanti, si è mutato nella devastazione di immagine del paese. Nelle ultime due edizioni, la Amministrazione Aloisi si è ostinata a voler pubblicizzare il nulla. Una pausa di riflessione non era forse preferibile? E invece, si sono fatte solo figuracce coi malcapitati visitatori. Intere scolaresche sono state attratte con l’inganno alla visita degli spettacolari Presepi Invisibili, unici nel loro genere! Cosa potevano trovare questi sventurati forestieri, finiti nelle grinfie del gatto e della volpe? Soltanto delusioni e il proposito di non tornare mai più. Quanto hanno fatturato le casette di legno in piazza? Il Comune è rientrato dei costi per l’affitto e installazione? Sono tutti conti e fatture che andranno controllati molto bene, per fare la somma dei danni.
Il Museo Capuana è sempre uguale a sé stesso. Non pare per nulla risvegliato né rinvigorito dalle ben due celebrazioni del centenario capuaniano, che sono rimaste nel pantano. Il primo Anno Capuaniano è stato sommerso dalla tempesta giudiziaria che con la forza di mille schiaffi ha investito la classe politica locale. Gli indagati/imputati sono frastornati dai ceffoni. Di certo non possono occuparsi di Capuana, ma restano incollati alle poltrone perché ci hanno preso gusto a fare le vittime. Il secondo Anno Capuaniano è imbrattato dalle logiche di affarismo giocate sulla pelle del povero Scrittore. Grazie a Capuana, la cricca del Comitato può maneggiare qualche decina di migliaia di euro di soldi pubblici, farsi viaggetti a Roma e alimentare una piccola corte dei miracoli con i poveri affamati miserelli che bussano alla porta, diplomati all’Accademia della Questua. Non sia mai che quei denari pubblici vengano spesi per realizzare dei progetti che già erano pronti, cioè l’acquisto delle fotografie all’asta, la pubblicazione della collezione inedita di immagini donate da un generoso erede del Capuana o i lavori di inizio di messa in sicurezza in vista del recupero della Villa Santa Margherita…
Il Museo della Memoria ha resistito a brutte minacce, negli ultimi tempi. Stormi di rapaci si erano fatti avanti, volevano impadronirsi dei bei locali del Museo per destinarli a proprio nido. Ora si attende il rinnovo di una convenzione tra il Comune e la Associazione che lo gestisce. Come verranno assicurati i fondi necessari? In quali termini verranno garantite le aperture al pubblico? Saranno decise eccezioni particolari, rispetto al tipo di rapporto che esiste con altre associazioni che da tempo collaborano con l’Ente? Quando le carte verranno presentate con le dovute firme, potremo vedere meglio come stanno le cose. Per il momento si va avanti al buio, col sacrificio personale di pochi volenterosi.
Per quanto riguarda il Museo Archeologico, la situazione non è cambiata dall’ultima volta che se ne è parlato (vedi articolo). Secondo il sito in rete del Comune di Mineo, il Museo dovrebbe essere aperto ben tre mattine a settimana e anche un pomeriggio. Giorni e orari di apertura del Museo sono stati ripresi e divulgati da un nuovo sistema telematico di informazione per i turisti, con tanto di App per cellulari (vedi articolo). È una bella iniziativa, che però nel caso in questione rischia di fare solo danno. Infatti come già si è visto per il Natale Fantasma delle ultime edizioni, che cosa succede se qualche sprovveduto vagando in giro per la Sicilia dovesse sapere dal suo telefono che c’è la disponibilità alla visita delle collezioni conservate nel Museo “Tamburino Merlini”? Costui se ne sale fino a Mineo per vederle e trova il Museo aperto? Fate la prova. La Soprintendenza o l’Assessore regionale vengano in visita a sorpresa e… si godano la sorpresa. Poi nessuno si dovrà stupire se a livello ministeriale si arriva a decidere che i reperti tenuti nascosti in quelle stanze vanno tolti e portati via lontano, per essere collocati in qualche vero Museo come per esempio a Siracusa. Evitiamo di piangere in piazza quando accadrà, dopo che non si è fatto nulla per far andare le cose diversamente.
Gran brutta cosa è l’essere mafiosi e non saperlo. Certi di nessuna risposta da parte di Uffici che ormai esistono solo per gli stipendi di chi ogni giorno li frequenta, consegnamo queste parole scritte al popolo sovrano – se e quando in Sicilia ne nascerà uno – perché sappia in che modo e per mano di chi un poco alla volta, passo dopo passo si è arrivati a un tale stato di cose.

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