Mineo e Villa Santa Margherita, nei Bozzetti siciliani di Luigi Capuana

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Uno scritto giovanile dimenticato, riemerge dagli archivi de “La Nazione”

Il 24 e 25 aprile 1867, sul quotidiano “La Nazione” di Firenze vengono pubblicati due articoli a firma di Luigi Capuana. In effetti si tratta di un unico testo, dal titolo Bozzetti siciliani. Per ragioni di spazio, era stato suddiviso in due puntate.
Capuana non ha ancora compiuto 28 anni. Dopo la formazione letteraria classica e un tentativo poco convinto nella giurisprudenza, già da tempo risiede a Firenze che è la Capitale provvisoria del Regno d’Italia. È il luogo più adatto per cercare la propria strada nel mondo della cultura. Inizia nel giornalismo, come critico teatrale e pubblica sul più importante quotidiano fiorentino un gran numero di recensioni.
L’attività di narratore che diventerà la vera carriera per Capuana si comincia a esprimere nel racconto “sperimentale” Il dottor Cymbalus, da alcuni considerato precoce esempio della moderna fantascienza. Rispetto alla produzione capuaniana di quel periodo, i Bozzetti siciliani sono un intermezzo, una pausa. Nei Bozzetti, Capuana ritorna con la memoria ai luoghi d’origine e propone ai lettori delle classi più progredite della nuova nazione italiana una descrizione precisa dei luoghi ove ha trascorso l’infanzia, con tutti i nomi caratteristici e i momenti vissuti in un contesto agricolo del Meridione ancora intatto, non sfiorato dalla modernità industriale. Continua a leggere

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2014.02.17 – Dichiarazioni a “La Sicilia” sulla manifestazione regionale al Cara

Domenica 16 febbraio 2014 ho partecipato alla manifestazione regionale per la chiusura del Cara di Mineo. Le mie dichiarazioni sono state riprese dal quotidiano “La Sicilia” nell’articolo pubblicato lunedì 17 febbraio a p. 6.

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2014.02.05 – Dichiarazioni a “CTzen” per il Comitato Mineo prima di tutto

In qualità di componente del direttivo e responsabile della comunicazione del Comitato cittadino Mineo prima di tutto, sono stato contattato dalla testata giornalistica in rete CTzen che ha poi pubblicato a firma di Salvo Catalano il seguente articolo:

Mineo, «Il Comune esca dal consorzio Cara». L’opposizione attacca, lavoratori in rivolta

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2013.12.18 – Roma Piazza del Popolo Intervento di Franco Crupi

Cosa dovrei dire che non sapete… è difficile. E allora io vorrei dire qualche cosa a chi non c’è. In un momento storico in cui la dignità di uomini che vogliono lavorare con il proprio lavoro si è svegliata, è bello essere qua per questo, nel rispetto delle ideologie che ciascuno di noi possiamo avere ma nella dignità universale dell’uomo ci uniamo. Perché non possiamo essere sudditi e complici di un manipolo di uomini malati di onnipotenza che per il loro lucro e per il loro gusto personale decidono chi vivere e chi morire in questo mondo. Io vorrei che questa sera ci fossero – ma ci debbono essere – chi non c’è, e non è il momento di dire altre cose, oggi è il momento che se qualcuno ha pensato per le proprie debolezze personali di tirarsi indietro di fronte a questo momento storico, non gli sarà consentito dalle stesse persone che lo hanno seguito e gli sono vicini. Signori, quando si dice dignità, è una parola anche abusata. Sapete qual’è la differenza nelle parole? Sta in chi le dice. Si dicono perché si conoscono, ma sono vuote, si dicono invece quelle stesse parole da uomini veri che danno il senso e lo sentono, sta qua la differenza. E quelli siamo noi! Perché noi vediamo in pericolo quella dignità, perché uomini come me che a sessantatre anni, una vita di lavoro, improvvisamente si scoprono inutili per loro… e non ci mandano in pensione perché devono salvare l’Italia o riempire le tasche per continuare a rubare. Ci dicono «il dialogo, occorre un dialogo, un confronto». Con chi lo debbo fare, con chi ha fatto suicidare padri di famiglia, con chi ha mantenuto privilegi, con chi è responsabile della dignità di una nazione? Se sono persone responsabili devono evitare quello che è inevitabile. Non diano la colpa a delle minoranze che sono violente, minoranza non è minorazione, ma sentono l’esigenza di esistere e farsi sentire. A loro io dico in questo momento che è l’Italia, che è la dignità degli uomini che è in piazza. Devi essere con loro, con loro e senza violenza per dimostrare che se tu dai spazio a tutti di dire la sua e la ascolti, la violenza non serve. Quindi tu governo non puoi costringere, come non potevi fare in Sicilia, blindarla con divieti del 1930, del 1940, lasciando gli studenti, i ragazzi nelle piazze perché li hai fatti impaurire… È proibito, proibito protestare, tre persone in un angolo di una strada debbono mostrare i documenti: questo è il terrorismo, ma questo è il segnale della loro paura. Loro non hanno paura della violenza, hanno paura del popolo che apre gli occhi! Ora, a tutti quelli che sono abituati a vivere da parassiti sulle spalle di chi da la vita per i principi e i valori democratici io dico solo: i vili possono vivere un giorno in più, ma non hanno mai assaporato un giorno di vita da uomini! Quindi non abbiate più paura, italiani non abbiate più paura perché la strada non è quella di avere il padrino politico o il padrino mafioso, dovete prendervi la vostra dignità e il popolo deve essere domani amministrato dopo un confronto, ma con persone per bene che credono a qualche cosa. Questa gente è indegna e se ne deve andare. Non conoscono la dignità perché non ce l’hanno e per tutti i misfatti che hanno fatto. Quindi non violenza, ma determinazione, costanza, e ci riappropriamo del nostro futuro e della nostra dignità!

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